giovedì 17 gennaio 2013

Il libro più cristiano degli ultimi tempi: "Come un cane in Chiesa" di Don Gallo.


Avvincente come nessun altro e, soprattutto, "rosso di Kayenna" come il suo autore. Si legge tutto d'un fiato, rapidissimo. Ma bisogna imporsi l'obbligo di fermarsi a riflettere ed a lungo e profondamente, perché in realtà lo Spirito che aleggia è vasto assai. Dalle "Beatitudini", meglio dalle "Felicità", come le ribattezza Don Andrea, fulcro e nucleo della "Filosofia" del Vangelo, a tutte le realtà teologiche, ma soprattutto ed anzitutto sociali. Il riferimento principe, è ovviamente il Vangelo, ma anche il Concilio e la Costituzione della Repubblica Italiana, che fa propri quelli che furono già i principi della Rivoluzione Francese: "Liberté, Egalité et Fraternité". Qui Don Andrea "sfonda" decisamente, rispetto alle "classiche" valutazioni ecclesiastiche cui siamo abituati da sempre ed apre un orizzonte nuovo e di decisa contemporaneità cristiana: non più la solita lettura della Rivoluzione come fenomeno anticristiano ed antiecclesiastico, bensì la sottolineatura positiva di quei principi di contro ad un cristianesimo che a partire dall' "Editto di Costantino" - che oggi sappiamo essere un falso - e che Don Andrea giustamente condanna, vedendovi quella diabolica collusione con il potere che poi ha sostenuto sino agli ultimi giorni dell' "Ancienne Régime". Principi che invece, bene insegna il Vangelo, sono propri di un cristianesimo vero ed autentico. E' così che, alla luce delle "Felicità", come già indicava ns. Signore, si passano in rassegna le principali tematiche e problematiche del Vangelo, dai "sepolcri imbiancati", da "quelli che si credono a posto", da "a tavola con gl'ultimi", a "uomini che odiano le donne", o a "gl'altri siamo noi", per citarne solo alcuni. Tutto, ovviamente, nella realtà concreta dei ns giorni. Un libro, a dispetto delle prime apparenze, importante per un deciso approfondimento Spirituale personale oltre che socio culturale. Un libro che fa riflettere e molto, e questo è bello. Infine, ciliegina sulla torta, le vignette di Vauro, illuminanti, come sempre.
francesco latteri scholten.

E' vero: "...usciamo da vent'anni di deriva morale".


 E' l'affermazione clou con cui PierLuigi Bersani porta il suo discorso ai giovani, in un tripudio di applausi. Ed è - purtroppo - la verità, dall'ultimo "sequestro" del ragioniere di Berlusconi di alcune settimane fa, poi messo a tacere, che di fatto in qualche modo riportava al caso Mondadori, chiuso da una sentenza definitiva di condanna e da un giusto risarcimento a Carlo De Benedetti, dal caso della "nipotina" di Mubarak, in questi giorni in tribunale per vicende di prostituzione minorile, al caso Boffo, che portò alle dimissioni dell' ex direttore di Avvenire, e che la CEI, con giusto giudizio, ha ben pensato di porre poi alla direzione di TV 2000. Una concezione vittoriana della sessualità, della donna e della persona, un delirio di personalismo, che ricordano ben da vicino un altro infausto ventennio della storia d'Italia: quello fascista. Per fortuna l'esistenza di una Unione Europea e di una realtà mediorientale ed africana ben diverse da quelle dell'epoca, ha evitato che ci fosse anche la sciagura - tra le altre - di un diretto coinvolgimento in qualche guerra. L'esito del ventennio è però lo stesso: un disastro. Un disastro - dati economici alla mano - paragonabile soltanto a quello del ventennio fascista, i dati sono del tutto raffrontabili con quelli del 1947, e, lì si era appunto appena usciti da una guerra. Ed ha di nuovo ragione il leader del PD quando continua: "Basta con gli show, con le schermaglie, le sceneggiatine. Parliamo di Italia. Lo ripeto: Parliamo di Italia. Parliamo di ricostruzione, perché questo Paese ha bisogno di Ricostruzione". Un discorso stupendo, che si colloca - finalmente! - pienamente nella scia della Sinistra più grande e più vera, da Palmiro Togliatti ad Enrico Berlinguer. La Sinistra che - dalla Costituente - ha fatto l'Italia, che ha dei riferimenti valoriali propri e veri e che perciò stesso è stata in grado di dialogare alla Costituente. Così sono oggi questi riferimenti valoriali la più vera apertura a Monti, appunto per Ricostruire l'Italia e per ricostruirla grande.
francesco latteri scholten.

domenica 13 gennaio 2013

Manifestazioni: con Parigi, pro famiglia, contro Roma, affidamento bimbi a gay.


Oltre 800.000 presenze. Bella, bellissima, anzi: magnifica. Erano anni che la capitale francese non ne vedeva una così grandiosa ed imponente. Parigi, invero, ne vede da secoli per le sue vie e le sue piazze ed esse sono anche da sempre le ambasciatrici dell'avanguardia culturale che la colloca alla leadership europea e mondiale. Un'avanguardia religiosa e laica, da quando San Tommaso d'Aquino era sulle barricate con gli studenti a lottare per l'Università libera, avversato dal clero secolare (sic!) e dal feudalesimo. Per le stesse cause, presso la stessa Università, la Sorbonne, s'impegnerà Sartre nel '68. Parigi, avanguardia civile, specie nel Novecento, più d'ogni altra capitale europea. Avanguardia culturale, oltre che laica, anche cristiana, con nomi eccellenti quali Etienne Gilson o Jacques Maritain, e con tendenze anche assai disparate, quali quelle di Frere Roger da un lato o quelle di Lefevre dall'altro. Come ai tempi di Tommaso Parigi è scesa in piazza per una causa insieme religiosa e laica, "La" causa prima della realtà umana e della sua esistenza in tutti i tempi e le civiltà: la famiglia. La realtà antropologica prima, senza la quale l'uomo, ma anche i mammiferi più evoluti, non è concepibile. Proprio per questo, seppure tra molteplici critiche, nessuno aveva mai osato metterla seriamente in discussione, e le critiche stesse erano finalizzate alla sua realizzazione più piena. La coscienza di questa primarietà e della necessità di un suo maggior sviluppo e tutela, hanno spinto Parigi in piazza a difesa di quello che è il nucleo ed insieme il fulcro della società francese come di ogni altra società. Si sono trovati così in piazza laici e credenti delle più diverse ed eterogenee realtà socio culturali e politiche. Mons. Bernard Podvin, Presidente della Conferenza episcopale francese ha - tra l'altro - dichiarato: “Non sono preoccupato, perché ho fiducia nel buon senso dell’opinione pubblica. La questione ha un forte impatto sui valori della società e le persone di buon senso sanno che la famiglia è una cosa che riguarda noi tutti, al di là dell’appartenenza o dei diversi orientamenti politici e religiosi; è ovvio che la Chiesa prenda una posizione esplicita: come potrebbe rimanere indifferente di fronte a questo movimento popolare?” Manifestazione anche a Roma, di dimensioni decisamente molto molto meno significative, e per motivi antropologicamente antiumani: l'affidamento di bimbi a coppie gay. Il raffronto tra le due manifestazioni segnerebbe una inversione di tendenza essendo notoriamente Parigi sempre stata più laicista di Roma, ma qui va chiarito che il laicismo di Parigi è stato spesso antropologicamente più coerente di quello di Roma. Specie di quello della Roma di oggi. Audaces fortuna juvat: viva Parigi.
francesco latteri scholten.

venerdì 11 gennaio 2013

Affidamento bimbi a coppie gay: con il Papa contro sentenza anticostituzionale.


 Era l'anno 1947, la guerra era finita, il fascismo vinto e le forze antifasciste avevano dato vita - oltre che al Governo provvissorio - ad una Assemblea Costituente per la redazione della nuova Costituzione della Repubblica italiana, che sarà approvata il 22 dicembre. Gli stessi comunisti di allora - che ancora lo erano per davvero - avevano votato l'art. 7 che stabiliva l'inserimento in Costituzione dei Patti Lateranensi. Quando all'art. 3 si era detto della pari dignità e dell'eguaglianza di fronte alla legge - principi sacrosanti che nessuno vuole mettere qui in discussione - nessuno aveva inteso ciò nel senso di una abrogazione delle specificità individuali, di sesso, razza, cultura, religione, opinione politica, come del resto sancito specificamente tanto dallo stesso art. 3, quanto dal precedente art. 2. Nessuno pensava che questo significasse che un cattolico dovesse diventare buddista, un buddista dovesse diventare musulmano, un musulmano ebreo o, tutt'e quattro atei. Nè che un fascista dovesse diventare comunista e viceversa o che entrambi dovessero diventare democristiani. A nessuno, a cominciare dai comunisti, sarebbe venuto in mente che l'affidamento più idoneo per un bimbo fosse quello ad una coppia gay. Non sarebbe venuto in mente, neppure trent'anni dopo, ad uno Spirito emancipatissimo, di altissimo livello culturale, ma dichiaratamente sia comunista che omosessuale, come Pier Paolo Pasolini. Del resto non venne mai in mente né a Marx o a Lenin, tantomeno a Trotskji o a Che Guevara. Neppure Mao pensò mai ad una roba del genere. Lo stesso Mikhail Bakunin non se l'era mai sognato la notte. Togliatti, "il Migliore", lì presente l'avrebbe severamente condannata al pari di tutti i presenti aprescindere dalle appartenenze politiche. La recente sentenza della Corte Costituzionale, dunque tradisce manifestamente lo spirito ed anche la lettera della ns carta Costituzionale. Essa, inoltre manifesta un aperto spirito antropofobico, perché nega al padre legittimo del bimbo di vedere il proprio figlio e gli nega inoltre la paternità per ascriverla ad una coppia di lesbiche. Essa cioé nega all'uomo il suo diritto alla pari dignità ed all'eguaglianza di fronte alla legge, sancendo di fatto una discriminazione sessuale contro l'uomo.
francesco latteri scholten.

giovedì 10 gennaio 2013

Quale donna può votare ancora per il partito dello "psiconano"?


"Giudichesse, femministe e comuniste" e ridaje! Così, more solito, l'exploit di quello che giustamente qualcuno, tempo addietro, aveva definito lo "Psiconano", sui giudici che lo hanno condannato. I "comunisti" sono tirati in ballo sempre, anche se non si capisce né come né perché e neppure cosa cavolo c'entri il "comunismo", buttato lì come i cavoli a merenda, probabilmente a dimostrare la congruità di quelli come Mario Monti che hanno dichiarato apertamente che nelle dichiarazioni, come nelle azioni dello "Psiconano" "...ci sarà pure un senso ma mi sfugge". Alcuni particolari emersi su quanto accadeva ai "festini" di Arcore potrebbe essere illuminante per gli studiosi appasionati della "psiche" e delle sue devianze, in particolare i travestimenti da infermiera o da poliziotta. Alla vigilia tuttavia di importanti elezioni politiche ed in piena campagna elettorale ciò che importa non può essere tanto la contorta realtà "interiore" - se qui questo termine può ancora avere un significato - dello "Psiconano" quanto i suoi risvolti socio culturali e politici. Il riferimento non è alle varie storie e storielline, come quella della "nipotina di Mubarak" (nelle immagini, significative: in gabbia con il frustino), quanto quello ben più grave della eversione della concezione della donna propria del nostro, rispetto a quella sancita dalla nostra carta costituzionale e che le Magistrate - lo scrivo con la M maiuscola perché lo meritano - hanno fatto benissimo a difendere. Ogni donna infatti - e non solo né le "giudichesse, femministe e comuniste", né le Magistrate - deve a fronte di questo interrogarsi decisamente anche per quale concezione della donna andare a votare, perché è chiaro che qui si sta decidendo - oltre tutto il resto - se volere la concezione dignitosa della donna sancita dalla nostra carta costituzionale o se si vuole il ritorno alla concezione infame ed infamante della donna quale nella morale vittoriana o pre vittoriana.
francesco latteri scholten

domenica 6 gennaio 2013

Monti, Pasolini e le contrapposizioni destra - sinistra.



 In un ampio spettro del mondo politico e socio culturale hanno suscitato vivaci reazioni le recenti estrinsecazioni del Presidente del Consiglio Mario Monti che aveva definito ormai datate e frutto di vecchi ed obsoleti schemi mentali - oltreché di una visione riduttiva ed anzi monodimensionale - le contrapposizioni destra / sinistra. Invero le osservazioni del Presidente Monti erano già state anticipate negli anni '70 suscitando a tratti scalpore ed a tratti indifferenza nel mondo della cultura, e totale ignoranza in quello politico. Quasi a testimonianza della veridicità della cosa le tesi erano state sostenute sulle colonne del "Corriere della Sera", il più allineato dei grandi giornali di "regime" da quello che era considerato uno degli intellettuali più di "sinistra": Pier Paolo Pasolini, probabilmente il nome più importante della cultura italiana del Novecento. Pasolini, anticipandolo decisamente, si mostra ancor più di Monti uomo di orizzonti mentali estremamente vasti, di grande acume, sagacità e profondità di osservazione. Il 10 giugno 1974, ne "Gl'italiani non sono più quelli" osservava: "Il contesto sociale è mutato nel senso che si è estremamente unificato. La matrice che genera tutti gl'italiani è ormai la stessa. Non c'è più dunque differenza apprezzabile - al di fuori di una scelta politica come schema morto da riempire gesticolando - tra un qualsiasi cittadino italiano fascista ed un qualsiasi cittadino italiano antifascista. Essi sono culturalmente, psicologicamente e, quel che è più impressionante, fisicamente, interscambiabili. Nel comportamento quotidiano, mimico, somatico, non c'è niente che distingua - ripeto al di fuori di un comizio o di un'azione politica - un fascista da un antifascista ( di mezza età o giovane, i vecchi in tal senso possono ancora essere distinti tra loro )." Ma l'osservazione di Pasolini fu ben più profonda e radicale e, soprattutto, più pungente di quella di Mario Monti: "Per quel che riguarda gl'estremisti, l'omologazione è ancor più radicale. A compiere l'orrenda strage di Brescia sono stati dei fascisti. Ma approfondiamo questo loro fascismo. E' un fascismo che si fonda su Dio? Sulla Patria? Sulla famiglia? Sul perbenismo tradizionale, sulla moralità intollerante, sull'ordine militaresco portato nella vita civile? O, se tale fascismo si definisce ancora, pervicacemente, come fondato su tutte queste cose, si tratta di un'autodefinizione sincera? Il criminale Esposti - per fare un esempio - nel caso che in Italia fosse stato restaurato a suon di bombe, il fascismo, sarebbe stato disposto ad accettare l'Italia della sua falsa e retorica nostalgia? L'Italia non consumistica, economa e eroica (come lui la credeva)? L'Italia scomoda e rustica? L'Italia senza televisione e senza benessere? L'Italia senza motociclette e giubbotti di cuioio? L'Italia con le donne chiuse in casa e semi velate? No, è evidente che anche il più fanatico dei fascisti considererebbe anacronistico rinunciare a tutte queste conquiste dello "sviluppo". Conquiste che vanificano, attraverso nient'altro che la loro letterale presenza - divenuta totale e totalizzante - ogni misticismo e ogni moralismo del fascismo tradizionale." E, mentre Mario Monti, da uomo di Stato e con il senso dello Stato guarda al nuovo orizzonte alla ricerca di una nuova politica, Pasolini coglie il nucleo della nuova realtà e del nuovo Potere che in essa si è sibillinamente ma profondamente insediato, e lo identifica con quello dello stragismo italiano: "Il fascismo delle stragi è dunque un fascismo nominale, senza un'ideologia propria (perché vanificata dalla qualità di vita reale vissuta da quei fascisti), e, inoltre, artificiale: esso è cioé voluto da quel Potere, che dopo aver liquidato, sempre pragmaticamente, il fascismo tradizionale e la Chiesa (il clerico-fascismo che era effettivamente una realtà culturale italiana) ha poi deciso di mantenere in vita delle forze da opporre - secondo una strategia mafiosa e da Commissariato di Pubblica Sicurezza - all'eversione comunista." In un articolo successivo, sempre sul "Corriere della Sera", il 24 giugno 1974, intitolato "Il Potere senza volto", Pasolini ne traccia l'identikit: "L'identikit di questo volto ancora bianco del nuovo Potere attribuisce vagamente ad esso dei tratti "moderni", dovuti alla tolleranza e a una ideologia edonistica perfettamente autosufficiente, ma anche dei tratti feroci e sostanzialmente repressivi: la tolleranza è infatti falsa, perché in realtà nessun uomo ha mai dovuto essere tanto normale e conformista come il consumatore; e, quanto all'edonismo, esso nasconde evidentemente una decisione a preordinare tutto con una spietatezza che la Storia non ha mai conosciuto. Dunque questo nuovo Potere non ancora rappresentato da nessuno e dovuto a una "mutazione" della classe dominante, è in realtà - se proprio vogliamo conservare la vecchia terminologia - una forma "totale" di fascismo. Ma questo Potere ha anche "omologato" l'Italia: si tratta dunque di una omologazione repressiva, pur se ottenuta attraverso l'edonismo e la joie de vivre. La strategia della tensione è una spia, anche se sostanzialmente anacronistica, di tutto questo."
francesco latteri scholten
Riferimenti: emeroteca del "Corriere della Sera" e "Scritti corsari" di Pier Paolo Pasolini.

giovedì 3 gennaio 2013

L' Universo tra cosmologia e mito.



"In principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque. Dio disse: sia la Luce! E la Luce fu. Dio vide che la Luce era cosa buona e separò la Luce dalle Tenebre." (Gn, 1, 1-4). E' il celeberrimo mito biblico della creazione "ex nihilo" che oggi trova sostegno nella tesi di Jean Le Maitre e George Gamov, il cosìddetto "Big Bang", ed è la tesi cosmologica più diffusa, sebbene restino in essa diverse questioni in sospeso, ad esempio su cosa sia stato "prima" e che senso possa qui assumere questo termine, o anche, su cosa sia accaduto nei primissimi "millisecondi" del "tempo". Il "Big Bang" è comunque l'esempio più celebre di come oggi la scienza, specie la matematica e la fisica, riproponga ciò che già aveva detto il mito. Sono gli sviluppi delle equazioni della "Relatività Generale" di Albert Einstein ad aver dato origine alle diverse tesi cosmologiche contemporanee, tra cui appunto quella del "Big Bang". La tesi sostenuta direttamente da Einstein, con quelle equazioni è tuttavia un'altra: quella dell' "Universo a blocchi". Spazio e tempo costituiscono una "realtà" (un Universo) quadridimensionale che - con estrema semplificazione - ci si può immaginare come costituito da "blocchi" spazio temporali in cui passato presente e futuro sono interconnessi. Anche questa è però una concezione già presente nella mitologia antica e precisamente in quella delle Indie, dove nelle "Cronache di Akasha" si parla appunto di un Universo così costituito e dove è citato tutto ciò che è da sempre accaduto e che potrà accadere, comprese le vite di tutti gl'uomini. E' un altro mito dell'India antica e questa volta si tratta di Brahman, che concepisce il mondo e quando si addormenta questo scompare per essere ripensato il giorno dopo, ad anticipare un'altra ipotesi post "Big Bang": quella dell' "Universo oscillante" di Alexander Friedmann, che sostiene che l' Universo sia una successione di "Big Bang" e "Big Crunch". Ad essa si oppone quella di Freeman Dyson della "fine ghiacciata", secondo la quale l' Universo invece, al contrario, è in una espansione continua e costante sino alla fine dei tempi per cui le stelle si diradano sempre più, vi sono sempre meno nuovi agglomerati gassosi da cui possano formarsene di nuove e quelle vecchie muoiono: è il modello anticipato già dall' "Inferno" di Dante dove l'ultimo girone è il più oscuro e tenebroso, la "Ghiaccia", appunto. La scienza moderna dunque è stata alla fine in grado di darci solo un impianto descrittivo diverso, quello matematico, ma non è stata in grado di dare risposte esaustive e soprattutto univoche, come non ha saputo darci nulla di nuovo. La verità è che secondo i più recenti ed esaustivi studi l' Universo è costituito per circa l' 80% dalla cosìddetta "Materia Oscura" (da non confondere con l'antimateria), definita così perchè di essa non si sa assolutamente nulla. In altri termini: non si sa di cosa sia costituito l' 80% dell' Universo. In altri termini ancora: non si sa l' Universo cosa sia. Le equazioni matematiche della scienza moderna altro non sono se non un linguaggio diverso in cui vengono espressi i vecchi miti di sempre, nei quali l'uomo ha tentato di congetturare l'arcano, il mistero, ed in cui trova spazio il proprio inconscio, le proprie paure e le proprie speranze, l'orrore e la meraviglia.
francesco latteri scholten.