giovedì 4 aprile 2013

Vittorino Andreoli e i segreti della mente.


Andreoli è uno dei grandi che da sempre fanno parte del mio orizzonte spirituale ancor prima che culturale. E' un ricordo che affonda le radici in tempi ormai lontani quand'ero ancora ragazzo, la TV era in bianco e nero e lo vidi la prima volta. Con quei tanti capelli, allora erano di più, più neri e più folti, e lo erano soprattutto le enormi sopracciglia, e, non fosse stato per quel suo sorriso affabile, rassicurante e speranzoso, per quel suo incedere sornione e sereno, me lo sarei sognato la notte. Ma poi parla e quelle parole esprimono - e con forza - uno spirito mite, pacato, fascinoso, che proprio per questo attrae. Si apre un orizzonte anche cristiano, di un cristianesimo autentico, che introduce alla vastità, all'apertura, alla non limitazione. E' agli antipodi di uno pseudocristianesimo angusto ed immiserante, con il quale troppo spesso mi sono trovato a dovermi confrontare. Ricordo il mio decano - per fortuna non era mio relatore né uno dei correlatori - che per la mia tesi su Sartre mi raccomandò calorosamente che sì la potevo fare ma che bisognasse essere molto critici. Insomma: avevo la facoltà di parlarne male. Non tenni conto della raccomandazione, per me in contrasto con una ricerca autentica del Vero, di cui Sartre, come del resto già Galileo, è stato un protagonista. E' l'atteggiamento metodologico che - con piacere -, oltre che nei miei relatori, ho ritrovato nella bellissima introduzione al volume di Michel Foucault nella collana "La biblioteca della mente" del "Corriere della sera" curata proprio da Andreoli. Del resto c'è un amore grande che accomuna Foucault ad Andreoli (ed anche a me, lo ammetto), quello per la classicità antica. E' uno Spirito grande quello che si respira ne "L'ermeneutica del soggetto" di Foucault, l'opera che sarebbe doveroso leggere insieme a quello che si può già definire un "classico", anche se Andreoli lo ha solo recentemente pubblicato: "I segreti della mente", una summa del suo pensiero e l'opera a cui - lo dice lui stesso - tendeva da anni perché ne sentiva la mancanza. Ne "I segreti della mente" si respira la bellezza della definitiva vittoria della scienza moderna - ma erano cose già acquisite dalla vera scienza classica - nei confronti della concezione statica e demoniaca del Lombroso: "il delinquente nasce ed è costitutivamente tale, per cui è un irrecuperabile." L'acquisizione è invece quella della conferma della plasticità e della dinamicità della mente e dunque del soggetto sempre in divenire. Si tratta dunque di evitare un divenire che può essere negativo ed assurgere a patologia cercando di individuarne precocemente i sintomi, che sono sostanzialmente quattro: 1) La dissociazione dal mondo, quando dalla constatazione che dalla relazione tra io e mondo non si arriva a nessun risultato positivo e quindi ci se ne distacca; 2) la fuga dal mondo, quando dalla stessa constatazione ci si muove per colpire invece del mondo l'io; 3) la maniacalità, quando sempre dalla stessa constatazione si agisce ancora sull'io autoesaltandolo; 4) il minimalismo, quando, sempre dalla stessa constatazione, si risponde con la minimizzazione, ad esempio evitando le novità e riducendo il confronto io - mondo al minimo. Si tratta di capire se, quando e perché ciò accade. La realtà qui è soggettiva e la risposta di soggetti diversi a situazioni analoghe è necessariamente diversa. Così il disagio della relazione io - mondo non nasce semplicemente dal mondo, ma anche dalla sua percezione soggettiva, anzi di più: dalla immaginazione del mondo da parte del soggetto. Il soggetto deve perciò impegnarsi ad agire sul suo rapporto io - mondo, a farne un rapporto positivo, a creare spazi di agio. Se ciò non accade si passa dal disagio al sintomo e da questo al disturbo, ovvero alla patologia vera e propria. Ecco - per sommi capi - le direttive tramite le quali con Andreoli ci si orizzonta e muove a dischiudere "I segreti della mente" in un viaggio bellissimo ove si intrecciano Spirito, mente, soggetto, cultura, filosofia e scienza, "Per l'alto mare aperto", ma questo è un'altro titolo di un'altro grande autore.
francesco latteri scholten.

domenica 31 marzo 2013

La chiusura non è di Grillo ma del sistema.



"A chi sosteneva che le nostre teorie erano campate in aria e non trovano fondamento costituzionale, il Presidente Napolitano ha dato una risposta autorevole: un Governo, sebbene limitato agli affari di ordinaria amministrazione, in Italia è operativo, con la collaborazione del Parlamento. Il regime di prorogatio di fatto consente alle Camere di andare avanti indipendentemente dalla formazione di un esecutivo.", così il capogruppo del M5S al Senato, Vito Crimi. E' con questo sistema che si sta tentando di affrontare il drammatico problema dei debiti delle P.A. Che questo sia fatto dal Parlamento con il concorso responsabile di tutte le forze politiche, anzicché, more solito, dal Governo con la decretazione d'urgenza, è per i cinque stelle - e sono d'accordo anch'io - un passo positivo in avanti. L'atteggiamento del M5S ha dunque prodotto un miglioramento decisivo della usuale prassi. Dà ragione a Grillo anche la promozione dei "Dieci Saggi" fatta da Napolitano, in due gruppi rispettivamente per le riforme istituzionali e per quelle economiche. Se però si va a sfogliare la lista dei nominativi, provenienti peraltro da diverse realtà politiche e socioculturali nonché economiche, viene a galla il nocciolo del problema che l'ultimo risultato elettorale ha posto: nessuno di essi appartiene al M5S. Di nuovo si impone la realtà del ns sistema quale sistema feudale chiuso ed ermetico celantesi dietro una maschera di presunta "democrazia". Ci si rifiuta di riconoscere il proprio a chi di fatto ha vinto le elezioni. Se avesse vinto Berlusconi sarebbe stato dell' ovvio il fatto che presentasse un suo Governo. Viceversa, con il pretesto della "situazione di emergenza" - dove si tace che questa c'è perché ad essa ci ha portato un ventennio di governo berlusconista - si ha la pretesa che il M5S sottoscriva una fiducia ad un Governo da cui è di fatto escluso. E' la situazione che di fatto si ripresenta dietro quella che è l'altra questione di fondo, meglio "La" questione di fondo: l'elezione del nuovo Presidente della Repubblica ormai alle porte. Qui Grillo centra in pieno: "Il PdL vuole un Presidente di garanzia, un salvacondotto per i processi dello psiconano. Il Pdmenoelle vuole anch'esso un Presidente di garanzia che lo tuteli dalla prossima bomba termonucleare del M5S. E c'è un accordo tra loro all'insegna del "quieta non movere et mota quietare"". Insomma l'esistenza del nuovo soggetto politico mette in evidenza che il sistema bipolare che ha connotato l'ultimo ventennio e la cui icona più concreta è quella delle due carte che contrapposte l'una all'altra reggono il castello di carte di un sistema che - come il nuovo soggetto palesa - democratico non è. Il problema vero e nuovo è quello della cessione di un terzo dei feudi e delle loro quote, e non, come da vent'anni quello del periodico riaggiustamento del controllo dei feudi. Di più: la cessione va fatta a chi da quel sistema e dalla sua metodologia è fuori.
francesco latteri scholten.

mercoledì 27 marzo 2013

Parigi: 1.500.000 in piazza per la famiglia. Il silenzio della stampa.



Seicentomila in più della manifestazione del 13 Gennaio u.s. che già era stata una delle più imponenti dell'ultimo decennio. La capitale francese non vedeva una manifestazione simile da oltre trent'anni. Una manifestazione per l'uomo, per la donna, per la famiglia naturale, alcuni striscioni recitavano appunto: "Une famille = un homme + une femme". Adesione in massa di gente di tutte le estrazioni sociali e le appartenenze politiche e religiose. Una manifestazione contro Hollande e la sua nuova legge che non solo acconsente ai matrimoni ed alle adozioni gay, ma di fatto cancella al tempo stesso la concezione stessa della famiglia naturale, non si parla più infatti né di padre, né di madre, anzi si fa divieto esplicito dell'uso di questi termini. E' consentito solo quello del tutto astratto di "genitore". Astrarre dalla sessualità è però sottrarla all'uomo e alla donna, ma è proprio dalla sessualità che nascono i figli. Si tratta insomma di una legge che prelude ad una società futura in cui la sessualità è puramente edonistica e del tutto avulsa dalla procreazione lasciata eventualmente alle sole provette. E' in discussione dunque la natura stessa dell'esistenza umana. E' questo il motivo del larghissimo impegno sia dei laici che dei credenti di tutte le religioni e della loro adesione di massa. E' deposta anche - come oltre alla prima, questa seconda manifestazione dimostra - la stessa democrazia. Si tratta infatti di una legge portata avanti da Hollande per dare un contentino di facciata a certi ambienti molto esigui al fine di far digerire le nuove misure di austerity che, contrariamente a quanto promesso, saranno necessarie. La maggioranza dei francesi è dunque doppiamente raggirata e vilipesa avendo così un ulteriore motivo di malcontento. E' in discussione qui anche la libertà di pensiero e di espressione, la libertà di stampa. Questa è infatti anche dovere di informazione, ma un rapido giro in edicola ed in rete mostra immediatamente l'assoluta reticenza dei media nei confronti di questa gigantesca manifestazione, ancor più che nei confronti di quella di gennaio. Si palesa cioé che quella della democrazia e della libertà in Europa è sempre più aleatorietà.
francesco latteri scholten

lunedì 25 marzo 2013

Da Simone de Beauvoir alle Femen o viceversa?


Sono solo tre, qualche anno fa, a Khmelnitskji, 300.000 abitanti e due reattori nucleari, ad incontrarsi in una realtà socio culturale che è quella lasciata dalle macerie dell'ex Unione Sovietica e dai disastri del successivo capitalismo selvaggio. Tre donne che si vedono per discutere di modernità, di capitalismo, di Marx, e, tanto per cambiare, della donna. Ne emerge un quadro oscuro e fosco, per nulla dissimile nelle diverse immagini a quello che ha portato all'impegno ed alle lotte civiche ad es. della ns Maria Montessori, o quello parigino della Simone de Beauvoir. E' un segno palese ed indiscutibile. Se infatti il femminismo occidentale può vantare una strordinaria presa di coscienza di sé proprio grazie a "Le deuxième sexe" che si è tradotta positivamente sia nella cultura che nella società e nella legislazione con la conquista del diritto allo studio - uno degli araldi fu proprio la Montessori - ed alla partecipazione politica - qui l'emblema principe è ovviamente la de Beauvoir - d'altro canto è sempre più evidente che si tratta delle conquiste del mondo più "progredito" e che altre realtà, la maggior parte, sono rimaste del tutto impermeabili al fenomeno. Di più: basta leggere un libro recente, "Fimmine ribelli" di Lirio Abbate, per costatare come in larghe fasce dello stesso mondo Occidentale, compresa la ns Italia, si sia potuto assistere invero ad una inversione di tendenza, ad un tornare in auge in nome di un presunto moralismo purista di tendenze sociali segregazioniste. Del resto già la vicenda "Ruby" aveva palesemente mostrato quanto la morale vottoriana fosse non solo tutt'altro che morta, ma addirittura rampante. "Le deuxième sexe", insomma, è tutt'altro che una realtà acquisita, è molto più di nuovo un traguardo da raggiungere, una realtà da reinteriorizare. E' il corpo della donna, specificatamente appunto il suo sesso, il centro del lògos e della sua demistificazione, come già aveva osservato con acuta profondità la de Beauvoir. Quasi un secolo dopo a Khmelnitskji, ma non solo lì, si arriva alla stessa conclusione, perciò Femen e perciò nude. Nude per svelare e con ciò stesso denunciare, contro il "dio" maschio, che è la donna, il suo sesso, che partorisce, che crea. Per mettere a nudo che è da lì che tutti siamo venuti. Che è necessario che di ciò si riprenda coscienza e questa necessità è subito condivisa. Con la globalizzazione salta subito gl'angusti confini di Khmelnitskji e così cominciano ad incontrarsi a Kiev, tra l'altro al Bar "Cupidon", si allargano ancora a macchia d'olio, una di loro Anna Gutsol è intervistata da "Spiegel", a loro si ispirano nuovi movimenti come - in Russia - le Pussy Riot, ma altri si ispirano ad esse soprattutto nei Paesi in cui la discriminazione della donna è più forte come ad es. in Afghanistan, ma anche in Giappone, Cina ed India. La lotta è sia contro certe concezioni puriste religiose che di puro hanno assai poco e del resto le femen hanno delle sostenitrici ormai anche tra le suore come Suor Veronique Getty (nella foto), sia e soprattutto contro le concezzioni puriste radicali della criminalità organizzata, come ben denuncia Lirio Abbate. 
francesco latteri scholten.

venerdì 22 marzo 2013

L' incarico spetta a Grillo. Di diritto.


Quando nel 1994 le elezioni furono vinte clamorosamente da un movimento polico sino a pochi mesi prima sconosciuto, non vi fu nessun problema ad affidare - e subito - l'incarico al suo anfitrione, Silvio Berlusconi, "il cavaliere". Questi invece era conosciuto o avrebbe dovuto esserlo, molto bene. Era infatti ritenuto l'ex braccio destro di Craxi - le cui vicende già avevano avuto l'esito che avevano avuto - tesserato della P2 di Licio Gelli, cui d'altronde non si era capito se il capo fosse questi o Giulio Andreotti. Ora ha invece vinto, anzi stravinto, un movimento che esiste già da qualche anno, si può considerare il suo atto di nascita il primo "Vaffa day", né Grillo né Casaleggio possono vantare "precedenti illustri" del genere, né aderenze o iscrizioni simili. Possono vantare invece di aver dato ascolto e voce a tanta esigenza di base, di cittadini semplici e normali, richieste che sono realtà ormai persino in Argentina (sì siamo stati sorpassati). Esigenze che per due decenni sono state solo ignorate e snobbate, non solo dal berluschismo rampante, ma anche dal PD. Con efficacia qualcuno ha esemplificato: "sono come due carte contrapposte ma che si sorreggono reciprocamente in un castello di carte". Se il criterio reale della politica fosse, come dovrebbe essere, la Libertà icona di battaglia PdL o la Democrazia, icona PD, del successo di Grillo si dovrebbe essere fieri. Esso invece suscita - e molto - timore e tremore. Siamo al parossismo del paradosso, quando da più parti si sentono citare nomi che sarebbero "garanzia" per l'Italia, e sono nomi di ex tesserati della P2. Probabilmente per il ns regime feudale lo sarebbero anche quelli della P4.
francesco latteri scholten. 

lunedì 18 marzo 2013

Roma, abbraccio storico tra rinnovamento dello Stato (Kirchner) e della Chiesa (Papa Francesco).


Papa Francesco ha incontrato anticipatamente - e separatamente - Cristina Kirchner. Un onore più che meritato. Cristina, sulla scia del marito Nestor prematuramente scomparso, è l'icona del miracolo argentino, testimonianza del fatto che una via diversa dal capitalismo USA e da esso indipendente è possibile. La longa manus degli americani aveva portato il Paese alla bancarotta a seguito delle note vicende dei Tango Bonds nel 2001. Kirchner, eletto presidente, ha utilizzato la prima visita di Bush junior per dargli il ben servito e con lui al capitalismo americano. In centinaia e centinaia di aziende in bancarotta e lasciate dai propri imprenditori, gl'operai hanno proceduto non solo alla semplice occupazione, ma al recupero e soprattutto hanno continuato a lavorare ed a vendere il prodotto del loro lavoro. Il Paese ha inoltre puntato in modo ecologico sulle proprie realtà: mais e soia. Al posto del capitalismo americano si è puntato su scambi e realtà solidali e sociali con il vicino Brasile di Lula, agli scambi con la Cina. L'argentina è rinata ed è rinata grande ed oggi è un esempio: la disoccupazione è scesa dal 27% al 9% circa ed il tasso di crescita è - ormai da diversi anni - al 9%, cifre invidiabilissime per gli stessi USA e per i Paesi Europei. Come si vede modelli diversi esistono e funzionano ed anche bene, e, uscire dalla crisi, con questi modelli è possibilissimo. L'economia solidale e sociale, specie con le "Banche della solidarietà", come anche in Africa ed altrove, ha trovato concreazione anche nelle "favelas", con l'impegno di molti sacerdoti e religiosi, tra gl'altri uno di loro: il Card. Bergoglio. L'abbraccio caloroso testimonia la significatività degl'impegni comuni, e, soprattutto, che un mondo nuovo e migliore è possibile, e questo vale tanto per lo Stato quanto per la Chiesa, anche se l'impegno è tanto e difficile, come ha osservato Cristina Kirchner, e come è ben cosciente Papa Francesco.
francesco latteri scholten.

sabato 16 marzo 2013

Senato e Camera: Italia fuori da empasse politica grazie a modello siciliano.



Alla fine il modello siciliano, che a Palermo con Crocetta da diverso tempo ormai comincia a dare i suoi buoni frutti ma che a livello nazionale era stato rigettato, si è imposto anche a Roma. Il nome - per il Senato - è quello dell'eccellenza della magistratura, di un ex collaboratore di Giovanni Falcone, già Procuratore Nazionale Antimafia: Pietro Grasso. Un nome, come d'altronde - anche se meno noto - quello di Laura Boldrini - per la Camera - che segna indubbiamente, anche a sinistra, una rottura con il passato. Nomi, specie quello di Grasso, cui è difficile dire no, anche per i grillini. Sono proprio i grillini siciliani, incalzati fortemente in rete da un pressing decisivo, "se per colpa nostra passa Schifani in Sicilia ci fanno un (censura) così", a portare - alquanto involontariamente dunque - il modello siciliano a Roma. Inizialmente nel M5S la tensione è alta, l'imput era votare scheda bianca, ma poi va scemando. L'esito è decisamente positivo per la seconda carica dello Stato, come lo era già stato anche poche ore prima alla Camera con l'elezione di Laura Boldrini, una vita spesa in favore dgli ultimi e dei più poveri. Un vero "miracolo italiano", che da una situazione di grande stallo costataci il declassamento a BBB+, è un autentico schiaffo - e ben meritato - a questo declassamento, un esito invidiabile per qualsiasi Paese. Il ventennio berluschista è definitivamente tramontato e l'Italia si apre a scenari decisamente nuovi ed innovativi non solo per la politica nazionale ma anche per quella internazionale dove comincia a profilarsi più che il "fuori l'Italia dall'Europa" sbandierato da Grillo, l'ipotesi "antigrilliana" - ma forse non troppo - di un M5S ad es. a Parigi o a Berlino ...

francesco latteri scholten.