mercoledì 18 settembre 2013

Il Papa contromano in R4, Sant'Agostino e l' Illuminismo.



Sembrava nuova, quasi appena uscita dalla concessionaria Renault, la vecchia R4 ben conservata che il suo proprietario, un sacerdote veronese, proprio per questo aveva deciso di far riverniciare di bianco, montare un motore nuovo e donare a Papa Francesco. Il Papa la utilizzò subito per recarsi alla veglia di preghiera per la Siria in piazza San Pietro. L'originalità del dono portò l'idea di andare a fare un giro per provarla sulle strade di Roma. "Giriamo di lì..." "Ma guardi Santità che è senso vietato..." "Bé, tanto non passa nessuno..." Le ultime parole famose: a sirene spiegate la R4 con l'illustre occupante è fermata. E' uno dei tanti piccoli grandi fatti che costellano ormai la quotidianità del nuovo Papa e che da sé si iscrivono nella aneddottica e già anche nella leggenda. Nell'insieme essi però connotano qualcosa di assolutamente nuovo e nelle alte sfere vaticane, nella Curia, ma soprattutto nel papato. Un qualcosa di cui vi può forse essere una prefigurazione solo in Giovanni XXIII: l'uscita da quell' "agostinismo" al quale si è stati sinora estremamente asserviti. Mi spiego meglio. Leonardo Boff, il teologo della "liberazione" latino americano di origini italiane, recentemente rivalutato, aveva - a ragione - ben definito Agostino di Tagaste, forse il più illustre tra i Padri della Chiesa, come il santo delle istituzioni, meglio della istituzionalità. Invero si può notare come egli tutto avesse sacrificato loro, anche la sua stessa donna, suo figlio, concedendo ad esse un assoluto prius, un'idolatria (e il tutto spacciato come sacrificio a Dio e conquista di una nuova e più alta umanità e spiritualità). L'affermazione di Boff, dunque non è destituita di fondamento. In questo senso, ai massimi livelli (e specie per la Curia ed il papato), gl'uomini della Chiesa sono sempre stati assai agostiniani, incarnando l'istituzione, episcopato, cardinalato, pontificato che fosse sin praticamente all'annichilimento della soggettività individuale. L'esempio recente più famoso è senz'altro quello di Giovanni Paolo II, assoggettato all'istituzione del papato sino all'ultimo istante della lunga agonia. Il soggettivismo, figlio di Cartesio (che mi permetto di stimare infinitamente più di Agostino, anche se ancora non siamo a Voltaire) e protagonista del razionalismo illuministico è sempre stato inviso, sino a tempi recentissimi ed ancora oggi non trova molti sostenitori. Piuttosto, gli stessi esercizi spirituali di Sant'Ignazio, al pari di tante altre spiritualità, erano nient'altro che un mezzo "per vincere sé stessi", ovvero la propria soggettività e rendere il soggetto un istituzionalizzato. E' stato tuttavia il più agostiniano sicuramente degli ultimi Papi, ma forse dell'intero Novecento, Joseph Ratzinger, al secolo Papa Benedetto XVI, quello che ha finito, con l'umile e grande riconoscimento del venir meno delle proprie forze, a dare il più forte colpo all'agostinismo con le proprie dimissioni. Un gesto, nella storia della Chiesa, ultramoderno per un Papa altrimenti assai classico per non dire antico. Ma, del resto, proprio l'etica classica ed antica - quella laica, si capisce (allora si diceva pagana) - poneva la virtù quale "aureum medium" tra gl'opposti eccessi e Papa Francesco sembra ben incamminato sulla via per ritrovarlo anche tra istituzioni e soggetto. C'è da augurarsi calorosamente che la Chiesa riesca a seguirlo in questa strada, per lei particolarmente ostica, e, soprattutto, che riesca a fare altrettanto. Sarebbe ora, finalmente!

francesco latteri scholten.

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