domenica 30 giugno 2013

Ultima lettera Moro su sedili R4 e presa da Cossiga?


Ustica docet: dopo 30 - 40 anni, meglio 50 o più, qualcosa riesce a trapelare. Per la vicenda Moro gli sviluppi, se confermati, sarebbero addirittura clamorosi e la Storia recente del ns Paese dovrebbe esser riscritta. Per il momento il condizionale è d'obbligo. I fatti emersi e sull'accertamento dei quali le indagini stanno dando da farsi, sarebbero soprattutto tre. Un noto testo - non sto divagando - di antropologia, al capitolo dedicato alla tanatologia afferma: "La morte è un fenomeno definibile solo negativamente quale cessazione delle attività vitali (...) La morte di un soggetto è connotata essenzialmente da elettroencefalogramma e cardiogramma piatti." Dunque un cadavere non sanguina perché in esso non vi è attività cardiaca e perciò circolazione del sangue. Ebbene, il primo fatto sarebbe quello che sarebbero state rinvenute ed occultate tracce ematiche del Presidente DC nell'abitacolo e sui sedili della R4 nel cui bagagliaio è stato rinvenuto il suo cadavere: ergo lo statista non sarebbe stato ucciso nel covo delle BR, come sempre ritenuto, bensì all'interno della R4 ed il suo corpo sarebbe poi stato deposto nel bagagliaio della stessa. Si tratta di una versione molto più plausibile di quella sinora accettata. Il secondo: l'ultima lettera di Aldo Moro sarebbe stata sui sedili della R4. Il terzo: Francesco Cossiga, allora ministro dell'Interno, cui dunque rispondevano sia le forze di polizia che i servizi e che - personaggio assai discutibile - faceva parte anche sia della P2 che di Gladio, si legga servizi deviati, sarebbe giunto sul luogo ben due ore prima del ritrovamento ufficiale del corpo di Moro ed avrebbe rinvenuto ed occultato la lettera. Quest'ultima circostanza confermerebbe quanto già si vociferava a suo tempo, ovvero che il picconatore fosse asceso al Colle grazie a pressing possibilitati dalla sua "conoscenza" della vicenda Moro.
francesco latteri scholten.

sabato 29 giugno 2013

Ciao Marga.




Si è spenta all'insegna delle parole di Epicuro: "Finquando ci sono io non c'è la morte, quando c'è la morte non ci sono più io...". Io, con Seneca, un epicureo, oso aggiungere: "Un uomo è vivo finquando è vivo il ricordo di lui tra gl'uomini", e tu, stai tranquilla, sei più che viva. Sei stata il più grande degli astrofisici italiani, ma io - probabilmente per il tuo impegno al femminile - associo il tuo nome a quello di Maria Montessori e, più in là a quello di Oriana Fallaci, giornalista come tu avresti voluto essere prima del tuo incontro con la Scienza. A quello di Simone De Beauvoir, impegnatamente laica ed atea, contraria ad istituzioni come il matrimonio, ma poi per una vita a fianco del suo Jean Paul Sartre, come tu del tuo Aldo. Atea, ma come te, profondamente amante della vita, di tutti, degl'uomini, degl'animali, delle piante, del mondo, testimoniandolo così radicalmente da far tornare alla mente le parole con cui Aristotele chiudeva la sua Metafisica: "... Vita, e Dio è Vita e lo è eminentemente, perché Dio è questo." Come Maria Montessori e Simone De Beauvoir hai testimoniato l'importanza e soprattutto la bellezza della vita di una donna dedita alla Scienza, alla Ricerca, all'Università. Come loro e con loro hai aperto orizzonti nuovi di mondi nuovi, non più declinati solo al maschile e perciò più vasti e ricchi. Hai guardato all'universo - al tutto - affascinata e volta alla peculiarità, alla singolarità. Ed anche questo ti accomuna alla Montessori ed alla De Beauvoir che lo hanno fatto rispettivamente in pedagogia, sociologia e filosofia. Docente di astrofisica sei stata per tutti anzitutto una grande maestra per la vita quotidiana, ordinaria, per il rapportarsi a sé, agl'altri, alle cose. Hai finito per incarnare quanto affermava Sartre: "... alla fine tutta la mia vita non ha voluto essere che questo: una melodia di sassofono nella sua bellezza cristallina, pura, armoniosa...".

francesco latteri Scholten.

venerdì 28 giugno 2013

Economia, Sharia, Umma e Fatwa.



Il "fainestai", l'apparenza, cambia, la sostanza resta. E l'economia è anche cultura, è modo di vivere cioè di spendere. E due fatti, a poca distanza uno dall'altro, la crisi degli anni '90 e l'attacco alle torri gemelle, hanno aperto uno iato tra economia dell' Occidente, in particolare degli USA, ed economia dei Paesi islamici con uno spostamento massiccio di capitali a favore di questi ultimi. Il trascorrere del tempo sino ad oggi ha solo rafforzato il trend. La crisi degli anni '90 porta in auge uno dei Paesi islamici più colpiti dalla stessa, la Malesia, la quale però è connotata da una economia fortemente aderente ai principi islamici, specie nel settore bancario e finanziario, in particolare alla Gharar, il divieto della speculazione ed il dovere della Sharia, quella che noi chiamiamo solidarietà. L'applicazione della Gharar e della Sharia sono basilari per la realizzazione dell' Umma, il bene comune. E' proprio con un appello alla Sharia che l'allora premier Mohamad Mahathir riesce ad uscire dalla drammatica situazione in cui versa il suo Paese, la risposta dei "fratelli" islamici è infatti immediata e tutti aiutano e tra gl'aitanti più illustri, oltre ai sauditi c'è ad es. Mohamed Al Fayed, padre di Dodi. Il fattore religioso culturale dunque è stato ed è ancora attualmente determinante per l'economia. Fattore che ci differenzia - connotandoci in negativo - dalla cultura islamica: noi infatti ci sentiamo prima americani o francesi o italiani e solo poi ed eventualmente cristiani; l'islamico si sente prima ed anzitutto islamico e poi malese o arabo o egiziano. Noi ci sentiamo prima legati ad un mercato e solo poi ed eventualmente alla concrezione dei valori cristiani del divieto della speculazione, dell'usura, al dovere della solidarietà. L'economia islamica li pone con la Fatwa, ossia per editto, cioé con norme direttive di fatto vincolanti a quei valori che di fatto invece la ns economia occidentale avversa nella sua disonesta pratica. La crisi degli anni '90 perciò finisce per creare una barriera normativa tra i Paesi islamici e quelli occidentali. L' 11 settembre partorisce invece il "Patriot Act", normativa antiterroristica la quale di fatto però interviene - e fortemente - anche nel settore economico creando una ulteriore barriera, questa volta da parte degli USA, che disincentiva di fatto - e portandoli al crollo - gl'ingenti investimenti islamici. Doppie barriere dunque ancora esistenti, ben salde ed in forte ispessimento. Si ripropone oggi perciò ciò che già si era visto nei tempi andati e che uno dei più autorevoli specialisti del Medio Evo, Henry Pirenne, aveva indicato quale sfondo contestuale connotativo della Storia di quel periodo in un suo celeberrimo studio dal titolo assai significativo: "Maometto e Carlo magno". E' forse utile ricordare che l'impero carolingio ha potuto crearsi proprio nella ispirazione a quei princìpi cristiani, l'allontanamento dai quali ne fu la causa del disfacimento. Guardando oggi alla Sharia, alla Gharar, alla Umma, poste come norme concrete dell'economia, e poi volgendoci a quella nostrana, viene in evidenza anzitutto il sempre più massiccio ateismo dell' Occidente, e poi la figura di quel Padre Flynn di joiciana memoria che si staglia nel primo dei racconti di "Gente di Dublino". E' triste per un occidentale dover riconoscere che la gigantesca crescita finanziaria dei Paesi islamici abbia per origine una superiorità morale: loro praticano quei valori ai quali specie noi cristiani diciamo di ispirarci, solo che loro lo fanno, noi siamo come Padre Flynn ed il suo pubblico: facciamo belle parole agendo poi apertamente in contrasto con esse, anzi, dando per scontato che così sia: Padre Flynn celebrava messa e faceva il predicozzo davanti ad un pubblico di usurai dai quali era allegramente finanziato ... E così mentre da noi banche e finanza tracollano nella sporcizia dei derivati, inventati da Michele Sindona, degno uditore di Padre Flynn, da loro prosperano (e meritatamente).

francesco latteri scholten.

martedì 25 giugno 2013

Finita secondo le profezie di Montanelli l'Italia berlusconiana.


"... finirà male e nel fango..." così il grande Indro Montanelli dopo uno dei suoi ultimi incontri con il Cav. . Grande Giornalista, ma soprattutto grande intenditore d'Italia e della sua Storia, specie politica, aveva cercato di cooptare Berlusconi ad un indirizzo diverso. Ed è la sentenza del processo Ruby - per discutibile che sia, con una interdizione che "puzza" di politico - a porre la parola Fine all'ultimo non roseo ventennio di storia italiana, peraltro già apertamente al declino. Erede del CAF (Craxi, di cui Berlusconi fu braccio destro, Andreotti Forlani) e con esso della P2, ne ha tentato la prosecuzione politica e ripetuto la fine ingloriosa. Se tuttavia nel tracollo del CAF vi è stato un "nuovo" leader, degno di questo nome, capace di porre un nuovo soggetto politico, Forza Italia, subito portato al successo alle elezioni del '94, così non è oggi. Le ultime politiche infatti hanno mostrato chiaramente il naufragio dei vari tentativi dei suoi colonnelli, soprattutto dalle fila degli ex AN, ma anche altri di "mettersi in proprio" o di assurgere a "delfini". Le successive amministrative hanno poi mostrato che senza Berlusconi non esiste il PdL e neppure la lega. Al nuovo e creando soggetto politico, una riesumazione di "Forza Italia", la sentenza assesta un duro colpo, ma quasi sicuramente se ne sarebbe registrato egualmente il naufragio per l'integralismo intrinseco del progetto, il ritorno al concetto di Stato azienda che rifiuta quel compromesso tra questi e la realtà politica che è lo stesso PdL e dunque pone un contrasto forte con i propri colonnelli ed anche con buona parte della propria base. Insomma, la "Cronaca di una morte (politica) annunciata". L'Italia del dopo è contrassegnata essenzialmente dal vuoto ideologico e politico e dove pare porsi come possibile erede o coerede quello che fu il primo a porsi apertamente la questione del "dopo": il rottamatore Matteo Renzi dello schieramento politico opposto, ma dichiaratamente aperto a proveninze da altre realtà politiche. L'idea dello Stato azienda pare debba comunque essere perlomeno attualmente abbandonata, così come quel progetto presidenzialista che avrebbe dovuto supportarlo. Ma questo è quello che già intravedeva Indro Montanelli: a buon intenditor poche parole.
francesco latteri scholten.

lunedì 24 giugno 2013

Processo Ruby, un'interdizione che sa tanto di politico.



Alla fine è arrivata. La sentenza del più rumoroso dei processi contro Berlusconi, quello riguardante la giovane ed avvenente Show Girl Ruby. Posso immaginarmi ancora un Berlusconi più vivace e tentato di altri, ma concussore no, non ne avrebbe mai avuto bisogno. Neppure un Berlusconi sfruttatore, la legge italiana vieta lo sfruttamento e non la prostituzione. La storia della "nipotina" di Mubarak è certamente discutibile, ma volerla innalzare a vicenda giudiziaria è da teatrino dell'assurdo. Ciò che emerge sia da dati, da intercettazioni, da indagini, è piuttosto altro, ovvero che a Berlusconi sia stato imbandito una specie di "Truman Show" in cui gli era lasciata la parte del "Grande Conquistatore" dell'irresistibile "Sciupafemmine" a cui nessuna riesce a dire no, a suo danno - ovviamente - e stupisce che di ciò la magistratura non abbia assolutamente tenuto conto. Ancora più è provato che tutti abbiano tratto profitto e non solo economico da Berlusconi e anche di questo stupisce (e di più) che la magistratura non abbia tenuto conto, eppure di a cosa servisse "Papy" e come le varie ragazze lo sfruttassero era ben venuto fuori. Più che circa la vicenda in sé vanno tuttavia fatte delle osservazioni, e sono estremamente gravi, circa la sua gestione da parte delle istituzioni, sia mediatiche, sia politiche, sia giudiziarie. Le vicissitudini private di un cittadino, sante o discutibili che siano, quale espressione e connotazione morale del suo partito politico, e questa contro le altre parti politiche: è inammissibile. Ancora, "la mia immagine di giudice" contro "la mia immagine di politico": è inaccettabile ed è sovversivo rispetto al nostro ordinamento costituzionale che riconosce la montesquieuiana divisione dei poteri. E' sovversivo perché alla fine il cittadino DEVE essere colpevole perché altrimenti il giudice è un incapace. Impostazioni che istituzioni serie avrebbero assolutamente dovuto evitare. Una sentenza a questo punto, la quale inasprisce di ben 2 anni - 7 invece di 5 - le richieste dell'accusa è necessariamente sospetta e fortemente. L'ulteriore accanimento - perché a questo punto questo è - con l'interdizione a vita dai pubblici uffici avrebbe poi a qualunque costo dovuto essere evitata perché essa ne prova con certezza la qualifica di sentenza politica, inaccettabile per il ns ordinamento. Una sentenza da Robespierre, da Saint Just, da Stato dei giudici. Manca solo la ghigliottina.
francesco latteri scholten.

domenica 23 giugno 2013

Soldi alla gente invece che al calcio: W gl'Indignados brasiliani.


L' Italia ha perso. Atmosfera blindata, esercito per garantire una partita di pallone, scene purtroppo già viste, un pò dappertutto, anche altrove. Il Brasile, una delle potenze mondiali emergenti degl'ultimi decenni, è in fermento da diverso tempo. Ormai le cose sono degenerate in tumulto aperto in diverse città, specie le più popolose. E' un ulteriore piccolo rialzo del prezzo (l'ennesimo) del biglietto dei mezzi pubblici la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Dei 165 Mln di abitanti, di cui oltre il 55% di origine europea, per una superficie di 8,5 Mln di Kmq, ben il 79% abita i grandi centri urbani, e ben 18 Mln (il 12% della popolazione totale) le favelas che intorno a questi si estendono. Sono le stesse che si ritrovano a circondare le città degl'altri Paesi dell' America Latina, sono come quelle dell'Argentina, dove proprio in esse esercitava sino a pochissimo tempo fa il suo ministero il Card. Bergoglio, attuale Pontefice. Realtà suburbane dove acqua, fognature e corrente elettrica sono il lusso eccezionale di pochissimi. Sanità ed istruzione, dove esistono, sono lasciate alle istituzioni caritative della Chiesa o di laici. Grande benessere ed estrema indigenza vengono così a ritrovarsi pressocché nella stessa area geografica facendo ancor più risaltare l'abissalità degli squilibri economico sociali del Paese. Maxi investimenti economici per nuovi super stadi e strutture sportive sono più che un pugno nell'occhio nei confronti di chi, costretto in una baracca, manca di tutto, ormai anche del biglietto, divenuto troppo caro, per andare a lavorare in centro. La divinità pagana di tutto il mondo contemporaneo, e gl'investimenti in suo sostegno, sono così divenuti oggetto su cui il malcontento ha trovato sfogo. Il pallone è stato difeso, e non poteva essere altrimenti dal presidente della FIFA, e con la forza (invio dell'esercito appunto) dal Presidente del Brasile. Il suo eroe più grande, Pelé, è stato titubante, prima con la FIFA, poi con la gente, gl'altri eroi invece con la gente da subito. L'azione degli Indignados però continua (per fortuna) e questa, come altre volte, è più che condivisibile, così come è più che necessario che investimenti milionari siano diretti al sanamento di situazioni di estrema indigenza quali quelle delle favelas del tutto incompatibili con la realtà di una nuova potenza economica quale il Brasile oramai è. Non è possibile che la sperequazione continui ad essere tale da mantenere il 12% della popolazione in alloggi di fortuna, se così si può definirli, senz'acqua, fognature, elettricità, senza sanità né istruzione. Nè è possibile che istituzioni ludiche che di ludico hanno ormai perso tutto a vantaggio di una speculazione che riguarda i profitti di una minoranza sempre più esigua e ricca. Sarebbe finalmente ora che la presa di coscienza degli Indignados brasiliani varcasse con forza i confini brasiliani e si estendesse proprio per quanto concerne il calcio a tutti gl'altri Paesi e non solo latinoamericani. Recenti vicissitudini mostrano come sarebbe salutare anche in Europa ed in Italia il dirottamento di fondi ludici verso il sostegno del disagio sociale.
francesco latteri scholten.

giovedì 20 giugno 2013

E' di Letta e non di Obama la prospettiva del 50' di Ich bin ein Berliner.



Era cinquant'anni fa che JFK, alla storica porta di Brandenburgo, pronunciò il celeberrimo "Ich bin ein Berliner". Si era in piena guerra fredda, si era raggiunto in questa un nuovo apice con la "crisi cubana", dove dietro l'inasprimento del confronto USA URSS c'era un nuovo ed alternativo progetto per lo sviluppo dell' America Latina e per il rapporto Nord Sud, quello lanciato anche all' ONU dal Che e da Fidel. Leaders che non sono più - JFK sarà ucciso sei mesi dopo, il Che sarà ucciso in Bolivia nel '67 per conto della CIA - di mondi che non sono più: nel novembre dell' '89 dopo il crollo dell' URSS, cade il muro che divideva Berlino, simbolo di una Guerra Fredda che è finita. Simbolicamente Obama guardava  in quella direzione verso cui anche il palco era volto, direzione cui cinquant'anni fa degli enormi striscioni rossi fermavano la visuale a JFK: l'Est. Paradossalmente invece le parole di Obama paiono volgersi, con la parentesi del credo in valori comuni, soprattutto al passato e ad un presente necessitato dalla pulitura di image sui media specie a seguito dei recenti scandali del "Yes we scan" come sono stati ribattezzati negli USA. Parole volte più al passato che al presente ed al futuro di quella parte di america - ben incarnata ormai da Obama - che è arroccata su di sé ed è incapace di una visione futura più ampia. In questo senso la prospettiva geopolitica più sensata e promettente pare invece quella delineata in altri ambienti - l'incontro con la stampa estera - dal ns Premier Enrico Letta: una vasta realtà di cui facciano parte USA e Canada, insieme agli "Stati Uniti d'Europa", da costruirsi. Una prospettiva valida ambiziosa e fascinosa, ma altresì difficile, perché sebbene già solo per gli "Stati Uniti d'Europa" sia necessaria anche quell'unione bancaria che il nostro auspica e che non c'è, è sempre più evidente - come mostrano i recenti fatti di Cipro (intromissione diretta nei conti bancari dei cittadini), della Grecia (chiusura senza autorizzazione del Parlamento della TV pubblica) e della Turchia (adesione a UE in itinere, e fatti di Istanbul ed Ankara) - che occorra una integrazione anzitutto solidaristica, sociale e culturale in assenza della quale quella bancaria diviene addirittura ragione di conflittualità. Per la validissima prospettiva lettiana inoltre il distanziamento di Putin al G8 u.s. a ragione delle vicende siriane, pone una ulteriore problematicità, la Russia infatti è, a ragione e pienamente, Paese che sul piano storico culturale ed economico, da sempre ed anche con buona pace della stessa "Guerra Fredda", fa ed ha sempre fatto parte dell'Europa e qui non vale citare solo Tolstoi o Berdjaeff o altri, ma anche realtà economiche quali Togliattigrad, il Gasdotto e tante altre. 

francesco latteri scholten.