sabato 12 dicembre 2015

Moneta elettronica, il totalitarismo assoluto: il perfetto panopticum.


E' un tracciante globale.  Esso include in sé anche quel tracciante geografico, quella specie di GPS, grazie al quale ognuno di noi è, in ogni momento, volendo, immediatamente localizzabile e che ciascuno di noi porta con sé - liberamente - in tasca: il telefonino. In un film di fantascienza datato ormai qualche decennio fa, un meccanismo del genere veniva applicato coercitivamente a carcerati o a persone in libertà vigilata. Se tuttavia il telefonino è un semplice tracciante "materiale", il quale consente la rintracciabilità della nostra persona materiale, del ns corpo e dei suoi spostamenti, la moneta elettronica è molto, molto di più. Essa è infatti un tracciante globale, dunque anche psichico e psicologico sia della persona che di tutti i gruppi sociali. Attraverso essa traspare la totalità della persona: come si muove e quando, cosa fa, cosa e come mangia, beve e dorme, come si veste, se e cosa e come legge, cosa guarda, quali film, se va a teatro o al cinema o allo stadio - e ovviamente dove e con chi - quale musica ascolta e quando etc. Facciamo un esempio concreto, è stata istituita la moneta elettronica. Giovanni si alza al mattino presto e và alla stazione a prendere il treno per Palermo. Alle 7.00 fa il biglietto, ovviamente lo paga e altrettanto ovviamente la moneta elettronica lo registra. Alle 7.08 va a prendere il caffè e il giornale, idem. Alle 9.10 arriva a Palermo, prende un altro caffé ed i cigarillos. Ovviamente paga, e ovviamente la moneta elettronica registra e registra anche a quale bar ha preso il caffé e dove ha comperato i cigarillos e quali cigarillos ha acquistato, come del resto ha già registrato quale giornale ha comperato. Non continuiamo a seguire Giovanni perché già il farlo per questi pochi spostamenti mi ha fatto venire l'angoscia. Si specifica però che - ovviamente - è possibile una traccianza incrociata tra moneta elettronica e telefonino nonché internet. Esce l'analisi dettagliata, non solo degli spostamenti della persona, c'era già, ma l'analisi totale e globale della persona: chi è, cosa fa, come lo fa, addirittura cosa pensa. Attraverso questi dati - si capisce - la persona può poi essere pilotata, in maniera del tutto incognita, ovvero del tutto a sua insaputa, ma, proprio per questo, nella maniera più coercitiva. Il tutto, ancora ovviamente, a spese della persona, come già per il telefonino: è la persona che paga tanto il telefono, quanto la conversazione, quanto la transazione economica. Ma quella economica la paga di più e la pagano di più proprio i più poveri: anche i pensionati e quelli che non ne hanno sono infatti coerciti all'apertura di un conto bancario. Chi guadagna sono, more solito, le banche e le multinazionali, quelli che hanno fatto la crisi che tutti stiamo pagando. Ancora e di nuovo tutti dovremo pagare per loro ed avere ancora meno benefici e più aggravi. In quest'ultimo aspetto il panopticum di Bentham - lo strumento ideale di potere che consente la supervisione totale da parte del supervisore senza che egli, al tempo stesso, possa esser veduto, lo strumento su cui si sono poi realizzate le carceri ed i manicomi, "Sorvegliare e punire", ma anche già prima le biblioteche - è stato addirittura superato: i costi di quello erano infatti a carico dei supervisori, i costi di questi sono addebitati agl'utenti, cioé ai carcerati in cui tutti noi veniamo di fatto trasformati.
francesco latteri scholten.

P.S. Il presente articolo è la ristampa anastatica dell'omonimo già pubblicato nel 2012 e che, vista la cogente attualità dell'argomento e le immutate condizioni, ho ritenuto di ripubblicare immodificato.

martedì 8 dicembre 2015

Giovanni Duns Scoto e la teorizzazione del dogma dell'Immacolata.


"Voluntas divina est causa boni et ideo ipsoquod vult aliquod est bonum." E' l'affermazione dei "Reportata parisiensia" che maggiormente dà conto della linea teologico filosofica che pone un nuovo inizio ed un distacco dalle contemporanee. A lanciarla è Giovanni Duns Scoto, frate francescano nato in Scozia nel 1266 (cica un quarantennio dopo Tommaso) di fatto il maggiore antagonista dell'aquinate. Con lui la separazione tra Teologia e Filosofia, cui già Tommaso aveva preluso, giunge al compimento: l'oggetto della Teologia è Dio in quanto Dio, quello della Filosofia Dio in quanto essere; così anche per l'anima. Scoto è anche il Teologo e Filosofo del primato della Volontà, che è anzitutto volontà divina: Dio crea se lo vuole e crea solo perché lo vuole. Teocentrismo dunque quale rivelato dal Cristo e perciò Cristocentrismo. Il Cristo quale senso e sgnificato di tutto ciò che esiste. Ma, quest'orizzonte pone in una luce del tutto particolare Maria di Nazareth: Madre e collaboratrice per la realizzazione del progetto dello Spirito. Ossia, il concetto dell'immacolata concezione - di cui c'è prefigurazione già nel protovangelo di Giacomo - è la tesi implicita ed al tempo stesso la risultante di tutta la concezione teologico-filosofica del nostro: "Cristo esercitò il più perfetto grado possibile di mediazione relativamente a una persona per la quale era mediatore. Ora, per nessuna persona esercitò un grado più eccellente che per Maria [...]. Ma ciò non sarebbe avvenuto se non avesse meritato di preservarla dal peccato originale". Tuttavia tra dispute teologiche il più delle volte discutibili (per non dire risibili) la Chiesa dovrà attendere ancora secoli sino a quando l'8 dicembre 1854 Papa Pio IX nella "Ineffabilis Deus" accetterà le tesi del francescano scozzese: "...dichiariamo, affermiamo e definiamo la dottrina che sostiene che la beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per una grazia ed un privilegio singolare di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, è stata preservata intatta da ogni macchia del peccato originale, e ciò deve pertanto essere oggetto di fede certo ed immutabile per tutti i fedeli." Pochi anni prima, novembre 1830, nel monastero parigino di Rue de Bac , era avvenuta l'apparizione a Catherine Labouré, mentre quelle a Bernardette Soubirous sono posteriori di 4 anni alla proclamazione. 
francesco latteri scholten

lunedì 7 dicembre 2015

Francia: stravince la Le Pen, Putin suo finanziatore vero leader d'Europa.


Si chiama Vladimir Putin, finanziatore di oltre un terzo della campagna della Le Pen per le prossime Presidenziali, il vero vincitore di Parigi. Soldi spesi assai bene a giudicare da queste amministrative, seria ipoteca non solo per il voto del 2017, ma anche per l'erezione di un nuovo scenario politico europeo, con un asse Mosca Parigi che si designa successore all'attuale Berlino Parigi. Sostenitore acceso di una concezione non islamica dell'Europa, il Presidente Russo ha sostenuto apertamente la sua Jeanne d'Arc. La Francia è adesso sulla via delineata nell'ultimo romanzo del leader del movimento di "Anticipazione sociale" Michel Houellebecq, "Sottomissione" ossia la traduzione di Islam. La caricatura era apparsa sull'ultimo numero di Charlie Hebdo prima dell'attentato, il quale, come quelli di alcune settimane fa hanno indurito l'opinione pubblica francese portandola proprio sullo scenario di "Sottomissione", collocato in un fantapolitico 2022, anno in cui Marine Le Pen novella Jeanne d'Arc è l'antagonista dello scontro finale con Mohammed ben Habbes, leader musulmano inventato da Houellebecq. I dati reali della società francese mostrano invero che lo scenario è assai meno fantapolitico e futuristico di quanto lo si voglia romanzare: solo 60 nuove Chiese negl'ultimi 10 anni (ma ne sono state chiuse 40), contro ben 10.000 moschee ed una religione islamica di fatto prima religione praticata nel Paese (6 Mln di fedeli contro 1.9 Mln); interi quartieri o cittadine trasformati ormai in quartieri di città islamiche dove la legge di fatto vigente non è più quella sancita dalla Costituzione, bensì la Shaaria. Leaders islamici non solo religiosi ma anche politici ormai non fanno mistero ed anzi dichiarano pubblicamente che la costruzione di moschee e l'emigrazione di massa fanno parte di un progetto politico di islamizzazione dell' Europa. Così ad es. il premier turco Tayyp Erdogan ha dichiarato:"Le moschee sono le nostre caserme, i minareti le nostre baionette, e i fedeli i nostri soldati". Una realtà di fatto a cui solo la Le Pen si è apertamente dichiarata antagonista già da tempo: "Per quelli che amano parlare un sacco della Seconda Guerra mondiale, possiamo anche parlare di questo problema (le preghiere islamiche in strada, n.d.r.), perché si tratta di un’occupazione di territorio. E’ occupazione di sezioni di territorio, di distretti in cui la legge religiosa entra in vigore. E’ un’occupazione. Naturalmente non ci sono carri armati e soldati, ma non di meno è un’occupazione e pesa fortemente sui residenti".  Concezioni "di parte" certamente, da un lato e dall'altro ma nondimeno di peso e di rilevanza politico sociale e testimonianti l'esistenza di disegni religiosi e politici eversivi assai gravi. Comunque sia queste amministrative francesi hanno di fatto accezione straordinaria aprendo uno scenario non solo francese ma europeo e globale del tutto nuovo: lo scenario costruito all'indomani della seconda guerra mondiale è di fatto superato dal leader russo che si profila sempre più come il vero leader dell'Occidente.
francesco latteri scholten

lunedì 30 novembre 2015

Chiesa, laicità ed il prologo al Vangelo di Giovanni.


"Paura di perdere i salvati e desiderio di salvare i perduti", così Papa Bergoglio sintetizzava in una omelia del febbraio u.s. il problema centrale della Chiesa di oggi e Saverio Gaeta lo riportava puntualmente in un suo buon articolo su "Credere". A ben vedere si tratta del problema di sempre ma che oggi appare particolarmente acutizzato. Un confronto storico genealogico mostra che in merito la posizione della Chiesa di oggi è assai più fondamentalista ed integralista che in passato, specie in rapporto alla Chiesa dei primi tempi. Un esempio per tutti: Padre Lombardi, portavoce della Santa Sede, ha dichiarato che non si volevano giornalisti di Repubblica al seguito del volo papale per l'America per sanzionare il citato giornale per aver pubblicato in anteprima il testo dell'ultima enciclica del Papa. Probabilmente non si è riflettuto sul fatto che il quotidiano così facendo - in ossequio alla linea di dialogo con i non credenti portata avanti dallo stesso Eugenio Scalfari - portava l'enciclica a confronto con un vasto pubblico che solitamente è alquanto indifferente alle tematiche religiose. Che così non fosse presso la primitiva comunità cristiana lo testimonia ad es. il prologo al Vangelo di Giovanni, il celeberrimo "Inno al Verbo" dove Dio è identificato con il Lògos. Ma, all'epoca, il Lògos era il Dio delle élites culturali greche e romane, mentre il popolo era in massa di orientamento politeista ed il potere invece divinizzava l'imperatore regnante. Gesù stesso riporta la parabola del "Buon Pastore", ma anche qui si tratta di una figura, al pari del Lògos, appartenente alla élite culturale greca, segnatamente, come il Lògos, allo stesso Platone che ne fa l'esempio ne "Il Politico" cui doti dovevano essere fondamentalmente due: quella del tessitore ed appunto quella del buon pastore. Una Chiesa primitiva dunque che proprio a partire dal suo Fondatore e proseguendo con l' "Apostolo delle Genti" era assai più aperta, dialogante e comprensiva delle posizioni laiche di quanto non sia oggi a seguito di un ultramillenario istituzionalismo agostiniano incancrenito cui esito nefasto è stato la donazione di Costantino prima e poi il dogmatismo e quindi l'Inquisizione, figura oscura e terribile che alla Chiesa ha portato a conti fatti solo grande nocumento e la cui immagine è richiamata sinistramente all'attualità da procedimenti contro giornalisti rei di avere portato alla luce malversazioni. Forse non una soluzione, ma certamente la via per una maggiore efficacia al rapporto con la laicità potrebbe essere quella di un ritorno alle posizioni delle origini: quella di Gesù, di Giovanni, di Paolo e, perché no? della Maddalena.
francesco latteri scholten

lunedì 9 novembre 2015

Berlusconi, Salvini, Meloni e la profezia di Montanelli: finirà tutto nel fango e nella m...


"Né unità, né centro: oggi si è dato vita alla Cosa Nera... e meno male che l'abbiamo capito per tempo e ce ne siamo andati..." così il Ministro Angelino Alfano sul nuovo soggetto politico nato dall'abdicazione di Berlusconi a favore di Salvini con il placet della Meloni. Un soggetto nato morto: modello Le Pen, già abbandonato dalla stessa Marine Le Pen oltralpe. "E' la conferma che è finito definitivamente un ventennio che si ispirava invero ad un altro ventennio che l'Italia aveva già visto e che non vogliamo rivedere..." si è commentato altrove. Invero, nonostante la "consegna delle chiavi" e gl'elogi del grande Brunetta lo sparuto discorsetto dell'ex leader rampante delle donnine della Minetti non è riuscito a far breccia tra i nostalgici con l'ampollina di acqua della sorgente del Po in tasca ed i fischi non sono mancati. Il nucleo della questione socio politica ed economica è, seppure per il ns Paese in tono minore, lo stesso che in Francia e ben compreso dalla Le Pen figlia: una forza politica che voglia davvero essere tale e perciò elevarsi oltre le nicchie nostalgiche deve fare i conti con una realtà che è quella della partecipazione operosa e produttiva imprescindibile di milioni di presenze nuove o di seconda e terza generazione di origine estera, così come di una società sempre meno connotata dalla religione cristiana (solo 60 nuove chiese in 10 anni) e sempre più caratterizzata da altre religioni, in primis quella islamica (oltre 10000 moschee nello stesso arco di tempo) e dal secolarismo. Insomma, sono necessari i notevoli tassi di colesterolo di Jean Marie magari accompagnati da diversi bicchieri di buon vino della Borgogna per non avvedersi che quella linea politica coincide di fatto, oltre che con un disastro economico, anche con una vera e propria sanguinosissima guerra civile. Che la linea non potesse approdare a nulla lo aveva del resto previsto già ai tempi del forzismo rampante non un avversario politico o un "rosso" bensì uno dei più lucidi rappresentanti del giornalismo italiano allora vicino al leader ma che per questo se ne dissociò: Indro Montanelli. "Finirà tutto nel fango e nella melma..." aveva dichiarato amareggiato lasciando "Il Giornale". Hanno dovuto rendersene conto poi oltre ad Alfano ed i suoi anche Verdini & C. che sulla via di Montanelli hanno portato con sé l' "altra chiesa" e l' "altra cassa". Sostanzialmente si è assistito all'unione di tre tramonti (economico mediatico, celtico, clerico familistico alla Card. Ottaviani) nella illusione che tre tramonti insieme possano ben fare almeno un'alba. L'alba di cosa?
francesco latteri scholten

sabato 3 ottobre 2015

Approvato art 2 DdL Boschi: Senato come BundesRat secondo la Costituente del 1947.


E' un parto assai travagliato e difficile quello uscito dal voto di oggi grazie alla mediazione abile dell' On. Anna Finocchiaro. Non più 315 ma soli 95 Senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali, più 5 nominati dal Presidente della Repubblica. Il progetto originario risale agl'anni immediatamente successivi al secondo conflitto mondiale, quando gl'americani proposero uno stesso progetto costituzionale sia per la Germania che per l'Italia. All'Assemblea Costituente - siamo nel 1947 - il progetto fu bocciato grazie soprattutto al Presidente della stessa, On. Gaspare Ambrosini ed all'On Meuccio Ruini Presidente della Commissione per la Costituzione, i quali - non senza ragioni - paventavano la messa in discussione dell'unità d'Italia . La seconda Camera divenne così di fatto un duplicato della prima e la sua competenza territoriale ridotta alla vacua definizione data dall'art. 57 della Costituzione: "Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale". Le Regioni tuttavia ancora nemmeno c'erano e la loro istituzione dovrà attendere il 16 maggio 1970 con la legge n° 281. A partire da questa data, con due Camere eguali, c'è il problema che una seconda Camera rappresentativa delle Regioni avrebbe subito risolto: quello del coordinamento tra Stato e Regioni. Nascerà a ciò la Conferenza Stato Regioni. Comunque sia, dopo 68 anni, il DdL Boschi finalmente porta a termine un progetto ed un modello ormai non più procrastinabili. Tra i diversi si sono enucleati alla fine sostanzialmente due pomi della discordia, ovvero la relazione effettiva alla territorialità dei nuovi Senatori, e la loro elezione. Il primo è stato risolto in maniera analoga che per il BundesRat, infatti l'articolo 2 dispone che "i Consigli regionali eleggeranno i futuri rappresentanti del Senato tra i propri membri, e che "la durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali dai quali sono stati eletti". Questo però significa anche che a differenza di quanto con l'art. 57 della Costituzione i nuovi Senatori non sono eletti direttamente dai cittadini, come peraltro in Germania sin dal dopoguerra con la BundesVerfassung tutt'ora vigente. Lo stallo tra le due fazioni sia in Parlamento che all'interno dello stesso PD, tra quanti volevano i Senatori eletti dai cittadini e quanti li volevano eletti dai Consigli Regionali è stato superato grazie al validissimo compromesso trovato dalla Presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato, On. Anna Finocchiaro: dare peso ad entrambe le posizioni. Il dibattutissimo articolo 2 del DdL Boschi è stato così emendato ad hoc (emendamento Finocchiaro): l’elezione dei senatori, da parte dei Consigli regionali, dovrà avvenire "in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi, secondo le modalità stabilite dalla legge elettorale". A questo punto l'approvazione dell'Aula è stata piena: 170 sì, 108 no e 3 astenuti.
francesco latteri scholten

lunedì 14 settembre 2015

Un caffé con Antonio Presti: Etna nuova tappa della Fiumana d'Arte.


L'Arte è valore culturale e politico - civile. E' etica, è filosofia. Prima ancora però l'Arte è Vita e scelta di vita, e, per Antonio Presti lo è dall'età di ventun'anni quando fece la scelta della sua vita: dedicarla alla diffusione della poetica della bellezza con l'impegno sociale e culturale. Se la vita è dedicata alla Bellezza, necessariamente, viene in mente un nome, quello di Ludovico II di Wittelsbach, Re di Baviera, anche lui mecenate, tra gl'altri, di Richard Wagner. "Voglio rimanere un eterno enigma per me stesso e per gl'altri" affermava il sovrano bavarese, marginalizzato da cospirazioni politiche sino alla dichiarazione di malattia mentale senza alcuna visita medica e "suicidato" il giorno dopo. Assai diversa invece la posizione del mecenate siciliano, per il quale più classicamente - si ricordi ad es. l' "Unum, Verum, Bonum" - "la bellezza è manifestazione o fainestai della Conoscenza e questa un potere. Anzi il vero Potere, il quale si accresce con la trasmissione: più lo si trasmette, più si accresce". E' così che nell'ormai lontano 1982 nasce la "Fiumana d'Arte" che si è rivelata nel tempo lo strumento più fecondo per la valorizzazione anche turistica dei Nebrodi. L'iniziativa socialmente più bella (a mio avviso) di Antonio Presti nasce tuttavia da una concezione volta ad un orizzonte diametralmente opposto a quello di Ludovico di Baviera: non l'Arte come realtà di élite, bensì come valorizzazione socioculturale a cominciare dalla socialità dei quartieri degradati quali quello di Librino a Catania. E' qui che sono realizzati Terzocchio - Meridiani di Luce - un progetto etnoantropologico che riprende l'anima del quartiere, i suoi abitanti, per costituire, a partire dall'obbiettivo di grandi fotografi, un museo - e la "Porta della Bellezza", lunga più di 500 metri e costruita con oltre 9.000 formelle di terracotta... Etica e Filosofia che dunque non restano utopie come i vaneggiamenti di tanti presunti "filosofi", ma che trovano estrinsecazione nella concrezione. Antonio Presti è questo, uomo di prassi, un grande manager: gl'avevo semplicemente chiesto, via mail, del materiale per qualche articolo, mi ha risposto dandomi il suo numero di cellulare. Lo spiazzamento è totale con la telefonata: siamo dopo le dieci di mattina e posso vederlo già alle 11.30... Non ho nulla di preparato, neppure la benzina alla macchina né il caricatore della fotocamera. Mi butto lo stesso e sono a Tusa con una decina di minuti d'anticipo, ma non ho fatto i conti con i risultati del pluridecennale impegno di Antonio Presti: Tusa è piena come un uovo. Trovo posto per la macchina solo in aperta spiaggia, sulla sabbia, a circa un chilometro dall'Atelier sul mare. All'incontro arrivo in ritardo... Lui è in piena attività perché si occupa di persona non solo degl'artisti ma anche dei comuni visitatori dell'Atelier, della direzione del personale, dei contatti telefonici. Finalmente un buco: "Venga, le offro un caffé..." Ci sediamo all'ombra che offre gradevole frescura, ma di nuovo il telefono: "Sì, lei è capitano, ma non mi chiami dottore... Signore, se alla fine ci arriviamo..." E' in maglietta, ma mi concede egualmente una foto, così non devo scaricarla da Google e ce l'ho inedita. Il caffé preparato all' Atelier è ottimo, ma parliamo poco, non solo perché non ho preparato nulla ma anche perché non riesco ad avere la sfacciataggine di approfittarmi della disponibilità. Una concezione tuttavia emerge prepotente, e non è l'enigma di Ludwig, bensì "La Bellezza come disvelamento che rivela la visione dell'invisibile..." Poi la notizia: "Con la Piramide la Fiumana d'Arte si completa, adesso la semina continuerà altrove: l'Etna..."
francesco latteri scholten

venerdì 24 luglio 2015

LSD e apparizioni religiose: "... alle 4 c'è la letterina della Madonna..."


Nelle alte sfere vaticane uno dei primi a non essersi del tutto convinto è stato Joseph Ratzinger il quale, ultimo Papa a portare ancora le scarpette rosse sotto l'abito bianco, procedendo con tatto e con passo felpato aveva indetto una Commissione d'inchiesta ad hoc. Papa Francesco, che non disdegna all'occorrenza di portare sotto l'abito bianco anche buoni scarponi da montagna, è stato più esplicito: "Ci sono quelli che sempre hanno bisogno di novità nell'identità cristiana e hanno dimenticato che sono stati scelti, unti, che hanno la Grazia dello Spirito Santo e cercano: Ma dove sono i veggenti che ci dicono la lettera che la Madonna manderà alle 4 del pomeriggio? Per esempio no? E vivono di questo. Questo non è identità cristiana. L'ultima parola di Dio si chiama Gesù e niente di più." Paletto esplicito che del resto la Chiesa ha sempre posto nei confronti delle "rivelazioni private" ed alle quali ha sempre guardato con sospetto. Uno dei punti non indifferenti del problema è che come bene rileva Aldous Huxley nel suo celeberrimo "Paradiso e Inferno", "Il Paradiso così come l'Inferno, psicologicamente e psichicamente sono veri", osservazione del resto fatta anche da Freud e da Jung. Caratteristica fondamentale dell'esperienza indotta da LSD è il senso del preternaturale o del sovranaturale. Questi sono indotti dalla diminuzione dell'attenzione del cervello all'ordinaria percettività la quale attività invece inibisce l'apertura della mente a realtà esteticamente e spiritualmente degne (altro inibitore potente è la nicotina). L'apertura della mente - analoga a quella dell' LSD o della mescalina - può essere indotta anche dal digiuno e dal tormento fisico del corpo, ossia dall'ascetismo: "Se gl'uomini e le donne digiunano e tormentano il proprio corpo (...) è anche perché anelano di visitare gl'antipodi della mente (...) essi sanno che il digiuno ed un ambiente limitato li trasporteranno dove desiderano andare. La punizione autoinflitta può essere la porta del paradiso o dell'inferno..." (A. Huxley op. cit.). Oliver Sacks (nella foto) nel suo famoso "Allucinazioni" riporta tanto le esperienze e gli studi neuropsichiatrici personali, quanto quelli di altri, tra cui ad es. Albert Hoffmann, creatore dell' LSD ed autore di "Memorie Acide". Una delle più significative è quella del suo amico Eric S.: "... ero pervaso da una sensazione di amore e di accettazione totali. La luce era la più bella calda ed invitante che avessi mai percepito. Sentii una voce che mi chiedeva se volessi tornare sulla terra e finire la mia vita o se volessi andare nell'amore e nella luce bellissimi in cielo. In quell'Amore ed in quella luce si trovava ogni persona che fosse mai vissuta. (...) La voce mi disse che gl'esseri umani sono Amore e Luce..." (O. Sacks, op. cit.). E' stato uno dei punti di partenza di Sacks: "Che cosa accadeva nel cervello di un soggetto che sperimentava allucinazioni più complesse, come oggetti, luoghi, figure, facce, per non parlare del Paradiso e dell'Infermo di Huxley? Tutto questo aveva una sua base nel cervello?"(ivi). Ed ancora, "Perché l'LSD era così spaventosamente potente?" Ebbene oggi sappiamo che a monte di tutto questo c'è "l'azione fisiologica dell' LSD, ovvero quella di aumentare i livelli di Serotonina nel cervello", aumento che può essere ottenuto anche con l'ascetismo. 
P.S.: continuerò a fare uso delle droghe di cui sono abituale: caffé (caffeina) e cigarillos possibbilmente cubani (nicotina); mi aiutano in una più sana percezione del concreto, a me delle visioni - paradisiache incluse - non importa nulla...
francesco latteri scholten

Bibliografia: Aldous Huxley "Le porte della percezione, Paradiso e Inferno", piccola biblioteca Mondadori; Oliver Sacks "Allucinazioni", biblioteca Adelphi.

sabato 11 luglio 2015

Tsipras tra demagogia ricatti ed accesso russo al Mediterraneo: il suggeritore italiano?


Bene sottolinea l'ex Presidente della Commissione Europea ed ex Presidente del Consiglio italiano Romano Prodi, in ordine alle vicende greche, che il problema non sia economico - l'accordo era quasi fatto e le divergenze erano minime - bensì politico. I progetti che potrebbero dare una concreta prospettiva alla Grecia sono infatti 2+1 : terminal energetico per il Mediterraneo e via d'accesso da e verso la Russia; HAB centrale per il Mediterraneo. Tutti e tre connotano la precipua appartenenza geopolitica della Grecia. Il terzo è l'opzione cinese. I primi due potrebbero essere realizzati con una diversa posizione nei confronti di Putin e dell'UEE, cosa sulla quale peraltro Tsipras ha cercato di fare pressing. Un pressing tuttavia ben cosciente del NO secco e categorico di Obama e, soprattutto dei Repubblicani americani, come anche dei falchi del centro e nord Europa. Tuttavia qualche volo a Mosca e qualche incontro con Putin non è evidentemente sufficiente, occorre un pressing maggiore per poter sfruttare a proprio vantaggio il veto americano: per sfruttarlo da un lato nei confronti degli Stati UE Germania in testa (ma anche Francia ed Italia) e della loro sovranità limitata per costringerli ad abbuonare quote di debito; dall'altra per ottenere ulteriori crediti da parte USA tramite il FMI. Lo strumento d'elezione poteva qui essere - come è stato -, l'impugnativa di quel referendum dall'esito scontato vista l'impopolarità della Troika, che peraltro faceva già parte del programma politico dei Tsipras. Strumento paludito da Prodi ben prima della sua messa in atto. Per la concrezione il leader greco ha tirato fuori uno dei "gadget" più antichi, nientemeno che quello di Demostene nel "Discorso per la Corona": "... due sono le caratteristiche, o Ateniesi, che un cittadino per bene deve avere per indole: conservare nei periodi di libertà la nobiltà ed il primato della città e, in qualsiasi circostanza ed azione, la sua devozione ad essa...". Il richiamo alla dignità ed al proprio orgoglio. Fare buon viso a cattivo gioco, superare le poche divergenze abbuonando un accordo alla Grecia, anche mettendosi contro i suoi, sarebbe forse stata la cosa migliore per Angela Merkel. Oggi quell'abbuono è imposto a lei (come ai falchi ed ai banchieri non solo tedeschi ma anche francesi ed italiani) dagli USA, così come a Tsipras la ristrutturazione dell'economia greca senza la quale la concessione di ulteriori crediti è del tutto inutile. Oggi tuttavia Tsipras, come già Demostene, ha vinto: è riuscito ad ottenere il massimo possibile nella realtà concreta, per la sua Atene. Romano Prodi si gongola in brodo di giuggiole davanti ai media. Quel "Consilium" che lui ha sostenuto sin dall'inizio (o già prima?) ha vinto.
francesco latteri scholten

domenica 5 luglio 2015

Oki vince: Grecia sbocco mediterraneo di Putin miglior garanzia anti ISIS per noi.


L'Oki, il No all'Euro, vince con oltre il 61.5% in Grecia, a testimonianza del fatto che i reiterati abbuoni del debito per il 100% del PIL (e per tre volte solo dal 2012) non ci hanno procurato alcuna riconoscenza, così come non vi sia alla fine alcuna coscienza - fatte le debite eccezioni - a livello di massa del fatto che il vero problema per la Grecia sia quello della ristrutturazione della propria economia. Proprio in questo però Putin e l'UEE possono probabilmente dare una mano più proficuamente che Germania, Francia, Italia o l'UE in genere. Tsipras e Varoufakis (che ora festeggiano) hanno ostentato le radici culturali greche dell'Europa e della democrazia in genere (anche se qui bisognerebbe parlare più di populismo) dimenticando che proprio il loro fare testimoni che a differenza anzitutto dell'Italia, dove è nato, e di Germania e Francia, la Grecia non ha avuto un vero Rinascimento di quelle radici e sia perciò rimasta culturalmentre più lagata a Bisanzio ed ai bizantinismi. L'Oki, piaccia o meno è quasi obbligatoriamente un ritorno alla Dracma e, per quante acrobazie si vogliano fare, ad una Dracma difficilmente ancorabile all'Euro. E' un orizzonte nel quale l'inflazione che si prospetta farà impallidire qualsiasi confronto con le austerity della Merkel e dalla quale solo un fattivo intervento di Putin e dell'UEE - oltre che ancora un sostegno dell'UE - potranno dare qualche aiuto concreto. Che ciò accada è tutt'altro che improbabile o contraddittorio, infatti la prospettiva che va adesso aprendosi ha i suoi lati assai vantaggiosi anche proprio per l'UE e segnatamente per la Germania di Angela Merkel: una Grecia sbocco sul Mediterraneo per Putin infatti, sebbene invisa alla NATO, costituisce un ottimo scudo contro una Turchia che ormai nulla ha più a che fare con quella del suo fondatore laico Ata Turk, ma ha a che fare (e molto strettamente) con l'ISIS di cui è uno dei maggiori fornitori di armi e denaro dopo l'Arabia Saudita, e, la vicenda del Cargo porta container turco colpito di fronte alle coste libiche dovrebbe fare riflettere. E, alla fine dei conti lo Zar Putin una garanzia la dà (e solidissima anche): con lui l'ISIS troverebbe pane per i propri denti...
francesco latteri scholten

mercoledì 1 luglio 2015

Fantapolitica: uscire dalla crisi greca accettando le proposte di Putin e dell'UEE creando una nuova Ostpolitik.


Per ben tre volte dal 2012 sono stati abbuonati debiti alla Grecia per un valore complessivo eguale al 100% del suo PIL da parte dell' UE. Sì, proprio dalla UE di Junker, Merkel, Hollande, Draghi e Lagarde, per citare solo i nomi più ragguardevoli. In particolare le ultime concessioni salvaguardano, come richiesto dal duo Tsipras / Varoufakis, le pensioni più povere e l'iva al 13% per il settore turistico. Jean Claude Junker dice perciò espressamente di "sentirsi tradito", non lo dice, ma il sentimento è quello, anche per Angela Merkel. La ventilata reistituzione della Dracma, per cui domenica si andrà al voto, e che ha certamente un peso nella affettività e nel sentimento di "orgoglio" di tanti greci, all'atto pratico si mostrerà a conti fatti ben più micidiale della austerity merkeliana dimezzando o peggio pensioni, stipendi, attività delle imprese. Insomma se la pancia dice di votare "Oki" ossia No all'Euro, la testa dovrebbe dire il contrario. Il problema di fondo tuttavia resta ed è quello della prospettiva greca per il medio - lungo periodo e qui la proposta di Putin e dell' UEE è indubbiamente quella che - al di là del turismo - è la migliore per lo sviluppo della Grecia: ossia farne tramite un gasdotto una sorta di terminal energetico per il Mediterraneo ed il Sud Europa. Di fatto, sinora, l'impostazione è stata quella nefasta di un aut aut che pone la Grecia di fronte al dilemma biblico del "chi non è con me è contro di me". Atteggiamento sinora adottato non solo dalla UE ma anche, con il lancio del referendum dal duo Tsipras / Varoufakis. Uno sblocco ed un nuovo inizio (e non soltanto per la Grecia) è invece dato "Ausser Dienst", fuori servizio, proprio da un veterano dei più eminenti della "OstPolitik", l'ex Cancelliere Helmut Schmidt, che propone la ripresa di una OstPolitik (che ebbe tra i suoi più forti protagonisti anche il Card. Agostino Casaroli) abbandonata dal momento del "crollo del muro", come denunciato anche dall'altro suo grande, Michail Gorbaciov. Un sì, tramite Tsipras, alla proposta di Putin sarebbe infatti vantaggioso per tutti: anzitutto per la Grecia, ma anche sia per la UE che per la UEE. Un no a Tsipras calerebbe il progetto a livello della sola Grecia e dunque lo porterebbe nella quasi inutilità. Il sì invece aprirebbe prospettive politico energetiche nuove e ricche per tutta l'area mediterranea. Il fatto è che Tsipras e Varoufakis da un lato si sono dimostrati del tutto non all'atezza di questa prospettiva (e della situazione sia della Grecia che dell'UE e meno che mai del rapporto con la UEE), e dall'altro neppure la UE con la propria dirigenza e la UEE con la sua sono stati capaci di tanto. Avremmo bisogno di un Helmut Schmidt non "Ausser Dienst", di un Giscard d'Estaign al posto di Hollande, di un redivivo Giulio Andreotti e soprattutto di un redivivo Card. Agostino Casaroli, e, se sull'altro fronte, invece di un Putin ci fosse non dico un Gorbaciov, ma almeno un Breznev non sarebbe male. 
francesco latteri scholten

Enciclica Laudato sii: Papa Francesco con Occupy Wall Street ?


A partire dal Novecento la Chiesa si è spesso contrassegnata come istituzione del radicale rinnovamento, a cominciare da Leone XIII che con la Rerum Novarum (15 maggio 1891) proietta decisamente e con decenni di anticipo sociale nelle problematiche più gravi del XX secolo. Non si tratta tuttavia di un movimento uniforme, ma piuttosto ad andamento pendolare caratterizzato dunque anche da moti di controinput, dove però l'input al progresso è dato sempre dall'alto: Giovanni XXIII (Concilio e segnatamente Gaudium et Spes), Giovanni Paolo II (tra le tante la Laborem exercens ed una politica determinante al crollo del muro di Berlino), Benedetto XVI (Deus Caritas est). Il titolo e l'apertura dell'enciclica, dopo la Lumen Fidei del 29 giugno 2013, la seconda di Papa Francesco (ma va ricordata anche la corposa esortazione apostolica Evangeli Gaudium del 24 novembre 2013) riporta al cuore della scelta pontificale del Gesuita Jorge Mario Bergoglio, ossia al cuore di San Francesco: il Laudato sii, uno dei canti più belli ed il più antico della letteratura italiana. E' stata definita subito "enciclica verde", ma si tratta di una definizione alquanto laica che non considera nel suo dovuto sviluppo la concezione cristiana della persona, non individualista ma relazionale: si è persona in relazione a Dio, al prossimo, al creato. Insieme a San Francesco si va perciò di nuovo, come già ai tempi del Santo di Assisi, alle radici autentiche del cristianesimo. Un ritorno che provoca subito contrasto, come già per lo stesso Francesco con il proprio padre, ricco e noto commerciante ed usuraio dell'epoca. Così diversi stralci dell'enciclica, giunti a conoscenza già prima della pubblicazione, hanno creato disaccordo e distanziamento dagl'emuli del "padre" di San Francesco specie negl'ambienti di Wall Street e delle altre Borse. Oggi però i cristiani possono vantare anche precedenti importanti quali l'azione del Rev. Seamus Finn, già a sostegno della Volker Rule nel Dodd Frank Act del 2010, con cui dopo il Crac del 2008 si è, sia pur solo parzialmente, reintrodotta la normativa garantista che separa banche di investimento da banche di deposito riprendendo di fatto la normativa del Glass Steagall Act del 1933 dopo il Crac del 1929. E' l'azione che ha avuto maggior seguito negli USA grazie ad "Occupy Wall Street", cui oltre Seamus Finn si sono associati tanti cristiani anche sacerdoti. Su questo stesso versante la Chiesa può finalmente vantare anche dei risultati importanti in casa propria dovuti all'azione di Papa Benedetto XVI prima e dello stesso Papa Francesco poi. Risultati che hanno portato sia alla riforma economica dello Stato Vaticano, che a quella - più difficile - dello IOR. La riforma economica data al 18 luglio 2013, con l'introduzione della Commissione referente costituita prevalentemente da laici, quella della Commissione sullo IOR l'aveva preceduta di qualche giorno: 24 giugno. Quello della Finanza, anche se non appare espressamente più di tanto è infatti il nocciolo della questione: "Interi Paesi sono stati saccheggiati per salvare le Banche, che vergogna..." così Papa Francesco alcuni giorni fa. Il problema centrale è invero quello di uscire da un "progresso" esclusivamente finalizzato al lucro ed alla plutocrazia e dunque giungere ad una più equa distribuzione delle ricchezze, attualmente detenute in pratica solo dall' 1% della popolazione: sono solo 147 le grandi multinazionali che insieme controllano il pianeta. L'impegno non è astratto e non è volto solo contro la politica delle multinazionali, ma, nasce prim'ancora da un più responsabile agire di ognuno: in nome della solidarietà e della compartecipazione piuttosto che dell'egoismo ed in nome della sobrietà piuttosto che dello spreco. Un ritorno all' "Ascolto di Dio" per tornare a volgersi al prossimo ed al creato con animo nuovo, per creare una realtà nuova, più umana e più degna di essere vissuta, l'Enciclica chiude così: "I poveri e la terra stanno gridando: Signore, prendi noi col tuo potere e la tua luce, per proteggere ogni vita, per preparare un futuro migliore,affinché venga il tuo Regno di giustizia, di pace, di amore e di bellezza. Laudato si’! Amen."
francesco latteri scholten

domenica 21 giugno 2015

Una sigaretta con Helmut Schmidt: per un'Europa meno fueggeriana, più vicina a Russia e Grecia...


La sigaretta è, per lui, un'icona, come già per Jean Paul Sartre, "un pensatore molto interessante", ed ad essa è intitolato l'editoriale su "Die Zeit" di quello che dopo essere stato "Der Kanzler" è divenuto anche l'Eugenio Scalfari tedesco: Helmut Schmidt, classe 1918, tutt'oggi il più autorevole politologo della Germania nonché il politico più popolare nei sondaggi. Una visione di politica estera, soprattutto per quanto concerne Europa, Russia e Mediterraneo, condivisa (a suo tempo) tanto con i francesi Valery Giscard D'Estaing e François Mitterand quanto con l'italiano Giulio Andreotti di cui ammirava il talento politico sia per l'apertura sulla Palestina con il ricevimento in parlamento di Yasser Arafat, sia nei confronti della Russia per l'abilità con cui l'agire della sinistra italiana, da Togliatti a Berlinguer fu utilizzata per la messa in atto di grandi opere e progetti di collaborazione quali "Togliattigrad" o il metanodotto. La sua visione e capacità politica hanno fatto di lui "Lo Statista" europeo della seconda metà del Novecento e l'ultimo grande statista tedesco. Se però i riferimenti sono valoriali ed idealistici, l'occhio è volto - come già per l'etica di Aristotele - alla prassi, alla Realpolitik: "...il comportamento del leader del Cremlino è comprensibile". Certamente i valori e le idee sono fondamentali, come il diritto e la giustizia, ma Schmidt è ben lontano dalla concezione del diritto come "fiat Jus pereat mundus" e così a Matthias Nass, alla domanda: l'annessione della Crimea è una violazione del diritto internazionale? Risponde: "Ho i miei dubbi. Il diritto internazionale è molto importante, ma è stato violato molte volte. Per esempio l'ingerenza nella guerra civile in Libia: l'Occidente ha ben ecceduto il mandato del Consiglio di sicurezza dell'Onu. Lo sviluppo storico della Crimea è più importante del diritto internazionale. Fino ai primi anni Novanta l'Occidente non ha dubitato che Crimea e Ucraina fossero parti della Russia". Ma la Crimea è parte di uno Stato indipendente... "Di uno Stato indipendente che non è uno Stato nazionale. E' molto discusso tra gli storici, se esista una nazione ucraina". Per l'Occidente, insisto, in Crimea è violazione del diritto internazionale... "Una violazione contro uno Stato che, provvisoriamente, attraverso la rivoluzione di Majdan, non esisteva e non era capace di funzionare...". Per l'ex Cancelliere a tutt'oggi la Russia rimane ciò che era ai tempi del suo cancellierato, non solo per lui ma anche per Giscard d'Estaing, per Mitterand, per Andreotti, per Jimmy Carter: un Paese di Rango "A" e con la A maiuscola per cui non andava assolutamente escluso da quello che da G8 è tornato ad essere G7 con un non dissimulato senso di offesa da parte di Putin. Di quast'ultimo poi Schmidt condivide - e le avrebbero condivise anche tanto Giulio Andreotti quanto Enrico Berlinguer - l'opinione sulle sanzioni: "sono del tutto inutili e danneggiano soprattutto l'Europa". Anche per la Grecia l'opinione è distante da quella attualmente seguita dalla UE, si sarebbe infatti potuto evitare di fare praticamente una questione di principio per un debito di dimensioni tutto sommato non troppo importanti a livello europeo... Una visione d'insieme perciò che fa chiaramente apparire quella del trio Obama - La Gardere - Merkel come più che una vera politica europea, una sorta di ripresa della famigerata politica banchieristica dei Fuegger...
francesco latteri scholten.

UE ed UEE e la Ostpolitik che più non c'è...


Dall' Iraq alla Libia, dalla crisi greca a quella ucraina, ai migranti sui barconi nel Mediterraneo, arriva una denuncia sola: quella che se da una parte gli USA restano il Leader incontrastato dell'Occidente (ma, al di là dell'Atlantico), dall'altra c'è un'Europa connotata dalla stessa problematica di fondo cui era attanagliata la Germania prima dell'era Schmidt: un gigante economico ma nano politico e, soprattutto, senza personalità e spessore. In ordine sparso, "ognuno per sé e Dio per tutti" ai tempi di Saddam o di Gheddafi così come oggi, con un'Inghilterra che ieri come oggi ha l'intuizione di Winston Churchill: "Bisogna fare l'Europa, con l'Inghilterra, ovviamente" ma, aveva aggiunto già a suo tempo Helmut Schmidt citandolo, senza gl'inglesi. Così a poco più di 25 anni dalla caduta del muro si è ridimostrata la falsità del concetto economico di due insigni economisti, Adam Smith, autore della versione originaria, della mano invisibile, secondo cui lasciando fare a ciascuno, il mercato si aggiusta da sé, e Karl Marx, autore della variante politica, secondo cui con la rivoluzione tutto sarebbe andato a posto da sé. Caduto il muro non c'è stato il proseguio di quella politica che aveva portato alla sua caduta - e lo ha ricordato assai criticamente proprio Michail Gorbaciov al venticinquennale - sono riprese perciò quelle politiche che all'erezione di quel muro avevano portato. Il mercato non risolve automaticamente tutto e così con Boris Eltsin l'economia ha portato ad un Far East selvaggio in cui non si sono più neppure mantenute le conquiste sociali - lavoro, casa, sanità etc garantite - che l'Occidente anzi non ha mai voluto riconoscere ai regimi dell'Est ed all'URSS in primis. Ed è proprio qui e nella promessa del ritorno alle vecchie "sicurezze" che si pone la ricostruzione della base politica degli ex leaders che diventano adesso i nuovi:  Nursultan Nazarbaev, già capo del Kazakhstan ai tempi dell'URSS, Aleksandr Lukashenko, anch'egli già presidente bielorusso ai tempi dei Soviet e con il vanto di avere a suo tempo votato contro la dissoluzione dell'Unione Sovietica. E' così che circa un anno fa, con l'ex capo del KGB Vladimir Putin nasce l' Unione Economica Euroasiatica. Dall'incapacità di concepire la caduta del muro diversamente da un semplicistico allargamento il più vasto possibile dell'Occidente e della NATO ad Est, nasce la ripresa del centralismo russo moscovita, che dai tempi degli Zar a Stalin e fino a Brescnev ha sempre connotato l' "altro" impero. Eppure, è stato proprio dalla coscienza di una necessità di superare questa concezione che già Herbert Wehner prima e Willy Brandt poi avevano ideato e costruito la Ostpolitik, il "Wandel durch Annaeherung" il cambiamento per mezzo dell'avvicinamento, concezione che sarà portata all'apice da Helmut Schmidt, che con Wehner si sentiva sempre, e che ne farà il pilastro di quella politica che porterà la Germania da nano politico a pieno ed adulto soggetto politico globalmente riconosciuto. Persino Time gli dedicherà la copertina. Ma ormai pare tutto dimenticato e gli stessi media occidentali che parlano sempre di Russia e mai di UEE, proprio anche con questo, dimostrano la totale incapacità di confronto con una soggettività politica diversa ed altra da sé. Insomma è caduto tanto il Wandel quanto l' Annaeherung, ed il muro contro muro è risorto, e si tratta, con la caduta del muro, semplicemente e semplicisticamente di riposizionarlo, magari in Ucraina... Historia magistra Vitae?
francesco latteri scholten.

domenica 7 giugno 2015

Turchia: Curdi per la prima volta in Parlamento: 13%; Erdogan -10%.


E' di Selahattin Demirtas, classe 1973, laureato in legge, curdo, la vera vittoria dell'ultima tornata elettorale in Turchia. I deputati da eleggere sono 550, con uno sbarramento assai severo - 10% - e riduttivo della rappresentanza politica eletta peraltro con il proporzionale. E' la prima volta dei curdi in Parlamento e con una percentuale che stacca nettamente la soglia di sbarramento: 13%. Selahattin Demirtas è riuscito a convincere oltre i curdi anche lo stesso elettorato turco. Il maggior partito di opposizione, il CHP resta al 25.2 %. Contava invece di prendere oltre il 60% grazie ad una politica via via sempre più distante dall'Erdogan dei primi anni che aveva portato le riforme civili ed economiche della Turchia, e sempre più vicina all'integralismo islamico grazie al quale era riuscito a conservare il potere. E' così che è stata presa la via per l'intransigentismo sulla quale per Recep Tayyip Erdogan democrazia aveva finito con il significare semplicemente che ogni 4 anni si tengono delle elezioni, e che per il resto il "Kratos" ovvero il potere coincideva con la sua persona ed il "demos" ossia il popolo non significava nulla: qualsiasi critica era asfaltata, i giornalisti dissidenti licenziati, i magistrati inquirenti lo stesso oppure trasferiti e degradati. Questa volta invece la via non ha pagato, anche a causa dell' ISIS che ha sempre più svelato il vero volto dell'integralismo islamico, un volto assai lontano da quello dello Spirito della Repubblica fondata da Ata Turk cui connotazione di base è la laicità dello Stato contrariamente alla Sharia (forse bisognerebbe dire presunta Sharia) del Califfato nero. Le ultime boutades elettorali di Erdogan lo collocavano comunque tra i simpatizzanti: "Su Gerusalemme sventolerà di nuovo la bandiera dell'Islam"; o ancora: "il 7 giugno (ossia il giorno del voto) sarà anch'esso Inschallah, ovvero conquista...". Insomma, giù la maschera e altro che laicità dello Stato: sì le donne non debbono necessariamente ancora portare il bourka, ma una nota presentatrice TV è stata licenziata per una semplice scollatura. Il conto però non ha pagato: la maggioranza dei 2/3 necessaria per portare avanti le riforme costituzionali senza referendum per imporre quella che l'opposizione ha giustamente subito definito la dittatura islamica, non solo non è stata raggiunta ma ammontano al 10% i voti persi ed a 71 i deputati. Non c'è più nemmeno la maggioranza per poter governare e per farlo si apre ora il rebus delle alleanze...
francesco latteri scholten

martedì 2 giugno 2015

L'UE non può essere GrossDeutschland: inesistente tanto una Ostpolitik con l'UEE quanto una politica mediterranea.


Oltre 800 sono i clandestini in fondo al Mediterraneo solo per l'ultima delle tante tragedie, a denunciare la totale assenza di una politica dell'Unione a riguardo. E' l'incontro personale di Tsipras e della leadership greca - anzicché quella della leadership europea - con il leader dell' Unione Economica Euroasiatica Vladimir Putin con sullo sfondo quel terminal energetico che la Grecia potrebbe rappresentare e che ne costituisce l'unico vero valido progetto di sviluppo. In compenso, in primo piano ai vertici dell'UE è la crisi greca intesa semplicisticamente, neppure come crisi di uno dei Paesi membri, bensì come solvenza nei confronti delle banche tedesche, italiane, francesi e spagnole che hanno prestato soldi. Dunque non l'Unione, nè i suoi Paesi, né i suoi cittadini, bensì soltanto il recupero dei crediti bancari costituisce il nucleo della tanto sbandierata questione, a denunciare la totale mancanza - oltre che di una vera politica ed economia europee - di una nuova Ostpolitik, che si collochi in una realtà post 1989. Invero l'UE pare concentrata solo su quella che - a partire dal sacro romano impero - è la concezione più volte ripresa del GrossDeutschland, rimasta sostanzialmente la stessa e sempre tracollata nella sua attuazione in quanto incapace di sintonia e sinergia con le altre realtà economico politiche e socioculturali europee e con le loro direttive. L'esempio rinascimentale fu quello delle contrapposizioni tra le due grandi famiglie di banchieri, quella mediterranea dei Medici e quella mitteleuropea dei Fuegger che si stagliò tra l'altro quale ombra nel caso Galileo. L'ultima evoluzione del progetto è notoriamente quella preconizzata da Hitler nel Mein Kampf, la quale a parte i deliri paranoici e nazifascisti si rifaceva a Firestone e dunque a quel capitalismo manchesteriano di cui proprio un tedesco, Karl Marx, ha dimostrato tutta la carenza e fallimentarità. Sono stati, nel secondo dopoguerra due tedeschi ed un italiano ad aver avuto la capacità di innalzarsi oltre questa veduta: Willy Brandt, Helmuth Schmidt e Palmiro Togliatti. Ne era nata una politica di cooperazione e progetti comuni di grandi dimensioni e da questi in Unione Sovietica la Perestroika. Ma, come più volte di recente denunciato dallo stesso Michail Gorbaciov, dopo l' '89 la Ostpolitik si è fermata, è diventata semplicisticamente un allargamento dell' Occidente e così è fallita nei Paesi dell' Est. L'esito ultimo - nel giugno scorso - è stata la nascita dell' Unione Economica Euroasiatica nei cui confronti ad Ovest è risorto lo spirito che fu quello antisovietico. Un' Unione Europea che si concepisce semplicisticamente (ed assai riduttivamente) come "MittelEuropa", come il GrossDeutschland fatto di Germania, parte della Francia, Austria, Ungheria e parte della Polonia sino a Danzica. Il tutto fuso in un mercato a moneta unica, come già nei progetti rinascimentali, insomma come in quel progetto hitleriano che al di là dei deliri sarebbe fallito comunque proprio per la sua autisticità. L'Europa non può essere tout court un allargamento del GrossDeutschland anche a Spagna, Italia, Grecia etc, concepito semplicemente come relazionato al MittelEuropa a prescindere cioé dalle connotazioni specifiche di questi Paesi quali la relazione con il Nord Africa (Spagna ed anche Francia), la collocazione al centro del Mediterraneo (Italia), la prossimità con la Turchia ed il Medio Oriente (Grecia). Sono invece queste realtà a dover essere sussunte, sincronizzate ed armonizzate con un MittelEuropa che tale possa davvero essere e che senza ciò non può porsi neppure come MittelEuropa. Ma prima ancora di questo è necessaria una nuova leadership di europarlamentari che all'Europarlamento si preoccupi in prima linea di politica Europea, dei propri Paesi e dei propri cittadini anzicché esclusivamente della restituzione di crediti bancari facilonescamente concessi da managerialità e dirigenze incapaci e corrotte che non saranno comunque tenute e rendere conto del proprio operato e delle proprie responsabilità: nessuno ha osato neppure porre la questione.
francesco latteri scholten.

martedì 19 maggio 2015

Londra fuori dall'Euro? Banche e multinazionali fuori dalla City.


Ambiguo l'effetto della vittoria politica di Cameron sull'economia: da un lato infatti c'è stabilità e ripresa, dall'altro le inquietudini non mancano specie presso i maggiori attori della scena economica della City. Ad alimetarle i mai sopiti spiriti autonomistici britannici piccoli e grandi: l'autonomismo irlandese, quello scozzese e, soprattutto, quello britannico "Old England" con la pretesa autonomista ed un suo eventuale sfocio nell'uscita dall'Euro. Sono infatti molti e di cospicuo rilievo economico gl'attori della City che stanno conteggiando l'eventuale realtà economica prospettantesi per loro nella City e nel Regno Unito nel momento in cui l' "uscita" dovesse concretizzarsi. In particolare per il numero uno del settore bancario in Europa, Deutsche Bank, che ha già ridotto le proprie filiali da 21 a 16, e che tutt'oggi impiega 9.000 dipendenti in Inghilterra, il gioco non varrebbe più la candela, motivo per cui il colosso bancario tedesco starebbe valutando un suo eventuale ritiro non solo dalla City. Realtà analoghe sembrano configurarsi anche per HSBC, altro colosso bancario, che starebbe valutando il proprio eventuale trsferimento direzionale ad Hong Kong. Un'Inghilterra fuori dall'Euro perciò decisamente inappetibile e non solo per il settore bancario e finanziario ma anche per altri settori economici: sarebbero infatti circa una trentina le multinazionali che starebbero anch'esse conteggiando un'eventuale ritiro dalla City. L'esito sarebbe una decisa marginalizzazione del firmato "Union Jack", quale quello apertosi all'indomani dell'uscita dall'Impero Romano e che attanagliò l'isola per tutto il medioevo tenendola in uno stato di prostrazione.
francesco latteri scholten

lunedì 18 maggio 2015

Dal BND alla CIA la dritta per scovare Bin Laden?


E' stato nella notte tra l'uno ed il due maggio 2011 che elicotteri del team US Navy-Seals partiti dall'Afghanistan si sono avvicinati in volo radente ad Abbottabad, una cittadina di montagna a circa 60 Km dalla capitale pachistana Islamabad. Lì, in una villa circondata da alte mura, fu trovato ed ucciso l'ex capo di Al Qaeda Osama Bin Laden, sepolto nel Mar d'Arabia lo stesso giorno. L'operazione fu seguita in diretta video dallo stesso BaraK Obama. Il governo di Islamabad fu informato a cose fatte appena gl'elicotteri furono rientrati in Afghanistan. Secondo gli stessi americani la localizzazione di Bin Laden avvenne grazie al suo corriere Al Kuwaiti. Questo quanto sinora risaputo della vicenda. La storia, tuttavia, almeno secondo "Bild" andrebbe completamente riscritta: sarebbe stato infatti un agente del BND - il servizio segreto tedesco - a dare la giusta dritta. Due sono sostanzialmente le perplessità molto forti circa le rivelazioni di "Bild": 1) la notizia è diffusa solo e proprio adesso che il BND è nella bufera per le vicende di cooperazione con la NSA nello spionaggio di obbiettivi "sensibili" nella stessa Germania ed in altri Paesi europei; 2) notoriamente il BND si è mostrato poco informato proprio in Pakistan con notizie di seconda o terza mano spesso dovute a qualche jihaddista tedesco. La specifica del giornale che l'agente fonte della dritta sia in realtà un agente dei servizi pachistani al servizio anche del BND e che avrebbe dato la dritta anche a questo e poi agl'americani, non risolve del tutto le perplessità, come non le risolve la nomea della testata stessa, nota in Germania come più diffuso fogliaccio scandalistico spesso non estraneo a "boutades" risolventisi in bolle di sapone. Un sostegno indiretto alla versione di "Bild" arriva tuttavia da una fonte autorevole, Seymur M. Hersch (premio Pulitzer), secondo il quale - lo pubblica sulla "London Review of Books" - Obama, contrariamente alla versione ufficiale, avrebbe avvertito per tempo Islamabad, e dunque nella versione ufficiale avrebbe mentito...
francesco latteri scholten

domenica 10 maggio 2015

Raùl Castro Papa Francesco: Dottrina sociale della Chiesa chiave di volta disgelo Cuba USA.


Al "Fungo", ingresso posteriore dell'Aula Paolo VI, Raùl Castro arriva alle 9.30, subito accolto da Mons Gaenswein Prefetto della Casa Pontificia e dal Card. Gallagher "Ministro degli esteri" vaticano. Il colloquio cordiale con Papa Francesco, subito dopo, dura ben 55 minuti. Termina con l'invito a visitare Cuba nel prossimo settembre e con lo scambio di doni: un medaglione raffigurante S. Martino nell'atto di coprire il povero con il suo mantello ed una copia della "Evangelii Gaudium" da parte di Papa Francesco; un medaglione con la raffigurazione della Cattedrale de L'Avana ed un quadro di Kcho raffigurante una grande croce composta di barconi sovrapposti a raffigurare il dramma dei profughi. Raùl Castro ringrazia ufficialmente il Pontefice per l'impegno della Santa Sede per il disgelo tra l'isola caraibica e gli USA. Un'azione lunga e delicata: bisogna "tornare indietro di due Papi" per l'inizio, con Giovanni Paolo II, l'incontro storico con il Leader Maximo Fidel, poi a quello con Benedetto XVI, non meno significativo con l'apertura del primo seminario a L'Avana. Nessuno - probabilmente anche per motivi diplomatici - ha sinora osato dirlo, ma pian piano i nodi arrivano al pettine e sembra sempre più evidente che un ruolo primario abbia svolto proprio la "Dottrina Sociale della Chiesa". Essa infatti condivide quella che per Cuba è la preoccupazione più grave per un'apertura verso gli USA, ovvero quella del capitalismo selvaggio, che lo stesso Karol Wojtyla d'altronde ha potuto sperimentare direttamente per quanto concerne la sua Polonia, preoccupazione condivisa peraltro dai suoi successori. Proprio su questo fronte a L'Avana è assai caro da sempre il mantenimento delle proprie conquiste sociali e sanitarie. Non è perciò un caso che l'apertura abbia potuto trovare un progresso notevole sino al compimento attuale proprio con la presidenza del primo Presidente USA che almeno per quanto concerne la sanità, di quelle conquiste ha deciso di fare il proprio cavallo di battaglia per le sue presidenziali. Altro tassello importante che accomuna i leaders cubani - sia Fidel che Raùl - soprattutto a Giovanni Paolo II ed a Papa Francesco è il riferimento alla figura di S. Ignazio di Loyola e dunque ad una concezione che ha precorso sia l'attuale Dottrina Sociale della Chiesa, sia l'impegno socioculturale per l'equità e la giustizia. Ora, finalmente, si apre un'era nuova.
francesco latteri scholten

sabato 2 maggio 2015

Parte Expo 2015: "Siam pronti alla Vita, l'Italia chiamò..." 200.000 il primo giorno.


Finalmente al Via, dopo intensi lavori ed anche boicottaggi di ogni genere l'Evento: Expo 2015. In duecentomila i visitatori già al primo giorno. Una coreografia d'eccezione, culminante nel passaggio delle "Frecce Tricolori", ma della quale, personalmente, ciò che più mi è piaciuto (e che probabilmente è stato più azzardato) è stata la variazione dell'Inno di Mameli, dove il crescendo "...siam pronti alla morte l'Italia chiamò" finisce in un decrescendo da cui s'innalza prima debole ma poi determinato un bellissimo "... siam pronti alla Vita". Bellissimo sarebbe che fosse la nuova versione ufficiale del nostro inno nazionale. Esso sintetizza forse nel miglior modo ciò che Expo vuole essere: un nuovo capitolo della cultura dell'economia e della politica italiana e non solo. L'orizzonte infatti è vastissimo: si guarda all'Europa ed al mondo intero. Nuova è la concezione, quella di una maggiore equità e bene lo sottolinea lo stesso Matteo Renzi: "...dobbiamo uscire da una situazione in cui nel mondo abbiamo un Mld di persone che sofforno la fame e la malnutrizione e, di contro, un Mld che ha problemi di obesità che non riesce a risolvere. Dobbiamo costruire un nuovo equilibrio per un nuovo mondo." Concetto ribadito da Papa Francesco: "... bisogna ridurre gli squilibri tra Paesi ricchi e Paesi poveri." Il vero problema, taciuto, ma che emerge proprio dai dati sull'alimentazione è quello degli sprechi: si produce infatti per 12 Mld di persone quando la popolazione globale è di 7 Mld. In definitiva perciò il vero fine di Expo 2015 è un fine ambiziosissimo e che sarebbe un grande successo se fosse realizzato anche solo in minima parte, esso infatti è quello ambito da sempre dalle grandi religioni dell'umanità, ovvero quello dell' "Armonia", dell'equilibrio dell'uomo con il mondo, con gl'altri uomini e con sé stesso. Il Convivio, l'incontrarsi a tavola, è da sempre presso tutti i popoli uno degli strumenti usati con più efficacia ed è questa la scelta che pone l'Italia al centro dell'attenzione del mondo per i prossimi sei mesi di duro lavoro. Una tavolata grandissima cui partecipano oltre 200 Paesi dando praticamente a tutto il mondo la possibilità di sedre al grande Convivio che è visto come inizio di una nuova politica globale dell'alimentazione. Non si tratta soltanto di idealità: sono tantissimi i progetti connessi e quelli che prenderanno avvio proprio da Expo 2015. Il primo successo contro, come sottolinea Renzi, "i sostenitori del partito dei non ce la faremo mai" è già raggiunto: i lavori sono stati ultimati in tempo facendo ricorso anche agli straordinari ed al lavoro notturno. Sacrificio ed abnegazione di tanti hanno portato il loro frutto. Anche in mezzo a tanti boicottaggi, il più vile proprio nella notte antecedente la "Prima" con il sabotaggio da parte di Anonymus - già il nome sa di vigliaccheria - al sito che vende i biglietti; il più inqualificabile l'attacco vandalico alla città di Milano da parte dei Black Blocks. Si tratta insomma di portare avanti e possibilmente vincere la lotta di sempre: quella della Civiltà contro la Barbarie.
francesco latteri scholten

lunedì 27 aprile 2015

Buddismo e Cina: l'abominio della Desolazione in luogo sacro?


Ai lutti ed alle devastazioni del recentissimo sisma in Nepal, si aggiungono duri colpi inferti a quella che è una delle più antiche e diffuse religioni del pianeta. La Cina infatti ha deciso di inasprire la lotta politica e teologica contro i Monaci con due provvedimenti, di natura eminentemente politica il primo, l'imposizione della bandiera cinese a tutti i monasteri buddisti del Tibet, di natura più infima il secondo, teologico, con l'imposizione del culto di Dorje Shugden, una divinità o entità dotata di poteri mondani cospicui e terribili, una sorta di "Principe di questo Mondo". Per i teologi buddisti più ortodossi si tratterebbe di un vero e proprio culto "luciferino", se è consentito il parallelo, del tutto in grado di compromettere sino all'annientamento la realtà spirituale del buddismo autentico. Dunque di porre "l'abominio della desolazione in luogo sacro". Tuttavia la questione in ambito buddista è più complessa in quanto, a differenza che nel cristianesimo dove l'Angelo caduto è l'AntiCristo tout court, Dorje Shugden non ha connotazioni solo eminentemente negative ma anche positive, Egli infatti è un protettore del Dharma, emanazione del Buddha della Consapevolezza ed in grado di rimuovere tutti gl'ostacoli sia interiori che esterni che si oppongono all'Illuminazione. Dorje Shugden però - ed è quanto i puristi gli contestano - ammette anche pratiche tantriche sensuali inerenti alcoolici, sessualità e droghe. Il suo culto comunque fu accolto sin dal V° Dalai Lama. Contatti profondi con il culto di Dorje Shugden ha del resto avuto anche Tenzin Gyatso, l'attuale Dalai Lama, il XIV, già negl'anni '50. Appena assurto al potere infatti ebbe contatti con il medium dell'Oracolo di Dorje Shugden, il quale durante una trance gli diede delle risposte talmente precise ed esaustive da convincere Tenzin Gyatso a ricevere l'iniziazione ed a diffondere il culto di Dorje Shugden. Quando nel 1959 dovette fuggire in India a Dharamsala per stabilirvi il suo governo in esilio fu proprio l'Oracolo di Dorje Shugden a suggerire la via di fuga al XIV° Dalai Lama. Il distanziamento dal culto di Dorje Shugden avviene negl'anni '70 a seguito di presagi inquietanti, premonizioni, profezie e sogni infausti a seguito delle quali cose il Dalai Lama si consulta con i più importanti Lama e le più importanti Ghesce ed emana, siamo al 1975, il bando del culto ad un Dorje Shugden ormai considerato solo ed esclusivamente quale latore del "lato oscuro". E' connesso a questo bando anche l'ulteriore contrasto con la Cina che lo considerava una violazione dei diritti umani recante grave danno ai Lama ed alle Ghesce esercitanti il culto. Oggi, da un lato si sono ormai immolati ben 130 Monaci in opposizione al culto di Dorje Shugden, dall'altro la Cina mira ad intromettersi nella "Nomination" del prossimo Dalai Lama per imporre proprio un seguace di Dorje Shugden...
francesco latteri scholten 

sabato 25 aprile 2015

Partito da Ventotene nel '41 il grido liberatorio di Pertni il 25.4.1945


"Cittadini, lavoratori! Sciopero generale contro l’occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine..." così la voce forte, decisa, del partigiano ex confinato a Ventotene dal regime fascista, Sandro Pertini, alla radio la mattina del 25 aprile 1945, prima dell'arrivo degli americani. Che l'orrore nazifascista sarebbe finito come poi effettivamente, fu chiaro a tutti già anni prima, segnatamente nel 1941 ai confinati di Ventotene, avanguardia culturale antinazifascista, tra cui si segnalarono tra gl'altri Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni ed Ursula Hirschmann. Sandro Pertini, anch'egli confinato li conobbe ed ebbe a più riprese modo di partecipare ad un vivo scambio di idee con loro, anche se poi non partecipò di fatto alla stesura del celebre trattato in cui furono poste le basi dell'Europa e dell'Italia post bellica. Partecipò invece assai attivamente all'azione di liberazione. Paradossalmente nell'analisi che ivi si svolge circa i fatti e le motivazioni che portarono all'ascesa dei totalitarismi nazifascista e stalinista emergono realtà assai vicine a quelle riconfiguratesi nell'Europa di oggi: la perdita dei principi e dei valori della società delle Nazioni; l'acquisizione di spazi e poteri da parte di nazionalismi imperialisti; lo svuotamento degl'ordinamenti democratici a favore di monopolisti e plutocrati; la sostituzione dello spirito critico scientifico con nuove fedi materialiste. D'altronde l'aperto riconoscimento di Adolf Hitler di essersi ispirato al capitalismo di Firestone per il suo "Mein Kampf" è prova significativa non solo per le ragioni di ieri, ma anche per le finalità della plutocrazia di oggi. E' il motivo per il quale va ben tenuta presente l'affermazione fatta già da Italo Calvino: "Pietà per i morti ma è impossibile equiparare i giovani di Salò ed i partigiani...". E' anche il motivo per cui, come osserva il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella "... la democrazia va sempre, giorno dopo giorno affermata e realizzata nella vita quotidiana". Ma qui lo sguardo d'insieme ci mostra l'attualità del monito di Sandro Pertini: "La Democrazia in obblìo della giustizia e dell'equità sociale è una mera chimera..." 
francesco latteri scholten

lunedì 20 aprile 2015

Guerre di religione: altri 950 fuggitivi in fondo al Mediterraneo. Lo spettro di Gheddafi.


Solo 28 sono i superstiti, una ventina i corpi recuperati, gl'altri, con un barcone di 20 metri sono in fondo al mare a circa sessanta Km dalle coste libiche a 200 metri di profondità. E' l'ultimo agghiacciante bollettino sui fuggitivi dalle guerre di religione che infestano ancora l'altra sponda del Mediterraneo. Circa 6 Mln sono gli sfollati nella sola Siria, e circa 1,2 Mln gli sfollati da Baghdad solo nella scorsa estate. Si aggiungono i Curdi e le varie minoranze cristiane del mondo arabo. Sullo sfondo una contesa - tra sciiti e sunniti - datata nientemeno che alla morte di Maometto, 632 d.C. . Gli Shi' atul Alì, o sciiti, che sostenevano quale legittimo erede Alì genero del Profeta, e, dall'altra i sostenitori della sua tradizione, la Sunna. Sunniti sono oggi la maggior parte degl'islamici, sostenitori insieme alla Sunna ed a motivo di questa della Jihad, la "guerra santa" contro chiunque altro, ed hanno a maggior riferimento i sauditi. Gli sciiti sono invece una minoranza cospicua e si trovano in Iran dove costituiscono circa l'80% della popolazione. Dalle cifre risulta che solo una assai esigua minoranza tenti l'incognita dell'avventura dell'imbarco clandestino verso l'Europa. Quest'ultimo avviene nel 90% dei casi, dopo l'assassinio del Leader libico Muhammar Gheddafi, dalle coste della Libia, essendo militarmente impedito altrove. Paradossalmente proprio il Leader libico, dichiaratamente ateo, era una solida garanzia per l'Occidente ed anche per il mondo arabo contro le guerre di religione. Le parole di una delle sue ultime interviste alla stampa occidentale si sono profeticamente avverate: "... voi dovete scegliere tra me ed AlQaeda (il precursore dell'ISIS finanziato dai sauditi)". E così è stato: ucciso lui, per conto tra gl'altri di Srkozy (cui il Leader libico aveva anche finanziato la campagna elettorale che lo aveva portato all'Eliseo...), la Libia è piombata nel caos tribale nel quale proprio l'ISIS si è fatta strada ed è ormai divenutra il punto di riferimento ed oggi sventola forte ed in ascesa la sua bandiera su quel territorio libico una volta baluardo dell'Occidente ed oggi sponda di una immigrazione clandestina forgiata ad arma di guerra contro di esso sulla pelle di tantissimi disperati...
francesco latteri scholten

martedì 14 aprile 2015

E' ufficiale: USA, Hillary for President.


Con un video di circa 2 minuti Hillary Clinton si candida per le presidenziali USA. La sostiene esplicitamente ed a spada tratta, indicandola come proprio successore più idoneo, lo stesso Barac Obama, in recupero rispetto al crollo di popolarità - solo il 29% - degl'ultimi tempi. Per Obama si tratta della concrezione e della continuazione ovvia del suo ultimo grande impegno sociopolitico dopo quello per la sanità con cui lanciò la propria prima candidatura: l'impegno per la parità dei diritti delle donne. Quello infatti che rivendica per sé di essere il più grande Paese democratico e la Patria dei diritti, ha avuto ed ha notevolissimi problemi nella loro concrezione pratica, come del resto testimonia una storia che parte da vicissitudini quali quella dello schiavismo, della guerra di secessione, sino ai suoi strascichi novecenteschi con ad es. Martin Luther King. Per l'eguaglianza delle donne la realtà non è ovviamente da meno e l'impegno di una allora giovanissima Julia Roberts in "Mona Lisa smile" ne segna non solo una tappa importante e tra le più note, ma nei fatti del tutto attuale e per nulla superata in una società americana che, specie a livello locale, è tutt'oggi quale ivi delineata. Forse anzi la stessa presidenza Obama è in qualche modo indice che probabilmente la discriminazione etnica a livello trasversale nella società americana è tutto sommato minore di quella della donna. E' qui però ad aprirsi il nuovo punto interrogativo, specie in vista delle elezioni presidenziali del 2016: è attualmente infatti una donna a distaccare di oltre 30 punti percentuali qualsiasi altro candidato sia democratico che repubblicano: Hillary Clinton. Se, come anch'io mi auguro e Le auguro, dovesse riuscire, il dato storico sarebbe comunque quello che negli USA un afroamericano (Obama non me ne abbia, uno dei mei blog più popolari è "ilMezzosangue" con riferimento a me stesso) è diventato Presidente prima che una donna. Un dato purtroppo in linea anche con quello del numero di Deputati e Senatori di sesso femminile. La via per la Presidenza tuttavia, anche con il dato della maggior popolarità in assoluto tra i vari candidati, non è assolutamente spianata per la Clinton che proprio sulle eguaglianze sociali e la parità dei diritti si trova a combattere quella che è stata sinora la sua immagine sul campo: La Statista con tanto di jet privato, la Senatrice con corsia preferenziale incarnazione dell'appartenza ad una classe superiore. Dunque una lotta anche contro sé stessa.
francesco latteri scholten.

mercoledì 8 aprile 2015

Grecia: ricordi di storia ai sogni nella notte di Varoufakis.


"28 ottobre 1940 le truppe italiane d'Albania, al comando del generale Sebastiano Visconti Prasca, si misero in marcia per l'attacco alla Grecia. Mussolini e Ciano ebbero così finalmente la loro guerra da opporre con le sue pronosticate vittorie e conquiste, alle vittorie e conquiste tedesche dei mesi precedenti. Alla causale dell'aggressione Ciano aveva già pensato e provveduto nei mesi precedenti (...) Non era possibile sbandierare incompatibilità ideologiche perché Yanis Metaxas era un dittatore fascista e l'Italia avrebbe potuto operare utilmente per indurlo a schierarsi con l'Asse. Ma a Mussolini non interessava avere altri alleati a buon prezzo. Gli interessava di avere a ogni costo un avversario da sconfiggere. (...) Ciano registrò nel proprio diario: "Mussolini è indignato per l'occupazione germanica della Romania: "Hitler mi mette sempre di fronte al fatto compiuto. Questa volta lo ripago della stessa moneta, saprà dai giornali che ho occupato la Grecia...""("L'Italia del Novecento", Indro Montanelli, superBur 2001 p.182). La Grecia degl'anni della seconda guerra mondiale dunque era già una Grecia fascista per conto proprio, cosa che Varoufakis amabilmente finge di ignorare, e fu attaccata - "Marcia su Atene!" - per pure motivazioni psicologiche (o di delirio) personali di Benito Mussolini non solo all'insaputa di Hitler e dei gerarchi nazisti tedeschi, ma in un momento del tutto inopportuno sia per l'Italia che per la Germania, che per l'Asse in quanto tale, altra cosa che Varoufakis non dice. All'annuncio personale del tutto improvvido di un Duce in delirio euforico a poche ore dall'inizio dell'offensiva al Fuehrer in persona fece eco poche ore dopo il commento di Ribbentropp che riassumeva la posizione furente dei tedeschi: "Gli italiani non concluderanno niente in Grecia durante le piogge d'autunno e le nevi invernali. Il Fuehrer è deciso a fermare questo piano pazzesco a tutti i costi" (ivi, p. 188). Anche di questo Tsipras e Varoufakis non fanno menzione. Le parole di Ribbentropp dettate non da un impulso delirante ma da una analisi obbiettiva si mostrarono vere e la campagna italiana in Grecia fu un vero disastro. La Grecia sconfisse a più riprese le milizie del Duce e per darsi un sostegno si alleò con gl'Inglesi, cose che costrinsero poi, 6 aprile 1941, l'avvio dell'operazione Marita, ovvero l'intervento dei nazisti in Grecia per sostenere i fascisti italiani ormai al collasso. Il nazifascismo in quanto ideologia fece invero gravidi danni in Grecia, ma questi non possono certamente essere ascritti né all'Italia né alla Germania, in quanto esso era già stato "scelto" dai greci stessi ex motu proprio. Ci sarebbero poi anche i danni di guerra fatti dai greci ai turchi...
francesco latteri scholten.

Teheran, la "Terza Via" dello Sciita Rouhani: possiamo anche collaborare.


Teheran e l'Islam di tradizione sciita, quello anti jihaddista, esultano e celebrano la loro vittoria, l'accordo sul nucleare con l'Occidente, per tutta la notte. Un ruolo di primo piano nella vicenda è stato quello dell' UE con Federica Mogherini al cui merito nulla toglie una realtà congiunturale internazionale propensa in tutti i campi al conseguimento di un accordo e di un definitivo superamento delle sanzioni. Le parole più importanti però arrivano - all'indomani della strage jihaddista nel campus universitario di Garissaa in Kenja e della condanna di Papa Francesco durante la Via crucis - dal Leader iraniano Hassan Rouhani e riguardano non solo l'accordo sul nucleare iraniano, ma un orizzonte assai più vasto, quello delle relazioni non solo tra Iran ed Occidente, ma quello tra Islam ed Occidente: "Non è detto assolutamente che le uniche possibilità siano quella di ammazzare o di essere ammazzati: possiamo anche benissimo collaborare insieme..." Dunque una "Terza Via" islamica in contrapposizione a quella degli jihaddisti e dei sunniti, quella concreta e reale di un islam moderno e che rispecchia pienamente le usuali posizioni della vera grande tradizione islamica dal medioevo ad oggi. Un Islam dal quale lo stesso Occidente ha preso molto da Al Farabi ad Avicenna, agli stessi numeri senza i quali la moderna matematica non sarebbe neppure immaginabile. La questione è che quella religioso culturale è in realtà soltanto un paravento al pari delle tanto ostentate Sharia e Jihad, come le dichiarazioni a denti stretti dei Sauditi palesano: "si spera che questo possa forse contribuire ad una stabilizzazione dei rapporti..." I sauditi - sunniti e, anche se non ufficialmente, jihaddisti - e tutta l'area militante a loro vicina (ed al loro petrolio) accolgono assai a denti stretti la notizia che è per loro quella di un nuovo maggior peso dei loro primi antagonisti in Medio Oriente. Tono similare quello di Netanyahu. E così i veri nodi vengono al pettine ed è sempre più evidente che anche l'ISIS altro non sia che una pedina su uno scacchiere in cui si combatte anzitutto tra islamici per la supremazia nell'area, lotta nella quale l'antioccidentalismo jihaddista ha un peso che può essere spesso rilevante perché l'odio che esso accoglie può proficuamente essere reindirizzato a fini bellici. Il nuovo riconoscimento della ex Persia dello Scià da parte dell'UE è comunque una pietra miliare nella storia recente come anche quella da parte degli USA che implica un parziale cambiamento di rotta nella politica estera americana. Era ora. Finalmente allo jihaddismo l'Occidente contrappone una realistica rivalutazione dell'Islam moderato e dei propri rapporti con esso, la risposta più giusta.
francesco latteri scholten

giovedì 19 marzo 2015

Israele, vince Netanyahu: avanti con la Torah legge di Stato.


120 i seggi, Netanyahu con il Likud ne conquista 29, 24 sono di Campo Sionista, Lista Araba Unita 14, C'é futuro 11. Si riconferma al potere Netanyahu ora politicamente più forte e dunque più atto a portare avanti il suo progetto di fondo, quello per il quale si era originata la crisi che ha finito per portare alle elezioni: trasformare lo Stato di Israele da Stato laico a Stato religioso con riferimento la Torah e le sue norme. Un progetto che pone Israele sullo stesso piano di molti Stati mediorientali ove vige appunto la legge religiosa, differenziandosi solo per il fatto non infifferente che negl'altri la legge non è quella della Torah bensì la Sharìa. Come altrove nella Regione si assiste dunque ad una involuzione storica con il ritorno agli Stati "confessionali", un pò come se da noi si tornasse all'Europa dei tempi delle guerre di religione (dei trent'anni, dei cent'anni etc). Lo Stato che ha per legge quella della Torah di contro a quelli che hanno la Sharìa, questo il nuovo ed assai destabilizzante orizzonte cui porta la vittoria del Likud. Destabilizzante nei confronti della Palestina e destabilizzante al suo stesso interno, non solo per il più acuto contrasto con i sostenitori dello Stato laico, ma anche per la ritrovata unità dei cittadini israeliani di fede islamica per la prima volta compattatisi nella Lista Araba Unita confermatasi terzo partito del Paese. Insomma in un Paese dove già il controllo dei Rabbini all'interno dello stesso esercito e delle forze dell'ordine è già assai incisivo, la nuova prospettiva cui queste elezioni portano è davvero sinistra...
francesco latteri scholten

martedì 17 marzo 2015

Papa Francesco: il mio sarà un pontificato breve.


Un'immagine bella e rassicurante di Nostra Signora di Guadalupe (dall'azteco Coatlaxopeuh: colei che schiaccia il serpente) sovrasta un Papa Francesco altrettanto sereno e cordiale in dialogo con una Valentina Alazraki di Televisa attenta a non riproporre le usuali domande, ma quella aperta dalle dimissioni di Papa Benedetto e circolante circa quelle eventuali dello stesso Bergoglio non poteva mancare. E Papa Francesco ha risponde: "Credo che il papato ha qualcosa di ultima istanza. È una grazia speciale. Per alcuni teologi il papato è un sacramento, i tedeschi sono molto creativi in tutte queste cose. Io non sono di questo parere, ma questo vuol dire che c’è qualcosa di speciale. Allora parlare di ottant’anni crea una sensazione di fine di pontificato che non farebbe bene, qualcosa di prevedibile. Non sono dell’idea di fissare un’età ma sono dell’idea di Benedetto (...) Settant’anni fa non esistevano i vescovi emeriti. Oggi ne abbiamo 1400 (...) Credo che Benedetto con grande coraggio abbia aperto la porta ai Papi emeriti. Non bisogna considerare Benedetto come una eccezione. Ma come una istituzione. Forse sarà l’unico per molto tempo, forse non sarà l’unico. Ma è una porta aperta dal punto di vista istituzionale." Una concezione nuova e più umana del Papato che è certo una Grazia Speciale ma anche un mandato umano. Dunque basta con la concezione dantesca che manda all'Inferno "colui che fece per viltade il gran rifiuto. Incontanente intesi e certo fui che questa era la setta d'i cattivi a Dio spiacenti e a' nemici sui."(Inf. III, 59 e sg). La scelta di Celestino V e Benedetto XVI di dedicare l'ultima parte della propria vita alla preghiera ed alla contemplazione è valore positivo e profondo come d'altronde Bergoglio ha ribadito più volte. La tesi però, inevitabilmente si rivolge allo stesso Papa Francesco: "Abbiamo la sensazione che lei è come se avesse fretta nel suo modo di agire, come se vedesse il suo pontificato a breve termine..." R. "Ho la sensazione che il mio pontificato sarà breve. Quattro o cinque anni. Non so, o due o tre. Beh, due sono già passati. È come una sensazione un po’ vaga. Le dico, forse no. È come la psicologia di chi gioca e allora crede che perderà per non restare poi deluso. E se vince è contento. Non so che cos’è. Ma ho la sensazione che Dio mi ha messo qui per una cosa breve, niente di più... Ma è una sensazione. Per questo lascio sempre aperta la possibilità." E la risposta del Papa è pacata e sorridente e fa anzi anche una battuta scherzosa sul dopo: "Dopo penso di entrare in una pizzeria, così come uno qualunque che non lo conosce nessuno e mangiare un pezzo di pizza, come tutti..." La semplicità che lo fa grande.
francesco latteri scholten