domenica 21 giugno 2015

Una sigaretta con Helmut Schmidt: per un'Europa meno fueggeriana, più vicina a Russia e Grecia...


La sigaretta è, per lui, un'icona, come già per Jean Paul Sartre, "un pensatore molto interessante", ed ad essa è intitolato l'editoriale su "Die Zeit" di quello che dopo essere stato "Der Kanzler" è divenuto anche l'Eugenio Scalfari tedesco: Helmut Schmidt, classe 1918, tutt'oggi il più autorevole politologo della Germania nonché il politico più popolare nei sondaggi. Una visione di politica estera, soprattutto per quanto concerne Europa, Russia e Mediterraneo, condivisa (a suo tempo) tanto con i francesi Valery Giscard D'Estaing e François Mitterand quanto con l'italiano Giulio Andreotti di cui ammirava il talento politico sia per l'apertura sulla Palestina con il ricevimento in parlamento di Yasser Arafat, sia nei confronti della Russia per l'abilità con cui l'agire della sinistra italiana, da Togliatti a Berlinguer fu utilizzata per la messa in atto di grandi opere e progetti di collaborazione quali "Togliattigrad" o il metanodotto. La sua visione e capacità politica hanno fatto di lui "Lo Statista" europeo della seconda metà del Novecento e l'ultimo grande statista tedesco. Se però i riferimenti sono valoriali ed idealistici, l'occhio è volto - come già per l'etica di Aristotele - alla prassi, alla Realpolitik: "...il comportamento del leader del Cremlino è comprensibile". Certamente i valori e le idee sono fondamentali, come il diritto e la giustizia, ma Schmidt è ben lontano dalla concezione del diritto come "fiat Jus pereat mundus" e così a Matthias Nass, alla domanda: l'annessione della Crimea è una violazione del diritto internazionale? Risponde: "Ho i miei dubbi. Il diritto internazionale è molto importante, ma è stato violato molte volte. Per esempio l'ingerenza nella guerra civile in Libia: l'Occidente ha ben ecceduto il mandato del Consiglio di sicurezza dell'Onu. Lo sviluppo storico della Crimea è più importante del diritto internazionale. Fino ai primi anni Novanta l'Occidente non ha dubitato che Crimea e Ucraina fossero parti della Russia". Ma la Crimea è parte di uno Stato indipendente... "Di uno Stato indipendente che non è uno Stato nazionale. E' molto discusso tra gli storici, se esista una nazione ucraina". Per l'Occidente, insisto, in Crimea è violazione del diritto internazionale... "Una violazione contro uno Stato che, provvisoriamente, attraverso la rivoluzione di Majdan, non esisteva e non era capace di funzionare...". Per l'ex Cancelliere a tutt'oggi la Russia rimane ciò che era ai tempi del suo cancellierato, non solo per lui ma anche per Giscard d'Estaing, per Mitterand, per Andreotti, per Jimmy Carter: un Paese di Rango "A" e con la A maiuscola per cui non andava assolutamente escluso da quello che da G8 è tornato ad essere G7 con un non dissimulato senso di offesa da parte di Putin. Di quast'ultimo poi Schmidt condivide - e le avrebbero condivise anche tanto Giulio Andreotti quanto Enrico Berlinguer - l'opinione sulle sanzioni: "sono del tutto inutili e danneggiano soprattutto l'Europa". Anche per la Grecia l'opinione è distante da quella attualmente seguita dalla UE, si sarebbe infatti potuto evitare di fare praticamente una questione di principio per un debito di dimensioni tutto sommato non troppo importanti a livello europeo... Una visione d'insieme perciò che fa chiaramente apparire quella del trio Obama - La Gardere - Merkel come più che una vera politica europea, una sorta di ripresa della famigerata politica banchieristica dei Fuegger...
francesco latteri scholten.

UE ed UEE e la Ostpolitik che più non c'è...


Dall' Iraq alla Libia, dalla crisi greca a quella ucraina, ai migranti sui barconi nel Mediterraneo, arriva una denuncia sola: quella che se da una parte gli USA restano il Leader incontrastato dell'Occidente (ma, al di là dell'Atlantico), dall'altra c'è un'Europa connotata dalla stessa problematica di fondo cui era attanagliata la Germania prima dell'era Schmidt: un gigante economico ma nano politico e, soprattutto, senza personalità e spessore. In ordine sparso, "ognuno per sé e Dio per tutti" ai tempi di Saddam o di Gheddafi così come oggi, con un'Inghilterra che ieri come oggi ha l'intuizione di Winston Churchill: "Bisogna fare l'Europa, con l'Inghilterra, ovviamente" ma, aveva aggiunto già a suo tempo Helmut Schmidt citandolo, senza gl'inglesi. Così a poco più di 25 anni dalla caduta del muro si è ridimostrata la falsità del concetto economico di due insigni economisti, Adam Smith, autore della versione originaria, della mano invisibile, secondo cui lasciando fare a ciascuno, il mercato si aggiusta da sé, e Karl Marx, autore della variante politica, secondo cui con la rivoluzione tutto sarebbe andato a posto da sé. Caduto il muro non c'è stato il proseguio di quella politica che aveva portato alla sua caduta - e lo ha ricordato assai criticamente proprio Michail Gorbaciov al venticinquennale - sono riprese perciò quelle politiche che all'erezione di quel muro avevano portato. Il mercato non risolve automaticamente tutto e così con Boris Eltsin l'economia ha portato ad un Far East selvaggio in cui non si sono più neppure mantenute le conquiste sociali - lavoro, casa, sanità etc garantite - che l'Occidente anzi non ha mai voluto riconoscere ai regimi dell'Est ed all'URSS in primis. Ed è proprio qui e nella promessa del ritorno alle vecchie "sicurezze" che si pone la ricostruzione della base politica degli ex leaders che diventano adesso i nuovi:  Nursultan Nazarbaev, già capo del Kazakhstan ai tempi dell'URSS, Aleksandr Lukashenko, anch'egli già presidente bielorusso ai tempi dei Soviet e con il vanto di avere a suo tempo votato contro la dissoluzione dell'Unione Sovietica. E' così che circa un anno fa, con l'ex capo del KGB Vladimir Putin nasce l' Unione Economica Euroasiatica. Dall'incapacità di concepire la caduta del muro diversamente da un semplicistico allargamento il più vasto possibile dell'Occidente e della NATO ad Est, nasce la ripresa del centralismo russo moscovita, che dai tempi degli Zar a Stalin e fino a Brescnev ha sempre connotato l' "altro" impero. Eppure, è stato proprio dalla coscienza di una necessità di superare questa concezione che già Herbert Wehner prima e Willy Brandt poi avevano ideato e costruito la Ostpolitik, il "Wandel durch Annaeherung" il cambiamento per mezzo dell'avvicinamento, concezione che sarà portata all'apice da Helmut Schmidt, che con Wehner si sentiva sempre, e che ne farà il pilastro di quella politica che porterà la Germania da nano politico a pieno ed adulto soggetto politico globalmente riconosciuto. Persino Time gli dedicherà la copertina. Ma ormai pare tutto dimenticato e gli stessi media occidentali che parlano sempre di Russia e mai di UEE, proprio anche con questo, dimostrano la totale incapacità di confronto con una soggettività politica diversa ed altra da sé. Insomma è caduto tanto il Wandel quanto l' Annaeherung, ed il muro contro muro è risorto, e si tratta, con la caduta del muro, semplicemente e semplicisticamente di riposizionarlo, magari in Ucraina... Historia magistra Vitae?
francesco latteri scholten.

domenica 7 giugno 2015

Turchia: Curdi per la prima volta in Parlamento: 13%; Erdogan -10%.


E' di Selahattin Demirtas, classe 1973, laureato in legge, curdo, la vera vittoria dell'ultima tornata elettorale in Turchia. I deputati da eleggere sono 550, con uno sbarramento assai severo - 10% - e riduttivo della rappresentanza politica eletta peraltro con il proporzionale. E' la prima volta dei curdi in Parlamento e con una percentuale che stacca nettamente la soglia di sbarramento: 13%. Selahattin Demirtas è riuscito a convincere oltre i curdi anche lo stesso elettorato turco. Il maggior partito di opposizione, il CHP resta al 25.2 %. Contava invece di prendere oltre il 60% grazie ad una politica via via sempre più distante dall'Erdogan dei primi anni che aveva portato le riforme civili ed economiche della Turchia, e sempre più vicina all'integralismo islamico grazie al quale era riuscito a conservare il potere. E' così che è stata presa la via per l'intransigentismo sulla quale per Recep Tayyip Erdogan democrazia aveva finito con il significare semplicemente che ogni 4 anni si tengono delle elezioni, e che per il resto il "Kratos" ovvero il potere coincideva con la sua persona ed il "demos" ossia il popolo non significava nulla: qualsiasi critica era asfaltata, i giornalisti dissidenti licenziati, i magistrati inquirenti lo stesso oppure trasferiti e degradati. Questa volta invece la via non ha pagato, anche a causa dell' ISIS che ha sempre più svelato il vero volto dell'integralismo islamico, un volto assai lontano da quello dello Spirito della Repubblica fondata da Ata Turk cui connotazione di base è la laicità dello Stato contrariamente alla Sharia (forse bisognerebbe dire presunta Sharia) del Califfato nero. Le ultime boutades elettorali di Erdogan lo collocavano comunque tra i simpatizzanti: "Su Gerusalemme sventolerà di nuovo la bandiera dell'Islam"; o ancora: "il 7 giugno (ossia il giorno del voto) sarà anch'esso Inschallah, ovvero conquista...". Insomma, giù la maschera e altro che laicità dello Stato: sì le donne non debbono necessariamente ancora portare il bourka, ma una nota presentatrice TV è stata licenziata per una semplice scollatura. Il conto però non ha pagato: la maggioranza dei 2/3 necessaria per portare avanti le riforme costituzionali senza referendum per imporre quella che l'opposizione ha giustamente subito definito la dittatura islamica, non solo non è stata raggiunta ma ammontano al 10% i voti persi ed a 71 i deputati. Non c'è più nemmeno la maggioranza per poter governare e per farlo si apre ora il rebus delle alleanze...
francesco latteri scholten

martedì 2 giugno 2015

L'UE non può essere GrossDeutschland: inesistente tanto una Ostpolitik con l'UEE quanto una politica mediterranea.


Oltre 800 sono i clandestini in fondo al Mediterraneo solo per l'ultima delle tante tragedie, a denunciare la totale assenza di una politica dell'Unione a riguardo. E' l'incontro personale di Tsipras e della leadership greca - anzicché quella della leadership europea - con il leader dell' Unione Economica Euroasiatica Vladimir Putin con sullo sfondo quel terminal energetico che la Grecia potrebbe rappresentare e che ne costituisce l'unico vero valido progetto di sviluppo. In compenso, in primo piano ai vertici dell'UE è la crisi greca intesa semplicisticamente, neppure come crisi di uno dei Paesi membri, bensì come solvenza nei confronti delle banche tedesche, italiane, francesi e spagnole che hanno prestato soldi. Dunque non l'Unione, nè i suoi Paesi, né i suoi cittadini, bensì soltanto il recupero dei crediti bancari costituisce il nucleo della tanto sbandierata questione, a denunciare la totale mancanza - oltre che di una vera politica ed economia europee - di una nuova Ostpolitik, che si collochi in una realtà post 1989. Invero l'UE pare concentrata solo su quella che - a partire dal sacro romano impero - è la concezione più volte ripresa del GrossDeutschland, rimasta sostanzialmente la stessa e sempre tracollata nella sua attuazione in quanto incapace di sintonia e sinergia con le altre realtà economico politiche e socioculturali europee e con le loro direttive. L'esempio rinascimentale fu quello delle contrapposizioni tra le due grandi famiglie di banchieri, quella mediterranea dei Medici e quella mitteleuropea dei Fuegger che si stagliò tra l'altro quale ombra nel caso Galileo. L'ultima evoluzione del progetto è notoriamente quella preconizzata da Hitler nel Mein Kampf, la quale a parte i deliri paranoici e nazifascisti si rifaceva a Firestone e dunque a quel capitalismo manchesteriano di cui proprio un tedesco, Karl Marx, ha dimostrato tutta la carenza e fallimentarità. Sono stati, nel secondo dopoguerra due tedeschi ed un italiano ad aver avuto la capacità di innalzarsi oltre questa veduta: Willy Brandt, Helmuth Schmidt e Palmiro Togliatti. Ne era nata una politica di cooperazione e progetti comuni di grandi dimensioni e da questi in Unione Sovietica la Perestroika. Ma, come più volte di recente denunciato dallo stesso Michail Gorbaciov, dopo l' '89 la Ostpolitik si è fermata, è diventata semplicisticamente un allargamento dell' Occidente e così è fallita nei Paesi dell' Est. L'esito ultimo - nel giugno scorso - è stata la nascita dell' Unione Economica Euroasiatica nei cui confronti ad Ovest è risorto lo spirito che fu quello antisovietico. Un' Unione Europea che si concepisce semplicisticamente (ed assai riduttivamente) come "MittelEuropa", come il GrossDeutschland fatto di Germania, parte della Francia, Austria, Ungheria e parte della Polonia sino a Danzica. Il tutto fuso in un mercato a moneta unica, come già nei progetti rinascimentali, insomma come in quel progetto hitleriano che al di là dei deliri sarebbe fallito comunque proprio per la sua autisticità. L'Europa non può essere tout court un allargamento del GrossDeutschland anche a Spagna, Italia, Grecia etc, concepito semplicemente come relazionato al MittelEuropa a prescindere cioé dalle connotazioni specifiche di questi Paesi quali la relazione con il Nord Africa (Spagna ed anche Francia), la collocazione al centro del Mediterraneo (Italia), la prossimità con la Turchia ed il Medio Oriente (Grecia). Sono invece queste realtà a dover essere sussunte, sincronizzate ed armonizzate con un MittelEuropa che tale possa davvero essere e che senza ciò non può porsi neppure come MittelEuropa. Ma prima ancora di questo è necessaria una nuova leadership di europarlamentari che all'Europarlamento si preoccupi in prima linea di politica Europea, dei propri Paesi e dei propri cittadini anzicché esclusivamente della restituzione di crediti bancari facilonescamente concessi da managerialità e dirigenze incapaci e corrotte che non saranno comunque tenute e rendere conto del proprio operato e delle proprie responsabilità: nessuno ha osato neppure porre la questione.
francesco latteri scholten.