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martedì 12 maggio 2020

E' uscito "Scritti cattolici" del filosofo Francesco Latteri Scholten




A mia mamma Gertrude Scholten



in memoria con le parole di San Paolo che mi ricordava sempre: "O Timoteo custodisci il deposito della Fede; evita le chiacchiere profane e le obiezioni della cosiddetta scienza professando la quale taluni hanno deviato dalla Fede. La Grazia sia con voi."


Un Grazie di cuore alle mie sorelle Nicoletta e Miriam, al loro sostegno, ai loro consigli al loro impegno per i vari progetti grafici per la copertina. Quella scelta è opera di Miriam.





Introduzione

La selezione dei saggi raccolti segue un percorso culturale ma anche filosofico e spirituale ben preciso. Si parte dal Fascino di Dio che porta al SI' a Dio, dall'atto di Fede presupposto imprescindibile e dalla incommensurabilità di Dio – che implica ad es. l'imperscrutabilità delle sue vie – con il celeberrimo aneddoto di Sant'Agostino di Ippona e del bimbo che vuol travasare con un secchio il mare nella buca scavata. Si inquadra quindi indirettamente il Dogma centrale della ns Fede - “L'Incarnazione, Vita, morte e Risurrezione di ns Signore Gesù Cristo” – se non credessimo nel quale, ben dice San Paolo, “vana sarebbe la nostra Fede”. Propriamente “l' Incarnazione, Vita, morte e Risurrezione di ns Signore Gesù Cristo” è un Miracolo. La nostra Fede dunque, pur non essendo una fede neo e dei miracolismi, è una Fede che non ha una base prettamente ed esclusivamente razionale e razionalista ma parte da qualcosa che si colloca “Oltre”. C'è qui il raffronto Fede / Ragione quale si è connotato nella Chiesa stessa. L'oggetto è quello delle Stimmate e la figura di riferimento quella magnifica di San Pio da Pietrelcina. C'è il formarsi di due fronti opposti: il fronte della fede autentica tradizionale e quello razionalista che pone i suoi parametri con i quali Dio non è esperibile e la cui affermazione farebbe della Chiesa una specie di ONG a base ideologica. Si va quindi al raffronto oggi imprescindibile tra il “Sacro ed il Profano” che si esplica nelle due dimensioni dello Spazio e del Tempo oramai ampiamente entrambe secolarizzate e laicizzate. La Fede necessita il recupero del Sacro tanto nella dimensione del Tempo (il ritorno allo scandimento del giorno dal tempo della preghiera: Lodi, Mattutino, Ora Media, Vespro, Compieta; lo scandimento dell'anno: Natale, Quaresima, Pasqua, Pentecoste) e quindi anche il ritrovo di uno Spazio in cui raccogliersi per la preghiera. Si passa poi al raffronto tra un percorso di Fede (Sant'Ignazio) ed uno laico (James Joyce) ed a quello psicologico di Fede (Sant'Ignazio) e quello laico (Sigmund Freud). Il confronto tra due grandi intellettuali, una cattolica, Edith Stein (Santa, Martire e Dottore della Chiesa) ed uno laico, Jean Paul Sartre apre al confronto sul piano socioculturale e politico. Qui il falso progressismo apre al '68 e questi ad una società secolarista e laicista connotata dall'aborto, dall'eutanasia e dalla ideologia Gender. Di fatto, per altra via, si è tornati al concetto di «Vita indegna di essere vissuta» di memoria nazista, una società connotata da denatalità, senescenza e morte. Si passa allora alla valutazione della figura di Paolo VI e della sua lotta contro il «fumo di Satana» nella Chiesa e contro il marxismo. La sua figura sfocia in quella di Giovanni Paolo II e la caduta di Yalta. Si arriva così alla contemporaneità e qui da un lato agli attacchi degli antipapisti nella stessa Chiesa e, dall'altro, addirittura proprio in Francia, l'inizio della presa di coscienza e la rivalutazione del cristianesimo da parte della “Intellighentia”. Infine la trattazione di due tematiche fondamentali: la Vita e la Famiglia con la figura di Hegel che le pone a fondamento del Diritto. Infine il diritto e la crocifissione di ns Signore. Per chiudere ho pensato ad un saggio che riporta la lotta, all'interno della Chiesa, nel Seicento, tra progressisti e conservatori: il «Caso Galileo Galilei».


domenica 22 dicembre 2019

Buon Natale


“In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirino. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo. C'erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l'angelo disse loro: “Non temete, ecco io vi annunzio una grande gioia , che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia”. E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio e diceva: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che Egli ama”. Luca 2, 1-14 trad. Nestle Aland

mercoledì 15 maggio 2019

Da Michel Houellebecq a Bernard Henry Levì i “Very Big” dell'Intellighenzia francese passano al cattolicesimo ratzingeriano.


Sono immagini grandi e terribili quelle che la Francia, il Cuore dell'Europa, ci dà a vedere. Ultima, orrore puro, la devastazione con le fiamme, della cattedrale di Notre Dame (ma sono oltre un migliaio gl'attacchi alle chiese nel solo 2018). Ci sono le immagini dei disordini portati avanti dai Gilets Jaunes, quelle degl'attentati islamici alBataclan. E sono del resto in sintonia con quelle della Storia francese, terribili ma grandi: i fuochi illuministici e le ghigliottine dellaRivoluzione che in un anno hanno fatto più morti che l' Inquisizione in tutta Europa in quattro secoli; l'imperialismo napoleonico; l'Esposizione Universale del 1889 e la Tour Eifel; le persecuzioni ebraiche e le svastiche naziste durante la seconda guerra mondiale; il '68, frutto marcio tardivo 


dell'Illuminismo ateo ed agnostico. Immagini grandi e terribili che mettono sul tavolo in modo indiscutibile, se mai ce ne fosse bisogno, che le concezioni illuministiche sono antropologicamente false(come del resto i dati statistici sulla denatalità dimostrano) e foriere di senescenza estinzione e morte per le società che volessero metterle in pratica, accentuate magari dall'immigrazionismo di massa. Fortunatamente la coscienza di massa, la coscienza, popolare, se ne è ben resa conto e ci ha donato altre immagini, stavolta ancora grandi ma anche Belle: le immagini Pro Vita dei Family Day. Tanta gente, tanto popolo, pacifici, sereni, festanti, con l'antica radice d'Europa, il Cristianesimo, alba di un giorno nuovo a fronte degli orrori. Una coscienza ormai 


non più propria solo degl'intellettuali della “propria circoscrizione”, deiJacques Maritain, degli Etienne Gilson, ma che già con Jacques Le Goff ha cominciato una decisa e vera ricostruzione dell'era di mezzo, un'era di Luce, e con ciò un valido proselitismo. Su questo fronte un contributo imprescindibile è dato, negli anni '60, dal Concilio Vaticano II che porterà alla caduta del muro di Berlino e con ciò alla fine della Guerra Fredda. Altro contributo importante è, proprio nel 1968, la “Introduzione al Cristianesimo” con cui Joseph Ratzinger, uno dei Teologi rampanti del Concilio (futuro Prefetto per la Dottrina della Fede e Papa Benedetto XVI) diventa “Il Teologo”. “L'Europa o sarà cristiana o non sarà” aveva più volte detto, e, cristiana significa 


confluenza di Giudaismo, Cultura Greca e Diritto Romano, significa Fede e Famiglia, sulle orme di San Benedetto, da cui la scelta del nome. E' una realtà di cui oggi, in Francia, è divenuta cosciente – finalmente – anche la Grande Intellighenzia francese e, segnatamente, nientemeno che proprio quella laica, atea ed addirittura agnostica. Il confronto diventa serrato con“Sottomissione” (è la traduzione di Islam) in cui Michel Houellebecq, Enfant Terrible della Cultura francese, si confronta da un lato con la memoria della società cristiana ormai semidissolta, dall'altro con la società della vacuità, del vano, del nichilismo portata dal '68, e, dall'altra con la diffusione soffocante 


dell'Islam“Serotonina”, dal nome dell'ormone del piacere, ne è il seguito ed affronta la tematica della società edonisto/egoistica ovvero dell'era del rifiuto della responsabilità. E' la rimozione (al solito: per non urtare la sensibilità degli islamici) di una Croce sovrastante la statua di San Giovanni Paolo II a Ploermel a colpire la mente dello scrittore per l'intervista a “Der Spiegel” (anno 2017). Sono proprio i cristiani a stagliarsi positivamente contro la società del rifiuto della responsabilità creata dal '68: “E' come una corrente sotterranea che improvvisamente viene alla luce. Il fatto è che i cattolici devoti stanno mettendo più bambini al mondo. E trasmettono i loro Valori ai Bambini.” “In 


Francia stiamo assistendo ad un ritorno del Cattolicesimo ed i Cattolici in Francia sono diventati consapevoli della loro forza.” E' singolare, sempre nell'intervista allo “Der Spiegel” il confronto cui Houellebecq si lascia andare tra Comunismo ed Islam: “Il comunismo era una specie di falsa religione, un cattivo sostituto, non una vera fede, sebbene avesse la propria liturgia. Una religione è molto più difficile da distruggere di un sistema politico. La religione ha un ruolo chiave nella società e nella sua coesione, è un motore nella costruzione della comunità. L'Islam resterà.” Sulla sinistra post sessantottina, contemporanea, sui suoi radical chic e la sua politica Houellebecq è chiarissimo e lapidario: “La sinistra è in agonia, le sue idee sono 


morte. La sinistra ha perso la sua forza mobilizzatrice. Ho visto il marxismo morire. Ho sempre detto che i romanzi non possono cambiare il mondo. Ma “Arcipelago Gulag” di Solgenitsin ha cambiato il mondo. Il libro fu un fulmine in Francia. Per il marxismo suonò la campana a morte. (…) I mentecatti di sinistra sono diventati veramente insopportabili da qualche tempo. Si comportano come un animale intrappolato che sente che presto finirà.” L'ultimo giudizio formulato da Houellebecq in occasione del conferimento della Legion d'Onore (Aprile 2019) da parte del Presidente Emmanuel Macron è auspicabile: “Il ritorno del cattolicesimo al suo antico splendore è ciò che può riparare la nostra civiltà danneggiata”. Il 


Cattolicesimo cui si riferisce è quello autentico, tradizionale: “sarebbe bene che si allontanasse definitivamente dal protestantesimo e si avvicinasse all'ortodossia”. Insomma, SI' a Papa Benedetto e NO a Papa Francesco. Importanti anche le posizioni dell' “Inamico pubblico” di Michel Houellebecq, ovvero l'altro “Mostro Sacro” della Cultura laica transalpina, il Filosofo Milionario Bernard Henry Levì. Pupillo di Jean Paul Sartre in persona ed autore del miglior testo sull'esistenzialista francese (Sartre il Filosofo del XX secolo), è stato fortemente colpito dalla conversione della sorella minore, Veronique, proprio al Cattolicesimo. Presente, tra lo stupore generale, nella cattedrale di Notre 


Dame alla prima domenica di Quaresima del 2012 in occasione del suo battesimo“Sur la Vie de la Croix” è il libro in cui essa ha raccontato il suo percorso di conversione. “Ho dovuto rendermi conto – così Bernard Henry - che non si trattava di una infatuazione puerile bensì di un grande e forte cammino interiore di crescita psicologica spirituale e teologica: Veronique è ora animata da una nuova grande forza interiore. Ho avuto la sensazione colpevole di aver tralasciato di trasmettere qualcosa a questa mia piccola sorella che potrebbe essere mia figlia”. Da quella domenica di Quaresima del 2012 l'interesse ed il confronto con il 


cattolicesimo si fanno serrati anche per l'ex pupillo di quel Jean Paul Sartre che stava anch'egli per convertirsi nel '43 prigioniero in Campo di Concentramento insieme a dei Padri Gesuiti e la cui mancata conversione è uno degli esiti che hanno portato al nefasto '68. I suoi frequenti viaggi gl'hanno fatto così scoprire, anche a lui come già a Houellebecq, l'Anima Cristiana dell'Europa seminata da San Benedetto ed a cui fa riferimento Benedetto XVI.
francesco latteri scholten.

martedì 30 gennaio 2018

Acquedolci: conferita la cittadinanza onoraria al Rettore di Uni CT Francesco Basile ed al Prof. Guido Basile.


Giornata importante e carica di fascino ed emozione per la ridente cittadina nebroidea e la nuova amministrazione che ha potuto accogliere due tra i più quotati luminari siciliani, il Prof. Francesco Basile, Magnifico Rettore dell'Università di Catania ed il Prof. Guido Basile della stessa. Discendenti da una delle più antiche famiglie della nobiltà siciliana, investita della “baronia del grano” nel lontano 1473, e che partecipò in epoca più recente all'unità d'Italia, si sono entrambi distinti per il loro valore di scienziati. Il Prof. Francesco Basile, eletto Magnifico Rettore dell'Università degli Studi di Catania per il sessennio 2017 / 2023, è stato attivo alla Mounth Sinai School of Medicine di New York, al Mayo Clinic di Rochester, al Department of Surgey della Harward 


Medical School, al Massachusetts General Hospital di Boston, al St. Mark's Hospital di Londra ed è l'istitutore del dottorato di ricerca di “Fisiopatologia del politraumatizzato” poi evoluto nel dottorato di ricerca in “Fisiopatologia pre e post operatoria in chirurgia d'urgenza”. Il Prof. Guido Basileè invece docente di chirurgia d'urgenza sempre presso l'Università di Catania, ha frequentato anch'egli il Massachussetts General Hospital di Boston è passato successivamente all'Institute of Urology di Londra ed al Dipartimento di Urologia della Boston University. L'accoglienza, alle 10.30 am, è stata data dal Sindaco Avv. Alvaro Riolo, dal Vicesindaco Dott. Salvatore Oriti, dalla Presidente del Consiglio Comunale Dott.sa Valeria Rubuano, dagli Assessori Cirino Rotelli, 


Dott.sa Nicolina Pulvirenti, Dott. Giuseppe Reitano e dai Consiglieri Dott. Giuseppe Salerno, Salvatore Scaffidi Fonti, Salvatore Barone, Monica Fiocco e Bettina Versaci. “La presenza di tutta la famiglia Basile – ha esordito il Sindaco Riolo - è un ulteriore lustro per tutta la comunità acquedolcese, una famiglia da sempre distintasi pereccellenza scientifica ma anche civica ed umana. Lo spirito di servizio ed il rispetto delle istituzioni sono altri due fattori che hanno avuto un ruolo nel conferimento della cittadinanza onoraria così come l'affetto ai cittadini e l'amore per Acquedolci sempre dimostrati in ormai oltre un quarantennio. Nelle occasioni si mostrano i gioielli di famiglia e per la comunità di Acquedolci i gioielli di 


famiglia sono i nostri giovani impegnati anche nell'alternanza scuola / lavoro e, proprio in riferimento ai giovani chiedo alla famiglia Basile di aiutarci in percorsi di crescita e progettualità. Può considerarsi in questo senso anche l'altro evento di oggi, l'inaugurazione della nuova sede dell'Antiquarium della Grotta di San Teodoro. Per tutti e due gli eventi un sincero grazie al mio “fratello maggiore” il Dott. Oriti che ne ha anche sostenuto la gran parte del lavoro, un grazie anche a Salvatore Scaffidi e a tutto il Consiglio Comunale.” Il Dott. Giuseppe Salerno ha invece ribadito che il conferimento è dato per il comportamento tenuto dalla famiglia Basile da oltre ½ secolo ed ha auspicato che la cittadinanza onoraria sia proficua anche per futuri incontri scientifici come un Rettore ed un Professore di 


Università possono garantire. “Per me – ha proseguito Salvatore Scaffidi – l'immagine dei Basile è un ricordo d'infanzia, quando con l'autobus o con la 600 si andava a Catania per curarsi e si tornava con l'entusiasmo per come si era stati accolti. Altro ricordo è quello di amici dipendenti o collaboratori della famiglia Basile tutti orgogliosi di essere loro dipendenti. Un caloroso Grazie a tutti e due, al Rettore ed al Professore. Colgo l'occasione per lanciare anche l'iniziativa della dedica di una via cittadina al Prof. Attilio Basile.” La parola è poi passata ai due destinatari dell'onoreficenza: il Prof. Guido Basile si è congratulato per le tante iniziative della nuova amministrazione, ma specie per quelle volte alle fasce più deboli, i giovani e gli anziani. “Conto di venire più spesso ad Acquedolci anche per rispondere alle aspettative poste.” Per ilMagnifico Rettore, Francesco Basile, quello con 


Acquedolci è un rapporto bello e importante che riporta all'infanzia ed alla fanciullezza, “tempi cui risale la mia amicizia con il Dott. Oriti. Ad Acquedolci venivo spesso, poi ho seguito le orme di mio padre: grazie alla proposta di Salvatore Scaffidi di intitolargli una via cittadina. Acquedolci è sempre stata ns soggiorno quando venivamo da Catania. I progressi amministrativi e sociali sono molti e l'impegno e l'attenzione al rapporto scuola / Università / lavoro è fondamentale per dare una possibilità concreta ai giovani: bisogna riuscire a creare percorsi concreti. Fin da ora, in questo senso posso garantire il mio triplice impegno: personale, professionale ed istituzionale da cittadino di Acquedolci titolo di cui posso da oggi fregiarmi”. Ultimo oratore è il Vicesindaco,Dott. Salvatore Oriti: “Quello di oggi è un evento che arriva con 10 anni di ritardo, lo avevo infatti avviato 



quando ero Sindaco... Ma io le cose le porto a termine. Oggi sonodoppiamente contento perchè riprende in nuova forma anche l'attenzione alla Grotta di San Teodoro, anch'essa in abbandono con l'amministrazione successiva alla mia... Salvatore Scaffidi ha ricordato il Prof. Attilio Basile: ebbene - ha proseguito Salvatore Oriti -, il bollettino dell'Ateneo, in occasione della sua scomparsa ne ricorda i 102 anni di vita e 70 di chirurgo, e le due passioni prime: passione per la chirurgia ed il desiderio di conoscere e la capacità di amare l'uomo. Dobbiamo lavorare anche ad un convegno scientifico per la istituzione di una Borsa di Studio intitolata proprio al Prof. Attilio Basile che ponga al centro questi valori... Abbiamo dovuto combattere per l'acqua ma oggi, dopo averla fornita ai cittadini, siamo riusciti anche a far riprendere a funzionare la fontana comunale: un buon segno...” La consegna delle pergamene e delle targhe ha poi concluso la cerimonia.
francesco latteri scholten.

domenica 11 giugno 2017

Thomas De Quincey: la rosa di Paracelso


Nel suo laboratorio, che comprendeva le due stanze dello scantinato, Paracelso chiese al suo Dio, al suo indeterminato Dio, a qualunque Dio, di inviargli un discepolo. Imbruniva. Il magro fuoco del camino proiettava ombre irregolari. Alzarsi per accendere la lanterna di ferro avrebbe richiesto uno sforzo eccessivo. Paracelso, distratto dalla fatica, dimenticò la sua preghiera. La notte aveva cancellato l'athanor e i polverosi alambicchi quando bussarono alla porta. Insonnolito, l'uomo si alzò, salì faticosamente la breve scala a chiocciola e socchiuse un battente. Uno sconosciuto entrò. Anch’egli era molto stanco. Paracelso gli indicò una panca; l'altro sedette e attese. Per un certo tempo non scambiarono tra loro nemmeno una parola. Il maestro fu il primo a parlare. “Ricordo volti d'Occidente e volti d'Oriente”, disse, non senza una certa enfasi. "Non ricordo il tuo. Chi sei tu e che vuoi da me?” “Il mio nome non ha importanza”, replicò l'altro. "Ho camminato tre Giorni e tre notti per entrare in casa tua. Voglio diventare tuo discepolo. Ti ho portato tutti i miei beni”. Tirò fuori una borsa e la rovesciò sulla tavola. Le monete erano molte e d’oro. Lo fece con la mano destra. Paracelso, per accendere la lanterna aveva dovuto voltargli le spalle. Quando tornò notò nella sua mano sinistra una rosa. La rosa lo inquietò. Si chinò, giunse le estremità delle dita e disse: "Tu mi credi capace di elaborare la pietra che trasmuta gli elementi in oro e mi offri oro. Non è l'oro ciò che cerco, e se è l'oro che ti interessa, tu non sarai mai mio discepolo.” "L’oro non mi interessa” rispose l'altro. “Queste monete non sono altro che una prova del mio desiderio di apprendere. Voglio che tu mi insegni l’Arte. Voglio percorrere al tuo fianco la via che conduce alla Pietra”. Paracelso disse lentamente: "La via è la Pietra. Il punto di partenza è la Pietra. Se non comprendi queste parole, non hai ancora cominciato a comprendere. Ogni passo che farai è la meta." L'altro lo guardò con aria diffidente. Disse con voce 


chiara:"Ma esiste una meta?” Paracelso si mise a ridere. "I miei detrattori, che non sono meno numerosi che stupidi, sostengono il contrario e mi accusano di essere un impostore. Non do loro ragione- ma non è impossibile che io sia un illuso. So che esiste una via.” Vi fu una pausa e l'altro disse:“Sono pronto a percorrerla con te. anche se dovessimo viaggiare per molti anni. Lasciami attraversare Il deserto. Lasciami intravedere almeno da lontano la terra promessa, anche se gli astri me ne vieteranno l'accesso. Ma prima di intraprende il viaggio, io voglio una prova.” “Quando?" disse Paracelso, con inquietudine. “Subito”, rispose il discepolo con brusca determinazione. Avevano iniziato la conversazione in latino ora parlavano in tedesco. Il giovane levò in alto la rosa. "Affermano", disse, "che tu puoi bruciar una rosa e farla rinascere dalle ceneri per opera della tua arte. Lascia che io sia testimone di questo prodigio. Ecco ciò che chiedo, poi la mia vita sarà tua.” "Sei molto credulo", disse il maestro. "Non so che farmene della credulità; esigo la fede." L'altro insistette."E’ proprio perché non sono credulo che voglio vedere coi miei occhi l'annientamento e la resurrezione della rosa." Paracelso l'aveva presa in mano, e parlando giocherellava con essa. “Sei credulo” disse “Tu dici che io sono capace di distruggerla?" "Nessuno è incapace di distruggerla ", rispose il discepolo. “Ti sbagli. Credi forse che qualcosa possa esser reso al nulla? Credi che il Primo Adamo nel Paradiso abbia potuto distruggere un solo fiore, un solo filo d'erba?" “Non siamo nel Paradiso”, disse ostinato il giovane; “qui, sotto la luna, tutto è mortale.” Paracelso si era alzato in piedi. "E in quale altro luogo siamo? Credi che la divinità possa creare un luogo che non sia il Paradiso? Credi che la caduta sia altro dall'ignorare che siamo nel Paradiso?" "Una rosa può bruciare", disse il discepolo in tono di sfida. “V'è ancora del fuoco nel camino", rispose Paracelso. "Se tu gettassi questa rosa fra le braci, crederesti che le fiamme 


l'abbiano consumata e che sia la cenere a essere reale. lo ti dico che la rosa è eterna e che solo la sua apparenza può cambiare. Mi basterebbe una parola perché tu la potessi vedere di nuovo." "Una parola?" disse stupefatto il discepolo. "L'athanor è spento, gli alambicchi sono coperti di polvere. Che, farai per farla rinascere?" Paracelso lo guardò con tristezza. “L'athanor è spento", ripeté, "e gli alambicchi sono coperti di polvere. In questo tratto della mia lunga giornata uso altri strumenti.” "Non oso domandare quali", disse l'altro con malizia o con umiltà. "Parlo di quello che usò la divinità per creare il cielo e la terra e l'invisibile Paradiso in cui ci troviamo e che ci è nascosto dal peccato originale. Parlo della Parola che ci insegna la scienza della Cabala." Il discepolo disse freddamente:"Ti chiedo la grazia di mostrarmi la scomparsa e la ricomparsa della rosa. Poco m’importa che tu operi per mezzo del Verbo o degli alambicchi." Paracelso rifletté. Infine disse:"Se lo facessi, tu diresti che si tratta di un'apparenza imposta ai tuoi occhi dalla magia. Il prodigio non ti donerà la fede che cerchi. Dunque lascia stare la rosa." Sempre diffidente, il giovane lo guardò. Il maestro alzò la voce e gli disse:“E inoltre, chi sei tu per introdurti nella dimora di un maestro ed esigere da lui un prodigio? Che hai fatto per meritare simile dono?" L’altro replicò, tremando:"So bene che non ho fatto nulla. Ti chiedo in nome del molti anni in cui studierò alla tua ombra, di lasciarmi vedere la cenere e poi la rosa. Non ti chiederò altro. Crederò alla testimonianza dei miei occhi.” Bruscamente, afferrò la rosa rossa che Paracelso aveva lasciato sul leggìo e la gettò tra le fiamme. Il colore si perse e rimase solo un po' di cenere. Per un istante infinito egli attese le parole e il miracolo. Paracelso era rimasto impassibile. Disse con strana semplicità: "Tutti i medici e tutti gli speziali di Basilea affermano che io sono un mistificatore. Forse essi sono nel vero. Qui riposa la cenere che fu rosa e che non lo sarà” il giovane si sentí pieno di vergogna. Paracelso era un ciarlatano o un semplice visionario, e lui, un intruso, aveva varcato la sua porta e ora lo costringeva a confessare che le sue famose arti magiche erano vane. Si inginocchiò, e disse:"Ho agito imperdonabilmente. Mi è mancata la fede che il Signore esigeva dai credenti. Lasciami ancora guardare la cenere. Tornerò quando sarò piú forte e sarò tuo discepolo e in fondo al cammino vedrò la rosa." Parlava con passione autentica, ma quella passione era la pietà che gli ispirava il vecchio maestro, tanto venerato, tanto attaccato, tanto insigne e perciò tanto vuoto. Chi era lui, Johannes Grisebach, per scoprire con mano sacrilega che dietro la maschera non c'era nessuno? Lasciare le monete d'oro sarebbe stata un elemosina. Le riprese uscendo. Paracelso l'accompagnò al piedi della scala e gli disse che sarebbe sempre stato il benvenuto. Entrambi sapevano che non si sarebbero visti mai piú. Paracelso rimase solo. Prima di spegnere la lanterna e di sedersi nella poltrona consunta, raccolse nell'incavo della mano il piccolo pugno di cenere e disse una parola a bassa voce: la rosa risorse

Thomas De Quincey, Writings. XIII. 345