domenica 7 gennaio 2018

Antipapisti, “Al cuore di Ratzinger al cuore del mondo”: nel mirino dopo Francesco anche Benedetto XVI e il Vaticano II.


E' uscito “Al cuore di Ratzinger al cuore del mondo” di Enrico MariaRadaelli già collaboratore di Antonio Livi, uno dei firmatari contro la “Amoris Laetitia” e mente di siti come “la bussola” ostili a Papa Francesco, che ne scrive la prefazione. Escono allo scoperto così gliantipapisti, cui non solo Papa Francesco, ma neppure San Giovanni Paolo II o Paolo VI andavano a genio. L'intenzione e la mira sono ora chiare e precise: colpire Joseph Ratzinger per colpire il Concilio Vaticano II di cui l'allora giovane Professore rampante di teologia è stato uno dei protagonisti, appunto: al cuore di Ratzinger, al cuore del mondo. Sotto accusa la concezione ratzingeriana che si chiede esplicitamente al 


Papa emerito di emendare pubblicamente, come già a Bergoglio con i dubia. Concezione formulata apertamente nella raccolta di lezioni “Introduzione al cristianesimo” che ha fatto di Ratzinger uno dei massimi teologi del Novecento, ma che sarebbe invero anteriore e che si ritroverebbe molteplicemente disseminata nel Concilio Vaticano II e, segnatamente, nella Gaudium et Spes. L'accusa a questa concezione è che i dogmi, della fede sarebbero interpretati con schemi concettuali propri del soggettivismo moderno e che l'apologetica si sarebbe così spostata dalle ragioni per credere del Vaticano I alla semplice volontà di credere e così nell'animo del credente all'atto di fede sarebbe sempre associato il dubbio. Negazione perciò del Concilio Vaticano II e ritorno al I, facendosi forti anche 


della crisi di fede dell'uomo di oggi, specie in Europa e concomitantemente del crollo di vocazioni e fedeli. Tuttavia il discorso non quaglia, sebbene infatti alcuni passi della “Amoris Laetitia” possano essere formulati in modo non ottimale, diversi religiosi e teologi possano avere posizioni discutibili (perlomeno a parere di Livi Radaelli & C), da Enzo Bianchi aPadre Sosa, a Ravasi a Schillebecq a Kung, vanno ricordati alcuni punti1) agl'antipapisti non vanno bene neppure Papi eminenti di epoca preconciliare quali Leone XIIIPio XI e Pio XII, per citarne alcuni; 2) il Concilio Vaticano II fu indetto per ovviare alla grandissima stagnazione e crisi della Chiesa dell'epoca; 3) il ConcilioVaticano II ha saputo assai bene ovviare a quella crisi e dare slancio forte alla Chiesa del suo tempo. E' qui poi evidente che non si 


voglia neppure semplicemente un – peraltro già assai discutibile ed irrisolvente – ritorno al Vaticano I, bensì qualcosa di di più. Insomma Livi, Radaelli & C. porterebbero davvero più Cristo e più fede al mondo? Credo proprio di no. Il Vaticano I è stato un momento valido ed importante per la Storia della Chiesa ed è stato la base che ha portato al Vaticano II che si è fatto perché ormai si era su un binario morto. E, va ricordato, il Vaticano II è stato uno degli eventi più 


importanti del Novecento e sulla sua scia si è arrivati ad uno dei migliori testi di sempre della Chiesa, la “Fides et Ratio” scritta a quattro mani da San Giovanni Paolo II e Joseph Card. Ratzinger: la Chiesa che ha sconfitto le ideologie ed abbattuto il muro di Berlino.
francesco latteri scholten.

lunedì 11 dicembre 2017

Gerusalemme, ambasciata USA e collaborazione CIA, Mossad e Al Amma.


Contrariamente a quanto vuole la sinistra radical chic ed i suoi media, specie da noi, non c'è nessun colpo di testa del presuntamente eccentrico miliardario americano diventato Presidente USA grazie a presunti intrallazzi le indagini sui quali stanno soltanto mettendo in luce gl'intrallazzi veri dell'apparato statale della sinistra radical chic. Così come, tranne nelle teste e sui media della sinistra radical chic, non c'è e non c'è mai statanessuna “primavera araba” come il caso Regeni ha ben dimostrato. La realtà è che con il “nucleare iraniano” gli equilibri mediorientali si sono orientati in senso del rafforzamento del noto asse di sempre: USA, Arabia Saudita, Israele. Ilrafforzamento della collaborazione militare è decollato soprattuttoall'indomani dell'elezione di The Donald nel 2016 a ben sottolineare il fallimento ed il tramonto definitivo della politica mediorientale targata Obama / Clinton. La rafforzata collaborazione militare USA con Israele e con l'Arabia Saudita è anzi sfociata in collaborazione tra sauditi e Stato ebraico. Un 


ruolo importante ha avuto il giovane Re Saudita Mohammed Bin Salman, recentemente protagonista delle cronache mondane per l'acquisto del “Salvator Mundi” di Leonardo da Vinci per circa mezzo miliardo di dollari. Il fatto più importante per il regno del giovane sovranosaudita è il viaggio, risalente a qualche tempo prima dell'annuncio del Presidente americano Donald Trump di trasferire l'ambasciata americana in Israele a Gerusalemme, di personaggi di vertice del Mossad a Riad per un inizio di collaborazione direttamente con la Al Mukhabarat al Amma ovvero la Presidenza Generale dell'Intelligence saudita. A livello di Intelligence si crea così una nuova triangolazione in Medioriente. La ricostituzione in forma nuova e rafforzata del vecchio triangolo, se da un lato segna il fallimento della politica della sinistra Obamaclintoniana e segnatamente della politica palestinese, dall'altra segna la vittoria della politica di Benjamin Netanyahu il quale ha saputo ben interagire (dati economico politici alla mano) con il mondo arabo e costruire una realtà in cui la presenza ed il valore israeliani sono ormai direttamente richiesti anche dagli stessi arabi. Insomma per il mondo arabo, 


sauditi ed egiziani in testa, il rapporto con Israele e ben più importante che quello con i palestinesi delle incongruenze, lotte intestine, ipocrisia nei rapporti con Israele e lo stesso mondo arabo dei quali ormai anche molti tra gl'arabi sono stanchi. Comunque sia, la creazione di uno Stato palestinese autonomo è stato riconosciuto anche da Mohammed Bin Salman, però con capitale il villaggio di Abu Dis ed un ultimatum di due mesi per accettare. Che il gesto di Trump non sia un “colpo di testa” lo svela ormai anche la TV israeliana, come altri anche nel mondo arabo: The Donald ha avuto già prima il placet sia di Egitto che di Arabia Saudita. Totalmente anacronistico e patetico è invece l'atteggiamento del Governo italiano, non per niente a guida radical chic, che si è associato all'intifada anti israeliana per una condanna in sede ONU, quando USA, Arabia Saudita ed Israele sono tra i più importanti Paesi di riferimento proprio anche per l'Italia in Medioriente. Il gesto di Gentiloni evidenzia solo quantoimportante ed improcrastinabile sia per l'Italia un ritorno alle politiche portate avanti da Silvio Berlusconi.
francesco latteri scholten.

sabato 9 dicembre 2017

Affinità elettive: Diego Fusaro e Giorgia Meloni.


Di primo acchito mi ha meravigliato e rallegrato l'immagine, fianco a fianco sorridenti, di Diego Fusaro e Giorgia Meloni. Meraviglia dovuta agl'inconsapevoli retaggi mentali di una concezione politico ideologica che la Storia - ma non purtroppo molti media - si è ormai lasciata alle spalle:destra, sinistra, centro. Categorie che nel contesto postmoderno e nella realtà di una società fluida hanno perso senso e significato. Schemi sorpassati che darebbero insensatamente una collocazione opposta alla giornalista, emerita Ministra Per la Gioventù (Governo Berlusconi IV) e cofondatrice di Fratelli d'Italia ed al “Filosofo Rampante”, curatore del più frequentato sito di filosofia italiano, Filosofico.net. A ciò inducono anche alcuni titoli di importanti opere di Fusaro – una per tutte, “Bentornato Karl Marx” - e molte immagini importanti anch'esse: anzitutto con il suo Maestro, Gianni Vattimo, ma anche altri grandi nomi: Eco, Galimberti, Bodei. Mitiga un po' quella con Emanuele Severino. DiVattimo


uno dei più importanti studiosi di Nietzsche – è suo il bellissimo “Il soggetto e la maschera” -, fondatore del “Pensiero Debole”, ho un ricordo personale:ce lo portò in aula Mons. Antonio Livi, mio professore di Logica Aletica ed assistemmo ad un dibattito filosofico formidabile. Ho incrociato più volte nei corridoi Vattimo andando in decanato (Livi è stato anche mio Decano); l'ultima insieme triste e rasserenato. Qualcuno ha parlato di una conversione di Vattimo.Quello che è certo è che Vattimo le proprie posizioni, peraltro non del tutto incompatibili con il cattolicesimo, le ha cambiate insieme al suo indirizzo politico. Così Fusaro dopo la laurea all'Università di Torino, per il dottorato di ricerca è passato alla cattolica sin nel nome, Università di San Raffaele. Si delinea così però il contesto, l'orizzonte dal quale Diego guarda a Marx: quello dell'idealismo tedesco e della tradizione comunitarista. Al centro del sistema del Principe dell'idealismo tedesco, Hegel, era posto, è 


importante ricordare, il Dio cristiano (cfr Fenomenologia dello Spirito) e la sua fondazione etica, è altrettanto importante, era sviluppata a partire dalla famiglia (cfr Lineamenti di Filosofia del Diritto). L'importanza di quest'ultima è stata più volte sottolineata e difesa da Fusaro, insieme alla necessità di tornare alla famiglia classicamente intesa, posizione che lo avvicina assai a Giorgia. Non si tratta più dunque di capovolgere Hegel, come voleva Marx. A questi, tuttavia, Fusaro riconosce – come già Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e l'attuale Pontefice – la realtà del meccanismo incrociato Merce – Denaro - Merce e Denaro – Merce – Denaro. Il lavoratore porta al mercato la sua merce ossia il proprio lavoro ne ottiene denaro con cui pagare la merce ossia il proprio sostentamento restando escluso dall'altro ciclo, di fatto riservato al capitalista, che porta al mercato il capitale, compra merce ossia lavoro, che rivende per denaro. 


Riconosce anche che questo meccanismo porta alla fase ultima del capitalismo, dove il denaro non è più investito in merci, industrie e strutture bensì nella finanza, un accumulo in cui la persona è estraniata del tutto. Diego però è pienamente uomo dei nostri tempi e perciò non vede semplicemente, come la vide Marx, la ferocia del capitalismo manchesteriano, cui si ispirerà Firestone cui, a sua volta si ispirerà Hitler, bensì anche il limite dei diversi spiriti rivoluzionari del Novecento che sulla scia di Marx, volendo uscire dal capitalismo hanno solo di fatto istituito nuove forme di capitalismo: il capitalismo di Stato. Ma, soprattutto, Diego Fusaro è uno dei pochi che vedono l'ultima ferocia del capitalismo che ha segnato la fine del Novecento e la realtà attuale, la realizzazione del piano Kalergi: con il gender e la nuova ideologia omosessualista distruggono la nostra procreazione e 


al tempo ci sostituiscono con i migranti. Come già per la famiglia, più che di parallelismo con Giorgia Meloni si può a ragione sostenere “piena identità di vedute”. Di più: se fossero lette da un terzo, sarebbe assai difficile distinguere se le parole di un suo recente articolo siano sue o di Giorgia: “Ormai dovremmo averlo appreso. La furia del dileguare del cattivo infinito capitalistico mira a sostituire la popolazione stabile e protetta da diritti, radicata nel proprio territorio e nella propria storia, con un'immensa massa di nuovi schiavi nomadi e precari che non hanno più storia ma solo geografia e che figurano come puri atomi al servizio dell'accumulazione flessibile, sempre pronti ad essere sottoposti, come tutte le altre merci, ai processi di delocalizzazione di cui beneficia sempre e solo l'aristocrazia finanziaria. Da un lato 


l'integralismo economico favorisce con metodi che sono tutto fuorché idillici, processi di immigrazione di massa. E, dall'altro, abbatte la crescita demografica nei Paesi occidentali, i cui cittadini non sono ancora integralmente ridotti al rango di migranti. Le aspettative decrescenti e la rassegnazione depressiva, ma anche la disgiunzione della sessualità dalla sua funzione procreativa (libertinismo edonistico, ideologia gender, disgregazione della vita etica familiare, elogio mediatico permanente di tutte le figure erotiche altre rispetto all'eterosessualità) secondo un principio in parte già teorizzato da Malthus determinano il calo demografico che sta investendo il continente europeo” (Diego Fusaro, lettera 43, 13 giugno 2017). Dunque improcrastinabilità di un ritorno alla famiglia, alla Storia, alla propria identità.

francesco latteri scholten.