venerdì 15 gennaio 2016

L'Esorcista di Giovanni Paolo II: Padre Matteo La Grua.


"Sono una candela accesa che si sta a consumare..." così Padre Matteo La Grua definiva sé stesso. Don Gabriele Amorth - uno degli esorcisti più noti - lo definisce invece come l'Esorcista più Grande. Giovanni Paolo II lo volle come suo Esorcista personale. Matteo Gregorio la Grua, Frate Minore Conventuale, voti solenni il 19 marzo 1935 presso il Collegio Serafico di Roma, per mandato del Card. Pappalardo, ha guidato il Gruppo Maria del Rinnovamento dello Spirito presso la Chiesa del Sacro Cuore della Noce a Palermo dal 1975 alla sua morte, 15 gennaio 2012. L'Atto che sempre ha connotato in maniera decisa la sua vita è la Preghiera, anche la "Preghiera in Lingue" ma sempre connotata dalla direttiva paolina:"Quando infatti prego con il dono delle lingue, il mio Spirito prega, ma la mia intelligenza rimane senza frutto. Che fare dunque? Pregherò con lo Spirito, ma pregherò anche con l'intelligenza" (Cor. 14, 14-15) Lo ha sempre accompagnato il carisma ed il dono di impetrare la liberazione, la guarigione e la conversione. I fedeli (e non) che hanno potuto beneficiarne sono innumerevoli. "Noi siamo solo di passaggio, non contiamo niente..." era solito affermare ed intanto seguiva le indicazioni dell' Apostolo delle Genti: "Rivestitevi dell'armatura di Dio (...) cinti i fianchi con la Verità, rivestiti con la corazza della Giustizia, avendo come calzatura ai piedi lo zelo per propagare il vangelo della Pace. Tenete sempre in mano lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del Maligno; prendete anche l'elmo della Salvezza e la spada dello Spirito cioé la parola di Dio." (Ef. 6, 11-18.) Ciò che in questo nostro pellegrinaggio si combatte è il Maligno, anch'esso dotato di armi, la carne e la fame di mondo, ed armatura, anch'essa, scimmiottescamente, composta da 5 parti: la conoscenza del Male, il Potere, l'abisso di Perversione, l'Odio contro Dio, l'Inganno. Gli strumenti più efficaci nella lotta sono l'Amore di Dio, l'Eucarestia, la preghiera in lingue, il Santo Rosario. Eppure, dopo 77 anni di Sacerdozio, il Frate della Noce, poco tempo prima della morte che sentiva ormai prossima, provato dalla sofferenza, dichiarava: "Non cambio un giorno di sofferenza con un giorno di potenza, perché Cristo non salvò il mondo con la potenza, ma con la Croce; non con i miracoli che lo accomunano a Dio ma con la sofferenza che lo ha reso vicino ad ogni uomo nel dolore. Se il Signore mi dicesse di ritornare come prima, nel tempo dei miracoli, io direi di no." Oggi ricorre il quarto anniversario della sua morte.
francesco latteri scholten.

sabato 12 dicembre 2015

Moneta elettronica, il totalitarismo assoluto: il perfetto panopticum.


E' un tracciante globale.  Esso include in sé anche quel tracciante geografico, quella specie di GPS, grazie al quale ognuno di noi è, in ogni momento, volendo, immediatamente localizzabile e che ciascuno di noi porta con sé - liberamente - in tasca: il telefonino. In un film di fantascienza datato ormai qualche decennio fa, un meccanismo del genere veniva applicato coercitivamente a carcerati o a persone in libertà vigilata. Se tuttavia il telefonino è un semplice tracciante "materiale", il quale consente la rintracciabilità della nostra persona materiale, del ns corpo e dei suoi spostamenti, la moneta elettronica è molto, molto di più. Essa è infatti un tracciante globale, dunque anche psichico e psicologico sia della persona che di tutti i gruppi sociali. Attraverso essa traspare la totalità della persona: come si muove e quando, cosa fa, cosa e come mangia, beve e dorme, come si veste, se e cosa e come legge, cosa guarda, quali film, se va a teatro o al cinema o allo stadio - e ovviamente dove e con chi - quale musica ascolta e quando etc. Facciamo un esempio concreto, è stata istituita la moneta elettronica. Giovanni si alza al mattino presto e và alla stazione a prendere il treno per Palermo. Alle 7.00 fa il biglietto, ovviamente lo paga e altrettanto ovviamente la moneta elettronica lo registra. Alle 7.08 va a prendere il caffè e il giornale, idem. Alle 9.10 arriva a Palermo, prende un altro caffé ed i cigarillos. Ovviamente paga, e ovviamente la moneta elettronica registra e registra anche a quale bar ha preso il caffé e dove ha comperato i cigarillos e quali cigarillos ha acquistato, come del resto ha già registrato quale giornale ha comperato. Non continuiamo a seguire Giovanni perché già il farlo per questi pochi spostamenti mi ha fatto venire l'angoscia. Si specifica però che - ovviamente - è possibile una traccianza incrociata tra moneta elettronica e telefonino nonché internet. Esce l'analisi dettagliata, non solo degli spostamenti della persona, c'era già, ma l'analisi totale e globale della persona: chi è, cosa fa, come lo fa, addirittura cosa pensa. Attraverso questi dati - si capisce - la persona può poi essere pilotata, in maniera del tutto incognita, ovvero del tutto a sua insaputa, ma, proprio per questo, nella maniera più coercitiva. Il tutto, ancora ovviamente, a spese della persona, come già per il telefonino: è la persona che paga tanto il telefono, quanto la conversazione, quanto la transazione economica. Ma quella economica la paga di più e la pagano di più proprio i più poveri: anche i pensionati e quelli che non ne hanno sono infatti coerciti all'apertura di un conto bancario. Chi guadagna sono, more solito, le banche e le multinazionali, quelli che hanno fatto la crisi che tutti stiamo pagando. Ancora e di nuovo tutti dovremo pagare per loro ed avere ancora meno benefici e più aggravi. In quest'ultimo aspetto il panopticum di Bentham - lo strumento ideale di potere che consente la supervisione totale da parte del supervisore senza che egli, al tempo stesso, possa esser veduto, lo strumento su cui si sono poi realizzate le carceri ed i manicomi, "Sorvegliare e punire", ma anche già prima le biblioteche - è stato addirittura superato: i costi di quello erano infatti a carico dei supervisori, i costi di questi sono addebitati agl'utenti, cioé ai carcerati in cui tutti noi veniamo di fatto trasformati.
francesco latteri scholten.

P.S. Il presente articolo è la ristampa anastatica dell'omonimo già pubblicato nel 2012 e che, vista la cogente attualità dell'argomento e le immutate condizioni, ho ritenuto di ripubblicare immodificato.

martedì 8 dicembre 2015

Giovanni Duns Scoto e la teorizzazione del dogma dell'Immacolata.


"Voluntas divina est causa boni et ideo ipsoquod vult aliquod est bonum." E' l'affermazione dei "Reportata parisiensia" che maggiormente dà conto della linea teologico filosofica che pone un nuovo inizio ed un distacco dalle contemporanee. A lanciarla è Giovanni Duns Scoto, frate francescano nato in Scozia nel 1266 (cica un quarantennio dopo Tommaso) di fatto il maggiore antagonista dell'aquinate. Con lui la separazione tra Teologia e Filosofia, cui già Tommaso aveva preluso, giunge al compimento: l'oggetto della Teologia è Dio in quanto Dio, quello della Filosofia Dio in quanto essere; così anche per l'anima. Scoto è anche il Teologo e Filosofo del primato della Volontà, che è anzitutto volontà divina: Dio crea se lo vuole e crea solo perché lo vuole. Teocentrismo dunque quale rivelato dal Cristo e perciò Cristocentrismo. Il Cristo quale senso e sgnificato di tutto ciò che esiste. Ma, quest'orizzonte pone in una luce del tutto particolare Maria di Nazareth: Madre e collaboratrice per la realizzazione del progetto dello Spirito. Ossia, il concetto dell'immacolata concezione - di cui c'è prefigurazione già nel protovangelo di Giacomo - è la tesi implicita ed al tempo stesso la risultante di tutta la concezione teologico-filosofica del nostro: "Cristo esercitò il più perfetto grado possibile di mediazione relativamente a una persona per la quale era mediatore. Ora, per nessuna persona esercitò un grado più eccellente che per Maria [...]. Ma ciò non sarebbe avvenuto se non avesse meritato di preservarla dal peccato originale". Tuttavia tra dispute teologiche il più delle volte discutibili (per non dire risibili) la Chiesa dovrà attendere ancora secoli sino a quando l'8 dicembre 1854 Papa Pio IX nella "Ineffabilis Deus" accetterà le tesi del francescano scozzese: "...dichiariamo, affermiamo e definiamo la dottrina che sostiene che la beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per una grazia ed un privilegio singolare di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, è stata preservata intatta da ogni macchia del peccato originale, e ciò deve pertanto essere oggetto di fede certo ed immutabile per tutti i fedeli." Pochi anni prima, novembre 1830, nel monastero parigino di Rue de Bac , era avvenuta l'apparizione a Catherine Labouré, mentre quelle a Bernardette Soubirous sono posteriori di 4 anni alla proclamazione. 
francesco latteri scholten

lunedì 7 dicembre 2015

Francia: stravince la Le Pen, Putin suo finanziatore vero leader d'Europa.


Si chiama Vladimir Putin, finanziatore di oltre un terzo della campagna della Le Pen per le prossime Presidenziali, il vero vincitore di Parigi. Soldi spesi assai bene a giudicare da queste amministrative, seria ipoteca non solo per il voto del 2017, ma anche per l'erezione di un nuovo scenario politico europeo, con un asse Mosca Parigi che si designa successore all'attuale Berlino Parigi. Sostenitore acceso di una concezione non islamica dell'Europa, il Presidente Russo ha sostenuto apertamente la sua Jeanne d'Arc. La Francia è adesso sulla via delineata nell'ultimo romanzo del leader del movimento di "Anticipazione sociale" Michel Houellebecq, "Sottomissione" ossia la traduzione di Islam. La caricatura era apparsa sull'ultimo numero di Charlie Hebdo prima dell'attentato, il quale, come quelli di alcune settimane fa hanno indurito l'opinione pubblica francese portandola proprio sullo scenario di "Sottomissione", collocato in un fantapolitico 2022, anno in cui Marine Le Pen novella Jeanne d'Arc è l'antagonista dello scontro finale con Mohammed ben Habbes, leader musulmano inventato da Houellebecq. I dati reali della società francese mostrano invero che lo scenario è assai meno fantapolitico e futuristico di quanto lo si voglia romanzare: solo 60 nuove Chiese negl'ultimi 10 anni (ma ne sono state chiuse 40), contro ben 10.000 moschee ed una religione islamica di fatto prima religione praticata nel Paese (6 Mln di fedeli contro 1.9 Mln); interi quartieri o cittadine trasformati ormai in quartieri di città islamiche dove la legge di fatto vigente non è più quella sancita dalla Costituzione, bensì la Shaaria. Leaders islamici non solo religiosi ma anche politici ormai non fanno mistero ed anzi dichiarano pubblicamente che la costruzione di moschee e l'emigrazione di massa fanno parte di un progetto politico di islamizzazione dell' Europa. Così ad es. il premier turco Tayyp Erdogan ha dichiarato:"Le moschee sono le nostre caserme, i minareti le nostre baionette, e i fedeli i nostri soldati". Una realtà di fatto a cui solo la Le Pen si è apertamente dichiarata antagonista già da tempo: "Per quelli che amano parlare un sacco della Seconda Guerra mondiale, possiamo anche parlare di questo problema (le preghiere islamiche in strada, n.d.r.), perché si tratta di un’occupazione di territorio. E’ occupazione di sezioni di territorio, di distretti in cui la legge religiosa entra in vigore. E’ un’occupazione. Naturalmente non ci sono carri armati e soldati, ma non di meno è un’occupazione e pesa fortemente sui residenti".  Concezioni "di parte" certamente, da un lato e dall'altro ma nondimeno di peso e di rilevanza politico sociale e testimonianti l'esistenza di disegni religiosi e politici eversivi assai gravi. Comunque sia queste amministrative francesi hanno di fatto accezione straordinaria aprendo uno scenario non solo francese ma europeo e globale del tutto nuovo: lo scenario costruito all'indomani della seconda guerra mondiale è di fatto superato dal leader russo che si profila sempre più come il vero leader dell'Occidente.
francesco latteri scholten

lunedì 30 novembre 2015

Chiesa, laicità ed il prologo al Vangelo di Giovanni.


"Paura di perdere i salvati e desiderio di salvare i perduti", così Papa Bergoglio sintetizzava in una omelia del febbraio u.s. il problema centrale della Chiesa di oggi e Saverio Gaeta lo riportava puntualmente in un suo buon articolo su "Credere". A ben vedere si tratta del problema di sempre ma che oggi appare particolarmente acutizzato. Un confronto storico genealogico mostra che in merito la posizione della Chiesa di oggi è assai più fondamentalista ed integralista che in passato, specie in rapporto alla Chiesa dei primi tempi. Un esempio per tutti: Padre Lombardi, portavoce della Santa Sede, ha dichiarato che non si volevano giornalisti di Repubblica al seguito del volo papale per l'America per sanzionare il citato giornale per aver pubblicato in anteprima il testo dell'ultima enciclica del Papa. Probabilmente non si è riflettuto sul fatto che il quotidiano così facendo - in ossequio alla linea di dialogo con i non credenti portata avanti dallo stesso Eugenio Scalfari - portava l'enciclica a confronto con un vasto pubblico che solitamente è alquanto indifferente alle tematiche religiose. Che così non fosse presso la primitiva comunità cristiana lo testimonia ad es. il prologo al Vangelo di Giovanni, il celeberrimo "Inno al Verbo" dove Dio è identificato con il Lògos. Ma, all'epoca, il Lògos era il Dio delle élites culturali greche e romane, mentre il popolo era in massa di orientamento politeista ed il potere invece divinizzava l'imperatore regnante. Gesù stesso riporta la parabola del "Buon Pastore", ma anche qui si tratta di una figura, al pari del Lògos, appartenente alla élite culturale greca, segnatamente, come il Lògos, allo stesso Platone che ne fa l'esempio ne "Il Politico" cui doti dovevano essere fondamentalmente due: quella del tessitore ed appunto quella del buon pastore. Una Chiesa primitiva dunque che proprio a partire dal suo Fondatore e proseguendo con l' "Apostolo delle Genti" era assai più aperta, dialogante e comprensiva delle posizioni laiche di quanto non sia oggi a seguito di un ultramillenario istituzionalismo agostiniano incancrenito cui esito nefasto è stato la donazione di Costantino prima e poi il dogmatismo e quindi l'Inquisizione, figura oscura e terribile che alla Chiesa ha portato a conti fatti solo grande nocumento e la cui immagine è richiamata sinistramente all'attualità da procedimenti contro giornalisti rei di avere portato alla luce malversazioni. Forse non una soluzione, ma certamente la via per una maggiore efficacia al rapporto con la laicità potrebbe essere quella di un ritorno alle posizioni delle origini: quella di Gesù, di Giovanni, di Paolo e, perché no? della Maddalena.
francesco latteri scholten

sabato 3 ottobre 2015

Approvato art 2 DdL Boschi: Senato come BundesRat secondo la Costituente del 1947.


E' un parto assai travagliato e difficile quello uscito dal voto di oggi grazie alla mediazione abile dell' On. Anna Finocchiaro. Non più 315 ma soli 95 Senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali, più 5 nominati dal Presidente della Repubblica. Il progetto originario risale agl'anni immediatamente successivi al secondo conflitto mondiale, quando gl'americani proposero uno stesso progetto costituzionale sia per la Germania che per l'Italia. All'Assemblea Costituente - siamo nel 1947 - il progetto fu bocciato grazie soprattutto al Presidente della stessa, On. Gaspare Ambrosini ed all'On Meuccio Ruini Presidente della Commissione per la Costituzione, i quali - non senza ragioni - paventavano la messa in discussione dell'unità d'Italia . La seconda Camera divenne così di fatto un duplicato della prima e la sua competenza territoriale ridotta alla vacua definizione data dall'art. 57 della Costituzione: "Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale". Le Regioni tuttavia ancora nemmeno c'erano e la loro istituzione dovrà attendere il 16 maggio 1970 con la legge n° 281. A partire da questa data, con due Camere eguali, c'è il problema che una seconda Camera rappresentativa delle Regioni avrebbe subito risolto: quello del coordinamento tra Stato e Regioni. Nascerà a ciò la Conferenza Stato Regioni. Comunque sia, dopo 68 anni, il DdL Boschi finalmente porta a termine un progetto ed un modello ormai non più procrastinabili. Tra i diversi si sono enucleati alla fine sostanzialmente due pomi della discordia, ovvero la relazione effettiva alla territorialità dei nuovi Senatori, e la loro elezione. Il primo è stato risolto in maniera analoga che per il BundesRat, infatti l'articolo 2 dispone che "i Consigli regionali eleggeranno i futuri rappresentanti del Senato tra i propri membri, e che "la durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali dai quali sono stati eletti". Questo però significa anche che a differenza di quanto con l'art. 57 della Costituzione i nuovi Senatori non sono eletti direttamente dai cittadini, come peraltro in Germania sin dal dopoguerra con la BundesVerfassung tutt'ora vigente. Lo stallo tra le due fazioni sia in Parlamento che all'interno dello stesso PD, tra quanti volevano i Senatori eletti dai cittadini e quanti li volevano eletti dai Consigli Regionali è stato superato grazie al validissimo compromesso trovato dalla Presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato, On. Anna Finocchiaro: dare peso ad entrambe le posizioni. Il dibattutissimo articolo 2 del DdL Boschi è stato così emendato ad hoc (emendamento Finocchiaro): l’elezione dei senatori, da parte dei Consigli regionali, dovrà avvenire "in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi, secondo le modalità stabilite dalla legge elettorale". A questo punto l'approvazione dell'Aula è stata piena: 170 sì, 108 no e 3 astenuti.
francesco latteri scholten

martedì 15 settembre 2015

Un caffé con Antonio Presti: Etna nuova tappa della Fiumana d'Arte.


L'Arte è valore culturale e politico - civile. E' etica, è filosofia. Prima ancora però l'Arte è Vita e scelta di vita, e, per Antonio Presti lo è dall'età di ventun'anni quando fece la scelta della sua vita: dedicarla alla diffusione della poetica della bellezza con l'impegno sociale e culturale. Se la vita è dedicata alla Bellezza, necessariamente, viene in mente un nome, quello di Ludovico II di Wittelsbach, Re di Baviera, anche lui mecenate, tra gl'altri, di Richard Wagner. "Voglio rimanere un eterno enigma per me stesso e per gl'altri" affermava il sovrano bavarese, marginalizzato da cospirazioni politiche sino alla dichiarazione di malattia mentale senza alcuna visita medica e "suicidato" il giorno dopo. Assai diversa invece la posizione del mecenate siciliano, per il quale più classicamente - si ricordi ad es. l' "Unum, Verum, Bonum" - "la bellezza è manifestazione o fainestai della Conoscenza e questa un potere. Anzi il vero Potere, il quale si accresce con la trasmissione: più lo si trasmette, più si accresce". E' così che nell'ormai lontano 1982 nasce la "Fiumana d'Arte" che si è rivelata nel tempo lo strumento più fecondo per la valorizzazione anche turistica dei Nebrodi. L'iniziativa socialmente più bella (a mio avviso) di Antonio Presti nasce tuttavia da una concezione volta ad un orizzonte diametralmente opposto a quello di Ludovico di Baviera: non l'Arte come realtà di élite, bensì come valorizzazione socioculturale a cominciare dalla socialità dei quartieri degradati quali quello di Librino a Catania. E' qui che sono realizzati Terzocchio - Meridiani di Luce - un progetto etnoantropologico che riprende l'anima del quartiere, i suoi abitanti, per costituire, a partire dall'obbiettivo di grandi fotografi, un museo - e la "Porta della Bellezza", lunga più di 500 metri e costruita con oltre 9.000 formelle di terracotta... Etica e Filosofia che dunque non restano utopie come i vaneggiamenti di tanti presunti "filosofi", ma che trovano estrinsecazione nella concrezione. Antonio Presti è questo, uomo di prassi, un grande manager: gl'avevo semplicemente chiesto, via mail, del materiale per qualche articolo, mi ha risposto dandomi il suo numero di cellulare. Lo spiazzamento è totale con la telefonata: siamo dopo le dieci di mattina e posso vederlo già alle 11.30... Non ho nulla di preparato, neppure la benzina alla macchina né il caricatore della fotocamera. Mi butto lo stesso e sono a Tusa con una decina di minuti d'anticipo, ma non ho fatto i conti con i risultati del pluridecennale impegno di Antonio Presti: Tusa è piena come un uovo. Trovo posto per la macchina solo in aperta spiaggia, sulla sabbia, a circa un chilometro dall'Atelier sul mare. All'incontro arrivo in ritardo... Lui è in piena attività perché si occupa di persona non solo degl'artisti ma anche dei comuni visitatori dell'Atelier, della direzione del personale, dei contatti telefonici. Finalmente un buco: "Venga, le offro un caffé..." Ci sediamo all'ombra che offre gradevole frescura, ma di nuovo il telefono: "Sì, lei è capitano, ma non mi chiami dottore... Signore, se alla fine ci arriviamo..." E' in maglietta, ma mi concede egualmente una foto, così non devo scaricarla da Google e ce l'ho inedita. Il caffé preparato all' Atelier è ottimo, ma parliamo poco, non solo perché non ho preparato nulla ma anche perché non riesco ad avere la sfacciataggine di approfittarmi della disponibilità. Una concezione tuttavia emerge prepotente, e non è l'enigma di Ludwig, bensì "La Bellezza come disvelamento che rivela la visione dell'invisibile..." Poi la notizia: "Con la Piramide la Fiumana d'Arte si completa, adesso la semina continuerà altrove: l'Etna..."
francesco latteri scholten