domenica 7 giugno 2015

Turchia: Curdi per la prima volta in Parlamento: 13%; Erdogan -10%.


E' di Selahattin Demirtas, classe 1973, laureato in legge, curdo, la vera vittoria dell'ultima tornata elettorale in Turchia. I deputati da eleggere sono 550, con uno sbarramento assai severo - 10% - e riduttivo della rappresentanza politica eletta peraltro con il proporzionale. E' la prima volta dei curdi in Parlamento e con una percentuale che stacca nettamente la soglia di sbarramento: 13%. Selahattin Demirtas è riuscito a convincere oltre i curdi anche lo stesso elettorato turco. Il maggior partito di opposizione, il CHP resta al 25.2 %. Contava invece di prendere oltre il 60% grazie ad una politica via via sempre più distante dall'Erdogan dei primi anni che aveva portato le riforme civili ed economiche della Turchia, e sempre più vicina all'integralismo islamico grazie al quale era riuscito a conservare il potere. E' così che è stata presa la via per l'intransigentismo sulla quale per Recep Tayyip Erdogan democrazia aveva finito con il significare semplicemente che ogni 4 anni si tengono delle elezioni, e che per il resto il "Kratos" ovvero il potere coincideva con la sua persona ed il "demos" ossia il popolo non significava nulla: qualsiasi critica era asfaltata, i giornalisti dissidenti licenziati, i magistrati inquirenti lo stesso oppure trasferiti e degradati. Questa volta invece la via non ha pagato, anche a causa dell' ISIS che ha sempre più svelato il vero volto dell'integralismo islamico, un volto assai lontano da quello dello Spirito della Repubblica fondata da Ata Turk cui connotazione di base è la laicità dello Stato contrariamente alla Sharia (forse bisognerebbe dire presunta Sharia) del Califfato nero. Le ultime boutades elettorali di Erdogan lo collocavano comunque tra i simpatizzanti: "Su Gerusalemme sventolerà di nuovo la bandiera dell'Islam"; o ancora: "il 7 giugno (ossia il giorno del voto) sarà anch'esso Inschallah, ovvero conquista...". Insomma, giù la maschera e altro che laicità dello Stato: sì le donne non debbono necessariamente ancora portare il bourka, ma una nota presentatrice TV è stata licenziata per una semplice scollatura. Il conto però non ha pagato: la maggioranza dei 2/3 necessaria per portare avanti le riforme costituzionali senza referendum per imporre quella che l'opposizione ha giustamente subito definito la dittatura islamica, non solo non è stata raggiunta ma ammontano al 10% i voti persi ed a 71 i deputati. Non c'è più nemmeno la maggioranza per poter governare e per farlo si apre ora il rebus delle alleanze...
francesco latteri scholten

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