lunedì 30 dicembre 2013

La strana nonchalance della magistratura per l'eversione di Berlusconi.


Il sogno irrealizzato e la sua finalità dichiarata per "Forza Italia": "Conquistare il 51% dei voti per abbattere questo sistema sancito da questa Costituzione...". Così dichiaratamente il pluri condannato per le varie - e più diverse - note vicende, Silvio Berlusconi. Che dopo le condanne per le vicende Mediaset, Ruby e Mondadori, per citare solo le più significative, l'ultima sia stata persa contro il pur bravissimo Marco Travaglio, dice chiaramente che ormai smalto e grinta del nostro sono decisamente agli sgoccioli. Tutta colpa - ovviamente - della magistratura (specie magistratura democratica) infarcita fino al midollo di stantio e maleodorante bolscevismo. Fin qui il gracchiare incantato di un vecchio floppy da 5 e 1/2 di vent'anni fa sempre riutilizzato per l'occasione. Il punto è che il reiterato utilizzo è tanto e tale ed ha ormai così assuefatto che neppure si è più stati capaci di cogliere appieno il senso delle dichiarazioni aperte ed esplicite sopra riportate: se fossero state in bocca ad un Vallanzasca, ad un Curcio o, perché no?, ad un Valerio Borghese gli si sarebbe contestato - giustamente, come d'altronde a qualsiasi altro cittadino italiano o meno - il reato di eversione e, in quanto sfociante in un movimento o "partito politico", anche quello di cospirazione contro lo Stato con messa al bando del partito medesimo. Stranamente invece il "feroce accanimento giudiziario" nel momento in cui queste parole stanno in bocca al pluripregiudicato Silvio Berlusconi non sortiscono effetto alcuno da parte della magistratura così costitutivamente bolscevizzata. Invero, la stasi della magistratura in proposito è assai preoccupante trattandosi di reati ben più gravi di quelli già notevoli per i quali il nostro (?) è già stato condannato. Al gioco fa da spalla un ex comico da teatrino degl'anni settanta della prima repubblica, che, per dirla con Gad Lerner, oggi fa le battute improvvide contro un grande Presidente quale fu Sandro Pertini, mentre lui all'epoca - lasciato palco del teatrino e battute di schifo -  girava in Ferrari (alla faccia nostra, si capisce). Ecco così la richiesta di "impeachment" contro "Re" Giorgio, appellativo in realtà tutt'altro che comico o ironico, agl'occhi di entrambi - il pregiudicato e lo pseudo comico da prima repubblica -: Napolitano è davvero un Re e lo è nel senso più proprio, ossia politico, ed è un monarca assoluto. E' lui infatti che ha in mano il potere di sciogliere o meno le Camere e perciò consentire o meno le elezioni "subito", in concomitanza alle europee. E Napolitano, uomo di ben altro spessore umano e politico, ha già detto con chiarezza un bellissimo secco ed italianissimo NO. Di più ha anche ventilato le proprie eventuali dimissioni le quali imporrebbero non solo il semestre bianco, ma elezioni "poi". Poi cioé dopo, ma in questo caso "dopo" significa anche quando diverranno esecutivi i "domiciliari" e con essi l'interdizione dall'attività politica. L'assegnazione ai servizi sociali - che invece consentirebbero l'attività politica - appare infatti assai remota, vista la recentissima negazione degli stessi ad altri politici anche illustri, un nome per tutti: "Totò" Cuffaro, reduce da condanna significativa ma ben meno grave. Di più "dopo" significa anche quando al comichetto della prima repubblica è finita di cadere la maschera svelando un'identità un bel pò meno prosaica...
francesco latteri scholten.

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