domenica 28 dicembre 2014

Quirinale: tra Colle Romano o Mariano, Pignatone indica Piero Grasso.


Salito al "Colle più alto" per il primo mandato il 10 maggio 2006 con 543 voti su 990 votanti dei 1009 aventi diritto, primo Presidente della Repubblica ex Comunista, Giorgio Napolitano aveva convogliato su di sé le speranze dei più, peraltro già scemate in occasione del suo secondo mandato nel 2013, quando queste erano ormai palesemente dirette a Stefano Rodotà. Un secondo mandato dunque marcatamente istituzionale e segnato da una popolarità in crescente calo con picco in occasione delle poco felici espressioni sull' "antipolitica" la cui formulazione denota tra le altre cose quella "stanchezza" che lo stesso Napolitano ha più volte lamentato. E' comunque il mandato contrassegnato dall' "empasse" della Sinistra, che oltre a bocciare Rodotà manda a picco con i propri franchi tiratori l'altra alternativa eccellente, quella di Romano Prodi. Il "Professore", fondatore dell'Ulivo, la radice politica del PD, lasciò il partito. Dopo il CdM della vigilia di Natale u.s., Berlusconi - "Il" Nemico giurato n°1 - ha contattato il Presidente del Consiglio per comunicare (sembrerebbe su consiglio di Minzolini) la caduta del proprio veto sul nome del Professore. Come dire: questa volta i colpi dei franchi tiratori potrebbero essere controbattuti ed inoltre non si è più necessariamente indefessi sulla candidatura di Giuliano Amato che resta peraltro il nominativo più gradito. E' all'insegna del "simul stabant" che la candidatura di Romano Prodi è posta proprio dal suo antagonista del ventennio. Per parte sua Prodi, al di fuori di qualsiasi incarico ufficiale, ha incontrato Putin per tentare una soluzione diversa alla crisi ucraina dietro la quale si cela (o mal cela) quella sempre più evidente tra Unione Europea ed Unione Economica Euroasiatica. La posizione del Professore infatti ha sostegno di fazioni diverse in Europa: Berlusconi in Italia, Schulz in Germania ed a Strasburgo. Europeo è anche l'altro volto eccellente per il Quirinale, Mario Draghi, presidente della BCE. Il nominativo circola sommesso da tempo - Draghi è amico personale di Napolitano, i due si sentono ed incontrano spesso anche informalmente ed una foto che li ritrae insieme campeggia sulla scrivania del Presidente della BCE - sulla stampa italiana riaffiora già in estate, sull'autorevole Frankfurter Allgemeine qualche giorno fa. C'è anche un precedente istituzionale autorevole: Carlo Azeglio Ciampi, predecessore di Napolitano. Un autorevole giornalista italiano che lo avrebbe recentemente incontrato avrebbe però smentito: "E' attualmente l'italiano più potente del mondo, perché dovrebbe lasciare?". Sul tavolo prende corpo intanto un altro nominativo ancora, indicato dal Sen Ugo Sposetti (PD), quello del Presidente del Senato Piero Grasso, che trova subito sostegno autorevolissimo, quello del Procuratore capo della Repubblica di Roma, Giuseppe Pignatone. Per Piero Grasso ci sarebbe non solo il precedente istituzionale - Oscar Luigi Scalfaro - ma anche una situazione attuale di estrema gravità (come lo fu quella del '92), a proposito della quale proprio il Procuratore Pignatone ha dichiarato al Sole 24 ore: "fenomeni come quello dell’intreccio mafia, corruzione, politica non possono essere debellati solo con gli strumenti del processo penale. C’è in primo luogo un problema di etica, di valori e della loro percezione sociale (…) Sono le persone e non solo le regole che possono fare la differenza". Proprio il nome di un magistrato potrebbe perciò essere quello ad hoc, specie se è anche di Antimafia ed ha le caratteristiche indicate proprio da Napolitano...
francesco latteri scholten.

sabato 27 dicembre 2014

Russia nello spazio con la Cina contro l'embargo occidentale.

Oleg Ostapenko, boss della russa Roskosmos, ha approfittato del China Airshow 2014 a Zhuhai, Cina meridionale, per contattare i cinesi in vista di eventuali joint ventures e collaborazioni. L'embargo occidentale, a seguito della crisi ucraina - oltre al tracollo del Rublo - minaccia assai seriamente il programma spaziale russo, il più importante tra i fiori all'occhiello di Putin. La Russia infatti importa ben il 90% della tecnologia spaziale con cui costruisce i propri sistemi e vettori. La situazione cinese è invece diametralmente opposta con il 90% prodotto in casa e solo il 10% importato. Sinora tuttavia tra i due Paesi le relazioni per l'aerospace sono state improntate da reciproca diffidenza: da parte russa, come risulta proprio da uno dei dossier Roskosmos, si lamenta la non condivisione tecnico scientifica e tecnologica dei cinesi; da parte cinese invece la scarsa qualità dei prodotti e dei materiali russi, specie dopo la precipitazione della sonda Phobos Grunt nel 2011 con a bordo tra l'altro un microsatellite cinese. Per Ostapenko ormai le premesse per un capitolo nuovo e nuovi orizzonti - peraltro già avviato a giugno dal vicepremier Dmitrij Rogosin - ci sarebbero tutte: razzi vettori russi ed elettronica e componentisca cinese, una integrazione che risolverebbe tutti i problemi. I cinesi, dal canto loro, hanno proposto uno scambio di visite cosmonautiche: cosmonauti russi al modulo spaziale Tiangong 1 e cosmonauti cinesi alla stazione orbitale internazionale ISS, quest'ultima anch'essa invero impossibilitata dal veto USA. Che ci sia già nell'aria qualcosa di più che delle semplici proposte da Airshow lo testimonia una dichiarazione di Lew Seljony, capo dell' IKI, l'istitituto russo per la ricerca spaziale, secondo il quale già a gennaio dovrebbero aversi i primi incontri tra gli scienziati dei due Paesi per elaborare le premesse concrete di una collaborazione.
francesco latteri scholten

lunedì 22 dicembre 2014

Rivoluzione Merkel: oltre 315 Mld ai Paesi UE da investimenti privati.



Angela Merkel prosegue a passo serrato quella sua politica di crescita economica autentica che ha portato alla sua recente e plebiscitaria rielezione a capo della CDU. Questa volta nel mirino è l'Unione Europea, non con false politiche keynesiane dietro le quali si celano le nefaste politiche votoscambiste inaugurate dal CAF (tre criminali: Craxi, Andreotti e Forlani) e dilagate a macchia d'olio in tutta Europa, Germania compresa. Sostanzialmente: voi ci votate noi vi facciamo avere privilegi e soldi con finanziamenti pubblici fatti facendo ricorso al debito pubblico. Esito: un interesse sul debito pubblico che ormai in molti Paesi eguaglia il PIL soffocandone completamente qualsiasi attività economica. Di questa politica la Cancelliera continua, ed orgogliosamente, ad essere la nemica giurata. Niente false politiche fintamente keynesiane e soprattutto niente CAF, ma, invece, una politica di crescita in cui il Pubblico è a sostegno e garanzia della possibilità e dell'agevolazione del Privato, politica che, non solo in Germania ha portato i suoi frutti. In sintonia con questa linea per l' Unione Europea sono stati presentati ben 80 progetti di legge a sostegno di investimenti e sviluppo, centrati su quello che Jean Claude Junker ha definito il "triangolo magico": consolidamento del Bilancio, riforme strutturali e investimenti. La Commissione a Bruxelles ha approvato il pacchetto che ha un valore complessivo di oltre 315 Mld, e la cui direzione è stata affidata alla Banca Europea per gl'Investimenti per meglio garantire la redditività anzitutto economica dei progetti e non solo una semplice assegnazione politica. "Si tratta infatti anzitutto - così la Merkel - di prendere non delle decisioni politiche ma di fare delle scelte economiche." Si registra intanto già un primo risultato, ovvero il Consiglio Europeo ha già dato il proprio nulla osta dimodoche già a gennaio 2015 la Commissione potrà procedere ed i primi finanziamenti potranno essere disponibili entro la prima metà dell'anno. I progetti privilegiati ineriscono il digitale (soprattutto internet veloce), le infrastrutture (autostrade e ferrovie), l'energia, strutture ed infrastrutture sociali, ecologia. Il criterio di valutazione sarà anti CAF, ovvero anzitutto economico a prescindere dalla politicità. Dal canto suo Angela Merkel sta facendo valere il suo rinnovato peso politico per l'accelerazione della concrezione dei progetti: "Perché la gente in Europa, le cittadine ed i cittadini vedano cosa accade per davvero adesso, è fondamentale che i progetti abbiano uno sbocco concreto ed è a questo che si sta alacremente lavorando."
francesco latteri scholten

domenica 21 dicembre 2014

Camerlengo Tauran annunciatore del papato di Francesco.


Era ora. Finalmente Papa Francesco si è deciso ed il nuovo camerlengo è un volto noto in tutto il mondo per essere stato, nella sua qualità di Cardinale Protodiacono, l'annunziatore proprio dell'ultimo celeberrimo "Habemus Papam", quello annunziante il papato dello stesso Francesco, cui il 19 marzo 2013 ha imposto il Pallio. Francese, originario di Bordeaux, classe 1943, è noto soprattutto per la sua notevolissima competenza diplomatica internazionale e curiatica, iniziata fin dal 1969 come sottosegretario della Curia per i Rapporti con gli Stati. Le sue capacità sono premiate da Giovanni Paolo II il quale il I° dicembre 1990 lo promuve a segretario della stessa Commissione. E' sempre Papa Wojtyla a consacrarlo Arcivescovo il 6 gennaio 1991 e ad innalzarlo alla dignità cardinalizia in occasione del Concistoro del 21 ottobre 2003. Fece scandalo alcuni anni fa la sua dichiarazione da diplomatico che asseriva che "paradossalmente i cristiani erano più tutelati in Iraq ai tempi di Saddam Hussein". E' proprio la sua capacità diplomatica in sede ONU e per quanto riguarda le relazioni con gli Stati di religione islamica a portarlo il 25 giugno 2007 alla Presidenza del Consiglio per il Dialogo Interreligioso ed a quella della Commissione per le Relazioni Religiose con i musulmani. La sua competenza lo ha poi portato ad incarichi estremamente delicati (ed in momenti delicatissimi) per le notorie vicissitudini connesse, ossia a membro della Commissione Cardinalizia di Vigilanza sullo IOR, e, nel 2013, alla Pontificia Commissione Referente sullo stesso istituto. Di nuovo un Camerlengo dunque con incarichi anche inerenti lo IOR, ma questa volta dallo spessore morale decisamente superiore ed alieno alle scandalosamente sfarzose dimore e ricevimenti del suo predecessore. Un uomo dunque ben più in sintonia con il suo Papa e perciò ben più adatto a farne le veci in Sua assenza.
francesco latteri scholten

mercoledì 17 dicembre 2014

Papa Francesco diplomatico della normalizzazione Cuba USA.


Nuova pietra miliare pontificia nell'isola caraibica. Impensabile ai tempi di Nikita Cruscev e di JFK, ed anche in quelli più recenti di Michail Gorbaciov. Tuttavia, nove anni dopo la caduta del muro di Berlino, anno 1998, c'è una prima avvisaglia ed è, ovviamente storica: il "Leader Maximo", Fidel Castro incontra proprio a L'Avana Giovanni Paolo II, uno dei nomi più significativi proprio per la caduta di quel muro. Il passo successivo è compiuto da Benedetto XVI, il quale, di ritorno dalla capitale cubana osserva: "Oggi è evidente che l'ideologia marxista non corrisponde più alla realtà. Ci vogliono nuovi modelli e un dialogo costruttivo per evitare traumi. Bisogna collaborare in questo senso. La Chiesa sta sempre dalla parte della libertà, della coscienza e della religione." Anche il modello liberal capitalista non regge: "C'è in America latina una schizofrenia tra vita morale e vita pubblica. Vi sono molti i quali sono anche fedeli alla Chiesa ma i cui comportamenti vanno talvolta in direzione opposta. Sono cattolici ma non si impegnano per una realtà giusta. La fede serve anche a liberare dagli interessi falsi. Occorre superare l'attuale divisione sociale (dovuta alla eccessiva discrepanza tra ricchezza e povertà, ndr). Bisogna superare il male e l'idolatria del denaro che condiziona gl'uomini." Dunque "modelli nuovi sia culturali che economici e sociali, modelli che si ispirino ad una concezione antropologica autentica". E' la via imboccata dal Vaticano, che ha potuto contare anche su successi anzitutto spirituali - prima ancora di quelli diplomatici attuali - con la vicinanza alla fede sia di Alina, figlia di Fidel, che dello stesso Fidel. Le contrapposizioni Cuba / USA tuttavia non sono mancate - e forti - anche di recente e così si era giunti da un lato all'arresto di Alan Gross collaboratore Usaid per spionaggio, dall'altra di tre agenti cubani a Miami. Intanto però il canale partricolare Vaticano Cuba era stato, oltre che riaperto, rinsaldato dalla fine delle discriminazioni religiose sigillate con l'apertura di un nuovo Seminario proprio a L'Avana, presente all'inaugurazione lo stesso "Leader Maximo". E' stato così che, già dallo scorso anno, Papa Francesco, sulla scia dei suoi predecessori, ha contattato sia i cubani che lo stesso Barak Obama per risolvere la vicenda di Alan Gross. Si è giunti così alla liberazione di tutti e quattro. Da qui, la prospettiva, indicata ufficialmente da Obama, di una normalizzazione dei rapporti sia di viaggi e turismo, sia economici e, per parte cubana, di liberalizzazione di internet. Prossimo passo è l'imminente apertura di una ambasciata americana a Cuba. Perintanto Barak Obama ha ringraziato ufficialmente il Pontefice per la sua fondamentale mediazione.
francesco latteri scholten

martedì 16 dicembre 2014

Basta con il fondamentalismo islamico e le sue violenze. No a Dio che non ride, sì a Dio che Ride.


Basta con il fondamentalismo e l'integralismo islamico e le sue violenze. Basta con il Burka. Basta con l'infibulazione (amputazione della clitoride) delle donne perché la donna non ha da provare piacere sessuale ma ha da essere oggetto del piacere sessuale dell'uomo. Di quale uomo? Di quello che non sa neppure fare godere la sua donna? E che uomo è? Basta con la lapidazione delle donne e la loro discriminazione in genere. Basta con il taglio delle teste, delle mani, di altri arti, basta con le lapidazioni, basta con le violenze, le sentenze in contumacia, le persecuzioni dei cristiani, dei buddisti e dei fedeli di altre religioni, basta con gl'assassini in nome di Allah. Basta con la condanna a morte per ateismo. Basta con gl'attacchi istero paranoici di massa per una vignetta o per un filmato, che nasconde solo l'inacapacità assoluta di confrontarsi culturalmente e civilmente con gl'altri. Basta con tutto questo che è l'insudiciamento dello stesso Islam, quello vero, quello che fu la cultura di uomini insigni come Avicenna, Al farabi, Ibn Gebirol e tanti altri, che è - ai ns. tempi - il substrato culturale di uomini grandissimi quali Salman Rushdie, condannato a morte in contumacia per aver scritto un romanzo giudicato non ortodosso da chi quel romanzo non ha neppure la capacità di leggere. Basta con ciò che sta a monte di tutto questo: il concetto che il riso sfregi e deturpi il volto dell' uomo e quello di Dio. Perché come benissimo dice già Aristotele nella sua "Poetica" anche Dio ride ed il suo riso è sublime e ad Aristotele miravano con ammirazione Avicenna, Al farabi, Ibn Gebirol e tanti altri uomini illustri ed appartenenti all'Islam, quello Vero e non la sua caricatura grottesca che vediamo in scena nelle violenze di oggi. Una caricatura grottesca che sta all'Islam vero come il Ku Klux Klan sta al cristianesimo. Nessun credente di nessuna religione ha diritto di commettere violenza in nome di Dio, neanche se si chiama Allah. Anche tutti gl'altri hanno diritto alla propria fede religiosa o laica che sia ed alla propria cultura. Chiudo con una frase di Michel Foucault "Qualunque forma di delirio (dunque compreso quello religioso ndr), il fatto stesso di esercitare il proprio delirio, vale a dire di respingere tutto ciò che esige discussione, ragionamento, prova, comporta in quanto tale una certa affermazione di onnipotenza, e ciò risulta assolutamente comune ad ogni forma di follia ...."
francesco latteri scholten.

domenica 14 dicembre 2014

Padre Livio: "... noi le riforme facciamo finta di farle..."


"La Spagna le riforme le ha fatte per davvero, è stato difficile, ma ora piano piano comincia a riprendersi... Il vero problema è che noi le riforme facciamo solo finta di farle...", così Padre Livio Fanzaga, nel suo commento alla stampa dopo il rosario di mezzanotte di sabato u.s. . L'essenza della questione delle riforme è stata centrata appieno, seppure con la a lui usuale grettezza, ma con chiarezza lampante, ormai qualche tempo addietro da Beppe Grillo: "Le riforme della Merkel... Ma le ha mica fatte la Merkel, le ha fatte Schroeder, e sono questo: tu prendi un posto di lavoro per dire da 6.000 Euro e dividi il lavoro e le ore lavorative in tre posti da 2.000 Euro... Bravissimi! Ma così non si è mica creato un solo posto di lavoro in più..." Sostanzialmente coincidenti anche se tecnicamente più dettagliate e politicamente più articolate quelle della Camusso e di Landini. L'osservazione è purtroppo vera. Il fatto è che "un posto di lavoro vero" non è un posto di lavoro creato tanto per dare uno stipendio a qualcuno, bensì un posto di lavoro che produca adeguatamente e si mantenga con quanto produce, il che attualmente è assai difficile visto l'affacciarsi sulla scena di diversi importanti produttori, non solo la Cina ormai prima economia del pianeta, ma anche India, Indocina, Paesi del centro e sud America. Inoltre, creare un nuovo posto di lavoro significa prima ampliare o costruire una nuova fabbrica o industria o azienda e questo richiede degl'anni. Conscio di questo Schroeder ha puntato ad un'opzione immediatamente attuabile, quella della riduzione della sperequazione ovvero della maggior equità: la ridistribuzione di ciò che effettivamente è disponibile. La riforma di Schroeder, conosciuta come politica della Merkel, non è costata sacrifici solo alla Grecia, al Portogallo o alla Spagna, ma alla stessa Germania. Tuttavia è grazie ad essa che anche nella stessa Germania a fronte di un incremento solo ridotto della produttività si è potuto avere una riduzione ben più cospicua della disoccupazione ed addirittura delle nuove assunzioni. Il fatto che proprio in Italia si riscontri la più forte avversione alle riforme trova un parallelismo ed un riscontro nel dato di fatto che è l'Italia ormai il Paese dalla più alta sperequazione. Due dati soli: il consigliere di Obama guadagna 136.000 dollari, quello di Renzi 163.000 Euro; sempre da noi, oltre il 70% della ricchezza è detenuto da meno del 10% della popolazione. Insomma si capisce perché per noi le riforme siano una spina nell'occhio: colpiscono la Vera questione italiana.
francesco latteri scholten