mercoledì 17 aprile 2013

Quirinale, vigilia: si conferma di destra il feudalesimo politico italiano.


Domani al voto per il colle. Oggi intanto il ns sistema politico si conferma per quello che è, e che più volte abbiamo denunciato essere, un sistema feudale trasversale ben congegnato, chiuso alla democrazia. E' Niki Vendola ad osservare come anziché aprirsi al nuovo ed al dialogo con il M5S, peraltro rappresentante un terzo degli italiani, e dalle cui "quirinarie", con il rifiuto - scontato - della Gabanelli e di Strada, era rimasto il nome di Stefano Rodotà, noto giurista, assai apprezzato e tutt'altro che di ispirazione estremistica o semplicemente integralista. Un nome che dice anche della apertura e della disponibilità di Grillo e del M5S. Una "sinistra" che rifiuta il dialogo con la Sinistra perché si è già accordata con la destra, perché è di destra, perché di destra è in vero il suo pensiero e la sua mentalità. Lo conferma del resto una serie inenarrabile di fatti di cui basta ricordarne 2: a) ormai è lampante, il governo Monti; b) il salvataggio politico in extremis di un Berlusconi politicamente ormai morto da parte di un assai noto personaggio che si era sempre spacciato per anfitrione dell'antiberlusconismo doc. Insomma: fronte comune contro il nuovo, contro ciò che è fuori dal sistema, ma che ha preso un terzo dei voti ed a cui spetterebbe un terzo dei feudi. E questo è il punto. Il profilo del prossimo inquilino del colle deve perciò avere connotati che garantiscano il sistema feudale trasversale e lo faccia in modo più possibile pieno: eliminando il nuovo.
francesco latteri scholten.

lunedì 15 aprile 2013

Papa Francesco riforma della Curia (e profezie Nostradamus).


L'ultima è stata nel 1988, adesso Papa Francesco ha nominato per riformare la Costituzione dogmatica "Pastor Bonus" ovvero la Curia - inizio dei lavori 1 - 3 ottobre - un Consiglio di otto Cardinali: Giuseppe Bertello, presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano; Francisco Javier Errázuriz Ossa, arcivescovo emerito di Santiago del Cile; Oswald Gracias, arcivescovo di Bombay; Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco e Frisinga; Laurent Monsengwo Pasinya, arcivescovo di Kinshasa; Sean Patrick O’Malley, arcivescovo di Boston; George Pell, arcivescovo di Sydney; Oscar Andrés Rodríguez Maradiaga, arcivescovo di Tegucigalpa, quest’ultimo con funzione di coordinatore. Del gruppo, con la funzione di segretario, fa parte anche Marcello Semeraro, vescovo di Albano. Padre Lombardi, nel suo comunicato ha tenuto a sottolineare che conserva tutte le sue funzioni fondamentali di aiuto del Papa da vicino, nel governo quotidiano della Chiesa universale. Il pensiero di Papa Francesco si può forse estrinsecare dal commento da lui fatto alle letture del giorno, i dissidi nelle prime comunità cristiane, alla Messa in Santa Marta: "La prima cosa che fanno è mormorare, chiacchierare uno contro l'altro ... Questo non porta ad alcuna soluzione, questo non dà soluzione. Gli apostoli, con l'assistenza dello Spirito Santo, hanno reagito bene: hanno convocato il gruppo dei discepoli e hanno parlato. E quello è il primo passo: quando ci sono difficoltà, bisogna guardarle bene e prenderle e parlarne. E' quello che hanno fatto gli Apostoli: valutare e decidere, senza tergiversare." E il Papa è già in contatto con ciascuno degli otto Cardinali. Già qui c'è del nuovo: un Papa che si consiglia con una collegialità di Cardinali. Basta poi una rapida scorsa ai nomi, anche senza avere alcuna pretesa di essere "vaticanologi" per vedervi immediatamente riflesso il volto di una Chiesa nuova e più autenticamente cattolica, ovvero universale. Ciò, anche ferme restando le affermazioni di Padre Lombardi, è comunque una rivoluzione: la struttura non è più anzitutto romano centrica, poi italocentrica e quindi eurocentrica. La struttura, finalmente!, non sarà più ciò che per duemila anni, arbitrariamente, è stata. La prefigurazione forse può essere intravista in un altro fatto mai accaduto in due millenni, non troppi giorni fa, la settimana santa, con la lavanda dei piedi anche alle donne (nell'immagine). Nessun Papa lo aveva mai fatto. Sembra che si avverino senza dover essere tragiche le profezie che danno Benedetto XVI e l'attuale Papa per ultimi, tra le più celebri quella di Nostradamus. Una struttura e quindi un modo di essere Chiesa e Papa finiscono, ne sorge una nuova più autentica e più cristiana.
francesco latteri scholten.

sabato 13 aprile 2013

L'Italia è una Repubblica parlamentare (e Grillo ha ragione).


L'Italia è una Repubblica parlamentare, ovvero il Parlamento, direttamente eletto dai cittadini, è il soggetto, l'attore primo. E' il Parlamento ad eleggere il Presidente della Repubblica, è il Parlamento a mantenere, con la fiducia, in carica il Governo, suo delegato per la funzione esecutiva. Si è voluto così sin dal sorgere della Repubblica, con la Costituente e la Costituzione. Sin dall'inizio però questo concetto non è stato del tutto chiaro nel pensiero non solo di molti cittadini, ma, soprattutto in quello di politici, politologi, giuristi e persino costituzionalisti. Si è infatti pensato e perciò agito come se il soggetto primo fosse il Governo, confondendo delegato e delegante. Si è concepito in realtà come se si fosse in una repubblica governatoriale, arrivando a concepire la stabilità politica esclusivamente in termini di stabilità di Governo ed il "Porcellum" è l'incarnazione ultima ed incostituzionale - come ben comincia ad intravedere anche il Presidente stesso della Corte - di questa concezione. Affermare che il soggetto primo della politica, direttamente eletto dai cittadini, è il Parlamento è - ipso facto - affermare che la stabilità politica vada misurata da quella del Parlamento. In altri termini: i governi possono anche cambiare o - perché no? - cadere quando abbiano esaurito il proprio fine o non ne siano stati capaci. La caduta del governo corrisponde a crisi politica in una repubblica governatoriale. Nella Repubblica Parlamentare il Parlamento può (e deve) operare anche senza un governo in carica, infatti anche in questo caso l'organo direttamente eletto dai cittadini, il soggetto politico primo può benissimo restare in carica ed operare. Grillo ed i parlamentari del M5S occupando il Parlamento per chiedere di poter lavorare non hanno fatto altro che chiedere il loro legittimo diritto e dovere cui peraltro benissimo hanno ottemperato approvando con il Parlamento, anzicché - more solito con decreti governativi d'urgenza - le leggi per la pubblica amministrazione. L'azione del M5S è dunque non solo legittima e funzionale, ma in quanto rivendicante una giusta maggior centralità del soggetto ed attore primo dell'agone politico, il Parlamento appunto, doverosa. Dare più centralità al Parlamento è infatti avvicinare la politica ai cittadini. Stranamente, anche da ampie fasce della sinistra ci si muove invece in senso inverso, cioé nella direzione di una maggiore centralità del Governo e si ragiona non in termini Repubblica Parlamentare bensì governatoriale.
francesco latteri scholten.

mercoledì 10 aprile 2013

USA, legalizzazione Cannabis: grande industria e opinione pubblica pronte.


L'umanità ne fa uso dalla notte dei tempi praticamente in tutte le culture. In India è chiamata Bhang ed è fumata insieme al tabacco, in Messico Marjhuana. In Medio Oriente è conosciuta soprattutto per l'antica setta del Veglio della Montagna, in cui se ne faceva uso, con il nome di Haschisch, da cui anche il termine di assassino, gl'emissari del Veglio erano infatti i temuti Haschischin. La pianta è, come noto, un'erba dioica annuale a fusti eretti di circa 2-3 m, e la droga è ricavata dalle infiorescenze della pianta femminile, più grande di quella maschile. La droga - stranamente - non risulta iscritta nella FUI. E' usata da sempre per uso esterno come come analgesico e antisettico e per uso interno come sedativo. Essa provoca inizialmente una sensazione di benessere, euforia ed eccitazione intellettuale seguite però da perdita della nozione del tempo e dello spazio e da sdoppiamento della personalità ed infine da allucinazioni. Negli USA, come in molti altri Paesi, nonostante la legge ne vieti l'uso - o forse anche per questo come a suo tempo per l'alcool - è molto diffusa l'assunzione nelle forme più diverse, specie il "fumo". Sta accadendo ormai lo stesso che per l' alcool negli anni trenta del Novecento: la maggioranza sempre più cospicua della popolazione - siamo ormai ad oltre il 53% - è favorevole all'abbrogazione del divieto, mentre la grande industria è pronta e spinge per la commercializzazione legalizzata. Starebbe dunque per cadere un proibizionismo che, al pari di quello degli alcoolici serve solo ad ingrassare la criminalità organizzata. C'è da augurarsi che anche per il consumo accada quanto già accaduto con gli alcoolici: statisticamente infatti negli USA non si è mai avuto un consumo di alcool pro capite così elevato come durante il proibizionismo, a denunciare la funzione in realtà incentivante dei divieti. 
francesco latteri scholten.

lunedì 8 aprile 2013

Margaret Thatcher, quella dei derivati in Europa, è morta.


La baronessa della guerra per il petrolio nelle Falkland, la dama di ferro della pseudo "grandeur" britannica, è morta. I media la stanno celebrando come la campionessa del liberismo britannico ed Occidentale. La politica - specie economica - della "lady di ferro" invero ripropose in Inghilterra ed in Europa la politica di Ronald Reagan, cui per altro si associò e diede man forte. Si trattava di una politica che usciva dallo "Glass Steagall Act" imposto proprio negli USA all'indomani della grande crisi del famigerato venerdì nero di Wall Street, a garanzia dei risparmiatori e degli investitori. Esso imponeva la trasparenza delle transazioni bancarie ed impediva alle banche di risparmio - cui fondi erano dei risparmiatori - di agire con speculazioni azzardate. Le "reaganomics" portarono alla abolizione della distinzione tra banche tradizionali e banche di investimento speculativo, come anche a quella della trasparenza delle transazioni bancarie. L'esito furono i cosìddetti "Derivati", causa primaria della crisi economica mondiale che si protrae encora oggi. Per i soli USA i derivati hanno raggiunto la cifra di oltre 750.000 Miliardi di $ a fronte di un PIL di 70.000 Mld di $. La Thatcher ha sostanzialmente portato in Europa le normative della "reaganomics". Ciononostante alla "figlia del droghiere", una delle maggiori responsabili della gravissima crisi in cui ancora ci troviamo, è stato tributato il titolo di "Barone" e saranno tributati funerali di dimensioni analoghe a quello di LadY Diana, un personaggio di ben altro spessore. E' il segno della decadenza dei ns tempi.
francesco latteri scholten.

domenica 7 aprile 2013

Sinistra quo vadis?



I simboli hanno pur un loro significato e vi sono realtà - ma anche uomini e donne - che assurgono a immagine, a icona, a simbolo. Alcune sono dei cult. Adriano Celentano, il "Rockpolitiker", icona classica "da sempre" della musica italiana e della sinistra, quella forte, passa con Beppe Grillo. Dario Fo, simbolo del teatro brillante, impegnato e di successo, da sempre anch'egli autore geniale appartenente alla sinistra forte, passa anche lui con Grillo. Non si tratta di casi isolati, le icone più forti e significative appartengono infatti all'ultimo giorno dell'ultima campagna elettorale e colpiscono proprio per la loro dimensione. Piazza San Giovanni a Roma, piazza storica della sinistra italiana e del suo popolo, va a Beppe Grillo e Beppe Grillo va a Piazza San Giovanni. Di contro un'altra immagine altrettanto forte: Bersani - sempre a Roma - chiude la campagna allo storico ma piccolo cineteatro Ambra Jovinelli. Perché? Personalmente ritengo che la risposta vada cercata anche nell'ultimo libro pubblicato da Piero Sansonetti, storico direttore de "Il Manifesto", dal significativo titolo "La sinistra è di destra?" edito da Laterza (come mai non ad es. da Feltrinelli?). Sansonetti vi denuncia che per tutta una leadership politica della sinistra, la sinistra non sia più stata un riferimento valoriale, come anzi il riferimento valoriale sia stato in realtà quello della destra. Per l'ultimo e più autorevole di questi, Matteo Renzi, si tratta addirittura di "rottamare". Nella stessa direzione anche se in modo più sfocato, l'agire di Giorgio Napolitano, altro cult, questa volta politico, della sinistra forte italiana. L'ovvio sarebbe stato per Bersani e per lui, preso atto del passaggio a Grillo del popolo della sinistra e della sua vittoria, dare a lui l'incarico, ma questo è stato esattamente ciò che si è voluto evitare a qualunque costo, in ossequio alla tendenza decennale della leadership di sinistra come denunciato da Sansonetti che trova concrezione proprio nello "strappo a destra" nel PD di questi ultimi giorni. Uno strappo inutile e privo di senso perché chi non ci stava se ne è già andato con Grillo, chi da tempo si volge a Berlusconi lo ha già fatto pure e restare là dove si è non ha senso.
francesco latteri scholten.

giovedì 4 aprile 2013

Vittorino Andreoli e i segreti della mente.


Andreoli è uno dei grandi che da sempre fanno parte del mio orizzonte spirituale ancor prima che culturale. E' un ricordo che affonda le radici in tempi ormai lontani quand'ero ancora ragazzo, la TV era in bianco e nero e lo vidi la prima volta. Con quei tanti capelli, allora erano di più, più neri e più folti, e lo erano soprattutto le enormi sopracciglia, e, non fosse stato per quel suo sorriso affabile, rassicurante e speranzoso, per quel suo incedere sornione e sereno, me lo sarei sognato la notte. Ma poi parla e quelle parole esprimono - e con forza - uno spirito mite, pacato, fascinoso, che proprio per questo attrae. Si apre un orizzonte anche cristiano, di un cristianesimo autentico, che introduce alla vastità, all'apertura, alla non limitazione. E' agli antipodi di uno pseudocristianesimo angusto ed immiserante, con il quale troppo spesso mi sono trovato a dovermi confrontare. Ricordo il mio decano - per fortuna non era mio relatore né uno dei correlatori - che per la mia tesi su Sartre mi raccomandò calorosamente che sì la potevo fare ma che bisognasse essere molto critici. Insomma: avevo la facoltà di parlarne male. Non tenni conto della raccomandazione, per me in contrasto con una ricerca autentica del Vero, di cui Sartre, come del resto già Galileo, è stato un protagonista. E' l'atteggiamento metodologico che - con piacere -, oltre che nei miei relatori, ho ritrovato nella bellissima introduzione al volume di Michel Foucault nella collana "La biblioteca della mente" del "Corriere della sera" curata proprio da Andreoli. Del resto c'è un amore grande che accomuna Foucault ad Andreoli (ed anche a me, lo ammetto), quello per la classicità antica. E' uno Spirito grande quello che si respira ne "L'ermeneutica del soggetto" di Foucault, l'opera che sarebbe doveroso leggere insieme a quello che si può già definire un "classico", anche se Andreoli lo ha solo recentemente pubblicato: "I segreti della mente", una summa del suo pensiero e l'opera a cui - lo dice lui stesso - tendeva da anni perché ne sentiva la mancanza. Ne "I segreti della mente" si respira la bellezza della definitiva vittoria della scienza moderna - ma erano cose già acquisite dalla vera scienza classica - nei confronti della concezione statica e demoniaca del Lombroso: "il delinquente nasce ed è costitutivamente tale, per cui è un irrecuperabile." L'acquisizione è invece quella della conferma della plasticità e della dinamicità della mente e dunque del soggetto sempre in divenire. Si tratta dunque di evitare un divenire che può essere negativo ed assurgere a patologia cercando di individuarne precocemente i sintomi, che sono sostanzialmente quattro: 1) La dissociazione dal mondo, quando dalla constatazione che dalla relazione tra io e mondo non si arriva a nessun risultato positivo e quindi ci se ne distacca; 2) la fuga dal mondo, quando dalla stessa constatazione ci si muove per colpire invece del mondo l'io; 3) la maniacalità, quando sempre dalla stessa constatazione si agisce ancora sull'io autoesaltandolo; 4) il minimalismo, quando, sempre dalla stessa constatazione, si risponde con la minimizzazione, ad esempio evitando le novità e riducendo il confronto io - mondo al minimo. Si tratta di capire se, quando e perché ciò accade. La realtà qui è soggettiva e la risposta di soggetti diversi a situazioni analoghe è necessariamente diversa. Così il disagio della relazione io - mondo non nasce semplicemente dal mondo, ma anche dalla sua percezione soggettiva, anzi di più: dalla immaginazione del mondo da parte del soggetto. Il soggetto deve perciò impegnarsi ad agire sul suo rapporto io - mondo, a farne un rapporto positivo, a creare spazi di agio. Se ciò non accade si passa dal disagio al sintomo e da questo al disturbo, ovvero alla patologia vera e propria. Ecco - per sommi capi - le direttive tramite le quali con Andreoli ci si orizzonta e muove a dischiudere "I segreti della mente" in un viaggio bellissimo ove si intrecciano Spirito, mente, soggetto, cultura, filosofia e scienza, "Per l'alto mare aperto", ma questo è un'altro titolo di un'altro grande autore.
francesco latteri scholten.