sabato 9 febbraio 2013

E' ufficiale: Cina sorpassa USA (+50 Mld.). Cinesi nuovi n°1


 "Big in Japan" è stato un motivo assai celebre nelle hit parade's mondiali negli anni '80, a celebrare la grandezza del Sol Levante, ora bisognerebbe cambiarlo: Big in China, dunque ed a ragione. Mentre la Cina festeggia il passaggio dall'anno del dragone a quello del serpente, l'economia cinese è quella che avrebbe ragion d'essere la vera festeggiata: + 50 Mld rispetto a quelli degli USA. Importante è però che il riferimento non è quello di un più o meno discutibile PIL, ma quello - assai più significativo - della produzione oggettiva. Ma non è questo il solo dato economico, ve ne sono altri a corollario. L'economia USA infatti è tarata, a differenza di quella cinese, da un ben più gravoso debito pubblico, il primo al mondo (ed i primi creditori sono proprio i cinesi), e dai "derivati" che da soli ammontano a ben 750.000 Mlrd di $ (di contro il PIL USA è di circa 70.000 Mlrd di $) entrambi causa basilare dell'attuale crisi economica mondiale. Il sorpasso cinese perciò è ben più cospicuo di quanto a prima vista. Contrariamente a quanto ritenuto generalmente specie nell'opinione pubblica occidentale, il sorpasso cinese non è semplicemente dovuto al basso costo della manodopera, la quale infatti negli ultimi anni è aumentata prima del 50% e poi addirittura del 60%. A questo dato si somma quello della recente dichiarazione del governo cinese di voler incrementare ulteriormente del 40% i salari minimi onde fronteggiare le crescenti disparità economiche e sociali, a sostegno di una maggior giustizia sociale. Già prima di questa dichiarazione, che si prevede comunque attuata in tempi rapidi, la Cina non era più il Paese a produzione "Low Cost" per antonomasia, e molte imprese hanno delocalizzato al Bengladesh, all'area indocinese ed all' Africa. Da indagini economiche e di produzione industriale accurate si evince che comunque la Cina vedrà incrementata la propria leadership nel prossimo decennio e oltre. La motivazione sarebbe quella della buona qualità del prodotto cinese, meglio l'ottimo rapporto qualità / prezzo: se si vuole un prodotto migliore di quello cinese bisogna pagarlo molto di più, se invece si vuole spendere di meno si può ottenere solo un prodotto decisamente inferiore. Il serpente, anche presso i cinesi è simbolo di saggezza e di prudenza: è quanto lascia ben sperare per tutti.
francesco latteri scholten.

venerdì 8 febbraio 2013

Anche Bagnasco con la tesi montiana del "Pifferaio magico"


 Finalmente scende apertamente in campo anche la CEI, direttamente con il Card. Bagnasco, a prendere esplicitamente le distanze da Berlusconi. La tesi abbracciata è quella montiana del "Pifferaio magico" di Hamelin, ovviamente il Cardinale non si esprime con la calorosità dell'agone politico, come ha fatto Monti, né con la spregiudicatezza, l'irriverenza e la "maleducazione" di chi scrive, ma con  la sua consueta signorilità adeguata alla carica ed al ruolo ricoperti e così dichiara: "... certamente gl'italiani questa volta non si faranno di nuovo abbindolare da Berlusconi". E' dunque dichiarata una presa di distanza esplicita dal populismo e dal dirigismo berlusconiano, iniziata già peraltro da tempo, e ben prima della presente campagna elettorale, e che ha trovato il culmine nella vicenda Boffo, la ritorsione di Berlusconi alla presa di coscienza da parte della Chiesa della inconciliabilità di fondo tra il proprio credo e la realtà culturale ed economico politica di don Silvio e dei suoi. Quest'ultimo per parte sua, continua la propria campagna con "uscite choc" corollari indispensabili al populismo, e con la propugnazione di un keynesianesimo, tanto spicciolo quanto distorto e falso. Concezioni chiaramente irriducibili alla concezione cristiana dell'uomo e della società ed agli antipodi per quanto concerne la concezione economica e politica, in proposito già il titolo di una nota opera ormai già datata di Padre Bartolomeo Sorge è significativa: "Per una Civiltà dell'Amore". Proprio per questo andava fatta e con decisione - e di questo anche chi scrive è grato a S.E. il Cardinale - per illuminare, caso mai ce ne fosse stato bisogno, i cristiani meno avveduti o i più indecisi e riluttanti.
francesco latteri scholten.

mercoledì 6 febbraio 2013

USA, nuovo maxi social progetto di Obama: super Wi-Fi gratis per tutti


 E' forse ancor più ambizioso di quello della sanità, lanciato prima della prima nomination, o anche di quello della doverosa causa contro Standard & Poors, il nuovo progetto di una super "Wi-Fi zone" (internet e telefono) che copra tutti gli "States" e completamente gratuita per tutti i cittadini. A differenza però dei progetti citati, che, se da un lato incrementano notevolmente le simpatie e la popolarità, dall'altro gli creano diversi ed assai influenti nemici, la "Wi-Fi Zone" gratuita ha già procurato ad Obama il pieno sostegno di nomi di primissimo piano nel settore, quali Google, Facebook, Apple, per citare solo i più importanti. Si tratta di nomi che portano non solo sostegno politico, ma soprattutto, così pare, quegli investimenti economici che garantiscono una realizzazione concreta, ed in tempi brevi, del maxi progetto. Una super autostrada a super banda larga sembra dunque prossimamente a disposizione gratuita di tutti i cittadini americani, compiendo quel salto di qualità che la rete ormai necessita. Un fatto paragonabile per portata forse solo al primo piede sulla Luna, ma più significativo ed importante per tutti, un passo destinato a sancire, come quello, la premiership tecnologica degli USA ed a stravolgere la "rete" nei prossimi anni. Sul piano politico il progetto, a differenza che su quello economico e scientifico tecnologico, ha invece già dei nemici dichiarati: i soliti "Repubblicani", nemici anche degl'altri progetti di Obama, e sostenitori di una vincolazione forte della rete, della navigazione e della libertà di espressione appunto in rete.
francesco latteri scholten.

Cina: governo aumenta salari marginali del 40%


Si apprezza appieno il significato del gesto del governo cinese, e soprattutto le dimensioni della sua portata, se si riprende il concetto di marginalità da uno dei più grandi economisti del Novecento, John Kenneth Galbraith. Nella sua "Storia dell'economia" egli spiega bene: "Valore d'uso e valore di scambio divergevano dunque in maniera preoccupante. Come nel caso dell'acqua potabile, il valore d'uso poteva essere altissimo ed il valore di scambio bassissimo. Le pietre preziose avevano un modestissimo valore d'uso, ma un grande valore di scambio. L'enigma del valore d'uso e del valore di scambio non sarebbe stato risolto per un altro secolo e più, finché, in uno dei trionfi minori della teoria economica, non fu scoperto il concetto di utilità marginale. Secondo questo concetto quello che conta è il bisogno o uso meno urgente o marginale. L'utilità dell'acqua al margine è diminuita, pro tanto, dalla sua abbondanza; quella del diamante è mantenuta elevata dalla sua scarsità. In un deserto privo d'acqua arriverebbe il momento in cui il più grande e luccicante gioiello sarebbe scambiato con una buona sorsata: la scarsità fa miracoli anche per l'utilità marginale dell'acqua." E' dunque il valore dell'ultima e più scarsa bottiglia d'acqua a determinarne il valore di mercato. Ovviamente ciò vale per qualsiasi merce, anche per il valore di quella merce che è il valore di riferimento - già per Adam Smith - di tutte le altre: il lavoro. Valore del lavoro è il salario. Questo ci lascia immediatamente intuire cosa significhi a livello economico aumentare i salari più bassi, i salari marginali appunto. Ci lascia intuire anche, nel momento in cui ciò è operato dalla prima potenza economica mondiale, l'impatto che questa misura avrà a livello planetario. E' la testimonianza anche, come del resto tutta la storia del Novecento, che la rivoluzione proletaria non risolve le problematiche del capitalismo e non porta all'uscita da esso, ma soltranto ad uno spostamento all'interno di esso, dal capitalismo privato, al capitalismo di Stato, e che le recenti aperture al privato nei sistemi a capitalismo di Stato portino ad un equilibrio tra i due, ma sempre restando all'interno del sistema capitalistico. Ciò premesso l'azione del governo cinese segna un significativissimo passo in direzione di quella maggiore equità ed armonia sociale che tanto Marx quanto Mao auspicavano.
francesco latteri scholten.

lunedì 4 febbraio 2013

Lavoro: tra feudalfascismo e apartheid


L’annientamento dello stato sociale propagandato come riformismo progressista.
Uno dei dati fondamentali, oltre al deficit pubblico, per comprendere la situazione economica reale di un Paese, è il dato concernente il cosiddetto “lavoro autonomo”, ossia, per farla breve, delle partite IVA. Si tratta di un lavoro nel quale di “autonomo” non c’è proprio nulla: ex dipendenti licenziati e subito riassunti dalla stessa impresa come collaboratori coordinati continuativi, collaboratori a progetto e simili. Dipendenti di fatto, ma non per legge, i quali hanno tutti gl’oneri della dipendenza e nessuno dei diritti sanciti dallo Statuto del Lavoratore che è di fatto non solo aggirato ma del tutto destituito, al pari dei diritti sindacali e di tutti gl’altri. Il rapporto di lavoro che viene qui ad istituirsi è un rapporto che – al di là della legge – non è neppure linguisticcamente definibile come tale: infatti uno dei contraenti, il lavoratore, è del tutto vincolato, mentre l’altro, il datore di lavoro, è del tutto sciolto. E’ il tipo di realtà lavorativa che di fatto re istituisce il capitalismo peggiore, quello manchesteriano. Per capirci: il capitalismo al quale Adolf Hitler, tramite la mediazione di gente dello stampo di Firestone, si è ispirato nel “Mein Kampf”. In Italia questa tipologia di lavoro è una delle più massicciamente presenti (26,1%), con una percentuale che in Europa è seconda solo a quella della Grecia (36%). Oltre un quarto dei nostri lavoratori dunque non sono di fatto riconosciuti come tali. Non si tratta inoltre di lavoratori improduttivi o di lavoratori poco qualificati, al contrario, si tratta di quella fetta di mercato del lavoro alla quale è addossata la maggior parte, anche la più qualificata e qualificante del lavoro, ma che è poi esclusa da una giusta mercede. Si tratta di lavoratori chiamati a coprire quella quantità di lavoro cui poi altri percepiscono i compensi, in un meccanismo di “apartheid” dei lavoratori, e di vero e proprio neo feudalesimo. E’ il modello di “lavoro” fatto proprio dalla politica del “Partito della Libertà” (di essere schiavi) e specie dal suo ministro dell’economia, il quale insieme a tutto il partito ha addirittura coniato per esso un nuovo nome che, almeno lessicalmente, tenta di essere appetibile: “Riformismo”. Dunque quella realtà lavorativa che nega la dignità del lavoratore, lo esclude addirittura – per propria colpa, ovviamente – dallo Statuto del Lavoratore, lo espropria della propria personalità e dei propri diritti, lo immette in una realtà sociale che è la ricostituzione di quella feudal-nazi-fascista si chiama ora “Riformismo” ed è cosa buona e giusta. Chiudo con tre brevi considerazioni: a) il sistema così di fatto istituito non è classificabile né come libero, né come mercato; b) esso si caratterizza per l’abbattimento di ogni merito e la selezione dei peggiori e più incapaci e la deselezione dei migliori; c) esso distrugge il valore marginale di quella merce che anche il lavoro alla fine è, e così distrugge il mercato. Ma anche questo, per i riformisti progressisti di casa nostra, è cosa buona e giusta al pari dell’annientamento dello stato sociale: Arbeit macht Frei.
francesco latteri scholten.

domenica 3 febbraio 2013

Politica: il pifferaio magico e le sue suonate "choc".


Recentemente il Presidente Mario Monti, in un incontro ufficiale con la cancelliera tedesca Angela Merkel, ha fatto osservare - con dovizia - come l'Italia abbia non solo debitamente fatto fronte ai propri impegni, ma sia stata la "prima della classe", anzi che essa, nel 2011, sia stata addirittura il primo contribuente dell'Unione in assoluto, ed abbia versato ben 5 Mld di Euro in più. Subito qualcuno - che non senza ragione - sempre di recente Monti aveva definito il Pifferaio magico, con riferimento all'opera di Hamelin, ha attaccato la clac, grancassa e magafoni sulla cosa. Non si riesce a capire la "ratio" della cosa, essa infatti lascia interdetti appena si considera che nel 2011 al governo c'era proprio il Pifferaio con i suoi e che non solo è stato proprio lui ed i suoi a darli, ma che non se ne è reso neppure conto, anzi fino a quando - due anni dopo - lo ha notato Monti, lui - il Pifferaio - non c'aveva neanche fatto caso. Ora fa la clac e la sonata, non rendendosi conto con ciò di denunciare proprio questo. Similmente, c'è l'altra sonata "choc": dopo che ha votato, lui ed i suoi l' IMU, che senza i loro voti non ci sarebbe stata, ora "Nuntio vobis gaudium Magnum" se me votate ve risarcisco quell' "estorsione" ch'è l'IMU che io sò uno di quelli che ha votato pé "estorcervela". Ma, è credibile tutto questo? C'ha un senso? E vabbé che siamo in campagna elettorale, ma a questo punto viene a mente per forza quella che fu una delle celebri prime pagine di un giornalaccio degli anni '90, "Cuore", che, alla vigilia delle elezioni, titolava a pieno: "Il mio culo per un voto".
francesco latteri scholten.

venerdì 1 febbraio 2013

Economisti: Italia reiteratamente salvata dal vincolo esterno da fine guerra a oggi.


 La prima volta fu Bretton Woods con Alcide De Gasperi, il quale con grande capacità soprattutto politica, comprese che l'adesione del nostro Paese alle istituzioni monetarie internazionali avrebbe costituito un vincolo esterno di una forza tale da garantire l'ancoraggio dell'Italia alle economie di mercato e dunque alle istituzioni della democrazia parlamentare. La seconda volta fu negli anni settanta, quando ci fu la dichiarazione della incontrovertibilità del dollaro in oro. Con essa venne meno un riferimanto internazionale ed un baricentro per l'economia mondiale. L'Italia rischiò una corruzione profonda del proprio ordinamento, tale da espellere dal nostro ordinamento di diritto la democrazia economica, il fallito golpe del monarcofascista Valerio Borghese ne è la prova più lampante. Di nuovo: la fine della crisi coincide con un nuovo vincolo esterno: il Sistema Monetario Europeo. La terza volta è stato con Maastricht, il trattato per l'Unione Europea, con cui si delineano le linee per le liberalizzazioni ed una economia di mercato vera e funzionale, ma anche, al tempo stesso il concetto di uno Stato minimo - che in Italia ha trovato meno attecchimento che altrove, dove il salario minimo a garanzia dei senza lavoro, da noi propugnato ad es. dalla sinistra e da Grillo, è già realtà -, l'idea di un conflitto sociale che si snoda nel rispetto della stabilità dei prezzi, il concetto della creatività del lavoro, della sua capacità di innovare e della sua flessibilità. Sono stati e sono molti gl'economisti italiani autorevoli a sostenere queste tesi, tra gl'altri - già a suo tempo Guido Carli - ed anche un allora giovane economista rampante che all'ex Governatore della Banca d'Italia fu presentato già nel lontano 7 dicembre 1973: Mario Monti. Paradossalmente è esterna oggi la prima delle cause dell'attuale crisi, la quale ha le sue radici nelle "reaganomics" e "thatchernomics" dei tardi anni settanta, le quali hanno portato dapprima ad una messa da parte e poi all'abbrogazione del Glass Steagall act posto in essere all'indomani della grande crisi del "venerdì nero di Wall Street" del 1929, e quindi alla istituzionalizzazione dei "derivati" - che inizialmente erano lo 0,3% del PIL USA, oggi sono 11 volte il PIL - ed alla abolizione della distinzione tra banche e "banche casinò" ( e proprio le attuali vicissitudini di MPS sono illuminanti per entrambe le cose). E' invece interna all'Italia, come a tutto il mondo occidentale, l'altra grande causa della crisi, ovvero la delocalizzazione in Paesi a manodopera ad extra low cost operata massicciamente da tutte le imprese, dalle grandissime alle più piccole, con la conseguenza della distruzione del salario marginale in Occidente: una vera politica economica di terzomondializzazione dell'Occidente. E' tutta italiana invece una ulteriore causa di crisi, quella insita nel palese ed espresso dispregio della realtà europea e dei suoi Paesi, quella ben delineata dall'ex leader Silvio Berlusconi e dagli imprenditori a lui vicini, la quale è causa primaria del crollo dell'export italiano su quei mercati che fanno circa il 70% del nostro export a vantaggio di competitori anche extraeuropei che - differenza di noi - sono tarati da ben altri dazi. E' ben fondata, a fronte di queste realtà la valutazione di Bersani che taccia di "scemenze ridicole" quelle dell'ex leader. Il bel duetto Renzi - Bersani è - infine - quello che più lascia ben sperare per il futuro dell'Italia.
francesco latteri scholten.