domenica 22 dicembre 2019

Buon Natale


“In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirino. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo. C'erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l'angelo disse loro: “Non temete, ecco io vi annunzio una grande gioia , che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia”. E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio e diceva: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che Egli ama”. Luca 2, 1-14 trad. Nestle Aland

giovedì 26 settembre 2019

La Corte Costituzionale apre al suicidio assistito a discrezione dei giudici sovrapponendosi alle Camere.


A differenza del Portogallo, dove il 14 settembre u.s. il Parlamento non ha approvato nessuno dei quattro progetti di legge per l'introduzione dell'eutanasia, da noi invece della politica e del potere legislativo si è pronunciata sull'argomento la Corte Costituzionale:"Non è punibile ai sensi dell’articolo 580 del codice penale, a determinate condizioni, chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidioautonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli" e dunque “In attesa di un indispensabile intervento del legislatore, la Corte ha subordinato la non punibilità al rispetto delle modalità previste dalla normativa sul consenso informato, sulle cure palliative e sulla sedazione profonda continua (articoli 1 e 2 della legge 219/2017) e alla verifica sia delle condizioni richieste che delle modalità di esecuzione da parte di una struttura pubblica del Servizio sanitario nazionale, sentito il parere del comitato etico territorialmente competente”.


La sentenza invero apre ad una serie di problematicità: 1) anzitutto quella etica, sancita dall'art. 2 Cost. Che riconosce i diritti umani, cui primo è quello alla vita e qui la Corte si arroga di pronunciarsi sul diritto alla vita facendo dell'Italia uno dei pochissimi Paesi al mondo in cui ciò avvenga; 2)di competenza in quanto art. 1 Cost. La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione, ovvero, per quanto attiene alle leggi eleggendo un Parlamento cui, art. 70 Cost. spetta la funzione legislativa ed è dunque inammissibile l'ultimatum della Corte al Parlamento prima ed il bipassamento dello stesso poi, con una sentenza: i legislatori (parlamentari) sono eletti infatti dal Popolo, i giudici non li elegge nessuno; 3) circa la sentenza, come osserva il Centro Studi Livatino«non dichiara illegittimo l’articolo 580 del codice penale, ma: demanda al giudice del singolo caso stabilire se sussistono le condizioni per la non punibilità, cioè investe il giudice del potere di stabilire in concreto quando togliere la vita a una persona sia sanzionato, oppure no». In questo modo però, scrive ancora il Livatino, la Corte «fa crescere confusione e arbitrio, ricordando che deve essere rispettata la normativa su consenso informato e cure palliative: ma come, se la legge sulle cure palliative non è mai stata finanziata e non esistono reparti a ciò attrezzati?; 


medicalizza il suicidio assistito, scaricando una decisione così impegnativa sul Servizio sanitario nazionale, senza menzionare l’obiezione di coscienza, di cui pure aveva parlato nell’ordinanza 207; ritiene l’intervento del legislatore “indispensabile”: e allora perché lo ha anticipato come Consulta?».
Insomma è una sentenza che, come bene osserva Massimo Gandolfini del “Family Day” «non porterà alcun diritto civile, maggiore dignità al malato e capacità di autodeterminazione, ma, al contrario, le conseguenze sul piano pratico sono quelle già evidenti nei Paesi dove la legalizzazione dell’eutanasia ha condotto i più deboli su un piano inclinato irreversibile: pressione psicologica sulle persone vulnerabili, abbandono terapeutico di anziani e disabili, crescita esponenziale delle richieste di suicidio assistito, casi di eutanasia senza esplicita richiesta soprattutto per pazienti in stato di coscienza minima (vedi caso Lambert) ed una perdita di fiducia nel rapporto medico paziente». I Vescovi italiani hanno giustamente preso 


posizione circa la sentenza con una nota in cui rilanciano le parole di Papa Francesco per cui «si può e si deve respingere la tentazione – indotta anche da mutamenti legislativi – di usare la medicina per assecondare una possibile volontà di morte del malato, fornendo assistenza al suicidio o causandone direttamente la morte con l’eutanasia». La preoccupazione maggiore, prosegue la nota Cei, «è relativa soprattutto alla spinta culturale implicita che può derivarne per i soggetti sofferenti a ritenere che chiedere di porre fine alla propria esistenza sia una scelta di dignità. I Vescovi confermano e rilanciano l’impegno di prossimità e di accompagnamento della Chiesa nei confronti di tutti i malati. Si attendono che il passaggio parlamentare riconosca nel massimo grado possibile tali valori, anche tutelando gli operatori sanitari con la libertà di scelta». Insomma, una sentenza che sarebbe stato meglio non fosse mai stata scritta.
francesco latteri scholten

mercoledì 15 maggio 2019

Da Michel Houellebecq a Bernard Henry Levì i “Very Big” dell'Intellighenzia francese passano al cattolicesimo ratzingeriano.


Sono immagini grandi e terribili quelle che la Francia, il Cuore dell'Europa, ci dà a vedere. Ultima, orrore puro, la devastazione con le fiamme, della cattedrale di Notre Dame (ma sono oltre un migliaio gl'attacchi alle chiese nel solo 2018). Ci sono le immagini dei disordini portati avanti dai Gilets Jaunes, quelle degl'attentati islamici alBataclan. E sono del resto in sintonia con quelle della Storia francese, terribili ma grandi: i fuochi illuministici e le ghigliottine dellaRivoluzione che in un anno hanno fatto più morti che l' Inquisizione in tutta Europa in quattro secoli; l'imperialismo napoleonico; l'Esposizione Universale del 1889 e la Tour Eifel; le persecuzioni ebraiche e le svastiche naziste durante la seconda guerra mondiale; il '68, frutto marcio tardivo 


dell'Illuminismo ateo ed agnostico. Immagini grandi e terribili che mettono sul tavolo in modo indiscutibile, se mai ce ne fosse bisogno, che le concezioni illuministiche sono antropologicamente false(come del resto i dati statistici sulla denatalità dimostrano) e foriere di senescenza estinzione e morte per le società che volessero metterle in pratica, accentuate magari dall'immigrazionismo di massa. Fortunatamente la coscienza di massa, la coscienza, popolare, se ne è ben resa conto e ci ha donato altre immagini, stavolta ancora grandi ma anche Belle: le immagini Pro Vita dei Family Day. Tanta gente, tanto popolo, pacifici, sereni, festanti, con l'antica radice d'Europa, il Cristianesimo, alba di un giorno nuovo a fronte degli orrori. Una coscienza ormai 


non più propria solo degl'intellettuali della “propria circoscrizione”, deiJacques Maritain, degli Etienne Gilson, ma che già con Jacques Le Goff ha cominciato una decisa e vera ricostruzione dell'era di mezzo, un'era di Luce, e con ciò un valido proselitismo. Su questo fronte un contributo imprescindibile è dato, negli anni '60, dal Concilio Vaticano II che porterà alla caduta del muro di Berlino e con ciò alla fine della Guerra Fredda. Altro contributo importante è, proprio nel 1968, la “Introduzione al Cristianesimo” con cui Joseph Ratzinger, uno dei Teologi rampanti del Concilio (futuro Prefetto per la Dottrina della Fede e Papa Benedetto XVI) diventa “Il Teologo”. “L'Europa o sarà cristiana o non sarà” aveva più volte detto, e, cristiana significa 


confluenza di Giudaismo, Cultura Greca e Diritto Romano, significa Fede e Famiglia, sulle orme di San Benedetto, da cui la scelta del nome. E' una realtà di cui oggi, in Francia, è divenuta cosciente – finalmente – anche la Grande Intellighenzia francese e, segnatamente, nientemeno che proprio quella laica, atea ed addirittura agnostica. Il confronto diventa serrato con“Sottomissione” (è la traduzione di Islam) in cui Michel Houellebecq, Enfant Terrible della Cultura francese, si confronta da un lato con la memoria della società cristiana ormai semidissolta, dall'altro con la società della vacuità, del vano, del nichilismo portata dal '68, e, dall'altra con la diffusione soffocante 


dell'Islam“Serotonina”, dal nome dell'ormone del piacere, ne è il seguito ed affronta la tematica della società edonisto/egoistica ovvero dell'era del rifiuto della responsabilità. E' la rimozione (al solito: per non urtare la sensibilità degli islamici) di una Croce sovrastante la statua di San Giovanni Paolo II a Ploermel a colpire la mente dello scrittore per l'intervista a “Der Spiegel” (anno 2017). Sono proprio i cristiani a stagliarsi positivamente contro la società del rifiuto della responsabilità creata dal '68: “E' come una corrente sotterranea che improvvisamente viene alla luce. Il fatto è che i cattolici devoti stanno mettendo più bambini al mondo. E trasmettono i loro Valori ai Bambini.” “In 


Francia stiamo assistendo ad un ritorno del Cattolicesimo ed i Cattolici in Francia sono diventati consapevoli della loro forza.” E' singolare, sempre nell'intervista allo “Der Spiegel” il confronto cui Houellebecq si lascia andare tra Comunismo ed Islam: “Il comunismo era una specie di falsa religione, un cattivo sostituto, non una vera fede, sebbene avesse la propria liturgia. Una religione è molto più difficile da distruggere di un sistema politico. La religione ha un ruolo chiave nella società e nella sua coesione, è un motore nella costruzione della comunità. L'Islam resterà.” Sulla sinistra post sessantottina, contemporanea, sui suoi radical chic e la sua politica Houellebecq è chiarissimo e lapidario: “La sinistra è in agonia, le sue idee sono 


morte. La sinistra ha perso la sua forza mobilizzatrice. Ho visto il marxismo morire. Ho sempre detto che i romanzi non possono cambiare il mondo. Ma “Arcipelago Gulag” di Solgenitsin ha cambiato il mondo. Il libro fu un fulmine in Francia. Per il marxismo suonò la campana a morte. (…) I mentecatti di sinistra sono diventati veramente insopportabili da qualche tempo. Si comportano come un animale intrappolato che sente che presto finirà.” L'ultimo giudizio formulato da Houellebecq in occasione del conferimento della Legion d'Onore (Aprile 2019) da parte del Presidente Emmanuel Macron è auspicabile: “Il ritorno del cattolicesimo al suo antico splendore è ciò che può riparare la nostra civiltà danneggiata”. Il 


Cattolicesimo cui si riferisce è quello autentico, tradizionale: “sarebbe bene che si allontanasse definitivamente dal protestantesimo e si avvicinasse all'ortodossia”. Insomma, SI' a Papa Benedetto e NO a Papa Francesco. Importanti anche le posizioni dell' “Inamico pubblico” di Michel Houellebecq, ovvero l'altro “Mostro Sacro” della Cultura laica transalpina, il Filosofo Milionario Bernard Henry Levì. Pupillo di Jean Paul Sartre in persona ed autore del miglior testo sull'esistenzialista francese (Sartre il Filosofo del XX secolo), è stato fortemente colpito dalla conversione della sorella minore, Veronique, proprio al Cattolicesimo. Presente, tra lo stupore generale, nella cattedrale di Notre 


Dame alla prima domenica di Quaresima del 2012 in occasione del suo battesimo“Sur la Vie de la Croix” è il libro in cui essa ha raccontato il suo percorso di conversione. “Ho dovuto rendermi conto – così Bernard Henry - che non si trattava di una infatuazione puerile bensì di un grande e forte cammino interiore di crescita psicologica spirituale e teologica: Veronique è ora animata da una nuova grande forza interiore. Ho avuto la sensazione colpevole di aver tralasciato di trasmettere qualcosa a questa mia piccola sorella che potrebbe essere mia figlia”. Da quella domenica di Quaresima del 2012 l'interesse ed il confronto con il 


cattolicesimo si fanno serrati anche per l'ex pupillo di quel Jean Paul Sartre che stava anch'egli per convertirsi nel '43 prigioniero in Campo di Concentramento insieme a dei Padri Gesuiti e la cui mancata conversione è uno degli esiti che hanno portato al nefasto '68. I suoi frequenti viaggi gl'hanno fatto così scoprire, anche a lui come già a Houellebecq, l'Anima Cristiana dell'Europa seminata da San Benedetto ed a cui fa riferimento Benedetto XVI.
francesco latteri scholten.

giovedì 6 dicembre 2018

Gilets Jaunes: a fuoco la Francia degli Illuministi.


E' significativo molto che il commento più adeguato alle vicende drammatiche di Francia sia proprio quello di Enrico VII, Conte di Parigi e legittimo erede al Trono di Francia: “L'irresponsabilità e l'impunità dei nostri responsabili mettono in esergo la drammatica realtà di una vacanza del Potere”. Quella infatti che va a fuoco è la Francia più celebrata, quella degli Illuministi, che ha portato ad una società senza storia, senza radici, senza valori e dunque senza identità in nome di ideali che perseguono una società edonista e materialista cui unico dio è alla fine, cadute tutte le maschere, il denaro ed invero costruiscono una società povera, denatale, 


senescente ed agonitica con l'uomo ridotto non solo a bestia ma a numero ed è significativa l'osservazione di Benedetto XVI che il demonio sia l'unico essere a non avere un nome proprio ma ad essere designato da un numero: 666. E' la morte degli Enciclopedisti, dei Diderot e d'Alambert, ma anche quella di Rousseau, Robespierre, Saint Just e di tutti gl'altri Testa di Cazzo che si sentono il Sale della Terra: la morte della Rivoluzione Francese, l'abominio che è stato capace in un pugno di anni di fare più morti nella sola Francia che l'Inquisizione in quattro secoli in tutta Europa. E' infine la morte del '68, frutto marcio delle stesse radici e della mancata 


conversione allo Stalag XII D di Treviri nel 1940 (dove compose Bariona il miglior pezzo del Novecento sulla natività di ns Signore) di Jean Paul Sartre da cui “L'Essere ed il Nulla” trova il suo necessario seguito nei “Cahiers pour une Morale” scritti subito dopo, nel 1948, ma pubblicati postumi perché senza fondamento metafisico e Sartre stesso non era un antimetafisico, anzi. Ma che fondamento può esserci se Dio non esiste, “l'uomo (come già per San Tommaso ma per lui Fondamento era Dio) è l'essere che non ha e non può avere fondamento in sé”... Ci potrebbe essere la società: ma se è quella nazista di Hitler o quella stalinista di Stalin? Ecco la 


nascita di quella porcheria che è stato il '68. E Sartre, il Filosofo del XX secolo, che fosse senza fondamento lo sapeva benissimo e la pubblicazione postuma ne è la prova. E' mentire sapendo di mentire, è essere un corrotto di merda. E' qui, al tempo stesso, l'incapacità di conversione di molti, di tantissimi, di intere masse. Il fatto è, come molto correttamente osserva Houellebecq in “Sottomissione”, che “l'Europa, in primis Francia e Germania, senza cristianesimo è morta come ben dimostra la I guerra mondiale”. Considerazione peraltro parallela a quella di Benedetto XVI: “L'Europa o sarà Cristiana o non sarà.” Ma, il cristianesimo è allora la domanda 


basilare dei nostri tempi, giustamente posta da Houellebecq, è in grado di rivivere? E qui si pone anche il confronto con l'Islam religione degl'immigrati ovvero di tanta parte della popolazione che la propria religione e con essa le proprie tradizioni e valori li hanno conservati e con queste modelli sociali – per me non condivisibili – ma che, al pari di com'era quello Cristiano, sono vivi e vitali, giovani, prolifici e non degenerati, senescenti e agonitici. Qui è anche la questione della Donna e se è vera la deplorevole misogenia dell'Islam, giusto il diritto alla Dignità della Donna, è vero anche l'interrogativo su quanto, grazie 


all'Illuminismo, la donna di oggi sia ancora Donna. Senz'altro non è più la Mulier della Tradizione Classica da cui l'Occidente e l'Europa nascono, senz'altro non è più la Donna della Cristianità che trova in Maria di Nazareth il suo modello. Qui è anche la Colpa della Chiesa: “avete voluto seguirci ad ogni costo su una via sbagliata” come osserva giustamente Gianni Vattimo. Il volersi a qualunque costo “adeguare” ad un modernismo mortifero e si vedano il tanto indebitamente celebrato Card. Martini e, ad esempio, la sua abolizione delle celebrazioni dei decennali di matrimonio (cosa c'è di più Cristiano della celebrazione del matrimonio e della famiglia?) in 



Duomo a Milano per “non urtare la sensibilità dei divorziati...” (ma vaffanculo). Sempre a proposito dello stesso Card. La frase detta ad un più fedele ai valori ed alla tradizione Benedetto XVI: “te ne devi andare...”: ecco la concrezione del suo voto di fedeltà ed obbedienza al Papa, non diversa da quella ai valori Cristiani... Si vedano gli sproloqui accademico poetici ostentati per la più mirabile e moderna delle sociologie illuministe del Card. Ravasi... Si vedano tanti cristiani sacerdoti e non che tolgono crocifissi e presepi per no urtare la sensibilità dei non cristiani, per non dire ahimè di certi personaggi figli di 


ideologie figlie di quelle illuministiche assurti ahimè a Generali di importanti Ordini religiosi ad es. Padre (?) Sosa dei Gesuiti e, si vedano pure, ancora ahimè, certe – giustamente assai messe in discussione – Encicliche papali. E le chiese si svuotano ogni giorno di più perché, grazie a Dio, come osservava già Gesù nel Vangelo, le pecore hanno riconosciuto i falsi pastori e non li hanno seguiti.
francesco latteri scholten.

martedì 8 maggio 2018

Il '68: una porcheria nel suo 50° anniversario.


La scintilla è lì, il 3 maggio 1968 alla Sorbonne icona francese dai tempi di San Tommaso, e la motivazione giusta e sacrosanta: la libertà di studio e di insegnamento. La stessa dei moti studenteschi del 1229, sempre alla Sorbonne, che videro sulle barricate con gli studenti, in sua difesa, tra gl'altri, appunto l'aquinate che per l'occasione uscì con il suo scritto più accorato: “Contra impugnantes Dei cultum et religionem” (all'epoca Tommaso era un grande ed inviso progressista). Nel '68 sulle barricate con gli studenti ci sono professori ed intellettuali non meno famosi e significativi di Tommaso ai suoi tempi (ne cito solo alcuni): un giovane e brillante Michel Foucault autore di testi come “Sorvegliare e punire”, “Il potere psichiatrico” “La storia della follia” “L'ermeneutica del soggetto”; 


una già attempata Simone De Beauvoir icona del femminismo francese e della resistenza; il suo compagno di sempre, amico di Foucault, Jean Paul Sartre: “L'essere ed il nulla”, “La Nausée”, “Les mains sales”. Tuttavia, se nel 1229 la sommossa raggiunge intensità significative, essa si appella però direttamente alle massime autorità civili e religiose, il Re ed il Papa, per i propri diritti, mentre invece nel 1968 le rivendicazioni assumono assai presto connotazioni antisistemiche tout court dove il sistema è avversato perché tale. Il “maggio francese” diventa una cassa di risonanza in cui confluisce tutto un filone iniziato negli anni '50 e '60 con forte diffusione grazie soprattutto, ancor prima che all'università, alla musica ed al cinema. Tra le icone più celebri i Beatles, i Rolling Stones, Bob Dylan, i Queen; per il cinema il 


celebre “Pat Garret e Billy the Kid” e le tante interpretazioni di John Wayne. La concezione che ritroviamo è però a ben vedere più datata e la si ritrova in pieno in quei figli deviati dell'Illuminismo che furono i romanticisti, in particolare ben ritroviamo molto di Nietzsche e di Leopardi. La radice filosofica la ritroviamo in una non corretta lettura di Platone già ai tempi del Rinascimento. C'è la cristallizzazione del pensiero di Platone ne “La Repubblica o sulla giustizia”, “Il Simposio”, “ il “Teeteto”, il “Gorgia”. In particolare la concezione – al pari che in Nietzsche, Leopardi e nelle correnti anni '50 e '60 - astratta dell'uomo che di fatto è sradicato dalla famiglia, dalla patria, dalla storia. Da qui una concezione del diritto e della giustizia falsati. Correttamente nei “Lineamenti di filosofia del Diritto” (ma anche nell' 


“Enciclopedia”) Hegel osserva come sia con la nascita della Famiglia, primo nucleo della società e dello Stato che il diritto passi da astratto a diritto concreto. Platone invero fa anch'egli questo passo quando nel suo ultimo scritto (fu trovato “addormentato” mentre ne ricorreggeva il testo già ultimato), i “Nomoi”, le Leggi, si chiede quale debba essere non il diritto astratto e lo Stato ideale, bensì il diritto concreto nello Stato storicamente dato. Non c'è più, come negli scritti di prima, l'Eros che è anche pederastria o omosessualità, bensì amore di coppia – eterosessuale – finalizzato alla procreazione. E' il punto che Nietzsche e Leopardi (di entrambi sono note le tendenze 


omoerotiche) e le correnti anni '50 e '60 così come il '68, rigettano. L'uomo che ne risulta è un uomo sradicato senza famiglia, patria e storia, quello riproposto da tanti media di oggi e celebrato perché utile al capitalismo. E di fatto, come ha ben evidenziato più di una indagine economica, i sessantottini sono i “ribelli” più ricchi nella storia della Francia: una sommossa radical chic come acutamente osservava Pier Paolo Pasolini: “La piazza borghese contro i poliziotti proletari”. Con il rigetto del diritto che passa alla concrezione con la famiglia, si pongono le radici dei movimenti LGBT, Gender, matrimoni gay, uteri in affitto, concezione in provetta e quant'altro. L'esito più nefasto è la rottura 


dell'equilibrio tra persona e società, che, se è vero che prima era un tantinello spostato sul lato della società, adesso lo è sulla persona. Ma così il concetto stesso di persona è mutato radicalmente. La società invece è distrutta con tassi di geriatria e decessi che non possono essere più pareggiati dalle poche nascite. Insomma si porta avanti una ideologia di disidentità e di morte. E, forse, non è un caso che siano dei satanisti Mick Jagger degli “Stones”, Freddie Mercury dei Queen, Bob Dylan e John Lennon. Vogliono, come tutto il '68, collocarsi “oltre”, superare, andare “al di là”: stanno uccidendo il nostro mondo a cominciare dalla Famiglia, dalla Patria, dalla Cultura, dalla Persona. Solo in Italia ogni due anni scompare per 


denatalità una città come Messina, 350.000 abitanti. Se si fosse gettata un'atomica se ne parlerebbe tra duecent'anni, così non dice niente nessuno... Al tempo con l'immigrazione ne sorge un'altra di 250.000 abitanti: una vera sostituzione etnica. Ecco la realtà dell' “oltre”. Michel Houellebecq bene descrive il '68 come “l'anno della catastrofe, che ha lasciato solo miseria, individualismo e violenza”. In sintesi: il 68? Una Porcheria.
francesco latteri scholten.

martedì 30 gennaio 2018

Acquedolci: conferita la cittadinanza onoraria al Rettore di Uni CT Francesco Basile ed al Prof. Guido Basile.


Giornata importante e carica di fascino ed emozione per la ridente cittadina nebroidea e la nuova amministrazione che ha potuto accogliere due tra i più quotati luminari siciliani, il Prof. Francesco Basile, Magnifico Rettore dell'Università di Catania ed il Prof. Guido Basile della stessa. Discendenti da una delle più antiche famiglie della nobiltà siciliana, investita della “baronia del grano” nel lontano 1473, e che partecipò in epoca più recente all'unità d'Italia, si sono entrambi distinti per il loro valore di scienziati. Il Prof. Francesco Basile, eletto Magnifico Rettore dell'Università degli Studi di Catania per il sessennio 2017 / 2023, è stato attivo alla Mounth Sinai School of Medicine di New York, al Mayo Clinic di Rochester, al Department of Surgey della Harward 


Medical School, al Massachusetts General Hospital di Boston, al St. Mark's Hospital di Londra ed è l'istitutore del dottorato di ricerca di “Fisiopatologia del politraumatizzato” poi evoluto nel dottorato di ricerca in “Fisiopatologia pre e post operatoria in chirurgia d'urgenza”. Il Prof. Guido Basileè invece docente di chirurgia d'urgenza sempre presso l'Università di Catania, ha frequentato anch'egli il Massachussetts General Hospital di Boston è passato successivamente all'Institute of Urology di Londra ed al Dipartimento di Urologia della Boston University. L'accoglienza, alle 10.30 am, è stata data dal Sindaco Avv. Alvaro Riolo, dal Vicesindaco Dott. Salvatore Oriti, dalla Presidente del Consiglio Comunale Dott.sa Valeria Rubuano, dagli Assessori Cirino Rotelli, 


Dott.sa Nicolina Pulvirenti, Dott. Giuseppe Reitano e dai Consiglieri Dott. Giuseppe Salerno, Salvatore Scaffidi Fonti, Salvatore Barone, Monica Fiocco e Bettina Versaci. “La presenza di tutta la famiglia Basile – ha esordito il Sindaco Riolo - è un ulteriore lustro per tutta la comunità acquedolcese, una famiglia da sempre distintasi pereccellenza scientifica ma anche civica ed umana. Lo spirito di servizio ed il rispetto delle istituzioni sono altri due fattori che hanno avuto un ruolo nel conferimento della cittadinanza onoraria così come l'affetto ai cittadini e l'amore per Acquedolci sempre dimostrati in ormai oltre un quarantennio. Nelle occasioni si mostrano i gioielli di famiglia e per la comunità di Acquedolci i gioielli di 


famiglia sono i nostri giovani impegnati anche nell'alternanza scuola / lavoro e, proprio in riferimento ai giovani chiedo alla famiglia Basile di aiutarci in percorsi di crescita e progettualità. Può considerarsi in questo senso anche l'altro evento di oggi, l'inaugurazione della nuova sede dell'Antiquarium della Grotta di San Teodoro. Per tutti e due gli eventi un sincero grazie al mio “fratello maggiore” il Dott. Oriti che ne ha anche sostenuto la gran parte del lavoro, un grazie anche a Salvatore Scaffidi e a tutto il Consiglio Comunale.” Il Dott. Giuseppe Salerno ha invece ribadito che il conferimento è dato per il comportamento tenuto dalla famiglia Basile da oltre ½ secolo ed ha auspicato che la cittadinanza onoraria sia proficua anche per futuri incontri scientifici come un Rettore ed un Professore di 


Università possono garantire. “Per me – ha proseguito Salvatore Scaffidi – l'immagine dei Basile è un ricordo d'infanzia, quando con l'autobus o con la 600 si andava a Catania per curarsi e si tornava con l'entusiasmo per come si era stati accolti. Altro ricordo è quello di amici dipendenti o collaboratori della famiglia Basile tutti orgogliosi di essere loro dipendenti. Un caloroso Grazie a tutti e due, al Rettore ed al Professore. Colgo l'occasione per lanciare anche l'iniziativa della dedica di una via cittadina al Prof. Attilio Basile.” La parola è poi passata ai due destinatari dell'onoreficenza: il Prof. Guido Basile si è congratulato per le tante iniziative della nuova amministrazione, ma specie per quelle volte alle fasce più deboli, i giovani e gli anziani. “Conto di venire più spesso ad Acquedolci anche per rispondere alle aspettative poste.” Per ilMagnifico Rettore, Francesco Basile, quello con 


Acquedolci è un rapporto bello e importante che riporta all'infanzia ed alla fanciullezza, “tempi cui risale la mia amicizia con il Dott. Oriti. Ad Acquedolci venivo spesso, poi ho seguito le orme di mio padre: grazie alla proposta di Salvatore Scaffidi di intitolargli una via cittadina. Acquedolci è sempre stata ns soggiorno quando venivamo da Catania. I progressi amministrativi e sociali sono molti e l'impegno e l'attenzione al rapporto scuola / Università / lavoro è fondamentale per dare una possibilità concreta ai giovani: bisogna riuscire a creare percorsi concreti. Fin da ora, in questo senso posso garantire il mio triplice impegno: personale, professionale ed istituzionale da cittadino di Acquedolci titolo di cui posso da oggi fregiarmi”. Ultimo oratore è il Vicesindaco,Dott. Salvatore Oriti: “Quello di oggi è un evento che arriva con 10 anni di ritardo, lo avevo infatti avviato 



quando ero Sindaco... Ma io le cose le porto a termine. Oggi sonodoppiamente contento perchè riprende in nuova forma anche l'attenzione alla Grotta di San Teodoro, anch'essa in abbandono con l'amministrazione successiva alla mia... Salvatore Scaffidi ha ricordato il Prof. Attilio Basile: ebbene - ha proseguito Salvatore Oriti -, il bollettino dell'Ateneo, in occasione della sua scomparsa ne ricorda i 102 anni di vita e 70 di chirurgo, e le due passioni prime: passione per la chirurgia ed il desiderio di conoscere e la capacità di amare l'uomo. Dobbiamo lavorare anche ad un convegno scientifico per la istituzione di una Borsa di Studio intitolata proprio al Prof. Attilio Basile che ponga al centro questi valori... Abbiamo dovuto combattere per l'acqua ma oggi, dopo averla fornita ai cittadini, siamo riusciti anche a far riprendere a funzionare la fontana comunale: un buon segno...” La consegna delle pergamene e delle targhe ha poi concluso la cerimonia.
francesco latteri scholten.