venerdì 10 novembre 2017

Nello Musumeci Governatore con il motto di Paolo Borsellino: la Sicilia volta pagina.


40% dei voti e 36 voti su 70 all'ARS: Nello Musumeci è il nuovo Governatore della Sicilia. Una campagna elettorale fatta all'insegna del motto che fu di Paolo Borsellino, motto che campeggia sulla sua lista, “sarà bellissima”, “senza sbandierare – così lui stesso – l'antimafiosità rischiando di fare il gioco opposto”. E' importante per Musumeci, come dal suo discorso di alcuni giorni addietro davanti ad un pubblico santagatese festante, non tanto l'essere stato Presidente dell'Antimafia, quanto piuttosto l'esserlo divenuto eletto all'unanimità, anche con i voti dell'opposizione. Più importante ancora,non l'essere stato Presidente della Provincia di Catania, una delle più importanti d'Italia, bensì il fatto che siano passate per le sue mani oltre 900 Mln senza per lui neppure un centesimo. Orgoglio sano e giustificato. Qui nei Nebrodi, a Sant'Agata, Nello Musumeci ha parlato della famiglia, lo ha fatto nella maniera più bella, quella indiretta, riferendosi al suo “essere nonno”, in cui traspare tutto un vissuto autentico all'insegna di Valori veri, peraltro 


per fortuna ancora ben radicati e tradizionali per la società siciliana. Anche qui una rottura netta con la precedente amministrazione e l'ostentazione di una omosessualità fine a sé stessa quasi fosse un valore; per inciso ricordo che lo stesso Pier Paolo Pasolini parlava della propria come anomalia sostenendo sempre il valore della famiglia tradizionale. Un sì convinto all'affermazione del Sen. Bruno Mancuso “non bisogna essere Ponzio Pilato ma neppure Catone il censore”, dà il segno ad una necessaria uscita da un giustizialismo tout court che, come ha recentemente dimostrato in sede europea la vicenda di Bruno Contrada, distrugge la dignità, la professionalità e la vita delle persone senza dare alla Giustizia alcun contributo vero. Lo stessoPresidente dell'ANM, Albamonte, in una sua recente intervista ha sostenuto lui pure la necessità di andare oltre una normazione ed una prassi in cui spesso di fatto il denunciato è messo nelle mani del denunciante. Importante la tematica dei fondi europei, cospicui e spesso persi per la mancanza o inadeguatezza dei progetti: qui due 


fatti importanti cui il Governatore si è accodato: la legge piccoli comuni, appena approvata, relatore proprio il Sen. Bruno Mancuso, con cui si ovvia a questo, e la presenza di tecnici esperti di settore come Antonio Ortoleva. Importante ancora il passo, già fatto dal Governatore, per agevolare con aiuti anzitutto i ns giovani per limitarne la emigrazione e di più, un aiuto anche a chi già è emigrato per tornare. Una politica inversa a quella sinora percorsa da Governi nazionali e regionali e che già si mostra in tutta la ricchezza della sua prospettiva. Il punto è fatto bene con la prammaticità a lui solita dal Sen. Mancuso: “Musumeci ha vinto ed ha anche la maggioranza per governare senza incuici né larghe intese. Ci sono tutte le premesse per una svolta, quella che i siciliani si aspettano. A noi il compito di non deluderli con il nostro impegno e la forza dei nostri programmi”.
francesco latteri scholten.

giovedì 2 novembre 2017

Berlusconi a Palermo: Crocetta vi ha derubato del vostro futuro. Riprendetevelo!


Sono immagini che rincuorano solo a vederle, finalmente, ne avevamo bisogno, quelle di Berlusconi a Palermo. A vederle viene in mente Marco Licinio Crasso: “Non fu la fortuna, infatti, ma il valore paziente con cui fronteggiarono le avversità, che innalzò i romani”. Una per tutte quella di copertina insieme a Nello Musumeci Presidente emerito dell'Antimafia (eletto all'unanimità), a Gianfranco Micciché ottimo leader forzista, a Gaetano Armao validissimo candidato VicePresidente e Vittorio Sgarbi candidato all' Assessorato ai Beni Culturali. Gente che non ha bisogno di presentazioni, dalla professionalità indiscussa ed apprezzatissima in Italia ed all'estero. Davvero una marcia in più per una Sicilia che ha ora più che mai la necessità di uscire definitivamente dal tunnel crocettiano e sinistro così come di superare le insidie grilline che vorrebbero la Sicilia – sono le dichiarazioni testuali del Beppe nazionale - come Lagos, la tristissima capitale nigeriana e va ricordato che a Roma i compagni di merende di Beppe sono sulla buona strada per raggiungere l'ambito traguardo. “Crocetta vi ha derubato del vostro futuro, riprendetevelo!” è la giusta e bella esortazione con cui Berlusconi apre il comizio. Ma Berlusconi è anche un inno alla palermitanità di stampo classico con bagni di folla e passeggiate per il centro di Palermo e 


“pit stop” all'Antico Caffé Spinnato per la degustazione dei più tipici dolci siciliani. Poi il Politeana. Tutti sul palco sulle note dell'inno classico di Forza Italia. Rassicura, per chi scrive, la figura di Nello Musumeci, di cui si ricordano le parole di alcuni giorni fa a Sant'Agata di Militello, in cui mise in guardia dalla politicizzazione di Mafia ed Antimafia e di un'Antimafia che può anch'essa essere strumento della Mafia. Per inciso – l'inciso è mio – non può essere che di nuovo, guarda caso magistrati vicini a determinati movimenti politici e ad orologeria, prendano le parole di un criminale pluripregiudicato per “La Verità”, manco si trattasse delle parole di Madre Teresa di Calcutta, per riaprire casi già due volte chiusi perché finiti in un vicolo cieco e che se si avesse avuto un minimo di buon senso e di razionalità non avrebbero dovuto neppure essere aperti (il caso Contrada dovrebbe essere luminoso). Con Nello Musumeci Berlusconi ha avuto un quattr'occhi la sera prima sino a tarda notte per discutere del programma, in particolare dell'abolizione della giustamente più odiata delle tasse, il Bollo auto (già è ipertassata la benzina), della tassa sulla prima casa, della riduzione delle imposte al 50% per le imprese create da donne o giovani, della creazione di zone franche. L'abbraccio sul palco dunque avviene con premesse solide, quelle con cui si vuole fare una Rivoluzione per la Sicilia e 


Berlusconi chiarisce bene: “Una Rivoluzione, ma una Rivoluzione affidata a uomini e donne di provata competenza ed esperienza. Grillo è un misto di pauperismo e giustizialismo che farebbe scappare gli imprenditori dall'isola. Gl'imprenditori sono Eroi, soprattutto in Sicilia”. “Penso ad una Sicilia moderna e fiorente – ha proseguito Berlusconi – i cinquestelle puntano ad una imposta del 45% sulla successione, come in Francia, alla tassa sulla casa e alla patrimoniale... odiano gl'imprenditori...” Il clou della serata è la presentazione di Vittorio Sgarbi con il tributo di una doverosa e calorosissima ovazione: “ E' il più grande critico d'Arte, siamo amici e litighiamo da anni, è una persona importante per la Sicilia. Credo che nessuno più di lui ne conosca necessità e bisogni, se vinceremo sarà Assessore ai Beni Culturali”. Il Cavaliere chiude con una rassicurazione: “Nel Centrodestrac'è concordia su come deve essere formato il prossimo Governo e sul programma che dovremo realizzare...” Che dire? Da parte mia, di tutto cuore: “Forza Nello, Forza Sicilia, Forza Berlusconi, Forza Italia.”
francesco latteri scholten.

martedì 31 ottobre 2017

Nello Musumeci incontra S. Agata, il Sen.Bruno Mancuso ed il candidato Antonio Ortoleva


Sono tra la gente e con la gente e non nei talk show e nei dibattiti televisivi” è il criterio prammatico con il quale Nello Musumeci, giornalista, Presidente emerito della Provincia di Catania e protagonista della “Primavera di Catania”, porta avanti la sua campagna per la Presidenza della Regione Sicilia. La presenza dei santagatesi è calorosa: “segnale di riconoscimento per l'impegno per i Nebrodi di Nello Musumeci” così Antonio Ortoleva. Gl'onori di casa li fa il Sen. Bruno Mancuso che sottolinea il sacrificio che la scelta metodologica di Nello Musumeci comporta: “i Comuni della Sicilia sono ben 400 e visitarli per dare presenza ed ascolto è 


un grande impegno, anche se sappiamo che ti piace sforzarti e spenderti per la gente”. Da politico concreto – è di qualche settimana fa l'approvazione della legge piccoli Comuni di cui è stato relatore - il Senatore va subito al dunque: “Non dobbiamo lasciare nulla di intentato nell'impegno per la Vittoria. Il disastro di Roma, prima in ginocchio ed ora con l'amministrazione grillina distrutta completamente palesa la realtà di grande pericolo per la Sicilia, come anche la sinistra di Micari, stimabile ma contiguo a Crocetta. E... immaginiamoci cosa sarebbe se ai cinque anni di Crocetta facessero seguito cinque anni di amministrazione quale quella sotto gl'occhi di tutti 


Roma ed altrove. E' necessaria ed improcrastinabile una svolta decisa che può essere interpretata soltanto da Musumeci: una svolta per il rilancio della Sicilia. A questa svolta può dare un contributo concreto quello che per questo abbiamo scelto quale candidato di provata professionalità ed esperienza specie nel settore decisivo dell'ambiente e dell'agraria: Antonio Ortoleva”. C'è infatti un punto sinora assai dolente della realtà di sviluppo isolana, ovvero quella della perdita della maggior parte dei fondi UE specie per il settore dell'agricoltura a causa della inadeguatezza delle pratiche e dei progetti:“Antonio è un esperto nei bandi UE e così la Sicilia ed i Nebrodi potranno finalmente accedere 


ai fondi UE.” Il vero nemico, tuttavia, è l'astensionismo dovuto anche al fatto che nessuno specie a sinistra ha avuto il coraggio di cimentarsi a risalire la china nei bilanci della Regione Sicilia ed anche per questo una porobabile vittoria del centrodestra renderebbe terribili i mesi che separano dalle successive elezioni nazionali. Antonio Ortoleva dà di piglio con decisione: “Ho una consapevolezza, una cosa di cui sono assolutamente certo: il 6 novembre sarà la fine del crocettismo. Mi candido per portare più Europa a Messina e Nebrodi a Palermo. Più investimenti privati e pubblici, capacità di agire, di diventare motore di sviluppo, di promuovere turismo e cultura. Ma, soprattutto, una parola 


d'ordine: lavoro, lavoro, lavoro.” Infine l'intervento più atteso, quello di Nello Musumeci: “La scelta dell'impegno politico non è una scelta davanti alla quale si possa dire chi te lo fa fare. E' una scelta d'amore. Appartengo ancora a quella generazione in cui un maestro era stimato anche quando dava un ceffone, perché era come il ceffone di un buon padre. Proprio per questo sono stato tra i primi a capire la inadeguatezza del personaggio Crocetta, affetto da isteria autoreferenziale. Inoltre, non basta parlare di mafia che c'è ed è più pericolosa di prima. Ma... anche l'antimafia è pericolosa come la mafia quando diventa un esercizio di potere.Nel '95 sono stato condannato a morte dalla mafia, ho vissuto una vita blindata, ma non ne ho mai fatto bandiera. C'è una 


scelta che bisogna aver chiara se si vuole a qualsiasi titolo e livello entrare in politica: fai parte dello Stato e non dell'antistato. Sono stato eletto Presidente dell'Antimafia (23 maggio 2013 ndr) all'unanimità, non solo con i voti del centrodestra. La politica non è un luogo di Santi o diavoli, bensì dell'attività umana. Mi fa sorridere il termine antipolitica e chi lo usa. Non c'è antipolitica, perché in quanto attività umana non c'è alternativa alla politica. Quello che c'è è la buona o la cattiva politica. E, contrariamente a quanto si usa dire, la prevalenza non dipende dai politici, ma dai cittadini, dal corpo elettorale. Un corpo elettorale sano esprime politici sani, uno malato li esprime malati. Ho governato la terza provincia italiana e per le mie mani sono 


passati 900 Mld, non mi sono arricchito di un centesimo, né hanno fatto carriera i miei figli. Sono un politico onesto. Ma: cristiano buono è, ma non serve. Cosa serve? Mangia e fa mangiare, allora è considerato. Per la politica ci vuole Ragione e Cuore. Dobbiamo esserci in chiaro: il 6 novembre nulla sarà più come prima. O sprofondiamo ulteriormente o risaliamo la china. Mi sto impegnando per quest'ultima opzione: sono supportato e sopportato per questo. Ma proprio per questo invito tutti a votare, perché non votare è diserzione: quando la casa brucia tutti hanno il dovere di buttare un secchio d'acqua. Grillo ed i suoi, abbiamo visto sufficientemente a Roma ed altrove cosa siano. Votarli è un crimine contro l'umanità. Dopo 5 anni di Crocetta non possiamo assolutamente permetterci 5 anni di grillini, come neanche di contigui a Crocetta. Mi presento per quello che sono: voglio solo bonificare la Sicilia, invertire la rotta drammatica per cui sono più le imprese che muoiono che quelle che nascono, voglio tornare al ruolo di centralità della Sicilia nel Mediterraneo...
francesco latteri scholten.

mercoledì 13 settembre 2017

Ingresso Israele nella UE: favorevoli il 56% degli israeliani e molti europei.


C'è stato, è vero, di recente, qualche screzio tra Israele e la UE, sia, ad aprile, per l'attegiamento del Ministro tedesco Sigmar Gabriel nei confronti delle ONG operanti con i migranti (e con Soros) nel Mediterraneo, che, a luglio, per gli insediamenti israeliani in Palestina. Tuttavia l'accordo, sempre a luglio, tra Israele e Turchia per la costruzione di un nuovo oleodotto per le forniture all'Europa è senz'altro decisamente più significativo. Inoltre l'espressione di rammarico fuori onda di Netanyahu a luglio, in occasione 


dell'incontro con i Ministri di Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Polonia, poi divenuta di dominio pubblico "La Russia, l'India e anche la Cina non pongono condizioni. I Paesi africani sviluppano rapporti sempre più vicini a noi. Solo la UE pone condizioni. Direi che è semplicemente una follia. Penso che questo è davvero pazzesco. Non sto parlando degli interessi di Israele. Lo dico nell'interesse dell'Europa." "Non fate danni ad un Paese occidentale che 


difende i valori e interessi europei, e che per giunta impedisce la migrazione di massa verso l'Europa. Smettetela di attaccare Israele e iniziare a sostenerlo", trova senz'altro una adesione popolare non solo in Israele ma anche in Europa, segnatamente nella stessa Germania, ma anche in Italia, decisamente maggiore e ben più consistente delle posizioni del Ministro Gabriel. Sulle politiche rispetto ai migranti si trova inoltre oggi spaccato anche non solo il 


mondo politico – che vede i vari Gabriel, Boldrini e simili in netta minoranza – ma anche il mondo cattolico: la posizione di Papa Francesco, similare ed ispirata ad una linea clintoniana con venature da teologia della liberazione, invero è decisamente minoritaria. La stessa frase fuori onda di Netanyahu è infatti assai vicina ad una celeberrima di Benedetto XVI, ed alla linea ratzingeriana di sempre, sulla quale Ratzinger ha impostato sia il proprio nome di Pontefice che la direzione del suo pontificato: “L'Europa o sarà cristiana o non sarà”. E' fuori di dubbio che una eventuale 


adesione di Israele alla UE sancirebbe un rinnovo di quell'incontro tra cultura greca, diritto romano e religione ebraica che ha segnato gli inizi del cristianesimo e dell'Europa ed il cui Spirito ne è sempre stato – pur tra tante vicissitudini e travagli – l'elemento unificatore. L'accordo per l'oleodotto inoltre è la prova concreta che anche con le fazioni islamiche è possibile una intesa costruttiva. Importante testimonianza è pure l'indubbio successo che in molta parte del continente africano sta avendo la politica estera di Netanyahu. Comunque sia, la Konrad Adenauer Stiftung si è data la pena di un sondaggio in proposito e l'esito è che il 50% degli israeliani desidera un ingresso di Israele nella NATO e ben il 56% una adesione alla UE. Un dato più assai importante è anche l'altro, sempre nello stesso sondaggio. Konrad Adenauer Stiftung infatti ha interpellato anche i cittadini arabi residenti in Israele e qui le percentuali sono risultate ancora maggiori: oltre 70% per NATO e UE e contrari solo 18%.
francesco latteri scholten

lunedì 31 luglio 2017

Mons. Antonio Livi e Gianni Vattimo (ovvero Arturo Sosa, Jorge Mario Bergoglio etc.).


“... mi scusi, ma... Monsignore o Professore?” ebbi a chiedergli in uno dei tanti incontri che per motivi accademici ebbi con lui. “Professore, perché il ruolo, insomma è quello” mi rispose sornione. C'è il nome di un altro Professore dal quale entrambi prendiamo le distanze, seppure per motivazioni diverse, e quel nome è Immanuel Kant anche se bisognerebbe invero andare più indietro ed arrivare ad un illustre allievo dei Gesuiti: Cartesio. Io da Kant mi distanzio con Freud ed insieme a Edith Stein (Santa, Martire e Dottore della Chiesa) perché come il Padre della Psicanalisi ha dimostrato inconfutabilmente, le categorie prime da cui parte la nostra mente non sono lo Spazio ed il Tempo (che anzi nulla significano e sono categorie del Mondo esterno), bensì l'intensità dei vissuti e delle pulsioni attive all'atto dell'evento esperienziale. Il Professor Livi se ne distanzia in molti e diversi punti ma anche, segnatamente, in quanto origine della teologia di Carl Rahner. Sebbene per molti versi si distingua nettamente dal Filosofo tedesco, qualcosa anche lo rassomigliava: i Professori tutti erano sostanzialmente puntuali e seri, ma lui particolarmente. Non ci regolavamo l'orologio, come facevano con Kant, ma ci fu una sola volta in cui arrivò in serio ritardo, al punto che dopo una buona mezz'ora stavamo già andandocene, quando improvvisa, una delle ns staffette di sorveglianza poste alle due rampe di scale sui lati del corridoio cui si accedeva alle Aule, diede l'allarme. L'immediato seguito di quel fatto stesso però lo distanzia nettamente da Kant. Entrò in Aula, ovviamente non trovò nessuno dei tanti capannelli, ma solo studenti 


disciplinatissimi ai propri posti in doveroso silenzio, e, trafelato, con un sorriso che diceva anche “ma a chi volete fregare...”: “Scusate il ritardo... In compenso ho il piacere di potervi presentare il Professor Gianni Vattimo...” Entrambi belli solari. Sì, esatto, proprio “quel” Gianni Vattimo, dopo Colli e Montinari il più autorevole interprete di Nietzsche, e fondatore del “Pensiero debole”. Filosoficamente e teologicamente uno dei suoi più irriducibili nemici. Ne ebbimo una ventina di minuti di bellissima disquisizione accademica ai massimi livelli. Ovviamente la reciproca galanteria accademica lasciò fuori con garbo i veri noccioli della questione, intorno ai quali – i Filosofi, come disse qualcuno, sono come Aquile – ci si limitò a volteggiare a distanza. Alla fine però mi sia lecito dire che la questione vera è quella in cui finì per impantanarsi Sartre. La maggior parte del pubblico non lo sa, ma, in campo di concentramento, Sartre stava per convertirsi e scrisse uno dei pezzi più belli del Novecento sulla Natività di ns Signore. A Sarte però, a differenza che ad Edith Stein il “salto nella Fede” non riuscì. Sarte, come tutti sappiamo restò sempre ateo, anche se a volte “abbiamo vissuto come fossimo credenti” (lo disse in un colloquio con la sua compagna di sempre Simone De Beauvoir). E' il motivo vero – che s'incontra con l'affermazione del Prof. Antonio Livi che la Fede implica la Metafisica – per cui i suoi “Cahiers pour une Morale”, seguito naturale de “L'Etre et le Néant” e scritti subito dopo, uscirono solo postumi. In essi invero Sartre aveva definito “Qualité” ciò che già San Tommaso d'Aquino aveva chiamato “Habitus”, per la qual cosa si trovò esposto al fuoco incrociato 


dei Comunisti da una parte, che lo dissero cattolico integralista mascherato, e dei cattolici dall'altro: se così è perché non vai via da quelli. La “Qualité” porta ovviamente implicitamente in sé una Morale assai vicina per non dire del tutto parallela a quella di San Tommaso. Ma qui la differenza di fondo che porta ad es. me, tramite Edith Stein a San Tommaso e quindi all'affermazione del Prof. Livi, ossia che la fede implica la Metafisica, e, “lo scacco” di Sartre, ma anche di Vattimo (non se ne abbia Professore, il suo “Il soggetto e la maschgera” è uno dei testi più affascinanti che abbia letto). E' il motivo per cui i “Cahiers” usciranno postumi. Sono stupendi. Il problema qual'é? Lo ammette lo stesso Sartre: la mancanza di fondamento. Infatti per Tommaso l' “Habitus” ha un fondamento, Dio; ma Tommaso il salto della Fede, a differenza di Sartre e di Vattimo è arrivato a farlo. Per Sartre questo fondamento non esiste. Su cosa può fondarsi la “Qualité” se Dio non esiste? l'uomo, per definizione (coerentemente anche con Tommaso e la Dottrina cattolica) è l'essere che non ha e non può avere fondamento in sé e se l'avesse sarebbe Dio; la società? Ma se la società – come ebbe a dire Sartre stesso - è quella nazista di Hitler o quella stalinista di Stalin? E allora su cosa? Ecco il perché i Cahiers escono solo postumi. Ma, per chi come Tommaso d'Aquino o Edith Stein, o, lo stesso Sant'Ignazio di Loyola, quel salto è riuscito a farlo, l' “Habitus” ha un Fondamento: Dio. Ora, questo fondamento che è ns Signore è, al tempo stesso, l'irruzione in un orizzonte in cui le posizioni di Sartre, Vattimo, Sosa e compagni sono superate. Si tratta d'altronde di posizioni di cui i più onesti di loro, come Sartre, 


ammettono lo scacco. Si tratta di un orizzonte nel quale è implicito quanto ribadisce Antonio Livi: “I fedeli cattolici (sia Pastori che fedeli) sanno che la verità che Dio ha rivelato agli uomini parlando per mezzo dei Profeti dell’Antico Testamento e poi con il proprio figlio, Gesù (cfr Lettera agli Ebrei, 1, 1), è custodita, interpretata e annunciata infallibilmente dagli Apostoli, ai quali Cristo ha conferito la potestà di magistero autentico per l’evangelizzazione e la catechesi. Agli Apostoli Cristo ha detto: «Chi ascolta voi, ascolta me; chi disprezza voi, disprezza me. E chi disprezza me, disprezza Colui che mi ha mandato» (Vangelo secondo Luca, 10, 16). Il valore di verità della dottrina degli Apostoli e dei loro successori (i vescovi con a capo il Papa) dipende quindi interamente dal valore di verità della dottrina di Cristo stesso, l’unico che conosce il mistero del Padre: «La mia dottrina non è mia ma di Colui che mi ha inviato» (Vangelo secondo Giovanni, 7, 16). Padre Sosa, prigioniero com’è dell’ideologia irrazionalistica (pastoralismo, prassismo, storicismo) è allergico alla parola “dottrina”, ma non si rende conto che con questa sua stolta polemica offende non solo la Chiesa di Cristo ma Cristo stesso.” (Mons. A. Livi, Chiesa e PostConcilio 24.2.2017).
francesco latteri scholten

domenica 30 luglio 2017

Acquedolci, Dario Caroniti e Filadelfio Mancuso al Convegno CISS: il ruolo dell'Università per lo sviluppo del territorio.


L'organizzazione è stata di Agostino Di Lapi del CISS Nebrodi – ma una mano significativa l'ha data il neo Sindaco Alvaro Riolo – l'idea è invece di Francesco Punzo del CISS di Palermo. L'orizzonte, meglio il point de vue, da cui la tematica è stata trattata è quella particolare e tutta sturziana del liberalismo sociale che prende i suoi inizi dalla “Rerum Novarum” e da tutta la successiva dottrina – “Quadrigesimus annus” e “Centesimus annus” per citarne solo alcune – per arrivare ai giorni nostri. Dunque liberalismo che però guarda con attenzione alla dignità della persona. Lo specifica Di Lapi nell'intervento che apre il Convegno. L'Università ha necessariamente un ruolo fondamentale per lo sviluppo del territorio e dunque per la dignità della persona. Dal 1963 alla Harward University è aggiunta alla funzione di trasmissione del Sapere ed a quella di incremento dello stesso, la così detta terza missione (la regolamentazione è del 1980 con il Bayh Dole Act), ovvero il rapporto Università / società e mercato, ovvero tutte le relazioni che l'Università ha con il mercato e la società. In Europa si parla di terza missione a partire da un documento dell'UE del 2000 in cui si proponeva di promuovere l'innovazione in un'economia fondata sulla conoscenza. La prima esperienza italiana è il VQR 2004-2010 poi il decreto legislativo 19/2012 ed il DM 47/2013. “Le Università 


sono creatrici di beni comuni e lo sguardo va rivolto non solo ai risultati economici ma anche a quelli sociali. Nelle “learning society” il perno di tutto diventa sempre più l'uomo e la sua capacità di mettere a frutto le proprie potenzialità non solo conoscitive e creative ma anche etiche. Ciò riporta in primo piano la concezione di Don Sturzo. Sul piano operativo, quello chiamato ad ispirarsi ai valori è centrale invece lo Spin Off, ovvero l'utilizzo imprenditoriale di prodotti e servizi derivanti dall'attività di ricerca dell'Università. L'Università diventa insomma un ponte con le imprese ed il mercato.” L' Avv. Alvaro Riolo, reduce dai primi impegni forti della nuova amministrazione (e dai primi meritati successi, quali acqua, pulitura spiagge e cittadina) indica invece un tema importante cui sinora la politica universitaria non si è dedicata: “si parla spesso di fuga dei cervelli: ebbene si deve mirare invece al ritorno dei cervelli quale del resto anche la politica della UE mira: interazione con gli altri Paesi ma anche ritorno.” Filadelfio Mancuso, Docente di Diritto Commerciale, ha invece messo in luce come proprio dalla “Terza Missione dell'Università sia derivato agli USA uno dei suoi più pregevoli fiori all'occhiello: la Silicon Walley, ovvero l'incarnazione del suo miglior esempio esistente. Esso si attua con Spin Off accademici, tirocini aziendali e 


Master. Un ruolo importante assume la simulazione dei contesti quotidiani in cui gli studenti andranno a trovarsi nelle realtà lavorative. Il nucleo del sistema è l'interazione tra Docenti e responsabili aziendali nella formazione. E' importante poi che i risultati siano reinvestiti anche nelle società e comunità da cui originano. “In particolare ho partecipato a 2 Spin Off uno per lo smaltimento di rifiuti marini ed uno per apparecchi radiografici tridimensionali, quest'ultimo in collaborazione tra UniME e Chicago University. Non pensiamo di essere la Silicon Walley, ma dobbiamo avere di mira che questa viva di Spin Off.” Dario Caroniti, Docente di Dottrine Politiche, ha invece portato avanti la prosecuzione naturale del discorso, ovvero la credibilità che tutto ciò suppone come fondamentale: “Dobbiamo essere credibili se vogliamo attirare risorse. Altresì fondamentale è un connubbio tra mondo del lavoro e dello studio per dare esperienze spendibili non solo come “curriculum” ma anche come lavoro. Ciò che in USA si chiama Macing. Le aziende infatti non cercano qualcuno che sappia fare tutto, bensì che sappia fare ciò che l'azienda cerca. E, la cultura è fondamentale come dimostra il caso dei Miliardi di Euro della U.E. Fermi a Palermo per l'impreparazione culturale dei ns politici ed amministratori che sbagliano perfino a formulare i bandi per cui poi non si riesce ad avere accesso ai fondi. Gl'Enti Locali non possono divorziare 


dalla Cultura. L' UniME ha fatto passi da gigante arrivando in pochi anni a recuperare posizioni su posizioni sino a classificarsi al 4° posto nelle graduatorie per le opportunità di lavoro. E le aziende lo hanno capito. I ragazzi dei Master in cui c'era il collegamento Università – lavoro sono tutti riusciti ad inserirsi. Si è costruita poi una rete di 15 Paesi europei in cui UniME fornisce studenti per esperienze sia di tirocinio che di apprendistato e poi tornano con le esperienze fatte.” In tema di pragmaticità un altro aspetto è stato invece sottolineato da Marila Re, neo eletta Presidente del Consiglio Comunale di Santo Stefano di Camastra, ossia quello del costo della frequentazione universitaria per gli studenti. “No alla selezione economica: l'Università deve poter essere accessibile a tutti, così come è basilare che le politiche di inserimento non siano calate dall'alto.” La conclusione “ma avrebbe potuto bene essere anche l'introduzione” è invece di Francesco Punzo del CISS di Palermo: “La Dottrina sociale della Chiesa si amalgama assai bene con questi orientamenti, in 


particolare è necessario che le domande che pone un territorio siano disaminate con giustizia e nell'ottica del bene comune e non finalizzate invece a elettoralità ed economismi di basso livello. Di nuovo al centro la responsabilità e la dignità della persona. La funzione della Dottrina sociale è infatti interdisciplinare ed è finalizzata all'amore dell'uomo e della società. Un esempio concreto qui è quello di Alvaro Riolo che ha risanato e reso fruibile un territorio: questa è una forma vera di carità, di quella caritas che deve connotare la politica. E' così che è attuato lo sviluppo di una comunità vera, sviluppo che porta intrinsecamente l'amicizia quale realtà sociale. Di contro tante ns città e cittadine sono caratterizzate dalla rabbia, risultato dell'ingiustizia. La conflittualità infatti nasce dalla mancanza di elevazione...”
francesco latteri scholten