giovedì 14 gennaio 2016

L'Esorcista di Giovanni Paolo II: Padre Matteo La Grua.


"Sono una candela accesa che si sta a consumare..." così Padre Matteo La Grua definiva sé stesso. Don Gabriele Amorth - uno degli esorcisti più noti - lo definisce invece come l'Esorcista più Grande. Giovanni Paolo II lo volle come suo Esorcista personale. Matteo Gregorio la Grua, Frate Minore Conventuale, voti solenni il 19 marzo 1935 presso il Collegio Serafico di Roma, per mandato del Card. Pappalardo, ha guidato il Gruppo Maria del Rinnovamento dello Spirito presso la Chiesa del Sacro Cuore della Noce a Palermo dal 1975 alla sua morte, 15 gennaio 2012. L'Atto che sempre ha connotato in maniera decisa la sua vita è la Preghiera, anche la "Preghiera in Lingue" ma sempre connotata dalla direttiva paolina:"Quando infatti prego con il dono delle lingue, il mio Spirito prega, ma la mia intelligenza rimane senza frutto. Che fare dunque? Pregherò con lo Spirito, ma pregherò anche con l'intelligenza" (Cor. 14, 14-15) Lo ha sempre accompagnato il carisma ed il dono di impetrare la liberazione, la guarigione e la conversione. I fedeli (e non) che hanno potuto beneficiarne sono innumerevoli. "Noi siamo solo di passaggio, non contiamo niente..." era solito affermare ed intanto seguiva le indicazioni dell' Apostolo delle Genti: "Rivestitevi dell'armatura di Dio (...) cinti i fianchi con la Verità, rivestiti con la corazza della Giustizia, avendo come calzatura ai piedi lo zelo per propagare il vangelo della Pace. Tenete sempre in mano lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del Maligno; prendete anche l'elmo della Salvezza e la spada dello Spirito cioé la parola di Dio." (Ef. 6, 11-18.) Ciò che in questo nostro pellegrinaggio si combatte è il Maligno, anch'esso dotato di armi, la carne e la fame di mondo, ed armatura, anch'essa, scimmiottescamente, composta da 5 parti: la conoscenza del Male, il Potere, l'abisso di Perversione, l'Odio contro Dio, l'Inganno. Gli strumenti più efficaci nella lotta sono l'Amore di Dio, l'Eucarestia, la preghiera in lingue, il Santo Rosario. Eppure, dopo 77 anni di Sacerdozio, il Frate della Noce, poco tempo prima della morte che sentiva ormai prossima, provato dalla sofferenza, dichiarava: "Non cambio un giorno di sofferenza con un giorno di potenza, perché Cristo non salvò il mondo con la potenza, ma con la Croce; non con i miracoli che lo accomunano a Dio ma con la sofferenza che lo ha reso vicino ad ogni uomo nel dolore. Se il Signore mi dicesse di ritornare come prima, nel tempo dei miracoli, io direi di no." Oggi ricorre il quarto anniversario della sua morte.
francesco latteri scholten.