lunedì 31 luglio 2017

Mons. Antonio Livi e Gianni Vattimo (ovvero Arturo Sosa, Jorge Mario Bergoglio etc.).


“... mi scusi, ma... Monsignore o Professore?” ebbi a chiedergli in uno dei tanti incontri che per motivi accademici ebbi con lui. “Professore, perché il ruolo, insomma è quello” mi rispose sornione. C'è il nome di un altro Professore dal quale entrambi prendiamo le distanze, seppure per motivazioni diverse, e quel nome è Immanuel Kant anche se bisognerebbe invero andare più indietro ed arrivare ad un illustre allievo dei Gesuiti: Cartesio. Io da Kant mi distanzio con Freud ed insieme a Edith Stein (Santa, Martire e Dottore della Chiesa) perché come il Padre della Psicanalisi ha dimostrato inconfutabilmente, le categorie prime da cui parte la nostra mente non sono lo Spazio ed il Tempo (che anzi nulla significano e sono categorie del Mondo esterno), bensì l'intensità dei vissuti e delle pulsioni attive all'atto dell'evento esperienziale. Il Professor Livi se ne distanzia in molti e diversi punti ma anche, segnatamente, in quanto origine della teologia di Carl Rahner. Sebbene per molti versi si distingua nettamente dal Filosofo tedesco, qualcosa anche lo rassomigliava: i Professori tutti erano sostanzialmente puntuali e seri, ma lui particolarmente. Non ci regolavamo l'orologio, come facevano con Kant, ma ci fu una sola volta in cui arrivò in serio ritardo, al punto che dopo una buona mezz'ora stavamo già andandocene, quando improvvisa, una delle ns staffette di sorveglianza poste alle due rampe di scale sui lati del corridoio cui si accedeva alle Aule, diede l'allarme. L'immediato seguito di quel fatto stesso però lo distanzia nettamente da Kant. Entrò in Aula, ovviamente non trovò nessuno dei tanti capannelli, ma solo studenti 


disciplinatissimi ai propri posti in doveroso silenzio, e, trafelato, con un sorriso che diceva anche “ma a chi volete fregare...”: “Scusate il ritardo... In compenso ho il piacere di potervi presentare il Professor Gianni Vattimo...” Entrambi belli solari. Sì, esatto, proprio “quel” Gianni Vattimo, dopo Colli e Montinari il più autorevole interprete di Nietzsche, e fondatore del “Pensiero debole”. Filosoficamente e teologicamente uno dei suoi più irriducibili nemici. Ne ebbimo una ventina di minuti di bellissima disquisizione accademica ai massimi livelli. Ovviamente la reciproca galanteria accademica lasciò fuori con garbo i veri noccioli della questione, intorno ai quali – i Filosofi, come disse qualcuno, sono come Aquile – ci si limitò a volteggiare a distanza. Alla fine però mi sia lecito dire che la questione vera è quella in cui finì per impantanarsi Sartre. La maggior parte del pubblico non lo sa, ma, in campo di concentramento, Sartre stava per convertirsi e scrisse uno dei pezzi più belli del Novecento sulla Natività di ns Signore. A Sarte però, a differenza che ad Edith Stein il “salto nella Fede” non riuscì. Sarte, come tutti sappiamo restò sempre ateo, anche se a volte “abbiamo vissuto come fossimo credenti” (lo disse in un colloquio con la sua compagna di sempre Simone De Beauvoir). E' il motivo vero – che s'incontra con l'affermazione del Prof. Antonio Livi che la Fede implica la Metafisica – per cui i suoi “Cahiers pour une Morale”, seguito naturale de “L'Etre et le Néant” e scritti subito dopo, uscirono solo postumi. In essi invero Sartre aveva definito “Qualité” ciò che già San Tommaso d'Aquino aveva chiamato “Habitus”, per la qual cosa si trovò esposto al fuoco incrociato 


dei Comunisti da una parte, che lo dissero cattolico integralista mascherato, e dei cattolici dall'altro: se così è perché non vai via da quelli. La “Qualité” porta ovviamente implicitamente in sé una Morale assai vicina per non dire del tutto parallela a quella di San Tommaso. Ma qui la differenza di fondo che porta ad es. me, tramite Edith Stein a San Tommaso e quindi all'affermazione del Prof. Livi, ossia che la fede implica la Metafisica, e, “lo scacco” di Sartre, ma anche di Vattimo (non se ne abbia Professore, il suo “Il soggetto e la maschgera” è uno dei testi più affascinanti che abbia letto). E' il motivo per cui i “Cahiers” usciranno postumi. Sono stupendi. Il problema qual'é? Lo ammette lo stesso Sartre: la mancanza di fondamento. Infatti per Tommaso l' “Habitus” ha un fondamento, Dio; ma Tommaso il salto della Fede, a differenza di Sartre e di Vattimo è arrivato a farlo. Per Sartre questo fondamento non esiste. Su cosa può fondarsi la “Qualité” se Dio non esiste? l'uomo, per definizione (coerentemente anche con Tommaso e la Dottrina cattolica) è l'essere che non ha e non può avere fondamento in sé e se l'avesse sarebbe Dio; la società? Ma se la società – come ebbe a dire Sartre stesso - è quella nazista di Hitler o quella stalinista di Stalin? E allora su cosa? Ecco il perché i Cahiers escono solo postumi. Ma, per chi come Tommaso d'Aquino o Edith Stein, o, lo stesso Sant'Ignazio di Loyola, quel salto è riuscito a farlo, l' “Habitus” ha un Fondamento: Dio. Ora, questo fondamento che è ns Signore è, al tempo stesso, l'irruzione in un orizzonte in cui le posizioni di Sartre, Vattimo, Sosa e compagni sono superate. Si tratta d'altronde di posizioni di cui i più onesti di loro, come Sartre, 


ammettono lo scacco. Si tratta di un orizzonte nel quale è implicito quanto ribadisce Antonio Livi: “I fedeli cattolici (sia Pastori che fedeli) sanno che la verità che Dio ha rivelato agli uomini parlando per mezzo dei Profeti dell’Antico Testamento e poi con il proprio figlio, Gesù (cfr Lettera agli Ebrei, 1, 1), è custodita, interpretata e annunciata infallibilmente dagli Apostoli, ai quali Cristo ha conferito la potestà di magistero autentico per l’evangelizzazione e la catechesi. Agli Apostoli Cristo ha detto: «Chi ascolta voi, ascolta me; chi disprezza voi, disprezza me. E chi disprezza me, disprezza Colui che mi ha mandato» (Vangelo secondo Luca, 10, 16). Il valore di verità della dottrina degli Apostoli e dei loro successori (i vescovi con a capo il Papa) dipende quindi interamente dal valore di verità della dottrina di Cristo stesso, l’unico che conosce il mistero del Padre: «La mia dottrina non è mia ma di Colui che mi ha inviato» (Vangelo secondo Giovanni, 7, 16). Padre Sosa, prigioniero com’è dell’ideologia irrazionalistica (pastoralismo, prassismo, storicismo) è allergico alla parola “dottrina”, ma non si rende conto che con questa sua stolta polemica offende non solo la Chiesa di Cristo ma Cristo stesso.” (Mons. A. Livi, Chiesa e PostConcilio 24.2.2017).
francesco latteri scholten

domenica 30 luglio 2017

Acquedolci, Dario Caroniti e Filadelfio Mancuso al Convegno CISS: il ruolo dell'Università per lo sviluppo del territorio.


L'organizzazione è stata di Agostino Di Lapi del CISS Nebrodi – ma una mano significativa l'ha data il neo Sindaco Alvaro Riolo – l'idea è invece di Francesco Punzo del CISS di Palermo. L'orizzonte, meglio il point de vue, da cui la tematica è stata trattata è quella particolare e tutta sturziana del liberalismo sociale che prende i suoi inizi dalla “Rerum Novarum” e da tutta la successiva dottrina – “Quadrigesimus annus” e “Centesimus annus” per citarne solo alcune – per arrivare ai giorni nostri. Dunque liberalismo che però guarda con attenzione alla dignità della persona. Lo specifica Di Lapi nell'intervento che apre il Convegno. L'Università ha necessariamente un ruolo fondamentale per lo sviluppo del territorio e dunque per la dignità della persona. Dal 1963 alla Harward University è aggiunta alla funzione di trasmissione del Sapere ed a quella di incremento dello stesso, la così detta terza missione (la regolamentazione è del 1980 con il Bayh Dole Act), ovvero il rapporto Università / società e mercato, ovvero tutte le relazioni che l'Università ha con il mercato e la società. In Europa si parla di terza missione a partire da un documento dell'UE del 2000 in cui si proponeva di promuovere l'innovazione in un'economia fondata sulla conoscenza. La prima esperienza italiana è il VQR 2004-2010 poi il decreto legislativo 19/2012 ed il DM 47/2013. “Le Università 


sono creatrici di beni comuni e lo sguardo va rivolto non solo ai risultati economici ma anche a quelli sociali. Nelle “learning society” il perno di tutto diventa sempre più l'uomo e la sua capacità di mettere a frutto le proprie potenzialità non solo conoscitive e creative ma anche etiche. Ciò riporta in primo piano la concezione di Don Sturzo. Sul piano operativo, quello chiamato ad ispirarsi ai valori è centrale invece lo Spin Off, ovvero l'utilizzo imprenditoriale di prodotti e servizi derivanti dall'attività di ricerca dell'Università. L'Università diventa insomma un ponte con le imprese ed il mercato.” L' Avv. Alvaro Riolo, reduce dai primi impegni forti della nuova amministrazione (e dai primi meritati successi, quali acqua, pulitura spiagge e cittadina) indica invece un tema importante cui sinora la politica universitaria non si è dedicata: “si parla spesso di fuga dei cervelli: ebbene si deve mirare invece al ritorno dei cervelli quale del resto anche la politica della UE mira: interazione con gli altri Paesi ma anche ritorno.” Filadelfio Mancuso, Docente di Diritto Commerciale, ha invece messo in luce come proprio dalla “Terza Missione dell'Università sia derivato agli USA uno dei suoi più pregevoli fiori all'occhiello: la Silicon Walley, ovvero l'incarnazione del suo miglior esempio esistente. Esso si attua con Spin Off accademici, tirocini aziendali e 


Master. Un ruolo importante assume la simulazione dei contesti quotidiani in cui gli studenti andranno a trovarsi nelle realtà lavorative. Il nucleo del sistema è l'interazione tra Docenti e responsabili aziendali nella formazione. E' importante poi che i risultati siano reinvestiti anche nelle società e comunità da cui originano. “In particolare ho partecipato a 2 Spin Off uno per lo smaltimento di rifiuti marini ed uno per apparecchi radiografici tridimensionali, quest'ultimo in collaborazione tra UniME e Chicago University. Non pensiamo di essere la Silicon Walley, ma dobbiamo avere di mira che questa viva di Spin Off.” Dario Caroniti, Docente di Dottrine Politiche, ha invece portato avanti la prosecuzione naturale del discorso, ovvero la credibilità che tutto ciò suppone come fondamentale: “Dobbiamo essere credibili se vogliamo attirare risorse. Altresì fondamentale è un connubbio tra mondo del lavoro e dello studio per dare esperienze spendibili non solo come “curriculum” ma anche come lavoro. Ciò che in USA si chiama Macing. Le aziende infatti non cercano qualcuno che sappia fare tutto, bensì che sappia fare ciò che l'azienda cerca. E, la cultura è fondamentale come dimostra il caso dei Miliardi di Euro della U.E. Fermi a Palermo per l'impreparazione culturale dei ns politici ed amministratori che sbagliano perfino a formulare i bandi per cui poi non si riesce ad avere accesso ai fondi. Gl'Enti Locali non possono divorziare 


dalla Cultura. L' UniME ha fatto passi da gigante arrivando in pochi anni a recuperare posizioni su posizioni sino a classificarsi al 4° posto nelle graduatorie per le opportunità di lavoro. E le aziende lo hanno capito. I ragazzi dei Master in cui c'era il collegamento Università – lavoro sono tutti riusciti ad inserirsi. Si è costruita poi una rete di 15 Paesi europei in cui UniME fornisce studenti per esperienze sia di tirocinio che di apprendistato e poi tornano con le esperienze fatte.” In tema di pragmaticità un altro aspetto è stato invece sottolineato da Marila Re, neo eletta Presidente del Consiglio Comunale di Santo Stefano di Camastra, ossia quello del costo della frequentazione universitaria per gli studenti. “No alla selezione economica: l'Università deve poter essere accessibile a tutti, così come è basilare che le politiche di inserimento non siano calate dall'alto.” La conclusione “ma avrebbe potuto bene essere anche l'introduzione” è invece di Francesco Punzo del CISS di Palermo: “La Dottrina sociale della Chiesa si amalgama assai bene con questi orientamenti, in 


particolare è necessario che le domande che pone un territorio siano disaminate con giustizia e nell'ottica del bene comune e non finalizzate invece a elettoralità ed economismi di basso livello. Di nuovo al centro la responsabilità e la dignità della persona. La funzione della Dottrina sociale è infatti interdisciplinare ed è finalizzata all'amore dell'uomo e della società. Un esempio concreto qui è quello di Alvaro Riolo che ha risanato e reso fruibile un territorio: questa è una forma vera di carità, di quella caritas che deve connotare la politica. E' così che è attuato lo sviluppo di una comunità vera, sviluppo che porta intrinsecamente l'amicizia quale realtà sociale. Di contro tante ns città e cittadine sono caratterizzate dalla rabbia, risultato dell'ingiustizia. La conflittualità infatti nasce dalla mancanza di elevazione...”
francesco latteri scholten

venerdì 21 luglio 2017

Il de profundis del cattolicesimo: il coro di Ratisbona intona le note della teologia della liberazione.


Sono tante più o meno recenti, ma anche antiche, le apparizioni della Madonna e le profezie che danno il crollo del cristianesimo in Occidente e la sua rinascita dalla Russia. La profezia sta indubbiamente avverandosi sotto gl'occhi di tutti. E' sigfnificativo che il cristianesimo rinasca con forza proprio lì dove il marxismo l'aveva praticamente distrutto. E' significativo che ciò avvenga dopo il crollo del marxismo che si era illuso di costruire una società migliore e più giusta ripetendo l'errore di Marx, che, sulla scia della “mano invisibile” di Adam Smith (il laissez faire che tutto si aggiusta), aveva creduto che bastasse a ciò spogliare gli usurpatori e statalizzare i mezzi di produzione. Si è così non usciti dal capitalismo come Marx agognava, bensì soltanto entrati in una sua altra e più perniciosa forma: il capitalismo di Stato. Nel 1989 quel regime è morto ed oggi la Russia sta rinascendo. Una rinascita che vede la Risurrezione forte del cristianesimo. Anche l'altro grande fratello marxista, la Cina, ha decretato ufficialmente con Xi Jinping il definitivo abbandono del marxismo ed il ritorno alla grande storia e tradizione cinese, ossia al confucianesimo. Ma, mentre in Russia si tolgono le statue di Lenin ed in Cina quelle di Mao, paradossalmente, nella Chiesa “Cattolica” il marxismo, con la “teologia della liberazione”, ha saldamente preso piede soprattutto in America Latina, dove a Concordia in Brasile nel 1938 è nato uno dei suoi più importanti fondatori, Leonardo Boff. Nel 1985, l'allora preposto alla Congregazione della Dottrina della Fede, Crad. Joseph Ratzinger lo ha ammonito e l'anno successivo condannato al “silenzio rispettoso”. La condanna, contrariamente a quanto creduto da certa parte dell'opinione pubblica, non avviene ad opera di un reazionario intransigente, di un “pastore tedesco”, bensì da parte del più grande Teologo del Novecento, un progressista, che San Giovanni XXIII aveva chiamato a dirigere i lavori del Concilio Vaticano II proprio per il suo essere progressista. Apertura al progresso ed accettazione di tutto quanto possibile di 


esso, ma tenendo saldamente la mente e gl'occhi a Cristo, al suo Vangelo, alla tradizione bimillenaria della Chiesa. Per questo anche Paolo VI prima e San Giovanni Paolo II poi, hanno fatto riferimento a Joseph Ratzinger. Ma, una teologia, quale quella della “liberazione” cui riferimento centrale è un modello sociologico marxista materialista integralista non è eo ipso accomunabile con il cristianesimo. Leonardo Boff ha però sempre rifiutato i criteri della sociologia cristiana e per questo, coerentemente, nel 1992 ha lasciato il sacerdozio e l'Ordine francescano cui apparteneva. Molti suoi compagni di cordata non hanno avuto la sua coerenza e dall'interno della Chiesa hanno continuato la loro lotta (o guerra?) per la loro “teologia” e sociologia material marxista (che, in quanto materialismo, teologia non è) che non è assimilabile e cumulabile – se ne sono resi conto loro stessi – con la Teologia Cristiana. Guerra a questa Teologia e guerra all'Occidente ed al Nord perchè questa Teologia è quella dell'Occidente e del Nord, un Occidente ed un Nord che non si è mai stati capaci di vedere se non nell'angusto limite dei propri pregiudizi. Un Occidente ed un Nord che non si è mai stati capaci di vedere se non da fuori. Una guerra in cui, al pari della Jihad islamica, si vuole l'Occidente morto, per principio. Un Occidente di cui si vedono i limiti e si negano le grandezze. Ebbene: nessuno più di Joseph Ratzinger, da prima del Concilio, a tutto il suo pontificato, e sino ad oggi, è la migliore incarnazione di tutto ciò. Nessuno più di lui, per questo, va CANCELLATO. Ma, proprio l'Occidente ormai scristianizzato, assai più che la Russia rampante con un risorto cristianesimo o la Cina altrettanto rampante con un redento Confucio, è il terreno ideale per la guerra alla Teologia. Una Germania, oltre che una Francia e Belgio e tanti altri, ormai secolarizzati dove il Cristianesimo è in agonia, è il terreno ideale dove colpire, dove portare a termine la cancellazione. Ed ecco allora che, in nome e sotto l'egida di una “teologia della liberazione” - cui 


afferiscono mercanti di schiavi e speculatori di uomini come Soros, satanisti come Hillary Clinton – il coro di Ratisbona intona l'inno della “teologia della liberazione”, cui fine è appunto la cancellazione. Ma, se alla luce delle profezie e delle apparizioni della Madonna, guardiamo alle immagini della Storia, nell'abbraccio di Papa Benedetto con il Patriarca Russo e con lo stesso Putin non possiamo non vedere il passaggio del testimone. In Russia la Madonna ha schiacciato la testa al serpente marxista che ora grazie a Soros e Clinton è entrato ai massimi vertici della Chiesa. Ebbene anche nella Chiesa al serpente sarà schiacciata la testa, perchè quand'anche egli vi imperasse, impererebbe sul nulla, perchè “sono arrivati molti falsi pastori ma le pecore non li hanno seguiti” e la Chiesa di Soros, Clinton & C. è vuota, come di fatto lo sono sempre di più tutte le chiese. La Russia lo dimostra: le teologie della liberazione possono solo perseguitare e distruggere. La Russia lo dimostra: solo Cristo può riempire la Chiesa: Christus vivit, Christus regnat, Christus imperat. La “teologia della liberazione” può solo fare ciò che sta già facendo con la sua regia e le note del suo nuovo inno il coro di Ratisbona, un tempo il primo al mondo, oggi una farsa che intona una canzonaccia popolare da bettole e bordelli. La vera essenza della “teologia della liberazione” ed i luoghi e le genti presso cui può fare qualche occasionale e sporadico adepto.
francesco latteri scholten


P.S. I 547 casi di violenza e 67 “abusi” riguardano la Vorschule Etterzhausen diretta da Johan Maier e frequentata anche da allievi del Coro di Ratisbona. Ratzinger non c'entra un cazzo. Di più il Card. Muller non è quello che ha insabbiato, bensì quello che ha aperto l'inchiesta... Di più ancora i principali presunti responsabili, tutti laici e della Vorschule, sono morti da decenni... Di più i reati sono prescritti pure essi da decenni... Rete di cazzari.

venerdì 16 giugno 2017

Roma VIII Municipio: con Giorgia Meloni anche Nicoletta Latteri Presidente Commissione Cultura.


Continua l'esodo in massa dai 5 Stelle, l'Istituto Cattaneo ha accertato che la perdita di consensi rispetto al picco del 2013 è di ben 18 punti percentuali. Tra i nominativi eccellenti che hanno lasciato c'è quello del “Molleggiato”, Adriano Celentano che già nel 2015 ha pubblicamente espresso il proprio orientamento per Matteo Salvini. Su Roma non c'è eccezione ed il disamore e la fuga sono a tutti i livelli, sia popolare e di massa che di élite. Il Municipio VIII, ex roccaforte delle sinistre al punto di boicottare da decenni anche l'incontro annuale intercristiano c/o la Basilica di San Paolo fuori le mura, presieduto dal Santo Padre, cui la presenza delle autorità civili è stata ripristinata solo all'ultima edizione dal Presidente della Commissione Cultura Nicoletta Latteri, è diventato roccaforte grillina alle ultime amministrative ed ora registra il passaggio in massa a Fratelli d'Italia. Il passaggio è anzitutto di base e dal basso: la gente comune che dopo l'entusiasmo iniziale nel giro di poco più di un anno è delusa, amareggiata e risentita. A livello manageriale l'alto profilo professionale degli eletti si è trovato quasi da subito a dover “fare a pugni” all'interno dello stesso movimento da un lato con i vertici capitolini, dall'altro con elementi ideologizzati della base. A scegliere di lasciare tra i primi Paolo Pace, ottimo manager e dirigente ENI, big pentastellato da 30.000 voti, Presidente del Municipio, subito bene accolto dai Fratelli d'Italia. Lasciano ora per passare a Fratelli d'Italia altre due Consigliere tra le più votate, impegnate e professionali: Rita Brigida e Nicoletta Latteri. Da parte di Fratelli d'Italia c'è una nota congiunta assai felice rilasciata da Andrea de Priamo Vicepresidente dell'Assemblea Capitolina, Alessio Scimé capogruppo del Consiglio Municipio VIII e Andrea Colangelo coordinatore municipale: "La comunità e la squadra di Fratelli d'Italia Roma e dell'VIII municipio si arricchiscono della collaborazione di due consigliere uscenti, Rita Brigida già vice Presidente d'Aula ed ex Presidente della commissione Ambiente e Servizi Sociali e Sport e Nicoletta Latteri ex Presidente commissione Cultura che aderiscono a FdI. Dopo l'ex presidente del Municipio Paolo Pace anche due tra le più valide e votate consigliere ex 5 stelle dell'ultima consiliatura aderiscono al partito di Giorgia Meloni. Accogliamo a braccia aperte Nicoletta e Rita che hanno dimostrato anche in passato amore per il territorio e professionalità. Nella consiliatura terminata con le dimissioni del presidente Pace si sono distinte dagli altri componenti la maggioranza per la capacità di mettere al primo posto gli interessi dei cittadini ed il rispetto delle regole prima ancora degli interessi propri e di partito. Siamo sicuri che insieme potremo proseguire il lavoro che FdI svolge attivamente e quotidianamente sul territorio con trasparenza ed impegno". Forza Nicoletta... Auguri e buon lavoro a tutti
francesco latteri scholten

sabato 10 giugno 2017

Thomas De Quincey: la rosa di Paracelso


Nel suo laboratorio, che comprendeva le due stanze dello scantinato, Paracelso chiese al suo Dio, al suo indeterminato Dio, a qualunque Dio, di inviargli un discepolo. Imbruniva. Il magro fuoco del camino proiettava ombre irregolari. Alzarsi per accendere la lanterna di ferro avrebbe richiesto uno sforzo eccessivo. Paracelso, distratto dalla fatica, dimenticò la sua preghiera. La notte aveva cancellato l'athanor e i polverosi alambicchi quando bussarono alla porta. Insonnolito, l'uomo si alzò, salì faticosamente la breve scala a chiocciola e socchiuse un battente. Uno sconosciuto entrò. Anch’egli era molto stanco. Paracelso gli indicò una panca; l'altro sedette e attese. Per un certo tempo non scambiarono tra loro nemmeno una parola. Il maestro fu il primo a parlare. “Ricordo volti d'Occidente e volti d'Oriente”, disse, non senza una certa enfasi. "Non ricordo il tuo. Chi sei tu e che vuoi da me?” “Il mio nome non ha importanza”, replicò l'altro. "Ho camminato tre Giorni e tre notti per entrare in casa tua. Voglio diventare tuo discepolo. Ti ho portato tutti i miei beni”. Tirò fuori una borsa e la rovesciò sulla tavola. Le monete erano molte e d’oro. Lo fece con la mano destra. Paracelso, per accendere la lanterna aveva dovuto voltargli le spalle. Quando tornò notò nella sua mano sinistra una rosa. La rosa lo inquietò. Si chinò, giunse le estremità delle dita e disse: "Tu mi credi capace di elaborare la pietra che trasmuta gli elementi in oro e mi offri oro. Non è l'oro ciò che cerco, e se è l'oro che ti interessa, tu non sarai mai mio discepolo.” "L’oro non mi interessa” rispose l'altro. “Queste monete non sono altro che una prova del mio desiderio di apprendere. Voglio che tu mi insegni l’Arte. Voglio percorrere al tuo fianco la via che conduce alla Pietra”. Paracelso disse lentamente: "La via è la Pietra. Il punto di partenza è la Pietra. Se non comprendi queste parole, non hai ancora cominciato a comprendere. Ogni passo che farai è la meta." L'altro lo guardò con aria diffidente. Disse con voce 


chiara:"Ma esiste una meta?” Paracelso si mise a ridere. "I miei detrattori, che non sono meno numerosi che stupidi, sostengono il contrario e mi accusano di essere un impostore. Non do loro ragione- ma non è impossibile che io sia un illuso. So che esiste una via.” Vi fu una pausa e l'altro disse:“Sono pronto a percorrerla con te. anche se dovessimo viaggiare per molti anni. Lasciami attraversare Il deserto. Lasciami intravedere almeno da lontano la terra promessa, anche se gli astri me ne vieteranno l'accesso. Ma prima di intraprende il viaggio, io voglio una prova.” “Quando?" disse Paracelso, con inquietudine. “Subito”, rispose il discepolo con brusca determinazione. Avevano iniziato la conversazione in latino ora parlavano in tedesco. Il giovane levò in alto la rosa. "Affermano", disse, "che tu puoi bruciar una rosa e farla rinascere dalle ceneri per opera della tua arte. Lascia che io sia testimone di questo prodigio. Ecco ciò che chiedo, poi la mia vita sarà tua.” "Sei molto credulo", disse il maestro. "Non so che farmene della credulità; esigo la fede." L'altro insistette."E’ proprio perché non sono credulo che voglio vedere coi miei occhi l'annientamento e la resurrezione della rosa." Paracelso l'aveva presa in mano, e parlando giocherellava con essa. “Sei credulo” disse “Tu dici che io sono capace di distruggerla?" "Nessuno è incapace di distruggerla ", rispose il discepolo. “Ti sbagli. Credi forse che qualcosa possa esser reso al nulla? Credi che il Primo Adamo nel Paradiso abbia potuto distruggere un solo fiore, un solo filo d'erba?" “Non siamo nel Paradiso”, disse ostinato il giovane; “qui, sotto la luna, tutto è mortale.” Paracelso si era alzato in piedi. "E in quale altro luogo siamo? Credi che la divinità possa creare un luogo che non sia il Paradiso? Credi che la caduta sia altro dall'ignorare che siamo nel Paradiso?" "Una rosa può bruciare", disse il discepolo in tono di sfida. “V'è ancora del fuoco nel camino", rispose Paracelso. "Se tu gettassi questa rosa fra le braci, crederesti che le fiamme 


l'abbiano consumata e che sia la cenere a essere reale. lo ti dico che la rosa è eterna e che solo la sua apparenza può cambiare. Mi basterebbe una parola perché tu la potessi vedere di nuovo." "Una parola?" disse stupefatto il discepolo. "L'athanor è spento, gli alambicchi sono coperti di polvere. Che, farai per farla rinascere?" Paracelso lo guardò con tristezza. “L'athanor è spento", ripeté, "e gli alambicchi sono coperti di polvere. In questo tratto della mia lunga giornata uso altri strumenti.” "Non oso domandare quali", disse l'altro con malizia o con umiltà. "Parlo di quello che usò la divinità per creare il cielo e la terra e l'invisibile Paradiso in cui ci troviamo e che ci è nascosto dal peccato originale. Parlo della Parola che ci insegna la scienza della Cabala." Il discepolo disse freddamente:"Ti chiedo la grazia di mostrarmi la scomparsa e la ricomparsa della rosa. Poco m’importa che tu operi per mezzo del Verbo o degli alambicchi." Paracelso rifletté. Infine disse:"Se lo facessi, tu diresti che si tratta di un'apparenza imposta ai tuoi occhi dalla magia. Il prodigio non ti donerà la fede che cerchi. Dunque lascia stare la rosa." Sempre diffidente, il giovane lo guardò. Il maestro alzò la voce e gli disse:“E inoltre, chi sei tu per introdurti nella dimora di un maestro ed esigere da lui un prodigio? Che hai fatto per meritare simile dono?" L’altro replicò, tremando:"So bene che non ho fatto nulla. Ti chiedo in nome del molti anni in cui studierò alla tua ombra, di lasciarmi vedere la cenere e poi la rosa. Non ti chiederò altro. Crederò alla testimonianza dei miei occhi.” Bruscamente, afferrò la rosa rossa che Paracelso aveva lasciato sul leggìo e la gettò tra le fiamme. Il colore si perse e rimase solo un po' di cenere. Per un istante infinito egli attese le parole e il miracolo. Paracelso era rimasto impassibile. Disse con strana semplicità: "Tutti i medici e tutti gli speziali di Basilea affermano che io sono un mistificatore. Forse essi sono nel vero. Qui riposa la cenere che fu rosa e che non lo sarà” il giovane si sentí pieno di vergogna. Paracelso era un ciarlatano o un semplice visionario, e lui, un intruso, aveva varcato la sua porta e ora lo costringeva a confessare che le sue famose arti magiche erano vane. Si inginocchiò, e disse:"Ho agito imperdonabilmente. Mi è mancata la fede che il Signore esigeva dai credenti. Lasciami ancora guardare la cenere. Tornerò quando sarò piú forte e sarò tuo discepolo e in fondo al cammino vedrò la rosa." Parlava con passione autentica, ma quella passione era la pietà che gli ispirava il vecchio maestro, tanto venerato, tanto attaccato, tanto insigne e perciò tanto vuoto. Chi era lui, Johannes Grisebach, per scoprire con mano sacrilega che dietro la maschera non c'era nessuno? Lasciare le monete d'oro sarebbe stata un elemosina. Le riprese uscendo. Paracelso l'accompagnò al piedi della scala e gli disse che sarebbe sempre stato il benvenuto. Entrambi sapevano che non si sarebbero visti mai piú. Paracelso rimase solo. Prima di spegnere la lanterna e di sedersi nella poltrona consunta, raccolse nell'incavo della mano il piccolo pugno di cenere e disse una parola a bassa voce: la rosa risorse

Thomas De Quincey, Writings. XIII. 345 

lunedì 8 maggio 2017

Francia, un giorno nuovo: vince la Repubblica e vince l'Europa.


66.3%, Vittoria netta e schiacciante. Festa Grande. La dichiarazione arriva intorno alle 21, esulta la Repubblica, esulta la Francia, esulta l'Europa. L'appuntamento più importante con il neoeletto Presidente è al Louvre e la folla è in tripudio. Il saluto è con l'inno alla gioia di Ludwig van Beethoven, l'inno europeo: la folla, tutti e ciascuno lo intonano in festa ed applauso. Vinta una nuova lotta contro il nazifascismo, di cui cade l'anniversario della 


Liberazione. L'Europa tira un respiro di sollievo ed inneggia a Festa. Vive la Repubblique, vive l'Europe, vive la France.
Francesco latteri scholten.

lunedì 24 aprile 2017

Anne Hidalgo: trionfo repubblicano di Parigi (Le Pen sotto il 5%).


Sono a caldo, nella notte, le valutazioni sulla prima tornata per le presidenziali, di Anne Hidalgo, Sindaca di Parigi. Riguardano anzitutto la sua città, che sta validamente governando e rendendo via via più a misura d'uomo con la istituzione di colonne di depurazione dell'aria, miglioramento del già ricco verde cittadino, delle zone pedonali, della salute, dell'istruzione. Sono valutazioni fortemente positive. Nella capitale l'affluenza è stata in assoluto la più alta di tutta la Francia e la più alta degli ultimi tempi: 84%. Un risultato importante che segna l'affezione dei cittadini per la Repubblica e la Democrazia. Assai significativo, nonostante gl'attacchi terroristici anche a ridosso delle elezioni, il crollo deciso del Front Nationale di Marine Le Pen che in città non è riuscito a raggiungere neppure il 5%. Vuol dire che “In questa città aperta al mondo, ricca della sua diversità, inclusiva, progressista, che si è mobilitata per l'accoglienza dei rifugiati e per le conquiste sociali, questo risultato conferma che i parigini sono riusciti ad equilibrare l'intelligenza collettiva e la solidarietà.” Così la Sindaca. Ed ancora: “tutto ciò ci incita a proseguire la ns politica municipale progressista con sistemi partecipativi che coinvolgono direttamente i cittadini nella gestione della loro città, la miglior politica per arginare l'estrema destra e costruire l'avvenire per i ns figli... (…) Qui a Parigi ho avuto l'onore di confederare da ormai più di tre anni una Equipe pluralista, umanista e progressista che si appoggia alla società civile e che si impegna fortemente per la città ed i cittadini: questi sono i risultati...” A livello nazionale, Emmanuel Macron si attesta al primo posto con il 23.7% dei voti e Marine Le Pen al secondo con il 21.3%. Segno che fuori città la presa del FN è ancora decisa. I risultati insomma sono secondo quanto già scritto da Houellebecq in “Sottomissione”, i partiti tradizionali non esistono praticamente più (cocente la sconfitta dei Socialisti di Hollande, solo 6.9%), ma anche contro Houellebecq: ha vinto la Repubblica e la Democrazia. “Fluctuat nec mergitur” secondo il bellissimo motto che connota anche la pagina facebook di Anne Hidalgo.
francesco latteri scholten