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mercoledì 14 gennaio 2015

Il nuovo Smartwatch di Apple al Mobile World Congress a marzo.


La data precisa ancora non è stata resa pubblica ma è stato comnque detto che sarà per i primi mesi del 2015 per cui è probabile che il luogo sia il Mobile World Congress che si terrà proprio in quella data. L'estetica del nuovo orologio è appetibile, come d'uso per i prodotti della casa e idemd la tecnologia al top. E' l'orologio "next generation", l'orologio "intelligente", quello che grazie alla tecnologia Android si connette agli iPhone e consente così un nuovo modus di multifunzionalità: dalla connessione ad internet, all'avvio di telefonate, alla visualizzazione di messaggi e mail, alla funzione di lettore Mp3. Il sistema operativo sarà l' iOS8.2, con riferimenti specifici proprio per il nuovo Watch, con apposite funzioni Bluetooth. Lo schermo amico è configurabile in vario modo a scelta dell'utente e ampiamente personalizzabile, con scelta di simboli, loro apparizione e disposizione. Le news, ad es. vengono visualizzate in configurazione standard in rosso e l'utente può anche scegliere se visualizzarle tutte o filtrare solo quelle provenienti da origine selezionata. Similmente le nuove mail sono segnalate con un lampeggiante rosso eventualmente disinseribile. Sarà inoltre anche presente un codice di sicurezza tramite il quale accedere alle funzioni di pagamento on line. Una connotazione interessante è inoltre quella data dalla presenza della funzione "dittafono", resasi indispensabile perché si è optato per non dotare l' Apple Smartwatch di tastiera, i testi quindi possono essere inseriti con la funzione vocale. Il codice di accesso e avviamento è a 4 cifre, ma programmabile in maniera da potersi disinserire automaticamente in presenza dell' iPhone abbinato. Insomma, l'orologio al polso di tanti eroi fantascientifici, a comnciare da quelli Star Wars, è ormai realtà.
francesco latteri scholten

venerdì 27 dicembre 2013

Marilyn ed i presunti fallimenti della psicanalisi.


E' stata l'icona della sessualità, è tutt'ora sex symbol per antonomasia, così come nel (falso) immaginario comune Freud è il riduttore di ogni cosa alla sessualità. Le sexy immagini della diva americana, anche quelle di Warholl, tutt'ora sono tra le più quotate, come ben conosciuta è la celebre caricatura in cui nel volto del padre della psicanalisi è possibile intravedere, al tempo stesso, una donna nuda. La più celebre delle dive ovviamente non poteva che essere anche l'amante del più iconografico dei presidenti americani: John Fitzgerold Kennedy (ma pare anche del fratello di lui...). Con JFK l'accomuna il mistero di una morte mai chiarita: i sovietici, la stessa CIA, la mafia, per lui, omicidio o suicidio per lei. L'accomunava anche una vita di eccessi: sesso alcool e droghe, successo stratosferico, abissi umani, come anche un intelletto decisamente straordinario con IQ da vero genio. Eppure - o forse proprio per questo - il caso di Marilyn è uno dei più eclatanti del Libro nero della psicanalisi. O forse no. Perintanto già il poco detto pone la persona e la personalità come soggetto difficilmente adattabile alla psicanalisi per una serie di ragioni. Anzitutto l'uso di droghe, ed è vero che anche Freud faceva uso di cocaina ma ha percorso egualmente la via dell'autoanalisi, ma la Monroe ne usava anche altre e spesso - a differenza di Freud - con eccesso per cui sarebbe stato da vedere l'impatto lasciato da un uso ormai protratto da anni e quindi l'opportunità di un eventuale trattamento anche psichiatrico o almeno disintossicante. Anche le sue altre peculiarità, dalla sessualità all'elevatisimo IQ ed all'altrettanto elevata cultura ponevano serissimi problemi al rapporto psicanalizzanda / psicanalista. Rapporto che ricalca quello ignaziano di Maestro / allievo per gl'esercizi Spirituali: esso non deve essere connotato da una eccessiva differenza tra i due, cosa nel caso di Marilyn praticamente impossibile e, probabilmente, era lei a psicanalizzare lo psicanalista anzicché viceversa. C'è poi il fine della psicanalisi ed anche qui c'è coincidenza con gl'esercizi ignaziani: portare il soggetto ad una più piena e consapevole visione di sé e del mondo perché possa liberamente fare le sue scelte più opportrune. E qui c'è spesso l'errore, l'incapacità, quando non addirittura la cosciente falsità di tanti "Maestri" e "Psicanalisti" che lo intendono invece come una riconduzione del soggetto al proprio modello socioculturale o religioso. E, spesso, è valutato come "successo" degli esercizi o della psicanalisi semplicemente la misura in cui questa riconduzione riesce. Un qualcosa che - a detta dello stesso Freud, come già di Sant'Ignazio - non solo non c'entra assolutamente niente, ma è anzi il più indebito degli abusi nei confronti dello psicanalizzando. Ma, a ben vedere, nel caso Marilyn c'è di tutto questo un pò, anzi un pò molto. Di più: c'è tantissimo. Comunque sia: ciao Norma Jane, ci manchi.
francesco latteri scholten.

sabato 15 giugno 2013

DNA e brevetti: Terminator e Blade Runner.



"Il DNA umano non si brevetta", "sentenza storica della Suprema corte americana", così i titoli dei media nazionali e non per la sentenza americana sulla riscerca scientifica per quanto concerne il genoma umano. Sembrerebbe dunque strano che il titolo della Myriad, cui la sentenza si riferisce, si sia rialzato, dopo la sentenza, nella sua quotazione in Borsa. La sentenza si riferisce invero a due geni, il Brca 1 e Brca 2 che la Myriad avebbe per la prima volta isolato, e recita: "Un segmento naturale del DNA umano è un prodotto della natura e pertanto non può essere brevettato." Restano protetti, ovviamente, tanto le tecniche quanto le metodologie di isolamento e, soprattutto, i geni artificiali i quali sono essi sì una creazione dell'ingegno umano. E questo spiega il rialzo dei titoli non solo di Myriac. La sentenza dà comunque un indirizzo normativo importante in un settore sempre più ingombrante ed ingombro, alcuni esempi: nel 2000 proprio la stessa Myriad aveva acquistato i diritti per l'analisi dei geni delle popolazioni Sarde caratterizzate da grande longevità; nel 2002 la Autogen aveva acquistato i diritti per lo studio dei geni delle popolazioni Tonga caratterizzate da alto tasso di obesità. C'è qui da chiedersi come e soprattutto chi possa arrogarsi di vendere il dirirtto di analizzare i geni di intere popolazioni a loro totale insaputa e senza che esse percepiscano alcuna parte del compenso pecuniario della vendita, il che ci rinvia alle lacune grandissime della normazione a proposito. Vi sono poi anche casi importanti che alla luce della nuova sentenza andrebbero probabilmente rivisti, cito solo il caso, risalente al 1997, riguardante il genoma di una donna della popolazione indigena di Panama, resistenti ad un virus assai simile a quello dell' Aids, che è stato brevettato da una ditta americana. La normativa comunque non chiude al "Terminator" cui - già dai tempi di Hitler - la scienza, meglio certa scienza, sta attivamente lavorando, e Terminator non è un robot, come nel film, bensì un uomo (o una donna) frutto, anzicché del concepimento dovuto ad un rapporto sessuale, di un assemblaggio in laboratorio: costruzione di singoli geni e loro assemblaggio. E' da osservare però che già la semplice clonazione animale ha mostrato da tempo che l'incidenza sulla realtà di un individuo da parte del genoma è del 30% circa, mentre la restante parte è dovuta all'ambiente ed alla interazione del soggetto con esso. Più che quella di Terminator è dunque attualissima la realtà intravista con "Blade Runner".

francesco latteri scholten.

mercoledì 6 febbraio 2013

USA, nuovo maxi social progetto di Obama: super Wi-Fi gratis per tutti


 E' forse ancor più ambizioso di quello della sanità, lanciato prima della prima nomination, o anche di quello della doverosa causa contro Standard & Poors, il nuovo progetto di una super "Wi-Fi zone" (internet e telefono) che copra tutti gli "States" e completamente gratuita per tutti i cittadini. A differenza però dei progetti citati, che, se da un lato incrementano notevolmente le simpatie e la popolarità, dall'altro gli creano diversi ed assai influenti nemici, la "Wi-Fi Zone" gratuita ha già procurato ad Obama il pieno sostegno di nomi di primissimo piano nel settore, quali Google, Facebook, Apple, per citare solo i più importanti. Si tratta di nomi che portano non solo sostegno politico, ma soprattutto, così pare, quegli investimenti economici che garantiscono una realizzazione concreta, ed in tempi brevi, del maxi progetto. Una super autostrada a super banda larga sembra dunque prossimamente a disposizione gratuita di tutti i cittadini americani, compiendo quel salto di qualità che la rete ormai necessita. Un fatto paragonabile per portata forse solo al primo piede sulla Luna, ma più significativo ed importante per tutti, un passo destinato a sancire, come quello, la premiership tecnologica degli USA ed a stravolgere la "rete" nei prossimi anni. Sul piano politico il progetto, a differenza che su quello economico e scientifico tecnologico, ha invece già dei nemici dichiarati: i soliti "Repubblicani", nemici anche degl'altri progetti di Obama, e sostenitori di una vincolazione forte della rete, della navigazione e della libertà di espressione appunto in rete.
francesco latteri scholten.

lunedì 2 gennaio 2012

Il ritorno dell'immagine a medium.


"Cantami , o Diva, del Pelide Achille l'ira funesta che infiniti addusse lutti agli Achei, molte anzi tempo all'Orco generose travolse alme d'eroi, e di cani e d'augelli orrido pasto lor salme abbandonò (così di Giove l'alto consiglio s'adempìa), da quando primamente disgiunse aspra contesa il re de' prodi Atride ed il divo Achille." Sono i versi celeberrimi - si sarebbe dovuto citarli in greco - di uno dei più antichi testi della cultura occidentale, l'Iliade di Omero. E' la trasposizione in scritto di una tradizione essenzialmente orale. Accade così per molti testi della cultura greca, la stessa filosofia, anche quella platonica lascia le sue conquiste più alte alla tradizione orale (che è andata persa). Accade così anche per la maggior parte dei libri della Bibbia. La cultura occidentale nata dalla confluenza di essi è perciò una cultura nata dalla confluenza di culture originariamente orali. Il medium di esse era l'oralità. Ma, cos'è il medium? Uno dei più grandi esperti contemporanei, Marshall Mc Luhan, ha asserito che il medium è il messaggio. Se, come me si accetta questa definizione, allora bisogna affermare che il medium delle Ur Kulturen da cui quella occidentale sorge è orale. Però, sia a partire dalla grecità più antica, quale quella del testo omerico, sia dai più antichi testi biblici, il medium è appunto lo scritto. La cultura occidentale non è più come altre, incluse quelle da cui essa nasce, cultura della parola detta, ma quella della parola scritta. E' essa il medium connotativo delle scienze e della tecnica, della filosofia e delle lettere. Non si tratta, ovviamente di un medium unico, bensì di un medium egemone. Altri ve ne sono ad affiancarlo. Si tratta di medium visivi, quali quelli della pittura e della scultura. Si tratta di quelli musicali, in grandissima parte perduti. Con essi, come farà bene notare Nietzsche, è perduta gran parte dell'anima, dello Spirito, della classicità greca antica e distorta nella memoria la restante parte, quella sopravvissuta. Lo Spirito di un popolo, o forse si potrebbe dire anche già con Hegel, di un'epoca è dato dal "mixing" delle sue realtà, ad esempio per i greci, del dionisiaco e dell'apollineo, per esprimerci in termini nietzscheiani. Cioè, per aggiornarci a Mc Luhan, al mixing dei medium con cui essi si esprimono, ovvero assurgono all'essere. I medium più antichi dell'umanità non sono però degli "scritti" e neppure degl' "orali", bensì visivi: si tratta dei dipinti bellissimi presenti sulle pareti di alcune caverne. Tra il medium visivo e quello orale vi sono delle differenze profonde, non si tratta sempicemente del passaggio da una modalità ad un'altra. Quello visivo mostra, quello orale evoca. L'origine di molte parole è onomatopeutica: in molte lingue "mao" è il gatto, dal suo verso, così come la mucca. Ciascuno è libero di associare a quel suono l'immagine di gatto che più gli aggrada. L'immagine invece è quella. Certamente può essere più o meno sfocata, più o meno perfetta, può essere stilizzata per innalzarla a simbolo, a concetto, a ideogramma. E qui c'è l'incontro tra medium visivo e medium orale. Ma il medium è cultura, per scrivere un ideogramma, bisogna appunto saper "scrivere" e saper scrivere qualcosa che altri sappiano leggere. E l'ideogramma implica una realtà superiore sia a quella visiva che a quella orale: tutti possono apprezzare la bellezza di un dipinto o di una melodia. Essi hanno perciò una portata più vasta di quella dell'ideogramma o della parola scritta. Il medium ha una correlazione tecnica e tecnologica: il dipinto e la melodia sono quelli che sono perché sono realizzati con quegli strumenti che la tecnica mette a disposizione. Così il Novecento è stato contraddistinto dal ritorno, inizialmente, dell'oralità perché si è diffuso maggiormente lo strumento dell'oralità: la radio. Medium è stato perciò il messaggio radio, e, una famosa finta cronaca ben documenta le potenzialità di questo medium. Ormai l'egemonia diffusiva è stata riconquistata dai mezzi visivi ed audiovisivi: il trionfo, infine, dell'immagine. Praticamente chiunque, oggi, può creare e diffondere immagine. La comunicazione è immagine e il medium è immagine. La stessa capacità di comunicazione è, alla fine, capacità di immagine ed efficacia di immagine: Essere è apparire. Lo Spirito stesso è soltanto nella misura in cui è capace di manifestarsi, di apparire, di farsi immagine. Nell'antica cultura biblica però lo Spirito era designato con il termine "Ruha", parola il cui suono evoca il vento, e di cui uno dei diversi significati era appunto quello di vento. Ma l'immagine di vento, anche quella di tempesta o uragano, difficilmente, oggi, ci evocano l'idea di Spirito e, tantomeno la sua realtà. E', probabilmente anche qui la povertà spirituale del nostro tempo: il medium Logos, Parola, e parola detta prima e scritta poi, non è più egemone e di Dio si è sempre vietata - ed a ragione - una immagine. L'immagine di Dio è idolatria. Però l'evangelista S. Giovanni scriveva: "In principio era il Verbo ed il Verbo era presso Dio ed il Verbo era Dio"(Gv.1,1). Il medium è il messaggio, ma il messaggio qui è la Parola, la Parola detta e scritta.
francesco latteri scholten.


venerdì 3 giugno 2011

In Giappone è morto il nucleare. Sì al referendum per l'abrogazione ed alle alternative di Rubbia.


Anche la Merkel in Germania ha perso per il disastro nucleare giapponese a seguito di terremoto e maremoto. Il disastro nucleare ha costituito, per così dire, il disastro nel disastro. Ai 27.000 morti con bilancio ancora non definitivo, si aggiungono i contaminati e la vasta contaminazione di acque e colture. I fatti del Giappone denunciano una volta di più la insostenibilità ambientale dell'energia nucleare. C'è poi l'altra insostenibilità, quella economica. In essa il nucleare si colloca a livelli ancora superiori a quelli del petrolio. Per entrambe le fonti energetiche i costi sono spesso - praticamente sempre - "taroccati" in quanto non si include il costo e del danno ambientale e, per il nucleare, delle scorie. Per il nucleare potrebbe esserci un futuro residuale dato dalle centrali al torio. E' quanto afferma Carlo Rubbia da poco allo Iass - Institute for Advanced Sustainability Studies - di Postdam, in qualità di direttore scientifico dopo essere stato praticamente "cacciato" da incarichi italiani.  Rubbia lavora però ad un futuro "alternativo", che, per nostra fortuna, appartiene già anche al presente, anzi al lontano passato. Sì al lontano passato, perché una delle più importanti e promettenti cui il nostro sta lavorando è un qualcosa cui già facevano uso gl'antichi. Si tratta di una delle più importanti utilizzazioni dell'energia solare, non il fotovoltaico, le celle solari, ma il "solare a concentrazione" già usato dal grande Archimede di Siracusa con successo - sia pure a scopo bellico - già nell'antica Grecia. Oggi, per uso pacifico, esistono e funzionano bene già diverse centrali. A differenza degli impianti fotovoltaici, gli impianti solari a concentrazione producono energia elettrica a partire dall’ energia termica solare. Attraverso un sistema di specchi parabolici, la luce viene concentrata ad altissime temperature su di un tubo ricevitore nel quale è contenuto un fluido termovettore. Questo fluido concentrerà così alte temperature che verranno utilizzate per produrre vapore e conseguentemente energia elettrica. Il lavoro di Iass in questo campo si concentra sulla ricerca di un mezzo tampone che permetta di ottimizzare il trasporto di calore dagli specchi parabolici all’impianto di produzione di energia elettrica. L’obiettivo finale sarebbe quello di favorire l’installazione di questo tipo di impianti anche in zone come quelle desertiche, dove l’acqua scarseggia. Iass non nega che un simile miglioramento potrebbe trovare terreno fertile nell’ambito del monumentale progetto Desertec, che punta a trasformare parte del Sahara in un’enorme centrale solare. Non si tratta di progetti utopistici, ma di progetti che sono parzialmente già realtà: la città di Monaco di Baviera è tutt'oggi già alimentata dall'energia solare prodotta nel deserto, immessa nella rete elettrica internazionale, e poi scaricata da questa. Dunque già oggi una realtà vera e funzionante. Rubbia lavora inoltre ad altre quattro possibilità energetiche "vere" e "concrete", tutte "alternative":1) Combustione di metano senza produzione di CO 2 scindendolo (dissociandolo) a 1.600 gradi in carbonio ed idrogeno; 2) riciclare la CO 2 dei processi industriali con l'idrogeno della dissociazione per produrre combustibili liquidi; 3) utilizzare il metano presente nei fondali oceanici; 4) trasporto di energia a lunghe distanze attraverso linee di cavi superconduttori. Le energie alternative dunque non sono utopie di visionari ma esistono, sono vere e solide realtà ed è ad esse che è doveroso indirizzare la scelta politica e gli investimenti economici. Bene i trecentomila manifestanti a Roma per questo, male la "cacciata" - l'ennesima - di una mente grandissima come quella di Carlo Rubbia, rispondente, non solo sul piano scientifico, ma anche su quello energetico, alla scelta di un passato fallito e fallimentare oltreche umanamente inquietante.
francesco latteri scholten (28.3.2011).