sabato 31 gennaio 2015

Sergio Mattarella Presidente della Repubblica. Spazzati via berlusconismo e II repubblica.


665 voti - 160 oltre il quorum - per innalzare al Quirinale il Giudice di Corte Costituzionale Sergio Mattarella, palermitano, classe '41, ex DC e sostenitore di Romano Prodi. Si attesta così la scelta vincente della sua candidatura da parte di Matteo Renzi, che incassa un'ulteriore vittoria politica e la compattazione del proprio Partito nonché (ed anzitutto) un rafforzamento dell'Italia in Europa. Imposimato con 127 voti conferma invece la coesione del M5S e la sua seconda posizione quale forza politica. Le 105 schede bianche dei berlusconiani se da un lato esprimono un parziale assenso - facendo abbassare il quorum - dall'altro sono manifestamente marginalizzate dall'esito del voto, che ne segna la definitiva uscita dall'egemonia politica o da una partecipazione ad essa: appartengono agl'archivi della storia recente del ns Paese e basta. Fratelli d'Italia e Lega Nord con i 45 voti a Feltri, un nominativo alquanto importuno, restano nella marginalità. In sintesi: Sergio Mattarella ha abbondantemente le basi per aprire gl'orizzonti di una nuova era politica, al di là delle empasses che avevano afflitto Napolitano, compito estremamente affascinante e difficile.
francesco latteri scholten.

venerdì 30 gennaio 2015

Nomine al Quirinale e attualità della legge Mammì.


Di fatto sanciva - era il 6 agosto 1990 - il monopolio mediatico della rete Mediaset di un rampante Silvio Berlusconi. Che il fatto avrebbe alterato anche la realtà politica ed i suoi equilibri era cosa più che evidente e motivo per cui diversi Ministri della corrente sinistra della DC, facente riferimento a De Mita, si dimisero. Tra questi, il 27 luglio 1990, Sergio Mattarella Ministro della Pubblica Istruzione. In seguito, dalla società occulta estera "All Iberian" di Silvio Berlusconi andranno all'amico Bettino Craxi denari "... per un totale di 23 Mld, fra il 1990 ed il 1992, guarda caso all'indomani dell'approvazione della legge Mammì che consacrava il suo monopolio" (Marco Travaglio). Si potrebbero citare anche altre vicende, ad es. Mondadori o SME, dall'andazzo peraltro simile, ma è certo che senza Mediaset ed il suo monopolio Forza Italia non sarebbe certo stata ciò che è stata, né l'Italia ciò che è stata nel ventennio 1992 - 2012. C'è un circolo vizioso: Mediaset sostiene un'immagine, ma al tempo stesso, da quell'immagine è sostenuta: così l'ascesa di quella la incrementa, ma il suo declino la trascina con sé. Al declino politico di Berlusconi fa eco quello economico, ma anche mediatico di Mediaset, a vantaggio, più che di operatori nazionali, di Robert Murdock. Antagonista del ventennio è Romano Prodi, il quale riuscirà anche ad espugnare palazzo Chigi che dovrà però poi lasciare, mentre per il Quirinale gli si sbarrerà la strada, ma saranno 101 dei suoi a farlo cadere. L'ex Presidente dell'IRI si è comunque piazzato secondo alle "Quirinarie" del M5S - alle spalle del magistrato Impastato confermato con 78 voti al primo scrutinio per il Colle - e conta un solido appoggio nel PD. Che, scartato il nominativo di Romano, Renzi abbia posto quello di chi, se fosse prevalsa la sua linea politica Forza Italia sarebbe stata soffocata sul nascere, dice che il "Patto del Nazareno" era semplicemente un espediente per prendere tempo e che comunque è saltato. Insomma, il nuovo inquilino del "Colle più alto" deve garantire certamente un quadro politico nuovo anche eventualmente con elezioni a breve termine (si voterebbe per la Camera con la nuova legge e per il Senato con la vecchia), ma anche le nuove realtà economiche (e non solo). Entrambe le cose rinviano improcrastinabilmente anche alla legge Mammì, o meglio alla sua obsolescenza, o, in altri termini, ad un inderogabile ed assai difficile riordinamento anche proprio del settore mediatico. E, l'orientamento del 27 luglio 1990 è pure oggi il più valido e degno di sostegno deciso.
francesco latteri scholten.

domenica 18 gennaio 2015

Dio c'è: non si ride.


E' stato assassinato un giovane vignettista satirico, eroe della satira religiosa e sociopolitica, raffigurava il Papa come asino, i religiosi come scimmie; per di più era giovane, bello e femmineo ed anche omosessuale. Non siamo a Parigi nell'anno 2015, ma in una non meglio precisata località degl'Appennini del Nord, e, non siamo nella redazione di Charlie Hebdo, bensì in una non megglio specificata ma importante abbazia benedettina e l'anno è il 1327, ultima settimana di novembre. L'urlo che redarguisce gli studiosi della biblioteca e ne impera il lavoro, così come l'ordinamento stesso di tutta l'abbazia è quello di un vecchio fondamentalista integralista e grida "Verba vana aut risui apta non loqui". Lo stesso che è echeggiato tacito nei proiettili sparati nella redazione del periodico satirico francese. Esso è riecheggiato e riecheggia anche nelle moschee di ieri e di oggi e le vignette satiriche dell'epoca, tanto quelle sulla cristianità, quanto quelle sull'Islam sono rimaste e ci sono anc'ora, a testimonianza che il grido di fanatici ciechi non è - fortunatamente - bastato a sopprimerle. Ma, perché ieri ed oggi si ammazzano dei vignettisti di satira religiosa? Perché l'uomo non deve anche ridere con Dio e, insieme, dell'uomo e di Dio? Anzi, non potrebbe essere il fine dell'uomo proprio quello di una gioiosa ed estatica risata con Dio? E', tra i molteplici piani di lettura e le molteplici trame intrecciantisi, probabilmente quella centrale che Umberto Eco si poneva già alla fine degl'anni '70 nel suo Romanzo. Ma, se l'uomo può anche ridere con Dio, allora la satira non è più solo tale, ma al suo porsi in atto è anche Metafisica e ad essa rimanda, rimanda a ciò che è "al di là". E, "al di là", c'è, per esempio, il secondo libro della Poetica di Aristotele, autore di riferimento per tutti i grandi teologi sia cristiani ed ebrei, che, soprattutto, islamici. Anzi: sino agl'inizi dell'epoca moderna sono praticamente esclusivamente i monaci delle diverse religioni ad essere di fatto i custodi del sapere e della scienza ed - ahimé! - a gestirli proprio con i criteri di Jorge da Burgos. E qui, come bene fa intravedere Umberto Eco ne va esattamente dei criteri, delle modalità, delle tipologie che il "Logos" assume o può assumere. Si tratta del Potere che queste tipologie connotano ed istituiscono. E la motivazione del fanatico cieco che si impersona ed incarna in Jorge da Burgos ed in infiniti altri nei secoli, dall'antichità ad oggi, è: "La Legge si impone attraverso la Paura, il cui nome vero è timor di Dio." Si tratta dunque del Potere e del suo esercizio attraverso il Terrore, come d'altronde hanno insegnato nei secoli gli Haschischin del Veglio della Montagna, la prima ISIS, come ha insegnato l'Inquisizione e forse non è un caso che oggi si chiami Congregazione per la Dottrina della Fede. Ma, come bene osserva ancora il vecchio cieco, "Non ci fa paura la bestemmia... non ci fa paura la violenza di chi uccide... non ci fa paura il rigore del donatista, la follia suicida del circoncellione, l'orgogliosa purezza dell'albigese, il bisogno di sangue del flagellante..." perché in ultima analisi questi come tanti altri che si potrebbero elencare, non portano ad un'uscita dalla connotazione e tipolgia in questione: il Potere sancito con la violenza e dunque in ultima istanza con il Terrore. Il riso invece è già nel suo stesso sorgere, nel suo stesso concretizzarsi, l'uscita metafisica dalle tipologie e dai modi del Potere e della sua Legge. Il riso è il vero annientamento dei Jorge da Burgos, la distruzione del loro mondo, della loro presunta teologia. Ma di questa, proprio loro sono i paladini strenui ed ultimi: "... Io sono stato la mano di Dio." Ed in nome di questo autoconvincimento ultimo (ed autoproclamazione), non potendo sradicare dal mondo il riso, esso va denigrato, squalificato, anzi designato come sinonimo dell' antiverità (e per loro è vero perché nega la loro verità) e, soprattutto, va negata la realtà metafisica del Riso: il secondo libro della Poetica di Aristotele va occultato e se necessario bruciato. Ieri, come oggi.
francesco latteri scholten

venerdì 16 gennaio 2015

Sgancia Franco da Euro il via libera a Draghi per acquisto titoli debito pubblico Paesi UE.


Un terremoto economico apparentemente improvviso ha colpito l'economicamente solidissima Svizzera con un tracollo della propria Borsa di oltre il 9% e si è trasmesso poi ai mercati finanziari e non dell'Unione Europea e del Mondo. Tutti effettivamente sono stati spiazzati, probabilmente perché la valutazione più centrata (e tacitamente condivisa e ritenuta ovvia) è quella espressa dagli esperti di J.P. Morgan i quali ritengono fosse stata più ovvia per gl'elvetici una politica di distacco progressivo peraltro decisamente meno rischiosa. Il problema è che non sarebbe stato comunque possibile per la Svizzera continuare a mantenere la parità tra Franco ed Euro a causa di un acquisto di quantitativi di valuta dell'Unione di dimensioni ormai insostenibile per la propria banca centrale. E' infatti decuplicato negl'ultimi anni il volume di Euro acquistato, valutabile in diverse centinaia di Mld. L'indebolimento dell'Euro - sceso al di sotto della soglia di 1,15 Dollari come nel 2003 - e soprattutto la forte crescita ed il rafforzamento del Franco Svizzero sempre più usato nell'eurozona come valuta di riferimento creditizio avevano portato ultimamente ad una ulteriore svalutazione dell'Euro rispetto al Franco di circa il 30%, mettendo - considerate anche le enormi differenze di dimensioni - la Banca centrale svizzera nell'impossibilità di controbilanciare acquistando Euro, operazione sinora effettuata anche e soprattutto per garantire una forte concorrenzialità alle imprese elvetiche il cui export va per poco più del 50% proprio nell' UE. A questa situazione di estrema empasse l'annuncio del "Via libera" a Mario Draghi per l'acquisto di titoli del debito pubblico dei Paesi UE che implica da sè una ulteriore svalutazione della moneta europea ha finito per dare il colpo di grazia. All'effetto immediato del tracollo della Borsa andrà ora ad aggiungersi quello del tracollo del tasso di crescita dal circa 1,8 al solo 0,5%. Difficoltà anche nel settore creditizio dove milioni di utenti che hanno optato per il Franco si trovano di colpo a dover pagare il 30% in più... L'effetto più dirompente tuttavia è quello registrato a livello di immagine in Germania tra i locali fautori dell' "uscita dall'Euro", si tratta infatti di un'anteprima in scala ridotta di ciò che accadrebbe se l'opzione ritorno alla Deutsche Mark fosse messa in atto.
francesco latteri scholten

mercoledì 14 gennaio 2015

Il nuovo Smartwatch di Apple al Mobile World Congress a marzo.


La data precisa ancora non è stata resa pubblica ma è stato comnque detto che sarà per i primi mesi del 2015 per cui è probabile che il luogo sia il Mobile World Congress che si terrà proprio in quella data. L'estetica del nuovo orologio è appetibile, come d'uso per i prodotti della casa e idemd la tecnologia al top. E' l'orologio "next generation", l'orologio "intelligente", quello che grazie alla tecnologia Android si connette agli iPhone e consente così un nuovo modus di multifunzionalità: dalla connessione ad internet, all'avvio di telefonate, alla visualizzazione di messaggi e mail, alla funzione di lettore Mp3. Il sistema operativo sarà l' iOS8.2, con riferimenti specifici proprio per il nuovo Watch, con apposite funzioni Bluetooth. Lo schermo amico è configurabile in vario modo a scelta dell'utente e ampiamente personalizzabile, con scelta di simboli, loro apparizione e disposizione. Le news, ad es. vengono visualizzate in configurazione standard in rosso e l'utente può anche scegliere se visualizzarle tutte o filtrare solo quelle provenienti da origine selezionata. Similmente le nuove mail sono segnalate con un lampeggiante rosso eventualmente disinseribile. Sarà inoltre anche presente un codice di sicurezza tramite il quale accedere alle funzioni di pagamento on line. Una connotazione interessante è inoltre quella data dalla presenza della funzione "dittafono", resasi indispensabile perché si è optato per non dotare l' Apple Smartwatch di tastiera, i testi quindi possono essere inseriti con la funzione vocale. Il codice di accesso e avviamento è a 4 cifre, ma programmabile in maniera da potersi disinserire automaticamente in presenza dell' iPhone abbinato. Insomma, l'orologio al polso di tanti eroi fantascientifici, a comnciare da quelli Star Wars, è ormai realtà.
francesco latteri scholten

Napolitano va, aveva messo un uomo di Bilderberg e Goldmann Sachs a Premier.


Era il 16 novembre 2011 quando a Palazo Chigi sale Mario Monti, già Senatore a vita dal 9 novembre dello stesso anno, per restarvi sino al 28 aprile 2013. Dal 2005 sino al 2011 Monti era stato International Advisor di Goldmann e Sachs, l'istituto bancario che controlla parzialmente anche la BCE e che si è caratterizzato per una politica non proprio nel segno degl'interessi italiani. E' stato Advisor anche per Moody's, l'istituto che ha giocato un ruolo nel declassamento dell'Italia. E' stato inoltre Presidente europeo della "Commissione Trilaterale", il famigerato gruppo fondato da Rockefeller e membro del Comitato direttivo dell'ancor più famigerato Club Bilderberg, l'associazione di stampo massonico che racchiude i vertici delle più importanti multinazionali e dirige di fatto l'economia e la politica mondiali e non certo nell'interesse né dell'Italia, né degl'italiani. La nomina di Monti a Senatore a vita e, poco più di una settimana dopo, a Presidente del Consiglio, coincide di fatto con il primo tracollo della popolarità dell' ex Comunista Giorgio Napolitano la cui ascesa al "Colle più alto" era stata inizialmente salutata proprio per questo e confermata da una popolarità iniziale addirittura del 92%. Insomma, per fortuna gl'italiani non si sono ancora rimbecilliti del tutto e il doppio conferimento non tramite elezione popolare diretta (Senatore e Premier) ad incarichi che invece sarebbero istituzionalmente elettivi, non è stato digerito. Il conferimento è in linea con il modus operandi del Club Bilderberg, e comunque non è stato mutato il del tutto similare modus di Giorgio Napolitano con il conferimento non tramite elezione popolare della Presidenza del Consiglio a Gianni Letta prima e a Matteo Renzi poi. L'esito è stata l'accentuazione del declino di popolarità dell' ex Comunista a seguito della disillusione di milioni di italiani. Adesso le dimissioni, che non rafforzano ma sgretolano ulteriormente quanto poteva restare della popolarità in quanto iniziano un "semestre bianco" che garantisce per altri 6 mesi un Governo ed una rappresentanza parlamentare che sia le ultime elezioni che i sondaggi danno per radicalmente diverso da quello che attualmente occupa le poltrone.
francesco latteri scholten 

lunedì 12 gennaio 2015

Parigi: 4 Mln riprendono la Bastiglia, c'è anche Cartesio e Houellebecq s'è sbagliato.


Parigi capitale, ma, al suono di "Allons enfants de la Patrie...", non di Francia, bensì d'Europa e del Mondo. Capitale laica dei valori laici della carta dei Droits de l'Homme et du Citoyen: Libertè, Egalité, Fraternité. Bandiere, Capi di Stato di tutto il mondo, dal padrone di casa Hollande, alla Merkel, a Cameron, a Renzi. Leaders religiosi idem: islamici, ebrei, cristiani... "La nostra fede vuol dire pace, i terroristi sono nemici dell'Islam ... purtroppo l'estremismo è diventato una calamita per psicopatici, ma li isoleremo" così Boubakeur, rettore della Grande Moschea che oggi stringe la mano a Mergui capo del Concistoro ebraico. Salman Rushdie in persona ha salutato la presa di posizione antiterroristica della maggioranza degl'islamici specificando che in tutto il Paese i musulmani hanno partecipato alla manifestazione al grido di "not in my name" e che adesso non vi sarà più alcuna fatwa. Erano invece assenti i due grandi antagonisti delle "visioni" di Houellebecq, l'integralismo islamico e la destra di Le Pen, all'egemonia ed al conflitto dei quali lo scrittore del movimento di avanguardia sociale vede ridursi lo scenario politico prossimo venturo. In molti, anche l'autorevole scrittore israeliano Abraham Yehoshua - "Non credete alla profezia di Houellebecq" - si distanziano da quella visione. La cifra di oggi, la cifra dell' 11 gennaio 2015, data scritta ormai nella storia, è quella del terzo attore, ignorato da Houellebecq, e la parola d'ordine non è quella del titolo del suo ultimo romanzo "Sottomissione", ma l'altra, quella del 14 luglio 1789: Liberté. L'insegna è quella del laicismo ed una delle immagini più belle è quella di un cartellone affisso sulla "Marianne" con la scritta "CHARLIE, Je pense donc je suis", il motto celeberrimo di Cartesio. Il je pense che rivendica il pensiero individuale ed il diritto ad esso, insieme, come sottolineava Sartre, alla responsabilità personale. Ecco il più fondamentale dei diritti umani, ma anche l'elemento di quel razionalismo con cui tutte le più importanti religioni - comprese le tre monoteistiche Ebraica, Cristiana ed Islamica - da sempre si sono confrontate. Ed è stato da sempre il rapporto tra fede e ragione a connotarne la realtà pratica, sia religiosa che sociale, politica ed economica. E' sempre questo rapporto a determinarne la fondamentale relazione in epoca moderna - a partire da Cartesio appunto - con la laicità. Laicità la cui esistenza è fondamentale, così come lo è che tale sia lo Stato - ed è esattamente una delle precipue rivendicazioni di oggi come del 1789 - perché solo lo Stato laico può garantire la coesistenza delle religioni. Ma la necessaria laicità dello Stato è stata ed è una delle cose di più difficile accettazione per le religioni: solo Papa Ratzinger per primo, ma poi anche Bergoglio, l'hanno rivendicata ufficialmente, dopo ben 2000 anni di cristianesimo in cui la si è sempre combattuta. Oggi ci stanno arrivando anche ebrei e musulmani e per questi ultimi una pietra miliare per lo sviluppo religioso/politico è stata posta proprio ad inizio dell'anno, con il discorso di Al Sisi all'Università di Al Azhar, e, la partecipazione dei musulmani alla manifestazione ne è una conferma. L'osservazione più importante tra le tantissime autorevoli è probabilmente quella fatta dall'ex Presidente della Commissione Europea ed ex Presidente del Consiglio italiano Romano Prodi: "E' stata posta una nuova base ed è un fatto storico, ma ora si tratta di passare ai fatti, all'attuazione, e lì c'è un salto..." E' verissimo ed è a questo che bisogna rimboccarsi tutti le maniche e cominciare a lavorare. Insieme, ed è l'altra difficoltà, l'altro salto e l'altro lavoro.
francesco latteri scholten

sabato 10 gennaio 2015

L'ultima copertina di CHARLIE: "Sottomissione" di Houellebecq (è realtà già ora, non nel 2022)...


Michel Houellebecq, alias Michel Thomas, avrebbe dovuto presentare quel giorno il suo ultimo lavoro, "Sottomissione" (in Italia per Bompiani dal 15 c.m.), ma la strage alla redazione di CHARLIE HEBDO e l'assassinio del suo amico Bernard Maris l'hanno rinviata e la polizia francese per motivi di sicurezza ha consigliato allo scrittore l'abbandono temporaneo della capitale. "Sottomissione" è il significato della parola araba Islam e Houellebecq la specifica come sottomissione della Francia alla religione coranica nel 2022 dopo uno scontro finale tra Marine Le Pen ed il leader islamico Mohammed Ben Abbes inventato dall'autore. Invero il romanzo fantapolitico di colui che è considerato uno dei più importanti autori del movimento di "Anticipazione sociale", è assai meno fantapolitico di quanto a prima vista possa apparire. Già un noto studio dell' Hudson Institute (i cui dati si riferiscono peraltro al 2011) conferma abbondantemente ed al presente (e non al 2022 di Houellebecq) il pronostico del nuovo bestseller. Nel Paese che ospita la più grande comunità islamica d'Europa (oltre 6 Mln) l'Islam ha sorpassato abbondantemente la religione cattolica ed è di fatto già la religione più "osservata": 2,5 Mln di praticanti contro 1,9 Mln; 150 Moschee attualmente in costruzione e 2.000 costruite negl'ultimi 10 anni con stima di raddoppio nei prossimi, contro solo 20 nuove Chiese e la chiusura di 60. Dunque la Francia islamica preconizzata da Houellebecq per il 2022 è già realtà di fatto adesso. D'altra parte molti leader islamici non solo religiosi ma anche politici ormai non fanno mistero ed anzi dichiarano pubblicamente che la costruzione di moschee e l'emigrazione di massa fanno parte di un progetto politico di islamizzazione dell' Europa. Così ad es. il premier turco Tayyp Erdogan ha dichiarato:"Le moschee sono le nostre caserme, i minareti le nostre baionette, e i fedeli i nostri soldati". Una conferma arriva da L’arcivescovo emerito di Smirne, Giuseppe Germano Bernardini, racconta la conversazione avuta con un leader islamico: “Grazie alle vostre leggi democratiche, vi invaderemo. Grazie alle nostre leggi religiose, vi domineremo”. Di contro è proprio la Le Pen, quasi novella Jean d'Arc, a profilarsi come la vera e dichiarata antagonista paragonando le preghiere islamiche nelle strade all’occupazione nazista: "Per quelli che amano parlare un sacco della Seconda Guerra mondiale, possiamo anche parlare di questo problema (le preghiere islamiche in strada, n.d.r.), perché si tratta di un’occupazione di territorio. E’ occupazione di sezioni di territorio, di distretti in cui la legge religiosa entra in vigore. E’ un’occupazione. Naturalmente non ci sono carri armati e soldati, ma non di meno è un’occupazione e pesa fortemente sui residenti".  Concezioni "di parte" certamente, da un lato e dall'altro ma nondimeno di peso e di rilevanza politico sociale e testimonianti l'esistenza di disegni religiosi e politici eversivi assai gravi. Di contro va rilevato che dagli stessi studi dell' Hudson Institute emerge che la cifra vera è quella del secolarismo, anche per l'Islam: ai 2.5 Mln di praticanti fa infatti fronte la restante parte degl'oltre 6 Mln di cittadini di provenienza dai Paesi islamici, ovvero 3.5 Mln. Una Francia dunque sul piano religioso a prevalenza islamica, ma connotata comunque - immigrati e non - dal secolarismo laico. Più che di fantapolitica o di anticipazione sociale, il romanzo di Houellebecq è un romanzo di denuncia della realtà attuale in cui è fatta emergere la contrapposizione tra due degl'attori, spinta sino allo "scontro finale". In questo senso si colloca nell'orizzonte dei suoi primi scritti. E, sempre in questo orizzonte Michel Houellebecq è uno dei pochissimi nel panorama culturale occidentale ad avere avuto il coraggio di aprire gl'occhi e guardare in faccia una realtà che i più si ostinano a voler continuare a non vedere. E, probabilmente, sta proprio qui la sua "Scandalosità", nell'aver osato dire che la Francia, cuore dell'Europa, è, sul piano religioso, ormai islamica. Il limite del lavoro di Houellebecq, è invece di aver praticamente ignorato il terzo e numericamente assai più numeroso attore: il secolarismo laico ed umanitarista, testimoniato anch'esso dall'agire di tanti altri proprio in occasione degl'attentati in Francia dei giorni scorsi.
francesco latteri scholten

venerdì 9 gennaio 2015

Al Sisi all'Università di Al Azhar: Ulema ed Imam responsabili del terrorismo. Il Manifesto Anti ISIS.


"L'Islam ha bisogno di una rivoluzione per estirpare la Jihad (...) Dovremmo forse uccidere 7 Mld di persone? Idee fossilizzate (...) L'islam non può odiare tutti..." Ed ancora: "Come è possibile che la religione islamica sia percepita come fonte di ansia, pericolo, morte e distruzione dal resto del mondo?" A chiederselo non è un uomo qualunque, neppure un Occidentale, bensì il Presidente Egiziano Abdel Fattah Al Sisi, in una sede d'eccezione, l'Università Al Azhar la più importante sede teologica sunnita fondata nel 970, in una ricorrenza d'eccezione, l'anniversario della nascita di Maometto, e davanti ad un pubblico anch'esso d'eccezione: gl'Ulema e gl'Imam. Eppure il discorso, senza dubbio il più audace e coraggioso mai pronunciato da un capo di Stato Mediorientale, era passato praticamente inosservato e solo l'immensità e l'efferatezza degli attacchi dei terroristi islamici in Francia alcuni giorni dopo, lo hanno portato alla dovuta ribalta. Per chi conosce anche solo a grandi linee gl'autori islamici del passato, specie i grandi medioevali, Avicenna ed Averroé per citarne solo due, ma anche la storia e la tradizione islamica, le osservazioni di Al Sisi non hanno invero nulla di strabiliante. Del rapporto tra Ragione e Fede - similmente che i cattolici, basti ricordare l'omonimo titolo dell'omonima enciclica - che deve animare la religione, parlavano infatti già anche gl'autori citati. Il Presidente egizio si rifà a Muhammad Abduh, già docente ad Al Azhar alla fine dell'Ottocento, che la riprendeva per stimolare l'Islam al discernimento tra il Bene ed il Male. E' a questi assunti, che hanno connotato radicalmente il riformismo islamico del XIX secolo, che è necessario tornare, per Al Sisi, e l'alternativa è la distruzione stessa dell'Islam, non ad opera di un complotto sionista o di uno Occidentale, bensì "ad opera delle nostre stesse mani." "Occorre uscire da noi stessi per approdare ad una visione più illuminata dell' "Altro"..." e qui le parole sono le stesse di diversi importanti teologi cristiani cattolici e non (alcuni: Barth, Ratzinger, Wojtyla, Bergoglio, Boff, Kueng ...). Dunque sradicare la Jihad, ma anche una chiusura in sé iper egocentrica se non addirittura semiautistica che trova poi la propria estrinsecazione nella violenza contro l'altro. E qui la responsabilità degli Ulema e degl'Imam è grandissima e nefasta perché quasi sempre sono stati proprio loro gl'istigatori primi di questi atteggiamenti, anzicché coloro che riflettevano al discernimento dell'azione buona. E' proprio dai loro sermoni che si è originato un mostro. Così è invece proprio dai sermoni che deve partire la nuova rivoluzione islamica, da una rilettura nuova e caritatevole del messaggio coranico, perché l'Islam possa prosperare nella Pace del Mondo e non nella guerra al Mondo. E le tristissime vicissitudini di Parigi di questi giorni confermano le affermazioni del Presidente egiziano ed il suo discorso ad Al Azhar quale Manifesto anti ISIS.
francesco latteri scholten

giovedì 8 gennaio 2015

Hanno ammazzato CHARLIE, Ma CHARLIE è vivo...


Come con le Twin Towers l'undici settembre 2001, si è colpito un simbolo dell'Ocidente e della sua cultura per colpire l'Occidente. Il primo assassinio, quello compiuto da Caino, è a sfondo religioso, come insegnano testi biblici di riferimento anche per gl'islamici. E' con la nascita stessa delle religioni che nasce il terrorismo religioso che affonda le sue radici nell'illusione che la Verità sia e possa essere un Possesso, nell'illusione paranoica che Dio possa essere contenuto nella testa di un uomo, che, come nel celebre aneddoto di Agostino d'Ippona, con un secchiello si possa travasare l'Oceano in una buca scavata in spiaggia da un bambino... Nasce il sofisma satanico per cui si ritiene la "propria verità" Dio, e, con essa, la pretesa di imporla con la violenza, la menzogna e l'omicidio. Nasce la pretesa forsennata di dover "difendere dio" quasi che Dio fosse un uomo, e soprattutto, che abbia bisogno di essere difeso da un uomo... E' così che insieme a Caino sopravvive anche il "suo dio", il "Signore degli eserciti", il "dio" della Guerra: l'assassino per eccellenza, il Demonio. E' la nascita del satanismo che troverà una delle sue concrezioni più radicali proprio in Medioriente nei famigerati Haschischin del Veglio della Montagna, la prima setta di integralisti e fondamentalisti islamici, di cui l'integralismo ed il fondamentalismo di oggi sono i migliori emuli e l'ISIS la reincarnazione. Bene cantava già John Lennon: "Immagina non esista paradiso / È facile se provi / Nessun inferno sotto noi / Sopra solo cielo / Immagina che tutta la gente Viva solo per l’oggi / Immagina non ci siano nazioni / Non è difficile da fare / Niente per cui uccidere e morire / E nessuna religione / Immagina tutta la gente / Che vive in pace / Puoi dire che sono un sognatore / Ma non sono il solo / Spero che ti unirai a noi anche tu un giorno / E il mondo vivrà in armonia..." Ma, del resto, anche con John Lennon si è ucciso un simbolo dell' Occidente. Oggi tutta la Francia, l'Europa e l'Occidente piangono l'assassinio del giornalismo e della satira, incarnazione della Libertà. Ma i milioni nelle tante piazze di Francia lo testimoniano e dimostrano: hanno ammazzato CHARLIE, ma CHARLIE è VIVO. 
francesco latteri scholten

martedì 6 gennaio 2015

Putin: alleanza UE ed UEE invece delle sanzioni per conto USA.


L'attuale politica sanzionatoria della UE, attuata per conto degli USA da parte degl'oligarchi non eletti di Bruxelles, ha trovato sin dai suoi inizi oppositori assai autorevoli in Europa, basti citare l'ex Cancelliere Helmuth Schmidt, intervenuto direttamente dalle colonne del "Die Zeit" di cui è editore ed in cui è redattore e gl'ex premiers italiani Romano Prodi - che ha fatto osservare che le sanzioni provocano una caduta del PIL russo del 5% annuo ed un crollo dell'export italiano in Russia del 50% - e Silvio Berlusconi: "è un grave errore politico ed economico il sanzionamento della Russia". La stessa Angela Merkel è ben cosciente di come proprio le sanzioni alla Russia siano anche all'origine della recessione economica europea, compresa quella della Germania, tant'è che in occasione del discorso di fine anno ha specificato: "...non contro la Russia ma coinvolgendo la Russia". D'altro canto, le sanzioni sono imposte a Bruxelles dagl'interessi delle corporazioni multinazionali che spingono al TTIP, l'area di libero scambio con gli USA ed imponendo la contrapposizione con l' UEE (Unione Economica Euroasiatica), sostenuta anche dalle Banche che su input delle multinazionali monetizzano e creano bolle finanziarie per creare fiducia e sostegno proprio al TTIP. Le banche però - è l'osservazione di Putin - non possono "stampare" commercio, e l'attuale impostazione del TTIP priva perciò l'UE di quello che da sempre è stato il suo partner commerciale naturale. La semplice memoria recente va immediatamente a Togliatti e Togliattigrad, per citare il più noto esempio nostrano, ma anche ai gasdotti, o alla Ostpolitik di Brandt e dello stesso Schmidt. La proposta di Putin all'UE è sostanzialmente quella di rispondere all'aut - aut degl'americani optando per un'alleanza economica con l'UEE invece che per il TTIP in difetto di un TTIP che sia aperto anche al dialogo commerciale con l'UEE. La proposta ha suscitato molti interessi anche negl'ambienti economici dell'UE, tanto che ormai anche su molta stampa tedesca e non è dissenso aperto sulla politica di contrapposizione economica. Di contro, purtroppo, la stessa BCE è soggetta ad assai forti pressioni da parte di Goldmann & Sachs, l'istituto al cui servizio fu anche, giova ricordare, l'altro ex premier italiano Mario Monti. Similmente, anche in Italia la situazione è, attualmente, più delicata: Berlusconi infatti è in "disparte", e Prodi, sebbene tra i nominativi papabili per il Colle è nondimeno il francotiratorizzato dal medesimo alle ultime; Renzi, Gentiloni e Mogherini sono invece assai vicini alle posizioni sanzionatorie americane. Napolitano invece è l'uomo che ha messo prima Monti e poi Renzi... Va ricordato infine che la proposta di Putin è sì allettante e le sue osservazioni valide, ma la costituzione della stessa UEE con integralisti soviet doc che non hanno mai neppure tentato di dissimulare il proprio revisionismo, non è certamente una solida garanzia. La soluzione più valida, specie considerata la nuova realtà globale, sarebbe l'uscita dall'orizzonte dell' aut - aut per considerare seriamente una realtà costituita da tutti e tre gl'attori: USA, UE ed UEE...
francesco latteri scholten

sabato 3 gennaio 2015

Anche per Papa Francesco la fine di Benedetto XVI ?


Sarebbero già state due le volte in cui anche Papa Francesco avrebbe assai seriamente riflettuto alla remissione del mandato, un gesto sinora inusuale e compiuto solo da Celestino V e da Benedetto XVI. All'origine vi sarebbe, ancor più che per il suo predecessore, da un lato l'opposizione sempre più forte al decisivo rinnovamento della Chiesa cui l'attuale Pontefice sta procedendo con ancor più determinazione di Benedetto XVI, dall'altra - paradossalmente - le stesse riforme, le quali inicideranno anche sulla figura del Pontefice e sulla tipologia della sua preminenza. Dopo la sostituzione di Bertone, anche come camerlengo, Papa Francesco ha infatti anteposto Haiti a Venezia e le Filippine a Torino, puntando nuovamente su una Chiesa meno italocentrica e più mondializzata. L'aspetto che più connota invece il distacco anche dalla Chiesa ratzingeriana è la secondarizzazione del clericalismo, attaccato in occasione del discorso prenatalizio alla Curia con una veemenza che non ha precedenti nella storia della Chiesa. A conferma che non si tratti solo di parole c'è la fattiva (ma anche rapida seppur silenziosa) sostituzione di vescovi e curiati del vecchio corso con uomini nuovi ma ben conosciuti da Bergoglio ed in grado di incarnare lo Spirito del suo pontificato: non dei dottrinari rigorosi e con la frusta in mano, bensì pastori sensibili ed umani. La riforma non lascia in disparte lo IOR e la gestione delle finanze vaticane ed a ricordarlo c'è che il neocamerlengo, Card. Tauran, è membro anche della Commissione di controllo dello stesso IOR... Insomma un rinnovamento a tutto campo che non lascia fuori neppure la concezione del matrimonio o quella dei sinodi e neanche quella dello stesso "Ufficio Papale". Ovviamente, le tensioni antipapali crescono in proporzione e sono ormai così forti da considerare anche l'ipotesi di una deposizione. Ma, in proposito si stagliano due tappe importanti: a) il sinodo dell'autunno 2015 ove basterebbe una minoranza di un terzo più uno degl'aventi diritto per cancellare le prospettive di Papa Francesco; b) il dicembre 2016, data cui Bergoglio compie 80 anni, perché, innovando la concezione del papato, si applicherebbe anche ad esso, come già per l'elegibbilità e per molti incarichi ecclesiali, la soglia dell'ottantesimo anno di età. Insomma un'abdicazione alla Benedetto XVI è vista non più come fatto inaudito, come colpa da inferno dantesco, bensì come fatto indispensabile ad una demistificazione del Papato ed inderogabile per un suo radicale rinnovamento.
francesco latteri scholten.

venerdì 2 gennaio 2015

Clandestini, nuova frontiera dell'orrore: dai barconi alle navi fantasma.


Sono due in soli tre giorni le navi fantasma in rotta verso l'Italia, pilota automatico con macchine "avanti" inserito e, "ovviamente", timone bloccato. Comando ed equipaggio hanno abbandonato la nave a bordo di sicuri (e veloci) motoscafi d'altura. Gl'elicotteri dell'esercito italiano sono riusciti nonostante le gravissime avversità meteorologiche a calare dei tecnici a bordo e recuperare il pilotaggio delle navi evitando un'ecatombe rispettivamente di 763 e di 900 clandestini. Tanto l'ONU quanto l'UE parlano di un salto di qualità nel traffico di clandestini, coincidente con il passaggio da "Mare nostrum" a "Frontex" e di nuova frontiera dell'orrore. Per ognuno dei malcapitati - stando alle loro stesse testimonianze (riscontrate) - il costo del biglietto per l'Europa ammonta a diverse migliaia di dollari. Un bussiness multimilionario come fa notare Ewa Moncure, portavoce ufficiale di Frontex. La stessa portavoce specifica pure che si tratta di un fenomeno che ha trovato inizio quest'inverno, e perciò sicuramente riconducibile alla diversa metodologia e tecnica operativa che rende notevolmente più difficoltosa la traversata ai barconi essendo più specificamente tarata su questi e quindi facilitante il loro ritrovamento. Da qui il ricorso al nuovo sistema, quello delle navi fantasma, con escalation sia per quanto concerne i quantitativi di clandestini trasportati, sia il rischio. Il primo caso data il 14 dicembre 2014, e riguarda la nave congolese per trasporto bestiame "Sandy", costruzione 1966, con destinazione ufficiale il porto francese di Séte, ma poi abbandonata in navigazione con la prua verso l'Italia. L'ultimo invece data mercoledì u.s. e riguarda la "Blue Sky M" con un carico di 900 clandestini, la prua in direzione delle coste pugliesi. 
francesco latteri scholten